Donatella Mazzoleni: architettura organica come psico-antropologia dello spazio
di Carlo Sarno
INTRODUZIONE
La teoria di Donatella Mazzoleni (1943) rappresenta l’anima introspettiva e sensoriale dell'architettura organica italiana. Se Aldo Loris Rossi (1933-1918) esplorava la "macro-struttura" e il dinamismo plastico, Mazzoleni si concentra sulla micro-relazione tra lo spazio e la psiche umana, definendo un approccio che potremmo chiamare "Psicobiologia dello spazio".
Ecco i pilastri fondamentali del suo pensiero:
1. La "Terza Pelle" e il Corpo Complessivo
Il concetto centrale di Mazzoleni è che l'architettura non sia un oggetto esterno, ma una membrana biologica.
Identità materica: Lo spazio costruito è l'ultima di tre membrane (pelle biologica, abito, architettura). Se questa "terza pelle" è rigida o estranea ai ritmi del corpo, genera patologie psichiche e sociali.
Oltre il visivo: La sua teoria contesta il "dominio dell'occhio" tipico della modernità. L'architettura deve essere aptica (da toccare), acustica e termica. Lo spazio si "sente" con l'intero sistema nervoso.
2. Gli Archetipi Spaziali: Grembo, Grotta, Labirinto
Mazzoleni attinge profondamente alla psicologia del profondo (Jung) e all'antropologia per identificare le forme che ci fanno sentire "a casa":
L’Origine: La ricerca di spazi concavi, accoglienti e protettivi che richiamano l'esperienza pre-natale.
La Soglia: Non è un semplice muro, ma una zona di transizione organica. Per Mazzoleni, un buon progetto organico si riconosce da come "vibra" lo spazio tra l'interno e l'esterno.
3. La "Geometria del Vivente"
A differenza della geometria euclidea (linee rette, angoli di 90°), Mazzoleni propone una geometria ispirata alla morfogenesi naturale:
Forme non finite: Le sue teorie supportano l'uso di linee curve, frattali e spirali, non per decorazione, ma perché queste forme risuonano con le strutture biologiche interne (vasi sanguigni, polmoni, conchiglie).
Dinamismo evolutivo: L'edificio non è statico; deve poter accogliere il cambiamento e l'invecchiamento dei materiali (pietra, legno, rame) come un corpo che matura.
4. Il Genius Loci e la "Napoletanità" come Metodo
La sua teoria è inseparabile dal contesto di Napoli. Mazzoleni interpreta la città come un organismo millenario:
La città porosa: Riprendendo il concetto di Benjamin, vede nel tufo e nelle cavità napoletane l'esempio perfetto di architettura organica spontanea, dove vuoto e pieno si compenetrano.
Ecologia integrale: Il progetto deve nutrirsi della cultura locale, dei miti e della luce specifica di un luogo per essere davvero "sano".
La "Tabula Musicalis", polisemica e sinestetica della professoressa Mazzoleni
è stata definita “strumento pittorico-plastico-cronografico”
5. Contributo Accademico e Opere
Il suo contributo principale è avvenuto attraverso la saggistica e l'insegnamento presso il Dipartimento di Architettura (DiARC) di Napoli. Testi come “Tra il corpo e la città” e “L'architettura dei sensi” sono pietre miliari che hanno formato generazioni di architetti verso una sensibilità più umana e meno tecnocratica.
DONATELLA MAZZOLENI: LA TEORIA DEI BIOSTRUTTURANTI
La teoria dei biostrutturanti rappresenta il vertice della ricerca di Donatella Mazzoleni: è il tentativo di codificare l'architettura non più come "costruzione di oggetti", ma come generazione di organi esterni che prolungano le funzioni vitali dell'uomo.
Ecco i nuclei profondi di questa teoria intesa come estensione dell'essere:
1. Il concetto di "Biostrutturante"
Per Mazzoleni, un "biostrutturante" è un elemento architettonico che agisce in risonanza con i ritmi biologici. Non è una semplice struttura portante, ma una protesi spaziale:
Risonanza: Così come un polmone si espande per ospitare l'aria, lo spazio biostrutturante deve "espandersi" o "contrarsi" attorno alle necessità psicofisiche dell'utente.
Continuità organica: L'architettura non finisce dove inizia il corpo; il biostrutturante funge da interfaccia che permette all'essere umano di proiettare la propria coscienza e il proprio benessere nel vuoto circostante.
2. L'Estensione dell'Essere: lo spazio come "Sé"
Mazzoleni attinge alla fenomenologia per affermare che lo spazio abitato è una parte costituente dell'identità dell'individuo.
Spazio Egocentrato: L'essere umano non è "nel" mondo come un oggetto in una scatola, ma "abita" il mondo proiettando i propri assi corporei (alto/basso, davanti/dietro) all'esterno.
Materializzazione della psiche: I biostrutturanti (una nicchia, un passaggio di luce, una superficie tattile) sono proiezioni materiali di stati d'animo e bisogni ancestrali di protezione o scoperta.
3. I tre livelli della proiezione
Nella sua teoria, l'estensione dell'essere attraverso i biostrutturanti avviene su tre livelli:
Livello Prossimale (La pelle): Materiali che stimolano il tatto e la temperatura, prolungando la sensibilità cutanea.
Livello Percezionale (I sensi): Dispositivi che modulano la luce, il suono e gli odori, estendendo la capacità degli organi di senso di "abitare" l'ambiente.
Livello Immaginale (Il mito): Forme che richiamano archetipi (la caverna, l'albero, la montagna), estendendo la memoria collettiva dell'uomo nello spazio fisico.
4. Differenza con l'architettura tradizionale
Mentre l'architettura classica cerca la perfezione della forma (statica), la teoria dei biostrutturanti cerca la perfezione del processo (dinamico). L'edificio è "organico" non perché assomiglia a un fiore, ma perché funziona come un apparato vitale aggiunto, capace di nutrire psicologicamente l'abitante.
5. L'eredità nel design e nell'urbanistica
Questa teoria ha spinto a ripensare l'arredo e la cellula abitativa non come mobili inseriti in una stanza, ma come membrane attive. A Napoli, questo si è tradotto in una critica feroce all'edilizia standardizzata, incapace di "estendere" l'essere umano, condannandolo invece alla contrazione e all'alienazione.
UN ESEMPIO DI BIOSTRUTTURANTE: LA SOGLIA ABITATA
Un esempio concreto di biostrutturante inteso come "estensione dell'essere" si ritrova nel modo in cui Mazzoleni e gli organici napoletani hanno reinterpretato la zona d'ingresso e il "filtro" tra interno ed esterno nelle residenze mediterranee.
L'esempio: La "Soglia Abitata" (Il Filtro Biostrutturante)
In una casa progettata secondo questi principi (come alcune sperimentazioni a Posillipo o nei progetti d'interni curati dal suo gruppo di ricerca), l'ingresso non è una porta piatta, ma un organo di transizione.
L'estensione fisica: La parete si ispessisce e diventa concava per accogliere il corpo. Non è più solo un muro, ma un "grembo" (biostrutturante di protezione) che avvolge chi entra, rallentandone il ritmo cardiaco e preparandolo al passaggio dal caos della città alla quiete domestica.
La percezione sensoriale: Il materiale cambia progressivamente. Si passa dal basalto freddo della strada (esterno) al legno caldo o alla pietra porosa (interno) che reagisce alla temperatura del corpo. Qui il biostrutturante estende il senso del tatto prima ancora che quello della vista.
La luce come fluido: La luce non entra da una finestra standard, ma viene canalizzata da fenditure che la riflettono su superfici curve. La luce diventa un "volume" che l'essere umano attraversa, estendendo la percezione del proprio movimento nello spazio (senso cinestesico).
Il paragone con l'architettura non-organica
Architettura standard: La porta è un diaframma netto (0 o 1). L'essere umano subisce uno shock spaziale: fuori/dentro.
Teoria di Mazzoleni: La soglia è un biostrutturante di adattamento. Funziona come la pupilla che si dilata: l'architettura si "muove" (metaforicamente) per assecondare la dilatazione sensoriale dell'uomo che torna nel suo spazio vitale.
Dove vedere questa filosofia in scala maggiore?
Un esempio macroscopico di questa "estensione dell'essere" è la Fabbrica Olivetti a Pozzuoli di Cosenza (precursore amato dai teorici napoletani). Lì, la grande vetrata non è un muro trasparente, ma un biostrutturante che estende la vista del lavoratore fino al mare, eliminando la sensazione di "chiusura" della fabbrica e integrando l'attività nervosa dell'uomo con l'orizzonte naturale.
BIOSTRUTTURANTE E BIOARCHITETTURA MEDITERRANEA
Un esempio calzante di bioarchitettura mediterranea che incarna la teoria dei biostrutturanti di Donatella Mazzoleni è la riprogettazione di cellule abitative ipogee o "case-grotta" tipiche dell'area costiera campana e delle isole (come Ischia o Procida).
Ecco come i principi di "estensione dell'essere" si materializzano in un intervento di questo tipo:
Un esempio calzante di bioarchitettura mediterranea che incarna la teoria dei biostrutturanti di Donatella Mazzoleni è la riprogettazione di cellule abitative ipogee o "case-grotta" tipiche dell'area costiera campana e delle isole (come Ischia o Procida).
Ecco come i principi di "estensione dell'essere" si materializzano in un intervento di questo tipo:
1. Il Tufo come "Pelle Respirante"
In un progetto ispirato alla Mazzoleni, il tufo giallo napoletano non è solo un materiale da costruzione, ma un biostrutturante termico.
Azione: Essendo una pietra porosa, "respira" con l'umidità del mare.
Estensione dell'essere: L'abitante non percepisce il muro come un limite freddo, ma come un polmone minerale che regola la temperatura corporea in modo naturale (bioclimatica passiva), prolungando il benessere omeostatico della pelle umana all'intero involucro della stanza.
2. La "Camera di Luce" (Oculus)
Invece di finestre rettangolari che "tagliano" il paesaggio, si utilizzano aperture zenitali o strombate che seguono la curva del sole.
L'esempio: Un lucernario a imbuto scavato nella roccia che proietta un cerchio di luce in movimento sul pavimento.
Effetto: Questo dispositivo estende il ritmo circadiano dell'individuo all'interno della casa. L'essere umano "sente" il passare delle ore non guardando un orologio, ma attraverso la mutazione luminosa dello spazio, mantenendo una connessione biologica con il tempo solare mediterraneo.
3. Arredi "Osteo-mimetici"
Nella bioarchitettura della Mazzoleni, i mobili non sono pezzi acquistati, ma escrescenze della struttura.
Applicazione: Panche in muratura che emergono direttamente dal pavimento, modellate sulla curva della colonna vertebrale, o nicchie scavate per contenere oggetti.
Significato: Questi sono "biostrutturanti di sostegno". L'atto del sedersi o del riporre diventa un gesto di fusione con l'architettura. La casa diventa un esoscheletro che asseconda la gestualità ancestrale del corpo mediterraneo (il riposo, la convivialità bassa).
4. Il Sistema delle Acque (Il "Sistema Linfatico")
Il recupero delle cisterne romane o borboniche per la raccolta dell'acqua piovana, integrato con piccole fontane interne per il raffrescamento evaporativo.
Estensione: L'udito e la percezione del fresco sono stimolati dal suono dell'acqua. L'architettura estende il sistema di raffreddamento del corpo umano all'ambiente, creando un microclima di benessere psicofisico senza l'uso di macchine asettiche.
Sintesi dell'Esempio
Immagina una residenza a Anacapri dove le pareti sono curve e intonacate a calce (materiale antibatterico e igroscopico), dove non esistono spigoli vivi e la luce entra filtrata da rampicanti. Questo spazio non è un "prodotto edilizio", ma un biostrutturante complesso che permette all'essere umano di espandere la propria coscienza sensoriale fino ai confini del giardino e del mare.
LA TEORIA DI MAZZOLENI COME EVOLUZIONE PSICO-ANTROPOLOGICA DELL'ARCHITETTURA ORGANICA
La teoria di Donatella Mazzoleni segna il passaggio dall'architettura organica intesa come forma ispirata alla natura (Wright) o come funzione democratica (Zevi), all'architettura come processo costitutivo dell'identità umana.
Rappresenta un'evoluzione psico-antropologica perché sposta l'indagine dall'edificio al "corpo-mente" che lo abita, secondo questi pilastri:
1. Dall'Organismo Estetico all'Organismo Sensoriale
Mentre il primo organicismo cercava un'armonia visiva con il paesaggio, Mazzoleni sostiene che l'architettura è biologica solo se risuona con il sistema nervoso dell'uomo.
Evoluzione: Non basta che una casa sembri un fiore; deve agire come una "terza pelle". La teoria analizza come lo spazio influenzi la pressione arteriosa, il ritmo del respiro e lo stato d'animo. L'architettura diventa una protesi dei sensi (tatto, udito, termocezione) prima che un piacere per gli occhi.
2. Lo Spazio come Proiezione dell'Inconscio (Archetipi)
Mazzoleni introduce una dimensione antropologica profonda legata ai miti e agli archetipi Dipartimento di Architettura - Università Federico II.
L'essere umano "abita" i propri ricordi: Lo spazio organico non è una scatola neutra, ma la proiezione di strutture mentali ancestrali. Il concetto di "grembo" (rifugio), "caverna" (protezione) o "orizzonte" (libertà) sono biostrutturanti che rispondono a bisogni psichici che l'uomo si porta dietro dall'età della pietra.
3. La "Geometria della Carne" contro quella di Euclide
In termini antropologici, Mazzoleni contesta la pretesa razionalista di imporre all'uomo angoli retti e spazi standardizzati (il Modulor di Le Corbusier).
Evoluzione: Propone una geometria basata sul movimento reale del corpo nello spazio (cinestetica). L'essere umano non cammina per linee rette e non è fatto di spigoli; un'architettura che evolve psico-antropologicamente deve assecondare la fluidità e la "morbidezza" del gesto umano per non creare alienazione.
4. Il Genius Loci come Identità Culturale
L'evoluzione antropologica risiede anche nel legame indissolubile con la cultura del luogo (il Mediterraneo).
L'essere è situato: L'uomo non è un'entità astratta, ma un essere che appartiene a un suolo. La teoria di Mazzoleni recupera l'uso di materiali locali (tufo, calce) non per folclore, ma perché sono gli unici capaci di mantenere quel "collegamento materico" con la terra che stabilizza la psiche dell'individuo.
In sintesi
Se l'architettura organica di inizio '900 era una rivoluzione stilistica, quella di Donatella Mazzoleni è una scienza dell'abitare che indaga come la materia costruita possa curare o ferire l'animo umano, estendendo l'essere oltre i limiti fisici della propria pelle.
La teoria di Donatella Mazzoleni segna il passaggio dall'architettura organica intesa come forma ispirata alla natura (Wright) o come funzione democratica (Zevi), all'architettura come processo costitutivo dell'identità umana.
Rappresenta un'evoluzione psico-antropologica perché sposta l'indagine dall'edificio al "corpo-mente" che lo abita, secondo questi pilastri:
1. Dall'Organismo Estetico all'Organismo Sensoriale
Mentre il primo organicismo cercava un'armonia visiva con il paesaggio, Mazzoleni sostiene che l'architettura è biologica solo se risuona con il sistema nervoso dell'uomo.
Evoluzione: Non basta che una casa sembri un fiore; deve agire come una "terza pelle". La teoria analizza come lo spazio influenzi la pressione arteriosa, il ritmo del respiro e lo stato d'animo. L'architettura diventa una protesi dei sensi (tatto, udito, termocezione) prima che un piacere per gli occhi.
2. Lo Spazio come Proiezione dell'Inconscio (Archetipi)
Mazzoleni introduce una dimensione antropologica profonda legata ai miti e agli archetipi Dipartimento di Architettura - Università Federico II.
L'essere umano "abita" i propri ricordi: Lo spazio organico non è una scatola neutra, ma la proiezione di strutture mentali ancestrali. Il concetto di "grembo" (rifugio), "caverna" (protezione) o "orizzonte" (libertà) sono biostrutturanti che rispondono a bisogni psichici che l'uomo si porta dietro dall'età della pietra.
3. La "Geometria della Carne" contro quella di Euclide
In termini antropologici, Mazzoleni contesta la pretesa razionalista di imporre all'uomo angoli retti e spazi standardizzati (il Modulor di Le Corbusier).
Evoluzione: Propone una geometria basata sul movimento reale del corpo nello spazio (cinestetica). L'essere umano non cammina per linee rette e non è fatto di spigoli; un'architettura che evolve psico-antropologicamente deve assecondare la fluidità e la "morbidezza" del gesto umano per non creare alienazione.
4. Il Genius Loci come Identità Culturale
L'evoluzione antropologica risiede anche nel legame indissolubile con la cultura del luogo (il Mediterraneo).
L'essere è situato: L'uomo non è un'entità astratta, ma un essere che appartiene a un suolo. La teoria di Mazzoleni recupera l'uso di materiali locali (tufo, calce) non per folclore, ma perché sono gli unici capaci di mantenere quel "collegamento materico" con la terra che stabilizza la psiche dell'individuo.
In sintesi
Se l'architettura organica di inizio '900 era una rivoluzione stilistica, quella di Donatella Mazzoleni è una scienza dell'abitare che indaga come la materia costruita possa curare o ferire l'animo umano, estendendo l'essere oltre i limiti fisici della propria pelle.
NEOROARCHITETTURA E BIOFILIA CONTEMPORANEA
La teoria di Donatella Mazzoleni funge da ponte ideale tra l'organicismo storico e le moderne scienze cognitive, anticipando di decenni i pilastri della Neuroarchitettura e della Biofilia.
1. La relazione con la Neuroarchitettura
La neuroarchitettura studia come l'ambiente costruito modifichi il nostro cervello e le nostre risposte ormonali. Mazzoleni ha intuito questo legame attraverso il concetto di biostrutturante:
Risposta allo stress: Mentre la neuroarchitettura oggi misura i livelli di cortisolo in spazi angusti o troppo rigidi, Mazzoleni parlava di "spazi alienanti" che negano la proiezione del sé.
Geometrie e Amigdala: Studi moderni (come quelli di Academy of Neuroscience for Architecture - ANFA) dimostrano che gli angoli acuti attivano l'amigdala (paura), mentre le linee curve e organiche care alla Mazzoleni attivano aree legate al piacere e alla ricompensa.
L'essere situato: La neuroarchitettura conferma che il nostro cervello non distingue nettamente tra il corpo e lo spazio circostante; per la mente, l'architettura è davvero una "terza pelle", esattamente come teorizzato dalla studiosa napoletana.
2. La relazione con la Biofilia
La Biofilia (teorizzata da E.O. Wilson) afferma che l'uomo ha una tendenza innata a cercare connessioni con la natura. Mazzoleni evolve questo concetto in chiave architettonica:
Non solo verde: Per la biofilia contemporanea (si vedano i 14 Patterns of Biophilic Design di Terrapin Bright Green), non basta aggiungere piante. Bisogna richiamare la complessità della natura.
Analogie materiche: L'uso dei "materiali che invecchiano" (tufo, legno, rame) proposto da Mazzoleni risponde al bisogno biofilico di percepire processi vitali e temporali.
Luce e Aria: Il biostrutturante che modula la luce naturale risponde alla necessità biofilica di mantenere il legame con i ritmi circadiani, migliorando la salute e la produttività.
3. Sintesi: L'Umanesimo Scientifico
In sintesi, Mazzoleni ha trasformato l'intuizione poetica dell'architettura organica in una teoria dell'interazione:
Mazzoleni: Lo spazio è una proiezione dei sensi e del mito.
Neuroarchitettura: Lo spazio è uno stimolo elettrochimico per i neuroni.
Biofilia: Lo spazio è l'habitat naturale della specie umana.
Questa convergenza oggi permette di progettare scuole, ospedali e case che non sono solo "belli", ma curativi, riducendo i tempi di guarigione e migliorando le capacità cognitive attraverso l'uso di forme "amiche" della biologia umana.
La teoria di Donatella Mazzoleni funge da ponte ideale tra l'organicismo storico e le moderne scienze cognitive, anticipando di decenni i pilastri della Neuroarchitettura e della Biofilia.
1. La relazione con la Neuroarchitettura
La neuroarchitettura studia come l'ambiente costruito modifichi il nostro cervello e le nostre risposte ormonali. Mazzoleni ha intuito questo legame attraverso il concetto di biostrutturante:
Risposta allo stress: Mentre la neuroarchitettura oggi misura i livelli di cortisolo in spazi angusti o troppo rigidi, Mazzoleni parlava di "spazi alienanti" che negano la proiezione del sé.
Geometrie e Amigdala: Studi moderni (come quelli di Academy of Neuroscience for Architecture - ANFA) dimostrano che gli angoli acuti attivano l'amigdala (paura), mentre le linee curve e organiche care alla Mazzoleni attivano aree legate al piacere e alla ricompensa.
L'essere situato: La neuroarchitettura conferma che il nostro cervello non distingue nettamente tra il corpo e lo spazio circostante; per la mente, l'architettura è davvero una "terza pelle", esattamente come teorizzato dalla studiosa napoletana.
2. La relazione con la Biofilia
La Biofilia (teorizzata da E.O. Wilson) afferma che l'uomo ha una tendenza innata a cercare connessioni con la natura. Mazzoleni evolve questo concetto in chiave architettonica:
Non solo verde: Per la biofilia contemporanea (si vedano i 14 Patterns of Biophilic Design di Terrapin Bright Green), non basta aggiungere piante. Bisogna richiamare la complessità della natura.
Analogie materiche: L'uso dei "materiali che invecchiano" (tufo, legno, rame) proposto da Mazzoleni risponde al bisogno biofilico di percepire processi vitali e temporali.
Luce e Aria: Il biostrutturante che modula la luce naturale risponde alla necessità biofilica di mantenere il legame con i ritmi circadiani, migliorando la salute e la produttività.
3. Sintesi: L'Umanesimo Scientifico
In sintesi, Mazzoleni ha trasformato l'intuizione poetica dell'architettura organica in una teoria dell'interazione:
Mazzoleni: Lo spazio è una proiezione dei sensi e del mito.
Neuroarchitettura: Lo spazio è uno stimolo elettrochimico per i neuroni.
Biofilia: Lo spazio è l'habitat naturale della specie umana.
Questa convergenza oggi permette di progettare scuole, ospedali e case che non sono solo "belli", ma curativi, riducendo i tempi di guarigione e migliorando le capacità cognitive attraverso l'uso di forme "amiche" della biologia umana.
BIOSTRUTTURANTI E SINESTESIA ARCHITETTONICA
Per la teoria di Donatella Mazzoleni, il design moderno ha commesso l'errore di essere "oculocentrico", riducendo l'architettura a un'immagine da consumare. Un approccio basato sui biostrutturanti mira invece a una sinestesia architettonica, dove lo spazio viene "sentito" prima ancora di essere visto.
Ecco come i sensi non visivi diventano protagonisti nel design contemporaneo ispirato a questa visione:
1. Il Tatto (Haptic Design) e la Termocezione
Il tatto è il senso della prossimità e della sicurezza.
Biostrutturante materico: L'uso di materiali con diverse temperature e texture (il freddo del marmo, il calore del legno, la porosità del tufo) permette al corpo di orientarsi.
Design moderno: Un approccio sinestetico progetta le maniglie, i corrimano e i pavimenti non solo per la forma, ma per la risposta tattile. Camminare a piedi nudi su una superficie vibrante estende la consapevolezza del proprio corpo (propriocezione) all'intero edificio Università degli Studi di Napoli Federico II.
2. L'Udito (Paesaggi Sonori e Acustica Organica)
Il suono definisce la dimensione psicologica dello spazio (spazio intimo vs spazio monumentale).
Biostrutturante acustico: Mazzoleni suggerisce l'uso di superfici che non si limitino a isolare, ma che "accordino" lo spazio. Il riverbero di una stanza agisce come una cassa di risonanza per il respiro e la voce.
Design moderno: L'uso di pareti in muschio stabilizzato o pannelli in fibra di legno non serve solo al comfort, ma a creare quel silenzio "vivo" che riduce lo stress e favorisce l'introspezione.
3. L'Olfatto (Identità e Memoria)
L'olfatto è il senso più vicino al sistema limbico e alle emozioni.
Biostrutturante olfattivo: Un edificio organico utilizza materiali che emettono odori naturali (resine di legno, calce, essenze vegetali).
Design moderno: L'integrazione di sistemi di ventilazione naturale che trasportano il profumo di un giardino interno estende l'essere umano verso la natura circostante, creando un'ancora mnemonica potente con il "luogo" Fondazione Bruno Zevi.
4. La Sinestesia come Metodo Progettuale
In un approccio sinestetico, i sensi non lavorano isolati:
Luce "tattile": Una luce radente che enfatizza la rugosità di una pietra trasforma un'esperienza visiva in una sensazione tattile.
Materiali "sonori": Un pavimento in legno che "scricchiola" o risuona in modo sordo comunica al cervello informazioni sulla densità e sulla sicurezza dello spazio.
Perché è fondamentale oggi?
Il design moderno sinestetico combatte l'anestesia sensoriale delle città contemporanee (fatte di vetro e plastica asettica). Recuperare i sensi non visivi significa:
Migliorare l'accessibilità per i non vedenti.
Ridurre l'ansia negli ambienti di cura.
Restituire all'uomo la sensazione di essere un "organismo situato" e non un semplice spettatore.
Per la teoria di Donatella Mazzoleni, il design moderno ha commesso l'errore di essere "oculocentrico", riducendo l'architettura a un'immagine da consumare. Un approccio basato sui biostrutturanti mira invece a una sinestesia architettonica, dove lo spazio viene "sentito" prima ancora di essere visto.
Ecco come i sensi non visivi diventano protagonisti nel design contemporaneo ispirato a questa visione:
1. Il Tatto (Haptic Design) e la Termocezione
Il tatto è il senso della prossimità e della sicurezza.
Biostrutturante materico: L'uso di materiali con diverse temperature e texture (il freddo del marmo, il calore del legno, la porosità del tufo) permette al corpo di orientarsi.
Design moderno: Un approccio sinestetico progetta le maniglie, i corrimano e i pavimenti non solo per la forma, ma per la risposta tattile. Camminare a piedi nudi su una superficie vibrante estende la consapevolezza del proprio corpo (propriocezione) all'intero edificio Università degli Studi di Napoli Federico II.
2. L'Udito (Paesaggi Sonori e Acustica Organica)
Il suono definisce la dimensione psicologica dello spazio (spazio intimo vs spazio monumentale).
Biostrutturante acustico: Mazzoleni suggerisce l'uso di superfici che non si limitino a isolare, ma che "accordino" lo spazio. Il riverbero di una stanza agisce come una cassa di risonanza per il respiro e la voce.
Design moderno: L'uso di pareti in muschio stabilizzato o pannelli in fibra di legno non serve solo al comfort, ma a creare quel silenzio "vivo" che riduce lo stress e favorisce l'introspezione.
3. L'Olfatto (Identità e Memoria)
L'olfatto è il senso più vicino al sistema limbico e alle emozioni.
Biostrutturante olfattivo: Un edificio organico utilizza materiali che emettono odori naturali (resine di legno, calce, essenze vegetali).
Design moderno: L'integrazione di sistemi di ventilazione naturale che trasportano il profumo di un giardino interno estende l'essere umano verso la natura circostante, creando un'ancora mnemonica potente con il "luogo" Fondazione Bruno Zevi.
4. La Sinestesia come Metodo Progettuale
In un approccio sinestetico, i sensi non lavorano isolati:
Luce "tattile": Una luce radente che enfatizza la rugosità di una pietra trasforma un'esperienza visiva in una sensazione tattile.
Materiali "sonori": Un pavimento in legno che "scricchiola" o risuona in modo sordo comunica al cervello informazioni sulla densità e sulla sicurezza dello spazio.
Perché è fondamentale oggi?
Il design moderno sinestetico combatte l'anestesia sensoriale delle città contemporanee (fatte di vetro e plastica asettica). Recuperare i sensi non visivi significa:
Migliorare l'accessibilità per i non vedenti.
Ridurre l'ansia negli ambienti di cura.
Restituire all'uomo la sensazione di essere un "organismo situato" e non un semplice spettatore.
ESEMPIO: ARREDAMENTO APTICO NEL DESIGN SCANDINAVO
Nel design scandinavo, l'arredamento aptico (dal greco hàptikos, "capace di toccare") trasforma il mobile da semplice oggetto funzionale a biostrutturante di prossimità. Se l'architettura è la "terza pelle", l'arredo è l'interfaccia immediata che permette al corpo di "sentire" lo spazio domestico.
Ecco come i principi di Donatella Mazzoleni si riflettono in questo stile:
1. La "Verità della Materia" (Honest Materials)
Il design scandinavo rifiuta le finiture sintetiche che "anestetizzano" il tatto.
Legno a poro aperto: Superfici in rovere o frassino non laccate, ma trattate con oli naturali. Al tatto, il legno conserva la sua vulnerabilità termica (non è freddo come la plastica) e la sua rugosità, stimolando i meccanocettori della mano.
Pelle conciata al vegetale: Invecchiando, la pelle muta consistenza e odore, estendendo la percezione del tempo biologico all'interno della casa.
Nel design scandinavo, l'arredamento aptico (dal greco hàptikos, "capace di toccare") trasforma il mobile da semplice oggetto funzionale a biostrutturante di prossimità. Se l'architettura è la "terza pelle", l'arredo è l'interfaccia immediata che permette al corpo di "sentire" lo spazio domestico.
Ecco come i principi di Donatella Mazzoleni si riflettono in questo stile:
1. La "Verità della Materia" (Honest Materials)
Il design scandinavo rifiuta le finiture sintetiche che "anestetizzano" il tatto.
Legno a poro aperto: Superfici in rovere o frassino non laccate, ma trattate con oli naturali. Al tatto, il legno conserva la sua vulnerabilità termica (non è freddo come la plastica) e la sua rugosità, stimolando i meccanocettori della mano.
Pelle conciata al vegetale: Invecchiando, la pelle muta consistenza e odore, estendendo la percezione del tempo biologico all'interno della casa.
La Paimio 41, di Alvar Aalto
2. Forme "Organico-Antropomorfe"
I grandi maestri come Alvar Aalto o Hans Wegner hanno creato arredi che sono "protesi" del riposo:
La Curva come Sostegno: Una sedia come la Paimio di Aalto non è progettata su una griglia geometrica, ma sulla curva dei polmoni e della colonna vertebrale per facilitare la respirazione.
Morbidezza Visiva e Tattile: Gli spigoli vengono smussati (arrotondamento aptico). Il cervello, attraverso la neuro-estetica, percepisce queste forme come "sicure", riducendo lo stato di allerta muscolare.
3. Contrasti Sensoriali (Hygge e Sinestesia)
L'arredamento scandinavo gioca sul dialogo tra opposti per risvegliare i sensi:
Lana vs Legno: L'accostamento di un tessuto grezzo (come il bouclé o la lana cotta) su una struttura in legno liscio crea una "vibrazione tattile".
Il Ruolo della Luce: Le lampade (come quelle di Poul Henningsen per Louis Poulsen) sono biostrutturanti luminosi che schermano la lampadina per emettere una luce "morbida", che non ferisce l'occhio e invita al tocco.
4. L'Artigianato come "Traccia dell'Essere"
Un mobile aptico porta spesso i segni della lavorazione manuale. Per la Mazzoleni, la traccia dell'uomo sulla materia è un connettore antropologico: sentire sotto le dita l'incastro a coda di rondine o la levigatura manuale estende la nostra identità verso la storia del "fare" umano.
Perché è un'architettura organica in miniatura?
Perché l'arredo scandinavo non invade lo spazio, ma lo struttura attorno all'uomo. Non è un oggetto da guardare (estetica), ma un partner del corpo (biopsicologia).
PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA TEORIA ORGANICA DI MAZZOLENI
La teoria di Donatella Mazzoleni rappresenta l’evoluzione psico-antropologica dell'architettura organica, spostando l'attenzione dall'estetica della forma alla biologia dell'abitare.
Ecco un riassunto dei principi cardine:
1. L’Architettura come "Terza Pelle"
L’edificio non è un oggetto separato, ma un’estensione del corpo umano. Mazzoleni identifica una continuità biologica:
Prima pelle: Il derma.
Seconda pelle: Gli abiti.
Terza pelle: Lo spazio costruito.
L’architettura deve quindi "respirare" e interagire con l'individuo come un apparato organico.
2. Il Concetto di "Biostrutturante"
I biostrutturanti sono elementi architettonici che fungono da protesi dei sensi e della psiche. Non sono semplici muri, ma dispositivi che:
Assecondano il corpo: Forme e materiali che risuonano con i ritmi fisiologici (respiro, battito, termoregolazione).
Estendono l'Essere: Permettono all'io di proiettarsi nello spazio, trasformando il vuoto in un luogo di appartenenza.
3. La Sinestesia e i Sensi non Visivi
Contro il dominio della vista (oculocentrismo), la Mazzoleni propone un approccio plurisensoriale:
Tatto e Termocezione: Uso di materiali naturali (tufo, legno, argilla) che offrono piacere tattile e comfort termico.
Udito e Olfatto: Progettazione del riverbero sonoro e della ventilazione naturale per stimolare la memoria e il rilassamento.
4. Archetipi Spaziali: Il Grembo e la Soglia
La teoria attinge all'antropologia per identificare spazi che garantiscano il benessere psichico:
Il Grembo/Caverna: Spazi concavi e protettivi che offrono sicurezza ancestrale.
La Soglia: Un "biostrutturante di transizione" che deve mediare gradualmente il passaggio tra il caos esterno e l'intimità interna, evitando shock sensoriali.
5. Il Rapporto con il Genius Loci
L'architettura organica deve nascere dal suolo (es. il tufo napoletano o la calcarenite di Matera). L'essere umano è un "organismo situato": la sua stabilità mentale dipende dal legame materico e culturale con il territorio in cui vive.
In sintesi
Per Donatella Mazzoleni, progettare in modo organico significa materializzare la psiche e umanizzare la tecnica, creando spazi che non siano solo abitazioni, ma strumenti di cura e riappropriazione del sé.
La teoria di Donatella Mazzoleni rappresenta l’evoluzione psico-antropologica dell'architettura organica, spostando l'attenzione dall'estetica della forma alla biologia dell'abitare.
Ecco un riassunto dei principi cardine:
1. L’Architettura come "Terza Pelle"
L’edificio non è un oggetto separato, ma un’estensione del corpo umano. Mazzoleni identifica una continuità biologica:
Prima pelle: Il derma.
Seconda pelle: Gli abiti.
Terza pelle: Lo spazio costruito.
L’architettura deve quindi "respirare" e interagire con l'individuo come un apparato organico.
2. Il Concetto di "Biostrutturante"
I biostrutturanti sono elementi architettonici che fungono da protesi dei sensi e della psiche. Non sono semplici muri, ma dispositivi che:
Assecondano il corpo: Forme e materiali che risuonano con i ritmi fisiologici (respiro, battito, termoregolazione).
Estendono l'Essere: Permettono all'io di proiettarsi nello spazio, trasformando il vuoto in un luogo di appartenenza.
3. La Sinestesia e i Sensi non Visivi
Contro il dominio della vista (oculocentrismo), la Mazzoleni propone un approccio plurisensoriale:
Tatto e Termocezione: Uso di materiali naturali (tufo, legno, argilla) che offrono piacere tattile e comfort termico.
Udito e Olfatto: Progettazione del riverbero sonoro e della ventilazione naturale per stimolare la memoria e il rilassamento.
4. Archetipi Spaziali: Il Grembo e la Soglia
La teoria attinge all'antropologia per identificare spazi che garantiscano il benessere psichico:
Il Grembo/Caverna: Spazi concavi e protettivi che offrono sicurezza ancestrale.
La Soglia: Un "biostrutturante di transizione" che deve mediare gradualmente il passaggio tra il caos esterno e l'intimità interna, evitando shock sensoriali.
5. Il Rapporto con il Genius Loci
L'architettura organica deve nascere dal suolo (es. il tufo napoletano o la calcarenite di Matera). L'essere umano è un "organismo situato": la sua stabilità mentale dipende dal legame materico e culturale con il territorio in cui vive.
In sintesi
Per Donatella Mazzoleni, progettare in modo organico significa materializzare la psiche e umanizzare la tecnica, creando spazi che non siano solo abitazioni, ma strumenti di cura e riappropriazione del sé.
FRANK LLOYD WRIGHT E DONATELLA MAZZOLENI
Ecco i punti di contatto e di evoluzione:
1. Dalla Natura "Paesaggio" alla Natura "Biologia"
Wright: Per lui, l'architettura organica deve armonizzarsi con la natura esterna (rocce, alberi, cascate), come in Fallingwater (Casa sulla Cascata). L'edificio è un organismo che cresce nel terreno.
Mazzoleni: Accetta questa premessa ma sostiene che la "vera" natura da integrare è la natura umana. L'architettura è organica non perché imita un fiore, ma perché funziona come un organo aggiunto del corpo (il biostrutturante).
2. Lo Spazio Interno: Libertà vs Identità
Wright: Introdusse la pianta libera, rompendo la "scatola muraria" per liberare l'uomo dalle convenzioni sociali Frank Lloyd Wright Foundation.
Mazzoleni: Evolva il concetto verso la psicologia del profondo. La rottura della scatola non serve solo alla libertà di movimento, ma a permettere alla psiche di espandersi. Lo spazio di Wright diventa per la Mazzoleni il luogo dove l'individuo "proietta" i propri archetipi (il grembo, la caverna).
3. I Materiali: Onestà vs Risonanza
Wright: Usava materiali naturali (pietra, legno) per la loro "onestà" e per legare l'opera al sito.
Mazzoleni: Va oltre l'estetica del materiale. Per lei, il legno o la pietra di Wright sono fondamentali perché hanno una frequenza sensoriale (tatto, odore, calore) che risuona con il sistema nervoso umano. È una visione sinestetica della materia che Wright praticava istintivamente e che Mazzoleni teorizza scientificamente.
4. Il ruolo dell'Uomo: L'Abitante vs Il Vivente
Wright: Progettava per un "uomo democratico" e moderno, cercando di elevarne lo spirito attraverso la bellezza.
Mazzoleni: Progetta per un "organismo vivente" che ha bisogni ancestrali. Se Wright è l'architetto del benessere sociale, Mazzoleni è l'architetto del benessere biopsichico.
5. Sintesi della filiazione
Si può dire che Donatella Mazzoleni abbia fornito la base scientifica e antropologica alle intuizioni poetiche di Wright. Dove Wright diceva "lo spazio è la realtà dell'edificio", la Mazzoleni aggiunge "perché quello spazio è l'unico luogo dove l'essere umano può completare la propria identità biologica".
HUNDERTWASSER E DONATELLA MAZZOLENI
La relazione tra Donatella Mazzoleni e Friedensreich Hundertwasser (1928-2000) è una delle più affascinanti convergenze dell'architettura del Novecento: entrambi considerano l'edificio non come un oggetto inanimato, ma come una "membrana vitale" che avvolge l'essere umano.
Sebbene Mazzoleni parta da una base accademica/antropologica e Hundertwasser da una poetica artistico-ecologista, le loro teorie coincidono in punti fondamentali:
1. La Teoria delle "Pelli"
È il punto di contatto più forte. Entrambi teorizzano che l'uomo non finisca con la sua epidermide:
Hundertwasser: Celebre per la sua teoria delle Cinque Pelli (Epidermide, Abiti, Casa, Identità sociale, Ecosphere).
Mazzoleni: Propone la triade Corpo-Abito-Architettura, dove l'architettura è la "Terza Pelle".
Convergenza: Per entrambi, se la "pelle-casa" è malata (rigida, asettica, rettilinea), anche l'uomo si ammala. L'architettura deve essere traspirante e organica come un organismo biologico.
2. L'Odio per la Linea Retta
Entrambi vedono nella linea retta euclidea uno strumento di oppressione psichica:
Hundertwasser: Definiva la linea retta "atea e immorale", preferendo la spirale e le linee curve della natura.
Mazzoleni: Sostiene che l'uomo, essendo un organismo fluido e asimmetrico, non può abitare felicemente in "scatole murarie" rigide. I suoi biostrutturanti devono assecondare la curva e la morbidezza del gesto umano (cinestetica).
3. Il "Diritto alla Finestra" e l'Abitante-Creatore
Entrambi credono che l'abitante debba "appropriarsi" del proprio spazio:
Hundertwasser: Teorizzava il "Diritto alla finestra", ovvero il permesso per l'inquilino di decorare e modificare la facciata attorno alla propria apertura per esprimere il proprio Sé.
Mazzoleni: Parla di "estensione dell'essere". Il biostrutturante è tale solo se permette alla psiche dell'abitante di proiettarsi sulla materia. L'architettura deve essere un processo aperto, non un prodotto finito e intoccabile.
4. Biofilia e "Bosco in Casa"
Hundertwasser: Inseriva alberi che uscivano dalle finestre ("alberi inquilini") e tetti pensili erbosi per riconnettere l'uomo alla terra Hundertwasserhaus a Vienna.
Mazzoleni: Identifica nel legame con il mondo vegetale e minerale (il tufo, le piante) un bisogno antropologico primordiale. Per lei, la natura nell'architettura non è decorativa, ma strutturale per la salute mentale.
Differenza di Approccio
Mentre Hundertwasser usa il colore esplosivo e la decorazione fiabesca per curare l'anima, Mazzoleni e Rossi puntano sulla matericità nuda (il tufo, il cemento plastico) e sulla psicologia dello spazio profondo. Hundertwasser è "pittorico", Mazzoleni è "viscerale".
ALDO LORIS ROSSI E DONATELLA MAZZOLENI
La relazione tra Aldo Loris Rossi e Donatella Mazzoleni (compagni nella vita e nella ricerca accademica a Napoli) è una delle più fertili "simbiosi intellettuali" del Novecento. Si può definire come un rapporto tra Macro-struttura (Rossi) e Micro-percezione (Mazzoleni).
Ecco i punti chiave del loro legame teorico:
1. Complementarità di Scala: Città vs Corpo
Aldo Loris Rossi lavorava sulla scala urbana e territoriale. La sua teoria vedeva l'architettura come una "macchina biologica" complessa, capace di sfidare il caos della città (come in Piazza Grande). Per lui, l'organismo era una struttura potente, frammentata e svettante.
Donatella Mazzoleni ha portato questa visione all'interno, sulla scala del corpo e dei sensi. Ha teorizzato come quella "macchina" debba interagire con il sistema nervoso dell'individuo, trasformando la forza plastica di Rossi in benessere sensoriale (il biostrutturante).
2. Dalla "Protesi della Natura" alla "Terza Pelle"
Entrambi rifiutavano l'architettura come "oggetto inanimato", ma con sfumature diverse:
Per Rossi, l'edificio è una protesi della natura: un innesto tecnologico che estende le possibilità dell'uomo di abitare territori difficili.
Per Mazzoleni, l'edificio è la terza pelle: non un innesto meccanico, ma una membrana sensibile che deve "respirare" con l'abitante. Rossi fornisce l'ossatura (lo scheletro), Mazzoleni fornisce la pelle e il sistema nervoso.
3. La Lotta contro il Razionalismo
Entrambi hanno combattuto ferocemente la "scatola muraria" e il minimalismo asettico, considerandoli patogeni per l'uomo:
Rossi usava la dissonanza e la complessità delle forme per rompere la monotonia urbana.
Mazzoleni usava la sinestesia e la materia per rompere l'anestesia dei sensi. Insieme, hanno promosso un'architettura che "emoziona" e "scuote" l'utente, rifiutando la passività del vivere moderno.
4. Il Laboratorio Napoletano
Insieme hanno interpretato Napoli non come un limite, ma come un'opportunità:
La Casa-Studio e altri progetti minori sono stati il terreno in cui la struttura dinamica di lui si fondeva con l'attenzione materica di lei (il tufo a vista, le nicchie scavate).
Hanno influenzato la "Scuola di Napoli" Dipartimento di Architettura - DiARC, insegnando che l'architettura deve essere umanesimo integrale: tecnica e psiche in un solo organismo.
In sintesi
Senza la struttura audace di Rossi, la teoria della Mazzoleni rischierebbe di essere solo interior design psicologico; senza la sensibilità della Mazzoleni, l'architettura di Rossi rischierebbe di essere solo un brutalismo visionario. Insieme, formano il cuore dell'architettura organica integrale.
LA CASA-STUDIO A NAPOLI: STRUTTURA DINAMICA E BIOSTRUTTURANTE MATERICO
Un esempio straordinario di collaborazione che fonde la potenza plastica di Rossi e la sensibilità antropologica di Mazzoleni è la Casa-Studio a Napoli (via Chiatamone), spesso citata come il laboratorio vivente della loro "Simbiosi Organica".
In questo progetto, i due architetti trasformano un interno storico in un organismo abitativo che applica simultaneamente le loro due teorie. Ecco l'analisi dei contributi specifici:
1. L'Ossatura di Aldo Loris Rossi: La Struttura Dinamica
Rossi interviene sullo spazio con una logica di scomposizione quadridimensionale:
La rottura dei livelli: Introduce soppalchi, passerelle e scale in ferro e legno che rompono la scatola muraria originale. Lo spazio non è più una serie di stanze, ma un flusso continuo di volumi che si incastrano.
La "Struttura Abitativa": Gli elementi strutturali sono lasciati a vista, quasi a sottolineare che la casa è una "protesi tecnologica" che permette di moltiplicare le superfici d'uso in un contesto densissimo come quello napoletano.
2. La Pelle di Donatella Mazzoleni: Il Biostrutturante Materico
Mazzoleni "riveste" questa struttura con una profondità psico-sensoriale:
Il Tufo Nudo: Mentre Rossi organizza i flussi, Mazzoleni decide di spogliare le pareti portanti, riportando alla luce il tufo giallo. Per lei, quella materia è il grembo (archetipo del rifugio) che deve assorbire i sensi dell'abitante.
Sinestesia Tattile: Il contrasto tra il metallo freddo delle strutture di Rossi e il calore poroso della pietra di Mazzoleni crea una "tensione vibrante" che tiene sveglio il sistema nervoso, evitando l'anestesia percettiva.
3. La Sintesi: Lo Spazio del "Sé"
Il risultato è un'opera dove:
Il Vuoto è attivo: Non è assenza di materia, ma uno spazio "teso" dove l'individuo può proiettare la propria identità.
L'arredo è escrescenza: I tavoli e le librerie (progettati insieme) sembrano nascere dalle pareti di tufo o dalle travi d'acciaio, eliminando la distinzione tra contenitore e contenuto.
4. Il significato culturale
Questo progetto dimostra che l'architettura organica è un un tentativo di umanizzare la modernità. La casa di via Chiatamone è un biostrutturante che permette di abitare la storia (il tufo) attraverso la tecnologia moderna (il ferro), estendendo l'essere umano in entrambe le direzioni temporali.
Un esempio straordinario di collaborazione che fonde la potenza plastica di Rossi e la sensibilità antropologica di Mazzoleni è la Casa-Studio a Napoli (via Chiatamone), spesso citata come il laboratorio vivente della loro "Simbiosi Organica".
In questo progetto, i due architetti trasformano un interno storico in un organismo abitativo che applica simultaneamente le loro due teorie. Ecco l'analisi dei contributi specifici:
1. L'Ossatura di Aldo Loris Rossi: La Struttura Dinamica
Rossi interviene sullo spazio con una logica di scomposizione quadridimensionale:
La rottura dei livelli: Introduce soppalchi, passerelle e scale in ferro e legno che rompono la scatola muraria originale. Lo spazio non è più una serie di stanze, ma un flusso continuo di volumi che si incastrano.
La "Struttura Abitativa": Gli elementi strutturali sono lasciati a vista, quasi a sottolineare che la casa è una "protesi tecnologica" che permette di moltiplicare le superfici d'uso in un contesto densissimo come quello napoletano.
2. La Pelle di Donatella Mazzoleni: Il Biostrutturante Materico
Mazzoleni "riveste" questa struttura con una profondità psico-sensoriale:
Il Tufo Nudo: Mentre Rossi organizza i flussi, Mazzoleni decide di spogliare le pareti portanti, riportando alla luce il tufo giallo. Per lei, quella materia è il grembo (archetipo del rifugio) che deve assorbire i sensi dell'abitante.
Sinestesia Tattile: Il contrasto tra il metallo freddo delle strutture di Rossi e il calore poroso della pietra di Mazzoleni crea una "tensione vibrante" che tiene sveglio il sistema nervoso, evitando l'anestesia percettiva.
3. La Sintesi: Lo Spazio del "Sé"
Il risultato è un'opera dove:
Il Vuoto è attivo: Non è assenza di materia, ma uno spazio "teso" dove l'individuo può proiettare la propria identità.
L'arredo è escrescenza: I tavoli e le librerie (progettati insieme) sembrano nascere dalle pareti di tufo o dalle travi d'acciaio, eliminando la distinzione tra contenitore e contenuto.
4. Il significato culturale
Questo progetto dimostra che l'architettura organica è un un tentativo di umanizzare la modernità. La casa di via Chiatamone è un biostrutturante che permette di abitare la storia (il tufo) attraverso la tecnologia moderna (il ferro), estendendo l'essere umano in entrambe le direzioni temporali.
ESEMPI A SCALA URBANA: MEGA-STRUTTURA E BIOSTRUTTURANTE COLLETTIVO
Nella scala urbana, la visione dei due architetti Loris Rossi e Mazzoleni si è tradotta in progetti che sfidano la monotonia delle periferie, cercando di creare organismi sociali complessi. Se Loris Rossi forniva l'audacia strutturale della "mega-struttura", Mazzoleni infondeva la necessità di spazi di relazione che fossero "biostrutturanti collettivi".
Ecco i due esempi più significativi di questa traduzione:
1. Il Complesso residenziale Piazza Grande (Napoli, Ponticelli)
Nella scala urbana, la visione dei due architetti Loris Rossi e Mazzoleni si è tradotta in progetti che sfidano la monotonia delle periferie, cercando di creare organismi sociali complessi. Se Loris Rossi forniva l'audacia strutturale della "mega-struttura", Mazzoleni infondeva la necessità di spazi di relazione che fossero "biostrutturanti collettivi".
Ecco i due esempi più significativi di questa traduzione:
1. Il Complesso residenziale Piazza Grande (Napoli, Ponticelli)
Questo è il progetto dove la visione pubblica raggiunge la massima potenza.
La visione di Rossi (L'anello Polimorfo): Un enorme edificio a pianta circolare che funge da "mura abitata". La struttura non è piatta, ma densa di torri, scale e sbalzi dinamici. Rappresenta l'idea di città compatta che si difende dal degrado circostante.
La visione di Mazzoleni (Il Grembo Urbano): Lo spazio centrale è concepito come un'immensa agorà, un biostrutturante a scala urbana. L'obiettivo era creare un "abbraccio materno" architettonico che favorisse la socialità spontanea, estendendo l'essere del singolo cittadino verso la comunità.
Esito: Sebbene l'opera oggi soffra di incuria, resta un esempio unico di come l'architettura organica abbia tentato di dare dignità monumentale alle periferie popolari.
2. La Casa del Portuale (Napoli, Zona Portuale)
L'organismo funzionale: Qui la teoria organica si traduce in una spazio pulsante di cemento armato. Le diverse funzioni (uffici, servizi, svago per i lavoratori) non sono divise in piani anonimi, ma incastrate in un continuum plastico.
Simbiosi materica: L'uso del cemento a vista esaspera la percezione del peso e della forza, quasi a voler dialogare con la stazza delle navi. È un'architettura che "sente" il porto, diventando un biostrutturante che media tra la fatica del lavoro e il paesaggio marittimo.
3. Chiesa di S. Maria della Libera, a Portici
Nelle opere pubbliche, la loro visione ha cercato di dimostrare che:
L'architettura sociale può essere complessa e bella, non solo funzionale.
La città deve essere un organismo vivente fatto di nodi di intensità, non una griglia piatta.
Il cittadino ha diritto a uno spazio che risuoni con la sua psiche e identità, ed esprima una architettura organica alla vita e libertà esistenziale.
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