Robert Harvey Oshatz: architettura organica come logica naturale ed emozione
di Carlo Sarno
INTRODUZIONE
L'architettura organica di Robert Harvey Oshatz (1945) è una sintesi estrema tra logica, emozione e ambiente naturale. Allievo spirituale di Frank Lloyd Wright (presso il cui studio ha lavorato nei primi anni), Oshatz ha evoluto il concetto di "organico" portandolo verso forme scultoree e dinamiche che sembrano scaturire direttamente dal terreno.
Caratteristiche Fondamentali
Progettazione "Dall'Interno verso l'Esterno": Gli spazi sono concepiti partendo dalle esigenze psicologiche e funzionali dell'abitante, lasciando che la forma esterna sia la conseguenza naturale di questo sviluppo interno.
Dialogo con il Sito: Ogni progetto è unico perché risponde alla "poesia" specifica del luogo. Oshatz non impone mai uno stile predefinito, ma adatta l'edificio alla topografia, spesso lavorando su siti considerati "inedificabili" come pendii ripidi o foreste fitte.
Forme Fluide e Materiali Naturali: Utilizza curve sinuose, superfici non parallele (che migliorano l'acustica) e materiali caldi come il cedro, la pietra e il rame per eliminare la barriera tra casa e natura.
Armonia Spirituale: L'obiettivo dichiarato è creare strutture dove l'utente possa sentirsi in pace, trasformando l'architettura in una forma d'arte quasi spirituale.
Esempi Iconici
Wilkinson Residence (Portland, Oregon): Immersa tra gli alberi, questa casa è famosa per i suoi soffitti curvi in legno lamellare e vetrate che rendono indistinguibile il confine tra interno ed esterno.
Fennell Floating Home: Una casa galleggiante che utilizza forme ondulate per richiamare il movimento dell'acqua circostante.
Elk Rock Residence: Una struttura a più livelli che "vola" sopra un dirupo, progettata per catturare la luce e la vista sul fiume in modo dinamico.
LA TEORIA ORGANICA DI ROBERT OSHATZ
La teoria di Robert Harvey Oshatz non è un insieme di regole fisse, ma una sintesi tra logica ed emozione che mira a risolvere problemi funzionali attraverso la bellezza. Per lui, l'architettura deve superare la mera costruzione per raggiungere un'essenza spirituale.
Ecco i pilastri fondamentali della sua visione:
1. Progettazione "Inside-Out" (Dall'interno verso l'esterno)
A differenza di molti architetti che partono da una forma esterna predefinita, Oshatz progetta partendo dal "cuore" della casa.
Priorità all'esperienza: Si concentra su come l'utente vivrà lo spazio (es. dove bere il caffè sentendo il sole sulla schiena).
Forma come conseguenza: La struttura esterna e la membrana protettiva sono il risultato naturale delle necessità spaziali interne.
2. Architettura come "Poesia del Sito"
Oshatz crede che ogni luogo abbia una propria anima poetica.
Analisi sensoriale: Prima di progettare, osserva il movimento della luce, le viste e l'atmosfera del terreno.
Integrazione, non sottomissione: L'edificio non deve dominare la natura, ma apparire come se fosse sbocciato direttamente dal suolo o dall'acqua.
3. Funzionalismo Emozionale
Mentre l'architettura moderna spesso separa la funzione dall'estetica, per Oshatz sono la stessa cosa.
Risoluzione poetica dei problemi: Se un cliente desidera una vista specifica ma deve evitare il surriscaldamento solare, la soluzione non è tecnologica, ma architettonica e creativa.
Oltre il programma: L'architetto ha il compito di includere elementi di sorpresa, mistero e delizia che l'utente non aveva nemmeno immaginato.
4. Armonia e Tranquillità
Il fine ultimo è la pace. La struttura deve essere "in pace con l'ambiente" affinché l'abitante possa essere "in pace con se stesso" al suo interno.
Geometrie fluide: L'uso di superfici non parallele e curve (come nella Wilkinson Residence) serve sia a migliorare l'acustica che a creare un senso di calma.
Materiali vivi: Legno, pietra e rame sono scelti per la loro capacità di invecchiare con grazia e connettere i sensi al mondo naturale.
Oshatz evita spesso l'etichetta "Organica" perché ritiene che le teorie limitino la creatività pura: per lui, ogni progetto è un esperimento unico che non dovrebbe mai essere replicato.
TEORIA E PRATICA
I principi teorici di Robert Oshatz si traducono in soluzioni ingegneristiche e costruttive che sfidano l'edilizia tradizionale, privilegiando la fluidità strutturale e l'onestà dei materiali.
Ecco come i suoi concetti diventano realtà tecnica:
1. Il Legno Lamellare (Glulam) come "Scheletro"
L'uso estensivo di travi in legno lamellare è la chiave tecnica per ottenere le sue celebri forme organiche.
Versatilità Strutturale: A differenza del legno massiccio, il lamellare può essere curvato in fabbrica secondo raggi specifici. Nella Fennell Residence, Oshatz ha utilizzato un unico raggio di curvatura manipolato in "curve a S" per dare coerenza logica all'intera struttura.
Fusione Elementi: Le travi non servono solo a sorreggere il tetto; spesso "scivolano" diventando pareti o tuffandosi direttamente nel pavimento, eliminando la distinzione netta tra i componenti dell'edificio.
2. Geometrie Non-Euclidee e Acustica
Le scelte strutturali sono influenzate dalle necessità psicologiche ed emotive, come la passione dei clienti per la musica.
Superfici Non Parallele: Oshatz evita pareti e soffitti paralleli non solo per estetica, ma per eliminare le onde stazionarie sonore. Le pareti angolate e i soffitti curvi della Wilkinson Residence sono progettati per far risuonare la casa come uno strumento musicale.
Piante Radiali: Molti progetti utilizzano una pianta radiale o a spirale, eliminando la necessità di simmetria e permettendo all'edificio di "avvolgersi" attorno agli alberi esistenti senza abbatterli.
3. Continuità dei Materiali (Dentro-Fuori)
Per annullare la barriera visiva tra interno ed esterno, Oshatz utilizza una tecnica di prolungamento materico.
Materiali Passanti: Lo stesso materiale utilizzato per il soffitto interno (spesso cedro o emlock) attraversa le vetrate e prosegue nel sottotetto esterno. Lo stesso vale per i pavimenti in ardesia o granito.
Vetrate Senza Cornice: Utilizza grandi vetrate che si inseriscono direttamente in scanalature nel legno o nella pietra, minimizzando l'impatto visivo degli infissi.
4. Adattamento ai Siti Estremi
L'architettura di Oshatz risolve tecnicamente siti considerati "inedificabili".
Sistemi a Sbalzo (Cantilever): Nella Elk Rock Residence, la struttura si proietta nel vuoto grazie a un complesso sistema di contrappesi in cemento armato che impedisce il ribaltamento, permettendo alla casa di "volare" sopra il pendio ripido.
Ancoraggi a Palificata: Per le case su pendii estremi a Portland, utilizza pali che ancorano la struttura al terreno profondo, progettati però per apparire come se l'edificio "crescesse" naturalmente dal suolo, evitando l'effetto visivo di una casa su "stuzzicadenti".
FRANK LLOYD WRIGHT E ROBERT OSHATZ
La relazione tra Robert Oshatz e Frank Lloyd Wright è profonda e si articola sia a livello formativo che filosofico. Oshatz è considerato uno dei principali eredi spirituali della tradizione organica avviata da Wright, pur avendo sviluppato un linguaggio estetico estremamente personale e futuristico.
1. Il Legame Formativo (Frank Lloyd Wright Jr.)
Sebbene molti associno Oshatz direttamente al patriarca Frank Lloyd Wright, il suo apprendistato pratico è avvenuto con il figlio primogenito del Maestro, Frank Lloyd Wright Jr. (conosciuto come Lloyd Wright).
Apprendistato: Oshatz ha lavorato e studiato nello studio di Lloyd Wright a Los Angeles durante le estati del suo percorso universitario (negli anni '60) e subito dopo la laurea conseguita presso la Arizona State University nel 1968.
Influenza di Lloyd Wright: Oshatz ha descritto l'esperienza di lavoro con Lloyd Wright (che all'epoca aveva circa 70 anni) come lavorare con "la storia vivente". Da lui ha appreso non solo la tecnica, ma l'idea che l'architettura debba essere trattata con gravità, come un'arte e una missione di vita, piuttosto che come un semplice business.
2. La Filosofia dell'Architettura Organica
Oshatz è un convinto sostenitore e continuatore della filosofia di Wright, definendosi un "architetto organico". Entrambi condividono principi cardine:
Inside-Out: Come Wright, Oshatz progetta partendo dall'interno (bisogni dell'utente) verso l'esterno (forma dell'edificio).
Armonia con l'Ambiente: Il concetto di Wright di un edificio che "cresce dal terreno" è centrale nell'opera di Oshatz, che afferma che ogni sito ha un suo carattere poetico che l'architetto deve catturare.
Integrazione dei Materiali: Entrambi utilizzano materiali naturali (legno, pietra, vetro) per annullare la distinzione tra l'opera dell'uomo e il paesaggio circostante.
3. Differenze ed Evoluzione
Nonostante le radici comuni, Oshatz ha portato l'architettura organica a un livello di complessità scultorea che si distacca dalle linee spesso più rigide o geometriche di Wright.
Fluidità Estrema: Mentre Wright utilizzava spesso moduli geometrici (quadrati, triangoli, esagoni), Oshatz predilige curve sinuose e forme spaziali più libere e dinamiche, influenzate anche da altri maestri come Bruce Goff o Oscar Niemeyer.
Ingegneria Moderna: Oshatz sfrutta tecnologie strutturali moderne (come il legno lamellare ad alte prestazioni) per creare edifici che sembrano sfidare la gravità o galleggiare tra gli alberi, spingendo oltre i limiti tecnici dell'era di Wright.
In sintesi, se Frank Lloyd Wright ha fondato l'alfabeto dell'architettura organica, Robert Oshatz lo usa per scrivere poesie architettoniche contemporanee, mantenendo viva la tradizione attraverso una pratica che lui stesso definisce una "sintesi di logica ed emozione".
BRUCE GOFF E ROBERT OSHATZ
La relazione tra Robert Oshatz e Bruce Goff non è quella di maestro e allievo diretto (come nel caso di Wright), ma di una profonda affinità elettiva e filosofica. Oshatz vede in Goff il pioniere che ha liberato l'architettura organica dai vincoli della geometria tradizionale.
Ecco i punti chiave del loro legame:
1. La libertà dal "Dogma Wrightiano"
Mentre molti seguaci di Frank Lloyd Wright rimasero intrappolati nel copiare lo stile del maestro (usando solo angoli a 30°, 60° o quadrati), Bruce Goff ruppe queste regole introducendo forme circolari, a spirale e materiali non convenzionali.
Oshatz ha ereditato da Goff questa libertà espressiva. Entrambi credono che l'architettura organica non sia uno "stile" (un insieme di forme fatte in un certo modo), ma un "processo" che porta a risultati sempre diversi.
2. L'Individualità del Progetto
Goff era famoso per non avere uno stile riconoscibile a prima vista: ogni casa era un ritratto del suo cliente.
Oshatz adotta lo stesso approccio: come descritto nel suo saggio Architecture as an Art Form, egli rifiuta di imporre una firma estetica. La sua relazione con Goff risiede nella convinzione che ogni edificio debba essere un esperimento unico, una risposta specifica alle esigenze psicologiche del committente e alle sfide del sito.
3. L'uso creativo dei materiali e della struttura
Entrambi condividono una propensione per soluzioni strutturali audaci e l'uso di materiali in modi inaspettati.
Goff usava spesso scarti industriali o elementi naturali grezzi.
Oshatz traduce questa audacia in una raffinatezza tecnica superiore (utilizzando ad esempio il legno lamellare per creare le sue celebri curve), ma mantiene lo spirito di Goff nel voler "sorprendere" l'osservatore e creare spazi che sembrano avere vita propria.
4. La critica all'Architettura Internazionale
Sia Goff che Oshatz si sono posti in netto contrasto con il Modernismo delle scatole di vetro e acciaio. Entrambi sostengono che l'architettura debba essere emozionale e spirituale, non solo funzionale o prodotta in serie.
In breve, se Wright ha dato a Oshatz le fondamenta morali e tecniche, Bruce Goff gli ha dato il coraggio di essere un artista radicale, permettendogli di trasformare le sue case in sculture abitabili dalle forme fluide e imprevedibili.
Mentre Robert Oshatz e Bruce Goff condividono la radice dell'architettura organica, il loro approccio agli spazi interni rivela due interpretazioni opposte di "vivere nella natura":
1. La Fluidità vs. La Frammentazione
Robert Oshatz: I suoi interni sono caratterizzati da una fluidità spaziale estrema. Gli spazi fluiscono l'uno nell'altro senza interruzioni nette, spesso seguendo piante radiali o a spirale che eliminano i corridoi. L'uso di superfici non parallele e soffitti curvi in legno crea un'esperienza spaziale avvolgente e coerente.
Bruce Goff: Spesso concepiva l'interno come una collezione di "episodi" o piattaforme sospese. Ad esempio, nella celebre Bavinger House, non esistono stanze nel senso tradizionale, ma "capsule" per dormire sospese nel vuoto tramite cavi, creando una verticalità drammatica e frammentata.
2. Rigore Tecnico vs. Risorse Fantastiche
Oshatz (Logica e Artigianato): Oshatz utilizza materiali naturali nobili (cedro, ardesia, rame) con un'attenzione maniacale al dettaglio costruttivo. La bellezza deriva dalla perfezione della giunzione e dalla logica della struttura (come il legno lamellare curvato).
Goff (Invenzione e Riciclo): Goff era un maestro dell'assemblaggio eclettico. Poteva rivestire pareti con carbone, utilizzare scarti di vetro (cullet) come gemme incastonate o impiegare parti di aerei e motori come elementi decorativi. Il suo interno è un "mondo fantastico" dove l'oggetto comune viene trasfigurato in arte.
3. Acustica ed Emozione
Oshatz (Il Suono come Forma): Per Oshatz, l'interno è progettato come uno strumento musicale. La curvatura delle pareti e l'assenza di angoli retti servono specificamente a ottimizzare l'acustica, creando un ambiente di pace e risonanza perfetta.
Goff (Il Teatro della Vita): Goff progettava per un "presente continuo", dove l'interno doveva stimolare l'immaginazione e la sorpresa. I suoi spazi sono più teatrali e scenografici, mirati a riflettere l'individualità eccentrica del proprietario attraverso colori vivaci e texture audaci.
In sintesi, se gli interni di Goff sono una celebrazione dell'imprevedibilità e dell'ingegno, quelli di Oshatz sono una ricerca della serenità e della perfezione armonica.
ANTONI GAUDI E ROBERT OSHATZ
La relazione tra Robert Oshatz e Antoni Gaudí non è di discendenza diretta (come con Wright), ma si fonda su una profonda convergenza filosofica riguardo al biomorfismo e alla natura come fonte primaria di verità strutturale.
Sebbene Oshatz si sia formato nella tradizione americana di Wright, la sua opera è spesso vista come un ponte tra il razionalismo organico statunitense e il modernismo plastico-scultoreo di Gaudí.
Punti di Convergenza Tecnica e Filosofica
Biomimesi Strutturale: Entrambi rifiutano la linea retta artificiale a favore di curve derivate dalla natura. Mentre Gaudí utilizzava archi catenari e colonne simili ad alberi per distribuire i carichi, Oshatz sfrutta il legno lamellare per creare gusci e strutture che imitano forme floreali o geologiche.
Artigianato Totale: Come Gaudí coordinava fabbri, ceramisti e falegnami per creare un "indistinguibile tutto", Oshatz agisce come architetto-costruttore, supervisionando ogni dettaglio per garantire che l'interno e l'esterno siano un unico organismo coerente.
Geometrie Complesse: Entrambi hanno esplorato superfici rigate e forme matematiche complesse (iperboloidi e paraboloidi per Gaudí; spirali dinamiche per Oshatz) per risolvere problemi funzionali con un linguaggio poetico.
Differenze Chiave
Caratteristica: Antoni Gaudí - Robert Oshatz
Materiali: Prevalentemente pietra, ceramica (trencadís) e mattone. - Prevalentemente legno (cedro), vetro e rame.
Ispirazione: Fortemente legata alla religione e al gotico naturale. - Legata alla psicologia dell'abitante e alla musica.
Contesto: Urbano e monumentale (Barcellona). - Residenziale e paesaggistico (boschi, scogliere).
In sintesi, Oshatz può essere considerato un "Gaudí moderno" che ha sostituito la pietra del modernismo catalano con la tecnologia del legno del Pacifico Nord-Ovest, mantenendo intatta la visione dell'edificio come un organismo vivente.
OPERE ORGANICHE SIGNIFICATIVE
Le opere di Robert Oshatz sono celebri per la loro capacità di trasformare siti impervi in residenze che sembrano fondersi con la natura. Di seguito le più significative:
1. Wilkinson Residence (Portland, Oregon, 2004)
È probabilmente la sua opera più iconica. Situata su un pendio boscoso, la casa è progettata per far sentire gli abitanti immersi nella chioma degli alberi.
Caratteristiche: Travi in legno lamellare curvato che sostengono soffitti sinuosi e ampie vetrate che annullano il confine tra interno ed esterno.
Curiosità: Essendo il cliente un amante della musica, Oshatz ha curato l'acustica interna affinché lo spazio risuonasse armoniosamente.
2. Fennell Residence (Portland, Oregon, 2005)
Una straordinaria casa galleggiante sul fiume Willamette.
Design: Le forme ondulate dell'edificio richiamano il movimento dell'acqua circostante. Oshatz ha utilizzato il legno per creare un ambiente caldo che contrasta con la fluidità esterna della struttura.
3. Chenequa Residence (Milwaukee, Wisconsin, 2012)
Una vasta residenza che si snoda tra alberi secolari e si affaccia su un lago.
Struttura: Caratterizzata da un tetto imponente che sembra fluttuare sopra pareti di pietra e vetro, è un esempio magistrale di come l'architettura possa adattarsi a una topografia complessa senza dominarla.
4. Miyasaka Residence (Obihiro, Giappone, 1998)
Quest'opera dimostra la versatilità internazionale di Oshatz, integrando i principi dell'architettura organica con la sensibilità estetica e climatica giapponese.
Focus: Utilizza un nucleo radiale centrale per ottimizzare la luce naturale e segue principi di armonia spaziale simili al Feng Shui.
5. Elk Rock Residence (Lake Oswego, Oregon, 1989)
Costruita su un pendio con una pendenza di 30 gradi, questa casa è rimasta la residenza privata dell'architetto per oltre 30 anni.
Ingegneria: È nota per i suoi spettacolari sbalzi che offrono viste panoramiche sul fiume Willamette e sul Monte Hood, risolvendo tecnicamente un sito precedentemente considerato "inedificabile".
6. Windship (Olympic Peninsula, Washington, 2019)
Una delle sue opere più recenti, caratterizzata da un tetto in cedro che sembra una vela o un'ala distesa verso l'oceano.
Contesto: Situata di fronte al Puget Sound, la struttura risponde alla forza degli elementi costieri con forme dinamiche e protettive.
LA ELK ROCK RESIDENCE
La Elk Rock Residence, completata nel 1989 a Lake Oswego (Oregon), è una delle opere più personali di Robert Oshatz, avendola progettata e costruita per essere la propria casa-studio.
La struttura è una sfida ingegneristica alla gravità, costruita su un terreno con una pendenza di 30 gradi inizialmente classificato come "inedificabile".
Forma a Imbuto: La casa segue una configurazione a "imbuto" (o conica) che si allarga salendo verso l'alto. Gli spazi più piccoli (lo studio) si trovano alla base, mentre le aree comuni più ampie e panoramiche sono collocate in cima per massimizzare la vista sul fiume Willamette e sul Monte Hood.
Sei Livelli Sfalsati: Sebbene sia alta tre piani, la casa è divisa in sei livelli sfalsati (split levels), collegati da mezze rampe di scale che rendono la circolazione fluida e dinamica.
L'Effetto "Altalena": Visivamente la casa sembra volare sopra il dirupo. Tecnicamente, questo sbalzo estremo (cantilever) è reso possibile da un enorme contrappeso in cemento armato alla base, che impedisce alla struttura di ribaltarsi verso valle.
Pinne Acustiche: Una caratteristica distintiva sono le grandi "pinne" triangolari esterne, progettate non solo per l'estetica ma come barriere acustiche per proteggere gli interni dal rumore stradale circostante.
Interni e Materiali
Gli spazi interni riflettono la filosofia organica di Robert Harvey Oshatz attraverso l'uso di materiali naturali locali:
Materiali: Soffitti in legno di emlock (cicuta), pareti in cedro lavorato su misura, pavimenti in ardesia e tappeti in lana pregiata.
Arredi Integrati: Molti mobili (letti, scrivanie, tavoli e divani) sono integrati direttamente nella struttura, seguendo le linee curve dell'edificio per ottimizzare lo spazio e creare un senso di unità totale.
Climatizzazione Sostenibile: La casa utilizza un sistema di riscaldamento radiante a pavimento alimentato da una pompa di calore geotermica.
Oshatz descrive la casa come un "esperimento di sentimenti", capace di offrire simultaneamente la sicurezza di essere ancorati alla terra e la libertà di volare sopra il paesaggio.
LA WILKINSON RESIDENCE
La Wilkinson Residence, completata nel 2004 a Portland (Oregon), è considerata il capolavoro dell'architettura organica di Robert Oshatz. Immersa in una fitta foresta, la casa è stata progettata per un cliente appassionato di musica che desiderava un'abitazione capace di "risuonare" con l'ambiente naturale e il flusso sonoro.
Effetto "Casa sull'Albero": Sfruttando un pendio molto ripido, Oshatz ha collocato la zona giorno principale al livello della chioma degli alberi, creando l'illusione di vivere sospesi nel bosco.
Cilindri e Onde: La struttura è dominata da una forma cilindrica che attraversa lo spazio principale, culminando in una stanza di meditazione circolare. Il tetto spiovente in rame e le pareti curve in cedro seguono linee sinuose che minimizzano l'impatto visivo sulla foresta.
Continuità Interno-Esterno: Grazie a un sistema di vetrate senza cornice e all'uso degli stessi materiali (cedro e rame) che "scivolano" dall'interno all'esterno, i confini spaziali vengono annullati.
Interni e Design Emozionale
La casa di 393 mq è divisa su due livelli principali:
Piano Superiore (Zona Giorno): Un ampio open space che include cucina, sala da pranzo e soggiorno. Il soffitto è sorretto da spettacolari travi in legno lamellare di abete Douglas che sembrano fluttuare sopra lo spazio.
Stanza di Meditazione: Un volume cilindrico unico caratterizzato da porte in vetro circolari che scorrono all'interno della struttura, aprendosi completamente verso un deck esterno che ricorda una "rampa da skateboard".
Piano Inferiore (Zona Notte): Più intimo e riparato, ospita tre camere da letto e i bagni. Qui le finestre sono incorniciate da profonde "pinne" di legno che garantiscono privacy e viste mirate verso il sottobosco.
Acustica e Materiali
Ogni dettaglio è stato studiato per favorire la rifrazione del suono e il comfort termico. La casa utilizza riscaldamento radiante a pavimento e una ventilazione naturale strategica. I materiali principali — cedro, ardesia, granito e rame — invecchiano naturalmente, permettendo all'edificio di "fondersi" cromaticamente con il paesaggio circostante nel tempo.
LA FENNELL RESIDENCE
La Fennell Residence, completata nel 2006, è un esempio unico dell'architettura di Robert Oshatz in quanto si tratta di una casa galleggiante ancorata sul fiume Willamette a Portland, Oregon.
Il progetto è una meditazione sulla "poesia delle increspature e dei contorni del fiume", sul suo flusso infinito e sul gioco di luci del sole e della luna sull'acqua. L'edificio non galleggia semplicemente, ma è progettato per sembrare parte integrante dell'ambiente acquatico:
Forme Ondulate: La forma esterna e le linee del tetto sono studiate per imitare le onde e le correnti del fiume.
Coerenza Logica: Tutta la curvatura delle travi principali in legno lamellare è stata disegnata utilizzando un singolo raggio identico, interpretato poi in modi diversi, il che conferisce alla struttura una logica interna, pur mantenendo un aspetto fluido e scultoreo.
Materiali e Costruzione
La scelta dei materiali è stata fondamentale per creare un ambiente caldo e in armonia con il contesto:
Legno Lamellare (Glulam): È l'elemento strutturale chiave, che permette le ampie curve e dona calore all'interno.
Finiture Naturali: Il rivestimento esterno è in cedro rosso occidentale con un motivo a scandole curvilinee, mentre il tetto è in rame.
Fondazione: La casa non è su palafitte, ma su una fondazione galleggiante fatta di tronchi di abete Douglas locali, con cubi di schiuma rigida per mantenerla in piano.
Interni e Viste
Gli interni sono un'unica, grande e aperta zona giorno, in stile loft, dove le pareti curve diventano soffitti e viceversa.
Luce Naturale: Grandi vetrate a tutta altezza offrono viste ininterrotte sul fiume e consentono la ventilazione naturale.
Connessione Visiva: Dalla camera da letto soppalcata si domina la zona giorno e si gode della vista esterna, permettendo agli abitanti di sentirsi protetti, ma sempre connessi con il paesaggio circostante.
La Fennell Residence è un esempio di come l'architettura organica possa adattarsi a un ambiente unico come quello acquatico, creando una dimora che è, contemporaneamente, una casa, una scultura e un'estensione del fiume stesso.
LA MIYASAKA RESIDENCE
La Miyasaka Residence, completata nel 1998 a Obihiro, sull'isola di Hokkaido in Giappone, rappresenta una sfida unica per Robert Oshatz: applicare i principi dell'architettura organica americana a un clima estremo (caratterizzato da inverni rigidissimi e molta neve) e a una cultura millenaria.
A differenza delle sue opere in Oregon, spesso distese su pendii, la Miyasaka si sviluppa su un terreno pianeggiante in un contesto urbano/suburbano.
La Pianta Radiale: L'edificio è organizzato attorno a un nucleo centrale cilindrico da cui si dipartono gli spazi abitativi. Questa scelta favorisce la coesione familiare e una circolazione fluida, tipica di Oshatz.
Geometria a Ventaglio: La struttura si apre verso l'esterno come un ventaglio per catturare la massima quantità di luce solare durante i brevi giorni invernali giapponesi.
Il Tetto come Scultura: Il tetto è l'elemento visivo dominante: una serie di superfici curve e spioventi progettate per gestire l'accumulo di neve, evitando che il peso eccessivo danneggi la struttura e creando al contempo un profilo dinamico che rompe la monotonia del paesaggio circostante.
Fusione Culturale e Materiali
Oshatz non ha cercato di costruire una "casa americana in Giappone", ma ha creato una sintesi:
Dialogo con la Tradizione: Pur essendo una struttura moderna e audace, la casa rispetta la sensibilità giapponese per l'artigianato del legno. L'uso del cedro e delle travi lamellari si sposa con la lunga tradizione nipponica della carpenteria d'eccellenza.
Interni Minimalisti e Caldi: Gli spazi interni sono caratterizzati da una pulizia formale estrema. Il legno a vista scalda l'ambiente, mentre le ampie vetrate, pur essendo ad alte prestazioni termiche per il gelo di Hokkaido, mantengono il contatto visivo con il giardino privato, interpretato come un frammento di natura incontaminata.
Sfide Tecniche
Isolamento Termico: Per far fronte alle temperature che scendono drasticamente sotto lo zero, la casa integra sistemi di isolamento avanzati e un orientamento solare passivo che permette di riscaldare naturalmente gli ambienti durante il giorno.
Luce e Privacy: In un lotto cittadino, Oshatz è riuscito a garantire la privacy dai vicini orientando le aperture e le "ali" della casa verso angolazioni che creano cortili interni protetti.
La Miyasaka Residence dimostra come la teoria di Robert Harvey Oshatz sia universale: non dipende dal paesaggio dell'Oregon, ma dalla capacità di ascoltare le esigenze del cliente e le leggi della natura, ovunque ci si trovi.
LA WINDSHIP HOUSE
La Windship (2019), situata sulla costa della Olympic Peninsula nello Stato di Washington, rappresenta una delle evoluzioni più recenti e scultoree della carriera di Robert Harvey Oshatz. Il nome stesso evoca l'immagine di un "vascello del vento", una struttura che sembra pronta a spiegare le vele verso l'Oceano Pacifico.
Il progetto nasce dal dialogo tra la forza degli elementi costieri (vento, pioggia, salsedine) e la necessità di un rifugio sereno:
La "Vela" di Cedro: L'elemento distintivo è l'immenso tetto curvo rivestito in scandole di cedro rosso, che si protende verso il mare con un'andatura dinamica. La forma non è solo estetica: serve a deflettere i forti venti oceanici e a proteggere i ponti esterni dalle intemperie.
Geometria Radiale: Come in molti progetti di Oshatz, la pianta si sviluppa lungo un arco. Questo permette a ogni stanza di avere una prospettiva leggermente diversa sul panorama costiero, evitando la monotonia di una facciata piatta.
Caratteristiche Tecniche e Materiali
Ingegneria del Legno: La struttura portante è un capolavoro di carpenteria moderna, con travi in legno lamellare che si intrecciano per formare una spina dorsale organica. Queste travi rimangono a vista all'interno, definendo il ritmo degli spazi.
Vetro e Trasparenza: La facciata rivolta verso l'oceano è quasi interamente vetrata. Oshatz ha utilizzato vetrate ad altissime prestazioni per resistere alla pressione del vento e alla corrosione salina, mantenendo una connessione visiva totale con il paesaggio selvaggio.
Il Basamento in Pietra: Per ancorare visivamente la "nave" al suolo, la base e alcuni setti murari sono realizzati in pietra naturale, creando un contrasto materico tra la solidità della terra e la leggerezza delle forme superiori.
Esperienza Interna
All'interno, la casa è un inno alla fluidità spaziale:
Soffitti Dinamici: Il soffitto in legno segue la curvatura del tetto, creando altezze variabili che rendono gli spazi comuni (soggiorno e cucina) maestosi, mentre le zone notte risultano più raccolte e protettive.
Artigianato su Misura: Ogni dettaglio, dalle maniglie delle porte ai mobili integrati, è stato disegnato per seguire le linee curve della casa, eliminando qualsiasi frizione visiva.
La Windship è considerata la sintesi perfetta tra l'audacia di Bruce Goff e il rigore tecnico di Wright, trasportati nel XXI secolo attraverso l'uso magistrale del legno lamellare.
SINTESI DEI PRINCIPI ORGANICI DI ROBERT OSHATZ
In sintesi, l'architettura organica di Robert Harvey Oshatz non è un processo filosofico che mira all'armonia totale.
Ecco i suoi principi cardine:
Progettazione "Inside-Out": Lo spazio nasce dalle esigenze psicologiche dell'abitante. La forma esterna è solo la conseguenza naturale della vita che si svolge all'interno.
Sintesi tra Logica ed Emozione: Ogni scelta creativa deve risolvere un problema funzionale. La bellezza non è decorativa, ma scaturisce dalla risoluzione poetica di sfide tecniche (come siti ripidi o acustica complessa).
Unicità del Sito (Poesia del Luogo): L'edificio deve apparire come se fosse sempre appartenuto al terreno. Non si impone un linguaggio predefinito, ma si ascolta la "voce" del paesaggio (luce, vista, vento).
Continuità Spaziale e Materica: Eliminazione delle barriere tra interno ed esterno. Materiali naturali come cedro, pietra e rame fluiscono senza interruzioni attraverso vetrate invisibili.
Struttura come Arte Scultorea: Uso magistrale di geometrie curve e legno lamellare per creare ambienti fluidi, privi di angoli retti, che favoriscano la pace spirituale e l'armonia acustica.
Pace con l'Ambiente: L'obiettivo finale è una struttura che sia in pace con la natura, affinché l'utente possa essere in pace con se stesso.