La Scuola di San Diego: architettura organica olistica, etica e spirituale
di Carlo Sarno
INTRODUZIONE
James Hubbell e Kendrick Kellogg sono tra i principali esponenti della scuola di San Diego in California legata all'architettura organica, un movimento che vede la natura non solo come ispirazione estetica, ma come guida progettuale assoluta.
Ecco i tratti distintivi di questa "scuola":
Filosofia e Visione
Eredità di Frank Lloyd Wright: Entrambi sono profondamente influenzati dai principi di Wright, mediati a San Diego dalla figura di Sim Bruce Richards.
Architettura della Gioia: Il termine deriva da un saggio di Hubbell del 1974, "Architecture of Jubilation", che descrive un design capace di riflettere l'umanità in armonia con la galassia e la natura.
Integrazione con il Territorio: Le opere sono pensate per "emergere" dal paesaggio tipico della California meridionale (mare, colline di chaparral, deserto), fondendo spazi interni ed esterni attraverso l'uso audace del vetro e materiali grezzi.
Protagonisti e Collaborazioni
Questa corrente è stata spesso celebrata sotto il titolo "Three on the Edge" (Tre al limite), un gruppo che comprende:
Kendrick Bangs Kellogg: Noto per le sue strutture scultoree e futuristiche (come la High Desert House), spesso caratterizzate da forme a guscio o segmentate.
James Hubbell: Artista-architetto famoso per le sue "case da hobbit" e l'uso magistrale di mosaici, ferro battuto e vetrate artistiche (visibili nella sua residenza Ilan-Lael).
Wallace Cunningham: Terzo pilastro del gruppo, specializzato in geometrie poetiche e l'uso della luce zenitale.
Opere Manifesto
The Onion House (Hawaii): Una collaborazione diretta tra Kellogg (struttura) e Hubbell (vetrate e dettagli), considerata un capolavoro di architettura organica totale.
Guth Residence (San Diego): Altro esempio di sinergia, dove la struttura lignea di Kellogg si fonde con gli ornamenti artistici di Hubbell.
Entrambi i maestri sono scomparsi di recente, nel 2024, lasciando un'eredità che continua a influenzare il design sostenibile e artigianale in California.
SIM BRUCE RICHARDS (1908-1983)
Sim Bruce Richards (1908-1983) è considerato il "ponte" fondamentale tra Frank Lloyd Wright e la scuola organica di San Diego. Senza la sua figura, l'eredità di Wright nella regione non avrebbe trovato il fertile terreno fertile su cui Hubbell e Kellogg hanno poi costruito le proprie carriere.
Ecco perché il suo ruolo è stato determinante:
Il Discepolo "Strenuo" di Wright
Apprendistato a Taliesin: Richards fu scoperto personalmente da Wright nel 1934 grazie ai suoi disegni astratti per tappeti. Si unì alla Taliesin Fellowship e fu tra i primi a trasferirsi a Taliesin West in Arizona.
Custode della Visione: Tra tutti gli apprendisti stabilitisi a San Diego, Richards è descritto come colui che ha aderito più fedelmente e a lungo ai concetti originali di Wright. Ha tradotto i principi di Wright (scala umana, materiali naturali, integrazione con il sito) nel contesto semiarido della California meridionale.
Mentore e Precursore della Scuola di San Diego
Richards non si limitò a costruire; creò l'infrastruttura culturale e professionale necessaria per il movimento organico locale:
I "Bruce's Troops": Richards formò una vera comunità di artigiani e artisti (soprannominata "le truppe di Bruce") che collaboravano sistematicamente ai suoi progetti.
Il Lancio di James Hubbell: Richards fu il primo grande architetto a collaborare stabilmente con un giovanissimo James Hubbell a partire dal 1958. Questa partnership artistica durò tre decenni: Hubbell fornì vetrate, sculture e dettagli metallici per molte delle case progettate da Richards.
Mentore di Kendrick Kellogg: Kellogg lavorò come disegnatore nello studio di Richards per due estati, apprendendo l'approccio artigianale e l'importanza del dettaglio estremo prima di intraprendere la propria strada scultorea.
L'Ambiente Sensuale (The Sensuous Environment)
Mentre i suoi contemporanei inseguivano il trend futuristico "Googie", Richards portò avanti una "verità organica". La sua filosofia, celebrata recentemente in una retrospettiva al San Diego History Center, si basava sull'idea che l'architettura dovesse deliziare tutti i sensi attraverso il legno non verniciato, la pietra grezza e la luce naturale.
Ecco gli aspetti che la rendono un'opera manifesto della scuola di San Diego:
Architettura e Materiali
Sinfonia di Legno e Vetro: La struttura è definita da un uso magistrale di cedro grezzo, noce e quercia. Gli interni sono quasi interamente rivestiti in legno, creando un ambiente caldo e sensoriale che Richards definiva "sensuous environment".
Integrazione Geologica: La casa sorge sulla sommità di un picco di granito. Invece di contrastare il sito, la residenza è incastonata tra querce secolari e massi giganti, che diventano parte integrante del paesaggio domestico.
Geometrie Organiche: Tipico dell'influenza di Wright, l'edificio presenta forme del tetto complesse e masse angolari che si fondono con la linea dell'orizzonte.
Collaborazioni Artistiche ("Bruce's Troops")
La Weinberg Residence è celebre per essere una "opera d'arte totale", dove l'architettura di Richards ospita interventi specifici di altri maestri:
James Hubbell: Ha realizzato l'iconico portone d'ingresso, le vetrate artistiche piombate, gli apparecchi di illuminazione e i cancelli esterni, infondendo dinamismo scultoreo alla linearità di Richards.
Rhoda Le Blanc Lopez: La ceramista ha creato i bordi delle porte, i montanti strutturali decorati e, soprattutto, il design del camino, elemento centrale e "spirituale" di ogni casa di Richards.
Bill Davey: Il muratore che ha materializzato i complessi focolari in pietra e ceramica.
Spazio e Atmosfera
Con una superficie di circa 300 metri quadrati (più un patio chiuso di circa 90 mq), la casa è progettata come un rifugio di lusso ma intimamente connesso alla natura. L'ingresso avviene attraverso un sentiero che costeggia un laghetto di carpe koi, creando una transizione netta tra il mondo esterno e il santuario interno.
LA SCUOLA DI SAN DIEGO
La filosofia della scuola di San Diego, incarnata dal trio "Three on the Edge" (Kellogg, Hubbell e Cunningham), trascende la semplice estetica per diventare una visione etica e spirituale del costruire. Essa si fonda sul superamento del razionalismo industriale a favore di un legame viscerale tra uomo e cosmo.
I pilastri fondamentali della loro visione includono:
1. L'"Architettura della Gioia" (Jubilation)
James Hubbell ha formalizzato questo concetto nel suo saggio del 1974.
Olismo: L'architettura deve riflettere un mondo interconnesso dove non esiste separazione tra materia ed energia, o tra "una tazza di caffè e le stelle".
Umanesimo Radicale: Hubbell sosteneva che il design deve misurare tutto ciò che è umano, dal sorriso di un bambino alla vastità della galassia.
2. La Natura come Guida Morale (non solo visiva)
Per Kendrick Kellogg, l'architettura organica non deve imitare le forme naturali, ma seguirne le leggi intrinseche.
Anticonformismo: Kellogg rifiutava le categorizzazioni e le istituzioni accademiche (come l'AIA), credendo che la bellezza provenga dall'interno e che ogni sito richieda una risposta unica e irripetibile.
Risposta Sensoriale: L'uso di materiali grezzi (pietra, rame, cemento, vetro) serve a stimolare tutti i sensi, creando spazi che offrano rifugio e protezione pur rimanendo aperti al paesaggio.
3. Il Processo come Opera d'Arte
A differenza dell'architettura tradizionale, dove il progetto è fisso, per questi autori il cantiere è un processo vivo.
Artigianato Totale: Hubbell e Kellogg erano spesso coinvolti fisicamente nella costruzione (Hubbell come mosaicista e scultore, Kellogg come costruttore e ingegnere).
Simbiotica Sociale: Specialmente nelle opere di Hubbell (come i parchi del Pacific Rim), il processo di costruzione collettiva è visto come uno strumento per unire comunità divise, come quelle di San Diego e Tijuana.
4. Integrazione con la "Circostanza"
Ispirati dalla geografia specifica del Sud della California e della Baja, i loro edifici non "occupano" il terreno, ma vi si innestano assecondando colline, venti e luce.
Sito-specificità estrema: Kellogg sosteneva che più un sito è "insolito", migliore sarà l'architettura risultante.
Questa scuola rappresenta l'ala più romantica e poetica del modernismo americano, contrapponendo alla standardizzazione del XX secolo un'architettura che "canta" l'unicità dell'individuo e del luogo.
I "THREE ON THE EDGE" (I TRE SUL BORDO)
I "Three on the Edge" (Kellogg, Hubbell e Cunningham) non erano uno studio associato, ma un'affinità elettiva di tre "outsider" che operavano ai margini (geografici e concettuali) dell'architettura accademica. Il loro rapporto era un mix di stima reciproca, collaborazione tecnica e una sana competizione nel superare i limiti della forma.
Ecco come si intrecciavano le loro strade:
1. Il triangolo delle competenze
Sebbene tutti e tre fossero influenzati dall'architettura organica, i loro ruoli erano spesso complementari:
Hubbell era l'anima spirituale e l'artigiano: Era il collante del gruppo. Collaborava sia con Kellogg che con Cunningham fornendo gli elementi "magici" (vetrate, mosaici, sculture) che umanizzavano le loro strutture spesso radicali.
Kellogg era il pioniere strutturale: Era il più anziano e quello che spingeva più a fondo l'ingegneria del cemento e delle forme a guscio. Vedeva Hubbell come l'unico artista capace di completare le sue visioni senza tradirle.
Cunningham era il visionario geometrico: Più giovane e influenzato dal dramma spaziale, portava una precisione quasi teatrale. Riconosceva in Kellogg e Hubbell i padri spirituali di un modo di costruire che non scendeva a compromessi con il mercato immobiliare.
2. Collaborazioni chiave
Il rapporto più stretto fu quello tra Kellogg e Hubbell. La loro sinergia è documentata in opere come:
The Onion House: Kellogg progettò la struttura rivoluzionaria, ma fu Hubbell a darle "respiro" con le sue vetrate, rendendola un'opera abitabile e non solo un esperimento tecnico.
Wingswan: Un'altra residenza dove la mano scultorea di Hubbell si fonde con le linee audaci di Kellogg.
3. La "Resistenza" Comune
Ciò che li univa profondamente era la posizione politica e professionale rispetto all'industria edilizia di San Diego:
L'indipendenza dall'AIA: Spesso operavano al di fuori dei canali ufficiali dell'American Institute of Architects, venendo visti con sospetto dai colleghi più tradizionalisti.
La difesa dell'artigianato: Tutti e tre combattevano contro la standardizzazione, preferendo lavorare con una cerchia ristretta di artigiani (spesso gli stessi, come il maestro d'ascia John Vugrin per Kellogg o i mosaicisti della fondazione Ilan-Lael per Hubbell).
4. La mostra "Three on the Edge"
Il termine stesso fu coniato e celebrato in una storica mostra e pubblicazione curata dalla Ilan-Lael Foundation. Questo evento sancì ufficialmente il loro status di "scuola di San Diego", definendoli come tre architetti che vivevano "sul bordo" del continente (la California) e "sul bordo" del futuro.
Oggi, dopo la scomparsa di Kellogg e Hubbell nel 2024, Wallace Cunningham rimane l'ultimo esponente attivo di questo trio leggendario.
ESEMPI:
1. Il triangolo delle competenze
Sebbene tutti e tre fossero influenzati dall'architettura organica, i loro ruoli erano spesso complementari:
Hubbell era l'anima spirituale e l'artigiano: Era il collante del gruppo. Collaborava sia con Kellogg che con Cunningham fornendo gli elementi "magici" (vetrate, mosaici, sculture) che umanizzavano le loro strutture spesso radicali.
Kellogg era il pioniere strutturale: Era il più anziano e quello che spingeva più a fondo l'ingegneria del cemento e delle forme a guscio. Vedeva Hubbell come l'unico artista capace di completare le sue visioni senza tradirle.
Cunningham era il visionario geometrico: Più giovane e influenzato dal dramma spaziale, portava una precisione quasi teatrale. Riconosceva in Kellogg e Hubbell i padri spirituali di un modo di costruire che non scendeva a compromessi con il mercato immobiliare.
2. Collaborazioni chiave
Il rapporto più stretto fu quello tra Kellogg e Hubbell. La loro sinergia è documentata in opere come:
The Onion House: Kellogg progettò la struttura rivoluzionaria, ma fu Hubbell a darle "respiro" con le sue vetrate, rendendola un'opera abitabile e non solo un esperimento tecnico.
Wingswan: Un'altra residenza dove la mano scultorea di Hubbell si fonde con le linee audaci di Kellogg.
3. La "Resistenza" Comune
Ciò che li univa profondamente era la posizione politica e professionale rispetto all'industria edilizia di San Diego:
L'indipendenza dall'AIA: Spesso operavano al di fuori dei canali ufficiali dell'American Institute of Architects, venendo visti con sospetto dai colleghi più tradizionalisti.
La difesa dell'artigianato: Tutti e tre combattevano contro la standardizzazione, preferendo lavorare con una cerchia ristretta di artigiani (spesso gli stessi, come il maestro d'ascia John Vugrin per Kellogg o i mosaicisti della fondazione Ilan-Lael per Hubbell).
4. La mostra "Three on the Edge"
Il termine stesso fu coniato e celebrato in una storica mostra e pubblicazione curata dalla Ilan-Lael Foundation. Questo evento sancì ufficialmente il loro status di "scuola di San Diego", definendoli come tre architetti che vivevano "sul bordo" del continente (la California) e "sul bordo" del futuro.
Oggi, dopo la scomparsa di Kellogg e Hubbell nel 2024, Wallace Cunningham rimane l'ultimo esponente attivo di questo trio leggendario.
ESEMPI:
Ecco come la filosofia dell'architettura organica prende vita in alcune delle loro opere più iconiche.
1. High Desert House (Joshua Tree) – Kendrick Kellogg
Questa residenza, conosciuta anche come Kellogg Doolittle House, è considerata uno dei massimi capolavori dell'architettura organica mondiale.
Struttura "Scheletrica": L'edificio non ha pareti portanti tradizionali. È composto da 26 colonne in cemento armato che si aprono a ventaglio come le costole di un fossile o le foglie di una palma.
Dialogo con la Roccia: La casa è costruita direttamente sopra e intorno a enormi massi di granito. Invece di livellare il terreno, Kellogg ha integrato i massi negli interni, usandoli come pareti naturali o supporti per mobili.
Luce e Vetro: Gli spazi tra le "costole" di cemento sono riempiti da vetrate sabbiate che permettono alla luce di piovere all'interno durante il giorno e offrono una vista ininterrotta sulle stelle di notte.
Maniacale Dettaglio Artigianale: Gli interni, curati dall'artista John Vugrin, hanno richiesto quasi vent'anni per essere completati: ogni maniglia, interruttore e mobile è un pezzo unico scultoreo che segue le linee curve della struttura.
2. Ilan-Lael (Santa Ysabel) – James Hubbell
Il nome in ebraico significa "un albero che appartiene a Dio". È il compound di 11 edifici dove Hubbell ha vissuto e lavorato per oltre 60 anni.
Materiali della Terra: Le strutture sono un mosaico di pietra locale, legno di cedro, mattoni di adobe e ferro battuto. I tetti hanno forme ondulate e sembrano "emergere" dal terreno come funghi o formazioni rocciose.
Arte Totale: Ogni superficie è un'opera d'arte. Le pareti sono decorate con vetrate colorate che "lavano" le stanze di luce arcobaleno e mosaici che fluiscono tra interno ed esterno come correnti d'acqua.
Filosofia del Rifugio: A differenza della natura monumentale della casa di Kellogg, Ilan-Lael è pensata come un abbraccio intimo. Gli spazi sono piccoli e accoglienti, progettati per "mettere le braccia attorno" a chi li abita.
La Sinergia: The Onion House, di Kellogg e Hubbell
Un esempio raro in cui le due visioni si fondono è la Onion House alle Hawaii: Kellogg ha progettato la struttura a cupola traslucida, mentre Hubbell ha realizzato le 29 vetrate artistiche e i dettagli in mosaico, creando una simbiosi perfetta tra rigore strutturale e fantasia decorativa.
3. Wing House di Wallace Cunningham
In questa residenza spazio interno ed esterno, natura e spazio antropizzato si abbracciano organicamente in una armonia curvilinea che eleva lo spirito degli abitanti.