venerdì 12 dicembre 2025

Donatella Mazzoleni: architettura organica come psico-antropologia dello spazio, di Carlo Sarno


Donatella Mazzoleni: architettura organica come psico-antropologia dello spazio

di Carlo Sarno



INTRODUZIONE

La teoria di Donatella Mazzoleni (1943) rappresenta l’anima introspettiva e sensoriale dell'architettura organica italiana. Se Aldo Loris Rossi (1933-1918) esplorava la "macro-struttura" e il dinamismo plastico, Mazzoleni si concentra sulla micro-relazione tra lo spazio e la psiche umana, definendo un approccio che potremmo chiamare "Psicobiologia dello spazio".
Ecco i pilastri fondamentali del suo pensiero:

1. La "Terza Pelle" e il Corpo Complessivo
Il concetto centrale di Mazzoleni è che l'architettura non sia un oggetto esterno, ma una membrana biologica.
Identità materica: Lo spazio costruito è l'ultima di tre membrane (pelle biologica, abito, architettura). Se questa "terza pelle" è rigida o estranea ai ritmi del corpo, genera patologie psichiche e sociali.
Oltre il visivo: La sua teoria contesta il "dominio dell'occhio" tipico della modernità. L'architettura deve essere aptica (da toccare), acustica e termica. Lo spazio si "sente" con l'intero sistema nervoso.

2. Gli Archetipi Spaziali: Grembo, Grotta, Labirinto
Mazzoleni attinge profondamente alla psicologia del profondo (Jung) e all'antropologia per identificare le forme che ci fanno sentire "a casa":
L’Origine: La ricerca di spazi concavi, accoglienti e protettivi che richiamano l'esperienza pre-natale.
La Soglia: Non è un semplice muro, ma una zona di transizione organica. Per Mazzoleni, un buon progetto organico si riconosce da come "vibra" lo spazio tra l'interno e l'esterno.

3. La "Geometria del Vivente"
A differenza della geometria euclidea (linee rette, angoli di 90°), Mazzoleni propone una geometria ispirata alla morfogenesi naturale:
Forme non finite: Le sue teorie supportano l'uso di linee curve, frattali e spirali, non per decorazione, ma perché queste forme risuonano con le strutture biologiche interne (vasi sanguigni, polmoni, conchiglie).
Dinamismo evolutivo: L'edificio non è statico; deve poter accogliere il cambiamento e l'invecchiamento dei materiali (pietra, legno, rame) come un corpo che matura.

4. Il Genius Loci e la "Napoletanità" come Metodo
La sua teoria è inseparabile dal contesto di Napoli. Mazzoleni interpreta la città come un organismo millenario:
La città porosa: Riprendendo il concetto di Benjamin, vede nel tufo e nelle cavità napoletane l'esempio perfetto di architettura organica spontanea, dove vuoto e pieno si compenetrano.
Ecologia integrale: Il progetto deve nutrirsi della cultura locale, dei miti e della luce specifica di un luogo per essere davvero "sano".

 

La "Tabula Musicalis", polisemica e sinestetica della professoressa Mazzoleni 
è stata definita “strumento pittorico-plastico-cronografico”

5. Contributo Accademico e Opere
Il suo contributo principale è avvenuto attraverso la saggistica e l'insegnamento presso il Dipartimento di Architettura (DiARC) di Napoli. Testi come “Tra il corpo e la città” e “L'architettura dei sensi” sono pietre miliari che hanno formato generazioni di architetti verso una sensibilità più umana e meno tecnocratica.



DONATELLA MAZZOLENI: LA TEORIA DEI BIOSTRUTTURANTI

La teoria dei biostrutturanti rappresenta il vertice della ricerca di Donatella Mazzoleni: è il tentativo di codificare l'architettura non più come "costruzione di oggetti", ma come generazione di organi esterni che prolungano le funzioni vitali dell'uomo.
Ecco i nuclei profondi di questa teoria intesa come estensione dell'essere:

1. Il concetto di "Biostrutturante"
Per Mazzoleni, un "biostrutturante" è un elemento architettonico che agisce in risonanza con i ritmi biologici. Non è una semplice struttura portante, ma una protesi spaziale:
Risonanza: Così come un polmone si espande per ospitare l'aria, lo spazio biostrutturante deve "espandersi" o "contrarsi" attorno alle necessità psicofisiche dell'utente.
Continuità organica: L'architettura non finisce dove inizia il corpo; il biostrutturante funge da interfaccia che permette all'essere umano di proiettare la propria coscienza e il proprio benessere nel vuoto circostante.

2. L'Estensione dell'Essere: lo spazio come "Sé"
Mazzoleni attinge alla fenomenologia per affermare che lo spazio abitato è una parte costituente dell'identità dell'individuo.
Spazio Egocentrato: L'essere umano non è "nel" mondo come un oggetto in una scatola, ma "abita" il mondo proiettando i propri assi corporei (alto/basso, davanti/dietro) all'esterno.
Materializzazione della psiche: I biostrutturanti (una nicchia, un passaggio di luce, una superficie tattile) sono proiezioni materiali di stati d'animo e bisogni ancestrali di protezione o scoperta.

3. I tre livelli della proiezione
Nella sua teoria, l'estensione dell'essere attraverso i biostrutturanti avviene su tre livelli:
Livello Prossimale (La pelle): Materiali che stimolano il tatto e la temperatura, prolungando la sensibilità cutanea.
Livello Percezionale (I sensi): Dispositivi che modulano la luce, il suono e gli odori, estendendo la capacità degli organi di senso di "abitare" l'ambiente.
Livello Immaginale (Il mito): Forme che richiamano archetipi (la caverna, l'albero, la montagna), estendendo la memoria collettiva dell'uomo nello spazio fisico.

4. Differenza con l'architettura tradizionale
Mentre l'architettura classica cerca la perfezione della forma (statica), la teoria dei biostrutturanti cerca la perfezione del processo (dinamico). L'edificio è "organico" non perché assomiglia a un fiore, ma perché funziona come un apparato vitale aggiunto, capace di nutrire psicologicamente l'abitante.

5. L'eredità nel design e nell'urbanistica
Questa teoria ha spinto a ripensare l'arredo e la cellula abitativa non come mobili inseriti in una stanza, ma come membrane attive. A Napoli, questo si è tradotto in una critica feroce all'edilizia standardizzata, incapace di "estendere" l'essere umano, condannandolo invece alla contrazione e all'alienazione.



UN ESEMPIO DI BIOSTRUTTURANTE: LA SOGLIA ABITATA

Un esempio concreto di biostrutturante inteso come "estensione dell'essere" si ritrova nel modo in cui Mazzoleni e gli organici napoletani hanno reinterpretato la zona d'ingresso e il "filtro" tra interno ed esterno nelle residenze mediterranee.

L'esempio: La "Soglia Abitata" (Il Filtro Biostrutturante)

In una casa progettata secondo questi principi (come alcune sperimentazioni a Posillipo o nei progetti d'interni curati dal suo gruppo di ricerca), l'ingresso non è una porta piatta, ma un organo di transizione.
L'estensione fisica: La parete si ispessisce e diventa concava per accogliere il corpo. Non è più solo un muro, ma un "grembo" (biostrutturante di protezione) che avvolge chi entra, rallentandone il ritmo cardiaco e preparandolo al passaggio dal caos della città alla quiete domestica.
La percezione sensoriale: Il materiale cambia progressivamente. Si passa dal basalto freddo della strada (esterno) al legno caldo o alla pietra porosa (interno) che reagisce alla temperatura del corpo. Qui il biostrutturante estende il senso del tatto prima ancora che quello della vista.
La luce come fluido: La luce non entra da una finestra standard, ma viene canalizzata da fenditure che la riflettono su superfici curve. La luce diventa un "volume" che l'essere umano attraversa, estendendo la percezione del proprio movimento nello spazio (senso cinestesico).

Il paragone con l'architettura non-organica
Architettura standard: La porta è un diaframma netto (0 o 1). L'essere umano subisce uno shock spaziale: fuori/dentro.

Teoria di Mazzoleni: La soglia è un biostrutturante di adattamento. Funziona come la pupilla che si dilata: l'architettura si "muove" (metaforicamente) per assecondare la dilatazione sensoriale dell'uomo che torna nel suo spazio vitale.

Dove vedere questa filosofia in scala maggiore?
Un esempio macroscopico di questa "estensione dell'essere" è la Fabbrica Olivetti a Pozzuoli di Cosenza (precursore amato dai teorici napoletani). Lì, la grande vetrata non è un muro trasparente, ma un biostrutturante che estende la vista del lavoratore fino al mare, eliminando la sensazione di "chiusura" della fabbrica e integrando l'attività nervosa dell'uomo con l'orizzonte naturale.



BIOSTRUTTURANTE E BIOARCHITETTURA MEDITERRANEA

Un esempio calzante di bioarchitettura mediterranea che incarna la teoria dei biostrutturanti di Donatella Mazzoleni è la riprogettazione di cellule abitative ipogee o "case-grotta" tipiche dell'area costiera campana e delle isole (come Ischia o Procida).
Ecco come i principi di "estensione dell'essere" si materializzano in un intervento di questo tipo:


1. Il Tufo come "Pelle Respirante"
In un progetto ispirato alla Mazzoleni, il tufo giallo napoletano non è solo un materiale da costruzione, ma un biostrutturante termico.
Azione: Essendo una pietra porosa, "respira" con l'umidità del mare.
Estensione dell'essere: L'abitante non percepisce il muro come un limite freddo, ma come un polmone minerale che regola la temperatura corporea in modo naturale (bioclimatica passiva), prolungando il benessere omeostatico della pelle umana all'intero involucro della stanza.

2. La "Camera di Luce" (Oculus)
Invece di finestre rettangolari che "tagliano" il paesaggio, si utilizzano aperture zenitali o strombate che seguono la curva del sole.
L'esempio: Un lucernario a imbuto scavato nella roccia che proietta un cerchio di luce in movimento sul pavimento.
Effetto: Questo dispositivo estende il ritmo circadiano dell'individuo all'interno della casa. L'essere umano "sente" il passare delle ore non guardando un orologio, ma attraverso la mutazione luminosa dello spazio, mantenendo una connessione biologica con il tempo solare mediterraneo.

3. Arredi "Osteo-mimetici"
Nella bioarchitettura della Mazzoleni, i mobili non sono pezzi acquistati, ma escrescenze della struttura.
Applicazione: Panche in muratura che emergono direttamente dal pavimento, modellate sulla curva della colonna vertebrale, o nicchie scavate per contenere oggetti.
Significato: Questi sono "biostrutturanti di sostegno". L'atto del sedersi o del riporre diventa un gesto di fusione con l'architettura. La casa diventa un esoscheletro che asseconda la gestualità ancestrale del corpo mediterraneo (il riposo, la convivialità bassa).

4. Il Sistema delle Acque (Il "Sistema Linfatico")
Il recupero delle cisterne romane o borboniche per la raccolta dell'acqua piovana, integrato con piccole fontane interne per il raffrescamento evaporativo.
Estensione: L'udito e la percezione del fresco sono stimolati dal suono dell'acqua. L'architettura estende il sistema di raffreddamento del corpo umano all'ambiente, creando un microclima di benessere psicofisico senza l'uso di macchine asettiche.

Sintesi dell'Esempio
Immagina una residenza a Anacapri dove le pareti sono curve e intonacate a calce (materiale antibatterico e igroscopico), dove non esistono spigoli vivi e la luce entra filtrata da rampicanti. Questo spazio non è un "prodotto edilizio", ma un biostrutturante complesso che permette all'essere umano di espandere la propria coscienza sensoriale fino ai confini del giardino e del mare.



LA TEORIA DI MAZZOLENI COME EVOLUZIONE PSICO-ANTROPOLOGICA DELL'ARCHITETTURA ORGANICA

La teoria di Donatella Mazzoleni segna il passaggio dall'architettura organica intesa come forma ispirata alla natura (Wright) o come funzione democratica (Zevi), all'architettura come processo costitutivo dell'identità umana.
Rappresenta un'evoluzione psico-antropologica perché sposta l'indagine dall'edificio al "corpo-mente" che lo abita, secondo questi pilastri:

1. Dall'Organismo Estetico all'Organismo Sensoriale
Mentre il primo organicismo cercava un'armonia visiva con il paesaggio, Mazzoleni sostiene che l'architettura è biologica solo se risuona con il sistema nervoso dell'uomo.
Evoluzione: Non basta che una casa sembri un fiore; deve agire come una "terza pelle". La teoria analizza come lo spazio influenzi la pressione arteriosa, il ritmo del respiro e lo stato d'animo. L'architettura diventa una protesi dei sensi (tatto, udito, termocezione) prima che un piacere per gli occhi.

2. Lo Spazio come Proiezione dell'Inconscio (Archetipi)
Mazzoleni introduce una dimensione antropologica profonda legata ai miti e agli archetipi Dipartimento di Architettura - Università Federico II.
L'essere umano "abita" i propri ricordi: Lo spazio organico non è una scatola neutra, ma la proiezione di strutture mentali ancestrali. Il concetto di "grembo" (rifugio), "caverna" (protezione) o "orizzonte" (libertà) sono biostrutturanti che rispondono a bisogni psichici che l'uomo si porta dietro dall'età della pietra.

3. La "Geometria della Carne" contro quella di Euclide
In termini antropologici, Mazzoleni contesta la pretesa razionalista di imporre all'uomo angoli retti e spazi standardizzati (il Modulor di Le Corbusier).
Evoluzione: Propone una geometria basata sul movimento reale del corpo nello spazio (cinestetica). L'essere umano non cammina per linee rette e non è fatto di spigoli; un'architettura che evolve psico-antropologicamente deve assecondare la fluidità e la "morbidezza" del gesto umano per non creare alienazione.

4. Il Genius Loci come Identità Culturale
L'evoluzione antropologica risiede anche nel legame indissolubile con la cultura del luogo (il Mediterraneo).
L'essere è situato: L'uomo non è un'entità astratta, ma un essere che appartiene a un suolo. La teoria di Mazzoleni recupera l'uso di materiali locali (tufo, calce) non per folclore, ma perché sono gli unici capaci di mantenere quel "collegamento materico" con la terra che stabilizza la psiche dell'individuo.

In sintesi
Se l'architettura organica di inizio '900 era una rivoluzione stilistica, quella di Donatella Mazzoleni è una scienza dell'abitare che indaga come la materia costruita possa curare o ferire l'animo umano, estendendo l'essere oltre i limiti fisici della propria pelle.



NEOROARCHITETTURA E BIOFILIA CONTEMPORANEA

La teoria di Donatella Mazzoleni funge da ponte ideale tra l'organicismo storico e le moderne scienze cognitive, anticipando di decenni i pilastri della Neuroarchitettura e della Biofilia.

1. La relazione con la Neuroarchitettura
La neuroarchitettura studia come l'ambiente costruito modifichi il nostro cervello e le nostre risposte ormonali. Mazzoleni ha intuito questo legame attraverso il concetto di biostrutturante:
Risposta allo stress: Mentre la neuroarchitettura oggi misura i livelli di cortisolo in spazi angusti o troppo rigidi, Mazzoleni parlava di "spazi alienanti" che negano la proiezione del sé.
Geometrie e Amigdala: Studi moderni (come quelli di Academy of Neuroscience for Architecture - ANFA) dimostrano che gli angoli acuti attivano l'amigdala (paura), mentre le linee curve e organiche care alla Mazzoleni attivano aree legate al piacere e alla ricompensa.
L'essere situato: La neuroarchitettura conferma che il nostro cervello non distingue nettamente tra il corpo e lo spazio circostante; per la mente, l'architettura è davvero una "terza pelle", esattamente come teorizzato dalla studiosa napoletana.

2. La relazione con la Biofilia
La Biofilia (teorizzata da E.O. Wilson) afferma che l'uomo ha una tendenza innata a cercare connessioni con la natura. Mazzoleni evolve questo concetto in chiave architettonica:
Non solo verde: Per la biofilia contemporanea (si vedano i 14 Patterns of Biophilic Design di Terrapin Bright Green), non basta aggiungere piante. Bisogna richiamare la complessità della natura.
Analogie materiche: L'uso dei "materiali che invecchiano" (tufo, legno, rame) proposto da Mazzoleni risponde al bisogno biofilico di percepire processi vitali e temporali.
Luce e Aria: Il biostrutturante che modula la luce naturale risponde alla necessità biofilica di mantenere il legame con i ritmi circadiani, migliorando la salute e la produttività.

3. Sintesi: L'Umanesimo Scientifico
In sintesi, Mazzoleni ha trasformato l'intuizione poetica dell'architettura organica in una teoria dell'interazione:
Mazzoleni: Lo spazio è una proiezione dei sensi e del mito.
Neuroarchitettura: Lo spazio è uno stimolo elettrochimico per i neuroni.
Biofilia: Lo spazio è l'habitat naturale della specie umana.

Questa convergenza oggi permette di progettare scuole, ospedali e case che non sono solo "belli", ma curativi, riducendo i tempi di guarigione e migliorando le capacità cognitive attraverso l'uso di forme "amiche" della biologia umana.



BIOSTRUTTURANTI E SINESTESIA ARCHITETTONICA

Per la teoria di Donatella Mazzoleni, il design moderno ha commesso l'errore di essere "oculocentrico", riducendo l'architettura a un'immagine da consumare. Un approccio basato sui biostrutturanti mira invece a una sinestesia architettonica, dove lo spazio viene "sentito" prima ancora di essere visto.
Ecco come i sensi non visivi diventano protagonisti nel design contemporaneo ispirato a questa visione:

1. Il Tatto (Haptic Design) e la Termocezione
Il tatto è il senso della prossimità e della sicurezza.
Biostrutturante materico: L'uso di materiali con diverse temperature e texture (il freddo del marmo, il calore del legno, la porosità del tufo) permette al corpo di orientarsi.
Design moderno: Un approccio sinestetico progetta le maniglie, i corrimano e i pavimenti non solo per la forma, ma per la risposta tattile. Camminare a piedi nudi su una superficie vibrante estende la consapevolezza del proprio corpo (propriocezione) all'intero edificio Università degli Studi di Napoli Federico II.

2. L'Udito (Paesaggi Sonori e Acustica Organica)
Il suono definisce la dimensione psicologica dello spazio (spazio intimo vs spazio monumentale).
Biostrutturante acustico: Mazzoleni suggerisce l'uso di superfici che non si limitino a isolare, ma che "accordino" lo spazio. Il riverbero di una stanza agisce come una cassa di risonanza per il respiro e la voce.
Design moderno: L'uso di pareti in muschio stabilizzato o pannelli in fibra di legno non serve solo al comfort, ma a creare quel silenzio "vivo" che riduce lo stress e favorisce l'introspezione.

3. L'Olfatto (Identità e Memoria)
L'olfatto è il senso più vicino al sistema limbico e alle emozioni.
Biostrutturante olfattivo: Un edificio organico utilizza materiali che emettono odori naturali (resine di legno, calce, essenze vegetali).
Design moderno: L'integrazione di sistemi di ventilazione naturale che trasportano il profumo di un giardino interno estende l'essere umano verso la natura circostante, creando un'ancora mnemonica potente con il "luogo" Fondazione Bruno Zevi.

4. La Sinestesia come Metodo Progettuale
In un approccio sinestetico, i sensi non lavorano isolati:
Luce "tattile": Una luce radente che enfatizza la rugosità di una pietra trasforma un'esperienza visiva in una sensazione tattile.
Materiali "sonori": Un pavimento in legno che "scricchiola" o risuona in modo sordo comunica al cervello informazioni sulla densità e sulla sicurezza dello spazio.

Perché è fondamentale oggi?
Il design moderno sinestetico combatte l'anestesia sensoriale delle città contemporanee (fatte di vetro e plastica asettica). Recuperare i sensi non visivi significa:
Migliorare l'accessibilità per i non vedenti.
Ridurre l'ansia negli ambienti di cura.
Restituire all'uomo la sensazione di essere un "organismo situato" e non un semplice spettatore.



ESEMPIO: ARREDAMENTO APTICO NEL DESIGN SCANDINAVO

Nel design scandinavo, l'arredamento aptico (dal greco hàptikos, "capace di toccare") trasforma il mobile da semplice oggetto funzionale a biostrutturante di prossimità. Se l'architettura è la "terza pelle", l'arredo è l'interfaccia immediata che permette al corpo di "sentire" lo spazio domestico.
Ecco come i principi di Donatella Mazzoleni si riflettono in questo stile:

1. La "Verità della Materia" (Honest Materials)
Il design scandinavo rifiuta le finiture sintetiche che "anestetizzano" il tatto.
Legno a poro aperto: Superfici in rovere o frassino non laccate, ma trattate con oli naturali. Al tatto, il legno conserva la sua vulnerabilità termica (non è freddo come la plastica) e la sua rugosità, stimolando i meccanocettori della mano.
Pelle conciata al vegetale: Invecchiando, la pelle muta consistenza e odore, estendendo la percezione del tempo biologico all'interno della casa.

La Paimio 41, di Alvar Aalto

2. Forme "Organico-Antropomorfe"
I grandi maestri come Alvar Aalto o Hans Wegner hanno creato arredi che sono "protesi" del riposo:
La Curva come Sostegno: Una sedia come la Paimio di Aalto non è progettata su una griglia geometrica, ma sulla curva dei polmoni e della colonna vertebrale per facilitare la respirazione.
Morbidezza Visiva e Tattile: Gli spigoli vengono smussati (arrotondamento aptico). Il cervello, attraverso la neuro-estetica, percepisce queste forme come "sicure", riducendo lo stato di allerta muscolare.

3. Contrasti Sensoriali (Hygge e Sinestesia)
L'arredamento scandinavo gioca sul dialogo tra opposti per risvegliare i sensi:
Lana vs Legno: L'accostamento di un tessuto grezzo (come il bouclé o la lana cotta) su una struttura in legno liscio crea una "vibrazione tattile".
Il Ruolo della Luce: Le lampade (come quelle di Poul Henningsen per Louis Poulsen) sono biostrutturanti luminosi che schermano la lampadina per emettere una luce "morbida", che non ferisce l'occhio e invita al tocco.

4. L'Artigianato come "Traccia dell'Essere"
Un mobile aptico porta spesso i segni della lavorazione manuale. Per la Mazzoleni, la traccia dell'uomo sulla materia è un connettore antropologico: sentire sotto le dita l'incastro a coda di rondine o la levigatura manuale estende la nostra identità verso la storia del "fare" umano.

Perché è un'architettura organica in miniatura?
Perché l'arredo scandinavo non invade lo spazio, ma lo struttura attorno all'uomo. Non è un oggetto da guardare (estetica), ma un partner del corpo (biopsicologia).



PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA TEORIA ORGANICA DI MAZZOLENI

La teoria di Donatella Mazzoleni rappresenta l’evoluzione psico-antropologica dell'architettura organica, spostando l'attenzione dall'estetica della forma alla biologia dell'abitare.
Ecco un riassunto dei principi cardine:

1. L’Architettura come "Terza Pelle"
L’edificio non è un oggetto separato, ma un’estensione del corpo umano. Mazzoleni identifica una continuità biologica:
Prima pelle: Il derma.
Seconda pelle: Gli abiti.
Terza pelle: Lo spazio costruito.
L’architettura deve quindi "respirare" e interagire con l'individuo come un apparato organico.

2. Il Concetto di "Biostrutturante"
I biostrutturanti sono elementi architettonici che fungono da protesi dei sensi e della psiche. Non sono semplici muri, ma dispositivi che:
Assecondano il corpo: Forme e materiali che risuonano con i ritmi fisiologici (respiro, battito, termoregolazione).
Estendono l'Essere: Permettono all'io di proiettarsi nello spazio, trasformando il vuoto in un luogo di appartenenza.

3. La Sinestesia e i Sensi non Visivi
Contro il dominio della vista (oculocentrismo), la Mazzoleni propone un approccio plurisensoriale:
Tatto e Termocezione: Uso di materiali naturali (tufo, legno, argilla) che offrono piacere tattile e comfort termico.
Udito e Olfatto: Progettazione del riverbero sonoro e della ventilazione naturale per stimolare la memoria e il rilassamento.

4. Archetipi Spaziali: Il Grembo e la Soglia
La teoria attinge all'antropologia per identificare spazi che garantiscano il benessere psichico:
Il Grembo/Caverna: Spazi concavi e protettivi che offrono sicurezza ancestrale.
La Soglia: Un "biostrutturante di transizione" che deve mediare gradualmente il passaggio tra il caos esterno e l'intimità interna, evitando shock sensoriali.

5. Il Rapporto con il Genius Loci
L'architettura organica deve nascere dal suolo (es. il tufo napoletano o la calcarenite di Matera). L'essere umano è un "organismo situato": la sua stabilità mentale dipende dal legame materico e culturale con il territorio in cui vive.

In sintesi
Per Donatella Mazzoleni, progettare in modo organico significa materializzare la psiche e umanizzare la tecnica, creando spazi che non siano solo abitazioni, ma strumenti di cura e riappropriazione del sé.



FRANK LLOYD WRIGHT E DONATELLA MAZZOLENI

              
     
La relazione tra Frank Lloyd Wright (1867-1959) e Donatella Mazzoleni è quella che intercorre tra un fondatore visionario e una teorica radicale: Mazzoleni prende il concetto wrightiano di "organico" e lo interiorizza, spostando il focus dal paesaggio esterno alla biologia interna dell'uomo.
Ecco i punti di contatto e di evoluzione:

1. Dalla Natura "Paesaggio" alla Natura "Biologia"
Wright: Per lui, l'architettura organica deve armonizzarsi con la natura esterna (rocce, alberi, cascate), come in Fallingwater (Casa sulla Cascata). L'edificio è un organismo che cresce nel terreno.
Mazzoleni: Accetta questa premessa ma sostiene che la "vera" natura da integrare è la natura umana. L'architettura è organica non perché imita un fiore, ma perché funziona come un organo aggiunto del corpo (il biostrutturante).

2. Lo Spazio Interno: Libertà vs Identità
Wright: Introdusse la pianta libera, rompendo la "scatola muraria" per liberare l'uomo dalle convenzioni sociali Frank Lloyd Wright Foundation.
Mazzoleni: Evolva il concetto verso la psicologia del profondo. La rottura della scatola non serve solo alla libertà di movimento, ma a permettere alla psiche di espandersi. Lo spazio di Wright diventa per la Mazzoleni il luogo dove l'individuo "proietta" i propri archetipi (il grembo, la caverna).

3. I Materiali: Onestà vs Risonanza
Wright: Usava materiali naturali (pietra, legno) per la loro "onestà" e per legare l'opera al sito.
Mazzoleni: Va oltre l'estetica del materiale. Per lei, il legno o la pietra di Wright sono fondamentali perché hanno una frequenza sensoriale (tatto, odore, calore) che risuona con il sistema nervoso umano. È una visione sinestetica della materia che Wright praticava istintivamente e che Mazzoleni teorizza scientificamente.

4. Il ruolo dell'Uomo: L'Abitante vs Il Vivente
Wright: Progettava per un "uomo democratico" e moderno, cercando di elevarne lo spirito attraverso la bellezza.
Mazzoleni: Progetta per un "organismo vivente" che ha bisogni ancestrali. Se Wright è l'architetto del benessere sociale, Mazzoleni è l'architetto del benessere biopsichico.

5. Sintesi della filiazione
Si può dire che Donatella Mazzoleni abbia fornito la base scientifica e antropologica alle intuizioni poetiche di Wright. Dove Wright diceva "lo spazio è la realtà dell'edificio", la Mazzoleni aggiunge "perché quello spazio è l'unico luogo dove l'essere umano può completare la propria identità biologica".



HUNDERTWASSER E DONATELLA MAZZOLENI

               

La relazione tra Donatella Mazzoleni e Friedensreich Hundertwasser (1928-2000) è una delle più affascinanti convergenze dell'architettura del Novecento: entrambi considerano l'edificio non come un oggetto inanimato, ma come una "membrana vitale" che avvolge l'essere umano.
Sebbene Mazzoleni parta da una base accademica/antropologica e Hundertwasser da una poetica artistico-ecologista, le loro teorie coincidono in punti fondamentali:

1. La Teoria delle "Pelli"
È il punto di contatto più forte. Entrambi teorizzano che l'uomo non finisca con la sua epidermide:
Hundertwasser: Celebre per la sua teoria delle Cinque Pelli (Epidermide, Abiti, Casa, Identità sociale, Ecosphere).
Mazzoleni: Propone la triade Corpo-Abito-Architettura, dove l'architettura è la "Terza Pelle".
Convergenza: Per entrambi, se la "pelle-casa" è malata (rigida, asettica, rettilinea), anche l'uomo si ammala. L'architettura deve essere traspirante e organica come un organismo biologico.

2. L'Odio per la Linea Retta
Entrambi vedono nella linea retta euclidea uno strumento di oppressione psichica:
Hundertwasser: Definiva la linea retta "atea e immorale", preferendo la spirale e le linee curve della natura.
Mazzoleni: Sostiene che l'uomo, essendo un organismo fluido e asimmetrico, non può abitare felicemente in "scatole murarie" rigide. I suoi biostrutturanti devono assecondare la curva e la morbidezza del gesto umano (cinestetica).

3. Il "Diritto alla Finestra" e l'Abitante-Creatore
Entrambi credono che l'abitante debba "appropriarsi" del proprio spazio:
Hundertwasser: Teorizzava il "Diritto alla finestra", ovvero il permesso per l'inquilino di decorare e modificare la facciata attorno alla propria apertura per esprimere il proprio Sé.
Mazzoleni: Parla di "estensione dell'essere". Il biostrutturante è tale solo se permette alla psiche dell'abitante di proiettarsi sulla materia. L'architettura deve essere un processo aperto, non un prodotto finito e intoccabile.

4. Biofilia e "Bosco in Casa"
Hundertwasser: Inseriva alberi che uscivano dalle finestre ("alberi inquilini") e tetti pensili erbosi per riconnettere l'uomo alla terra Hundertwasserhaus a Vienna.
Mazzoleni: Identifica nel legame con il mondo vegetale e minerale (il tufo, le piante) un bisogno antropologico primordiale. Per lei, la natura nell'architettura non è decorativa, ma strutturale per la salute mentale.

Differenza di Approccio
Mentre Hundertwasser usa il colore esplosivo e la decorazione fiabesca per curare l'anima, Mazzoleni e Rossi puntano sulla matericità nuda (il tufo, il cemento plastico) e sulla psicologia dello spazio profondo. Hundertwasser è "pittorico", Mazzoleni è "viscerale".



ALDO LORIS ROSSI E DONATELLA MAZZOLENI


      

La relazione tra Aldo Loris Rossi e Donatella Mazzoleni (compagni nella vita e nella ricerca accademica a Napoli) è una delle più fertili "simbiosi intellettuali" del Novecento. Si può definire come un rapporto tra Macro-struttura (Rossi) e Micro-percezione (Mazzoleni).
Ecco i punti chiave del loro legame teorico:

1. Complementarità di Scala: Città vs Corpo
Aldo Loris Rossi lavorava sulla scala urbana e territoriale. La sua teoria vedeva l'architettura come una "macchina biologica" complessa, capace di sfidare il caos della città (come in Piazza Grande). Per lui, l'organismo era una struttura potente, frammentata e svettante.
Donatella Mazzoleni ha portato questa visione all'interno, sulla scala del corpo e dei sensi. Ha teorizzato come quella "macchina" debba interagire con il sistema nervoso dell'individuo, trasformando la forza plastica di Rossi in benessere sensoriale (il biostrutturante).

2. Dalla "Protesi della Natura" alla "Terza Pelle"
Entrambi rifiutavano l'architettura come "oggetto inanimato", ma con sfumature diverse:
Per Rossi, l'edificio è una protesi della natura: un innesto tecnologico che estende le possibilità dell'uomo di abitare territori difficili.
Per Mazzoleni, l'edificio è la terza pelle: non un innesto meccanico, ma una membrana sensibile che deve "respirare" con l'abitante. Rossi fornisce l'ossatura (lo scheletro), Mazzoleni fornisce la pelle e il sistema nervoso.

3. La Lotta contro il Razionalismo
Entrambi hanno combattuto ferocemente la "scatola muraria" e il minimalismo asettico, considerandoli patogeni per l'uomo:
Rossi usava la dissonanza e la complessità delle forme per rompere la monotonia urbana.
Mazzoleni usava la sinestesia e la materia per rompere l'anestesia dei sensi. Insieme, hanno promosso un'architettura che "emoziona" e "scuote" l'utente, rifiutando la passività del vivere moderno.

4. Il Laboratorio Napoletano
Insieme hanno interpretato Napoli non come un limite, ma come un'opportunità:
La Casa-Studio e altri progetti minori sono stati il terreno in cui la struttura dinamica di lui si fondeva con l'attenzione materica di lei (il tufo a vista, le nicchie scavate).
Hanno influenzato la "Scuola di Napoli" Dipartimento di Architettura - DiARC, insegnando che l'architettura deve essere umanesimo integrale: tecnica e psiche in un solo organismo.

In sintesi
Senza la struttura audace di Rossi, la teoria della Mazzoleni rischierebbe di essere solo interior design psicologico; senza la sensibilità della Mazzoleni, l'architettura di Rossi rischierebbe di essere solo un brutalismo visionario. Insieme, formano il cuore dell'architettura organica integrale.



LA CASA-STUDIO A NAPOLI: STRUTTURA DINAMICA E BIOSTRUTTURANTE MATERICO

Un esempio straordinario di collaborazione che fonde la potenza plastica di Rossi e la sensibilità antropologica di Mazzoleni è la Casa-Studio a Napoli (via Chiatamone), spesso citata come il laboratorio vivente della loro "Simbiosi Organica".
In questo progetto, i due architetti trasformano un interno storico in un organismo abitativo che applica simultaneamente le loro due teorie. Ecco l'analisi dei contributi specifici:

1. L'Ossatura di Aldo Loris Rossi: La Struttura Dinamica
Rossi interviene sullo spazio con una logica di scomposizione quadridimensionale:
La rottura dei livelli: Introduce soppalchi, passerelle e scale in ferro e legno che rompono la scatola muraria originale. Lo spazio non è più una serie di stanze, ma un flusso continuo di volumi che si incastrano.
La "Struttura Abitativa": Gli elementi strutturali sono lasciati a vista, quasi a sottolineare che la casa è una "protesi tecnologica" che permette di moltiplicare le superfici d'uso in un contesto densissimo come quello napoletano.

2. La Pelle di Donatella Mazzoleni: Il Biostrutturante Materico
Mazzoleni "riveste" questa struttura con una profondità psico-sensoriale:
Il Tufo Nudo: Mentre Rossi organizza i flussi, Mazzoleni decide di spogliare le pareti portanti, riportando alla luce il tufo giallo. Per lei, quella materia è il grembo (archetipo del rifugio) che deve assorbire i sensi dell'abitante.
Sinestesia Tattile: Il contrasto tra il metallo freddo delle strutture di Rossi e il calore poroso della pietra di Mazzoleni crea una "tensione vibrante" che tiene sveglio il sistema nervoso, evitando l'anestesia percettiva.

3. La Sintesi: Lo Spazio del "Sé"
Il risultato è un'opera dove:
Il Vuoto è attivo: Non è assenza di materia, ma uno spazio "teso" dove l'individuo può proiettare la propria identità.
L'arredo è escrescenza: I tavoli e le librerie (progettati insieme) sembrano nascere dalle pareti di tufo o dalle travi d'acciaio, eliminando la distinzione tra contenitore e contenuto.

4. Il significato culturale
Questo progetto dimostra che l'architettura organica è un un tentativo di umanizzare la modernità. La casa di via Chiatamone è un biostrutturante che permette di abitare la storia (il tufo) attraverso la tecnologia moderna (il ferro), estendendo l'essere umano in entrambe le direzioni temporali.



ESEMPI A SCALA URBANA: MEGA-STRUTTURA E BIOSTRUTTURANTE COLLETTIVO

Nella scala urbana, la visione dei due architetti Loris Rossi e Mazzoleni si è tradotta in progetti che sfidano la monotonia delle periferie, cercando di creare organismi sociali complessi. Se Loris Rossi forniva l'audacia strutturale della "mega-struttura", Mazzoleni infondeva la necessità di spazi di relazione che fossero "biostrutturanti collettivi".
Ecco i due esempi più significativi di questa traduzione:

1. Il Complesso residenziale Piazza Grande (Napoli, Ponticelli)



Questo è il progetto dove la visione pubblica raggiunge la massima potenza.
La visione di Rossi (L'anello Polimorfo): Un enorme edificio a pianta circolare che funge da "mura abitata". La struttura non è piatta, ma densa di torri, scale e sbalzi dinamici. Rappresenta l'idea di città compatta che si difende dal degrado circostante.
La visione di Mazzoleni (Il Grembo Urbano): Lo spazio centrale è concepito come un'immensa agorà, un biostrutturante a scala urbana. L'obiettivo era creare un "abbraccio materno" architettonico che favorisse la socialità spontanea, estendendo l'essere del singolo cittadino verso la comunità.
Esito: Sebbene l'opera oggi soffra di incuria, resta un esempio unico di come l'architettura organica abbia tentato di dare dignità monumentale alle periferie popolari.

2. La Casa del Portuale (Napoli, Zona Portuale)



Un edificio-icona che funge da nodo tra la città e il mare.
L'organismo funzionale: Qui la teoria organica si traduce in una spazio pulsante di cemento armato. Le diverse funzioni (uffici, servizi, svago per i lavoratori) non sono divise in piani anonimi, ma incastrate in un continuum plastico.
Simbiosi materica: L'uso del cemento a vista esaspera la percezione del peso e della forza, quasi a voler dialogare con la stazza delle navi. È un'architettura che "sente" il porto, diventando un biostrutturante che media tra la fatica del lavoro e il paesaggio marittimo.

3. Chiesa di S. Maria della Libera, a Portici




Sintesi
Nelle opere pubbliche, la loro visione ha cercato di dimostrare che:
L'architettura sociale può essere complessa e bella, non solo funzionale.
La città deve essere un organismo vivente fatto di nodi di intensità, non una griglia piatta.
Il cittadino ha diritto a uno spazio che risuoni con la sua psiche e identità, ed esprima una architettura organica alla vita e libertà esistenziale.











mercoledì 10 dicembre 2025

La teoria dell'architettura organica di Hugo Haring: Organwerk, di Carlo Sarno

 

La teoria dell'architettura organica di Hugo Haring: Organwerk

di Carlo Sarno 


INTRODUZIONE

Hugo Häring (1882-1958), architetto tedesco espressionista, fu il teorico principale dell'architettura organica europea, definendo l"Organwerk" (opera organica o essenza programmatica dell'organismo): un edificio deve svilupparsi organicamente dalla sua funzione, non imporre forme preconcette, diventando un organismo completo e vitale, una seconda pelle per l'uomo, in armonia con le esigenze e il contesto, usando curve, piani orizzontali e materiali naturali per creare unità con la natura e l'attività umana.
Principi chiave della teoria di Häring:
  • Nascita dalla funzione (Organwerk): La forma deve emergere dalla performance del lavoro (funzione), come un organismo vivente, non da formule astratte o geometriche.
  • Edificio come organismo: La casa è vista come un prolungamento del corpo umano, una "seconda pelle" o un organo corporeo, che accoglie la vita.
  • Contro il razionalismo rigido: Si opponeva alla rigidità geometrica e alle forme schematizzate del razionalismo, preferendo la fluidità e la complessità delle forme naturali.
  • Materiali e spazio: Utilizzava materiali che esaltavano la naturalezza (legno, pietra) e giocava con piani orizzontali e curve sinuose per creare un'integrazione fluida tra uomo, edificio e ambiente.
  • Architetto come creatore di vitalità: L'architetto crea un'entità con vitalità spirituale, non si limita alla pura costruzione materiale, servendo una cultura superiore. 
Contesto e influenza:
  • Influenzato dal movimento organicista europeo (D'Arcy Thompson) e da figure come Frank Lloyd Wright (che teorizzava l'armonia uomo-natura), Häring applicò questi principi in Germania.
  • La sua visione portò a un'architettura che rispondeva intimamente alle esigenze umane e del sito, creando un'unità filosofica e spaziale. 



TEORIA DELL'ARCHITETTURA ORGANICA DI HUGO HARING


Hugo Häring ha sviluppato una teoria dell'architettura organica basata sul concetto di "Organwerk" (opera organica o essenza programmatica dell'organismo), che rifiutava l'imposizione di forme geometriche astratte a favore di un design che rispondesse intrinsecamente alla funzione, al contesto e ai materiali specifici. 
Principi Fondamentali della Teoria di Häring
  • Funzionalismo Radicale: Häring sosteneva che la forma architettonica dovesse emergere dalle esigenze funzionali specifiche dell'edificio e dei suoi abitanti, piuttosto che da canoni estetici o stilistici predefiniti. La funzione (intesa in senso ampio, includendo aspetti psicologici e sociali) doveva generare la forma.
  • Contro la Geometria Astratta: Si opponeva al razionalismo dominante (rappresentato da figure come Mies van der Rohe) che imponeva forme geometriche universali e standardizzate (come il cubo o la linea retta) a ogni progetto, indipendentemente dal contesto.
  • Unicità del Progetto: Per Häring, ogni edificio era un organismo unico, la cui forma doveva scaturire dall'interno verso l'esterno, adattandosi specificamente al suo scopo e al suo ambiente, in modo simile a come si sviluppano gli organismi naturali.
  • Armonia tra Uomo e Natura: L'obiettivo finale era creare un'armonia tra l'uomo, l'edificio e la natura circostante, integrando elementi artificiali e naturali in un unico "organismo spaziale".
  • Materiali Naturali: L'uso di materiali che esaltassero la naturalezza del design, come il legno massello, era preferito per accentuare l'integrazione con l'ambiente. 
La teoria di Häring si distingue per un approccio progettuale che segue le leggi degli organismi naturali e persegue l'idea di un'unità inscindibile tra edificio e contesto, in netta contrapposizione ai dettami dello "Stile Internazionale". La sua opera più nota che esemplifica questi principi è il Granaio di Gut Garkau (1924-1925), un edificio rurale in cui la forma e la disposizione sono dettate esclusivamente dalle esigenze agricole e funzionali. 









 








  
La teoria dell'architettura organica di Hugo Häring è un approccio radicalmente funzionalista ed espressionista che si opponeva fermamente all'imposizione di forme geometriche astratte o stili universali. Häring vedeva ogni progetto come un'entità unica, il cui design doveva emergere dalle condizioni specifiche del luogo, della funzione e dei materiali, un concetto che definiva "Organwerk" o "essenza programmatica dell'organismo".
Principi Chiave della Teoria
  • Il Rifiuto della Geometria Imposta: Häring considerava la geometria (assi, griglie, forme platoniche come il cubo) una "camicia di forza" che ostacolava lo sviluppo naturale dell'edificio. Credeva che l'architettura moderna, inclusi i lavori di Le Corbusier o Mies van der Rohe, fosse ancora legata a un formalismo accademico nel suo uso dogmatico di forme preconcette.
  • Funzione come Generatore di Forma (Gestaltung): La forma di un edificio non doveva essere il risultato dell'espressione personale dell'architetto, ma piuttosto scaturire intrinsecamente dal programma funzionale, dalle esigenze degli abitanti e dal contesto. Questo processo, chiamato Gestaltung (formazione della forma), era inteso come la scoperta della forma "giusta" per un compito specifico, piuttosto che l'applicazione di uno stile.
  • L'Edificio come Organismo Unico: Ogni struttura doveva essere un organismo spaziale unico, che rispondeva alle condizioni immediate e le rifletteva. L'edificio non era un contenitore indifferente al suo contenuto, ma una risposta specifica all'individualità delle condizioni di progettazione.
  • Integrazione con il Contesto e i Materiali: Diversamente dall'architettura organica di Frank Lloyd Wright (che si concentrava sull'integrazione fisica nel paesaggio), la teoria di Häring si focalizzava maggiormente sull'armonia tra uomo, funzione e ambiente, usando materiali che esaltassero la naturalezza del design. 
Häring sosteneva un'architettura di "massima appropriatezza", dove la volontà dell'artista era subordinata alla forza generativa insita nel compito progettuale stesso, portando a forme spesso non convenzionali o curve che seguivano la logica interna dell'uso e dello spazio abitativo. L'esempio più emblematico di questa teoria è il Granaio di Gut Garkau (1924-1925), la cui pianta e sezione sono modellate sulle esigenze funzionali dell'agricoltura, rifiutando ogni simmetria o forma standardizzata. 


Il concetto di "Organwerk", o "Essenza programmatica dell'Organismo", è il nucleo della teoria dell'architettura organica di Hugo Häring. Si tratta di un'idea filosofica e progettuale che rifiuta esplicitamente la supremazia delle forme geometriche astratte a favore di un design che nasce dalle esigenze intrinseche del progetto stesso. 
Descrizione del Concetto di Organwerk
  1. Forma dalla Funzione (Form Follows Function): Il principio fondamentale è che la forma architettonica non deve essere imposta dall'esterno, da uno stile o da leggi geometriche universali, ma deve emergere "dall'interno verso l'esterno", proprio come accade negli organismi naturali. L'edificio deve funzionare come un "organo" che adempie in modo ottimale a una funzione specifica.
  2. Unicità e Individualità: Ogni progetto è unico e irripetibile. L'Organwerk implica che non possono esistere "stili" universali o soluzioni standardizzate applicabili a contesti diversi. La forma finale è una risposta specifica all'individualità dell'oggetto da configurare, che include il sito, i materiali, e le persone che lo useranno.
  3. Processo di Scoperta, non di Costruzione: Häring parlava di "cercare forme" piuttosto che "imporle", di "scoprire" la forma "giusta" piuttosto che "costruirla". Il progettista agisce quasi come un mediatore che permette alla forma di manifestarsi naturalmente, in armonia con le leggi della natura.
  4. Rifiuto del Formalismo Geometrico: La geometria pura, che Häring associava a una tradizione "latina" o classica (e che criticava in architetti come Mies van der Rohe), era vista come rigida e morta, incapace di cogliere la dinamicità e la complessità della vita. Le forme che ne derivavano erano spesso non convenzionali, asimmetriche e modellate per seguire la logica interna dell'uso e dello spazio abitativo. 
L'Organwerk è l'idea che un edificio debba essere un organismo spaziale coeso e funzionale, dove ogni parte contribuisce al tutto in modo armonico e naturale, rifiutando ogni imposizione esterna in favore di uno sviluppo organico e funzionale. 


La metodologia dell'"Organwerk" (Opera Organica) di Hugo Häring non segue un insieme rigido di regole formali, ma si basa su un approccio processuale e sperimentale che subordina la volontà estetica dell'architetto alle leggi intrinseche del compito progettuale.
Ecco i passaggi chiave della metodologia:
1. Analisi Funzionale Radicale
Il punto di partenza è un'analisi estremamente approfondita e priva di preconcetti delle esigenze funzionali. Häring studiava meticolosamente:
  • Lo scopo: A cosa serve esattamente l'edificio?
  • Gli utenti: Chi lo abiterà e quali sono i loro bisogni psicologici e fisici?
  • Il processo: Come si svolgeranno le attività all'interno dello spazio?
Questa fase mira a comprendere l'essenza del problema progettuale prima ancora di pensare a una "forma".
2. Ricerca della "Forma Giusta" (Gestaltungsprozess)
A differenza dell'approccio razionalista che applicava forme standard, la metodologia di Häring implicava un processo di ricerca (spesso attraverso schizzi e modelli) per "scoprire" la forma ottimale. Non si trattava di inventare una forma, ma di permettere che la forma emergente fosse la risposta più appropriata ai requisiti identificati. Questo processo era definito Gestaltung (formazione/configurazione della forma).
3. Modellazione dello Spazio Interno
La forma dell'edificio nasceva dall'interno verso l'esterno. Häring dava priorità alla definizione dello spazio interno e alla sua articolazione in base alle funzioni specifiche, permettendo poi che l'involucro esterno si adattasse a queste esigenze. Le forme risultanti erano spesso non-rettilinee, asimmetriche e modellate con curve per ottimizzare i percorsi, la luce e l'uso dello spazio.
4. Integrazione di Materiali e Contesto
La scelta dei materiali non era estetica, ma pragmatica e legata all'uso e al contesto. L'uso di materiali naturali, come il legno e la pietra, era preferito per la loro capacità di integrarsi naturalmente nell'ambiente circostante e di rispondere alle esigenze strutturali in modo onesto.
5. Rifiuto dei Dogmi Stilistici
La metodologia richiede un architetto che sia capace di mettere da parte il proprio ego e i dogmi stilistici del tempo (in particolare il formalismo della geometria pura). L'architetto funge da mediatore tra la natura delle cose e l'atto del costruire, permettendo all'organismo architettonico di svilupparsi secondo le proprie leggi interne.
La metodologia dell'Organwerk è un approccio progettuale che persegue la massima appropriatezza attraverso un'analisi profonda della funzione, che genera una forma unica e irripetibile, plasmata dall'interno verso l'esterno.



D'ARCY THOMPSON E LA TEORIA ORGANICA DI HUGO HARING

La teoria organica di Hugo Häring e le idee di D'Arcy Wentworth Thompson (1860-1948) esposte nel suo testo fondamentale On Growth and Form (1917) condividono un terreno comune nell'esplorazione delle leggi intrinseche che governano lo sviluppo delle forme naturali, ma Häring non ha utilizzato esplicitamente il lavoro di Thompson come base metodologica diretta per l'architettura. 
 
Il rapporto può essere descritto come un'affinità concettuale più che un'influenza diretta, basata sui seguenti punti:
Punti di Contatto Concettuali
  • Forma come Risultato di Forze: Sia Häring che Thompson vedevano la forma come il risultato di processi dinamici e forze.
    • Thompson ha dimostrato matematicamente come le forme biologiche siano plasmate da forze fisiche (gravità, tensione superficiale, pressione, ecc.) e parametri di crescita, sostenendo che la forma è un "diagramma di forze".
    • Häring vedeva la forma architettonica plasmata dalle "forze" della funzione, del programma, del contesto sociale e dei materiali specifici (Organwerk).
  • Rifiuto del Formalismo Esterno: Entrambi rifiutavano l'idea che le forme (naturali o architettoniche) fossero il risultato di un piano estetico o adattativo predefinito. Thompson era scettico sul darwinismo puro, proponendo che le leggi fisiche offrissero vincoli e direttive intrinseche alla generazione delle forme. Häring rifiutava l'imposizione di una geometria astratta.
  • Il Potenziale Generativo delle Regole: Thompson ha mostrato come regole geometriche e matematiche semplici possano generare una vasta gamma di forme naturali complesse. Häring cercava un processo generativo nell'architettura, subordinando l'artista alla "forza generativa interna all'opera stessa". 
Differenze e Contesti
  • Focus Scientifico vs. Architettonico: Thompson era un biologo e matematico che forniva spiegazioni biofisiche e matematiche della morfologia. Häring era un architetto che cercava un nuovo approccio progettuale per la modernità, basato sull'etica del funzionalismo radicale.
  • Influenza Posteriore: L'influenza di On Growth and Form sull'architettura è stata enorme, ma si è manifestata principalmente nelle generazioni successive, in particolare nel dopoguerra e nell'architettura digitale e parametrica contemporanea (pensatori e architetti come Norman Foster o i teorici del generative design hanno attinto esplicitamente al lavoro di Thompson).
  • Uso della Geometria: Sebbene entrambi parlassero di forme naturali, Häring era critico verso la geometria come strumento progettuale astratto, mentre Thompson utilizzava la matematica e le trasformazioni geometriche (come le griglie cartesiane) come strumento analitico fondamentale per spiegare le relazioni tra forme biologiche. 

La teoria di Häring e il lavoro di Thompson sono due manifestazioni parallele di un più ampio interesse culturale dell'inizio del XX secolo verso le leggi della natura come fonte di ispirazione per la forma, al di là dei canoni estetici tradizionali. 



HUGO HARING E LE AVANGUARDIE ARTISTICHE

La teoria organica di Hugo Häring è stata influenzata principalmente dalla poetica dell'Espressionismo tedesco e, in misura minore, dalle teorie del Funzionalismo radicale e del movimento Art Nouveau (o Jugendstil in Germania), sebbene Häring ne abbia criticato gli aspetti puramente decorativi.
Ecco come queste avanguardie hanno plasmato il suo pensiero:
1. L'Espressionismo (Influenza Principale)
L'Espressionismo tedesco ha avuto un'influenza cruciale, specialmente nella sua fase iniziale e utopica (come nel gruppo della Arbeitsrat für Kunst - Consiglio del Lavoro per l'Arte, di cui Häring fu membro).
  • L'Anti-Razionalismo: Häring condivideva con gli espressionisti il rifiuto del razionalismo puro, dell'industrializzazione standardizzata e dell'oggettività scientifica a favore dell'emozione, dell'individualità e dell'esperienza vissuta.
  • L'Architettura come Esperienza Interiore: La forma organica di Häring mirava a risvegliare sensazioni ed emozioni specifiche, permettendo all'edificio di rispondere a bisogni psicologici oltre che fisici. L'architettura non era solo una macchina per abitare (come per Le Corbusier), ma un organismo che entrava in risonanza con l'anima umana.
  • La Ricerca di Nuove Forme: L'espressionismo liberò gli architetti dai vincoli della geometria tradizionale e del classicismo, incoraggiando l'uso di forme non convenzionali, curve e plastiche, che Häring avrebbe poi giustificato attraverso il funzionalismo radicale.
2. Il Funzionalismo Radicale (Die Neue Sachlichkeit)
Sebbene Häring si opponesse al formalismo del movimento moderno, era un convinto sostenitore del funzionalismo radicale (Die Neue Sachlichkeit - Nuova Oggettività). La sua posizione era sfumata: accettava il principio che la forma dovesse derivare dalla funzione, ma rifiutava l'idea che la funzione portasse necessariamente a forme rettilinee, bianche e standardizzate. Per Häring, il vero funzionalismo era organico.
3. L'Art Nouveau / Jugendstil
L'influenza qui è più indiretta. L'Art Nouveau aveva già introdotto l'uso di forme tratte dal mondo vegetale e animale e l'idea di un'unità coerente tra struttura e decorazione. Häring riprese l'ispirazione dalle forme naturali, ma le spogliò di ogni intento puramente decorativo, integrandole nella logica strutturale e funzionale del suo Organwerk.
In sintesi, la poetica dell'Espressionismo fornì a Häring la spinta emotiva e la libertà formale per opporsi al razionalismo dominante, mentre il Funzionalismo gli diede la giustificazione etica e pratica per sviluppare la sua teoria dell'architettura organica.

Torre Einstein, Potsdam, 1924, di Erich Mendelsohn

Approfondiamo l'esperienza espressionista che ha avuto un ruolo fondamentale nel supportare e generare la teoria dell'Organwerk di Hugo Häring, non fornendo un linguaggio formale diretto, ma offrendo il quadro ideologico e la libertà emotiva necessari per rompere radicalmente con la tradizione e il razionalismo dell'epoca.
Ecco i modi in cui l'espressionismo ha influenzato la teoria organica di Häring:
1. Il Rifiuto del Razionalismo e dell'Oggettività
L'espressionismo si basava sull'idea che l'arte e l'architettura dovessero esprimere l'esperienza interiore, l'emozione e la spiritualità, piuttosto che la logica oggettiva o la riproduzione della realtà visibile. Questo si tradusse in:
  • Opposizione alla Geometria Pura: L'espressionismo fornì a Häring le basi per rifiutare la "tirannia" della geometria astratta (cubo, sfera, linea retta) promossa da altri architetti modernisti (come Mies van der Rohe o Le Corbusier). Häring vedeva queste forme come fredde, disumane e imposte dall'esterno, esattamente ciò che gli espressionisti combattevano.
  • Valorizzazione dell'Individuo e del Soggettivo: La centralità dell'esperienza umana individuale nell'espressionismo si tradusse, nella teoria di Häring, nella necessità che ogni edificio fosse unico e rispondesse specificamente ai bisogni emotivi e funzionali dei suoi abitanti, non a un canone universale.
2. La Ricerca di Forme Nuove e Non Convenzionali
Il movimento espressionista liberò la forma architettonica dai vincoli tradizionali, incoraggiando la sperimentazione plastica e l'uso di forme dinamiche, curve e asimmetriche.
  • Sperimentazione Plastica: Häring ha assorbito questa libertà formale. Sebbene la sua giustificazione finale fosse il funzionalismo (la "massima appropriatezza"), la spinta iniziale verso forme non rettilinee e modellate proveniva dall'atmosfera culturale espressionista (Erich Mendelsohn).
  • L'Architettura come Organismo Vivo: La tendenza espressionista a umanizzare gli edifici o a vederli come creature viventi si allineava perfettamente con il concetto di Häring di Organwerk (opera organica). L'edificio doveva sembrare crescere o plasmarsi naturalmente.
3. L'Etica e l'Utopia Sociale
Molti architetti espressionisti (come nel gruppo Arbeitsrat für Kunst, di cui Häring faceva parte) erano animati da un forte impulso etico e utopico: l'idea che l'architettura potesse contribuire a creare una società migliore e più umana.
  • Funzionalismo Etico: Questa etica si è evoluta nel "funzionalismo etico" di Häring. Per lui, un design che rispondeva perfettamente alla funzione era, per definizione, un design morale e onesto. L'influenza espressionista ha fornito la passione e la convinzione che la sua teoria organica fosse la via giusta per un'architettura veramente moderna e umana.

In sintesi, l'espressionismo ha fornito a Häring la motivazione ideologica e la libertà formale per concepire un'architettura che fosse in profondo contrasto con il razionalismo dominante, permettendogli di sviluppare l'Organwerk come una sintesi unica di emozione, funzionalità radicale e rispetto per la natura intrinseca di ogni progetto.



FRANK LLOYD WRIGHT E LA TEORIA ORGANICA DI HUGO HARING

Il rapporto tra la teoria organica di Hugo Häring (1882-1958) e quella di Frank Lloyd Wright (1867-1959) è di affinità ideale (entrambi rifiutano il formalismo) ma di divergenza metodologica e filosofica. Entrambi sono considerati padri dell'architettura organica, ma con interpretazioni diverse del termine "organico".
 

Ecco le differenze e le similitudini principali:
Punti di Contatto (Affinità Ideale) 
  • Rifiuto del Formalismo: Entrambi gli architetti si opponevano fermamente all'imposizione di stili architettonici predefiniti (come l'Eclettismo ottocentesco o il nascente Stile Internazionale).
  • Architettura come Organismo: Entrambi vedevano l'edificio come un'unità coesa, un "organismo" in cui tutte le parti sono interconnesse e contribuiscono al tutto.
  • Contesto e Materiali: Sia Häring che Wright enfatizzavano l'importanza del contesto (sito) e l'uso onesto dei materiali naturali.
Punti di Divergenza (Differenze Metodologiche e Filosofiche)
Le differenze riguardano l'origine della forma:
1. L'Origine della Forma (Interno vs. Esterno)
  • Häring (Organwerk - priorità dall'interno): Per Häring, la forma scaturisce principalmente dalla funzione interna e dalle esigenze programmatiche dell'uomo. La forma è il risultato di un'analisi razionale e quasi scientifica dell'uso, che porta a soluzioni a volte non convenzionali o asimmetriche (come nel Granaio di Gut Garkau). L'edificio è un "organo" che serve a uno scopo specifico.
  • Wright (priorità Integrazione con la Natura - dall'interno e dall'esterno/contesto): Per Wright, la forma scaturisce primariamente dal rapporto simbiotico dell'interno con il paesaggio e la natura circostante. L'edificio deve "crescere dal sito", integrandosi fisicamente con il terreno, i materiali locali e la geografia (come nella Casa sulla Cascata). La geometria, sebbene presente, è usata per riflettere l'ordine naturale del mondo.
2. Il Ruolo della Geometria
  • Häring: Era un critico radicale della geometria astratta (cubi, linee rette) vista come una "camicia di forza" imposta arbitrariamente alla vita.
  • Wright: Usava la geometria (piante radiali, griglie modulari) come strumento per organizzare lo spazio e armonizzarlo con l'ordine cosmico e naturale. Non era un rifiuto della geometria in sé, ma del suo uso dogmatico e decontestualizzato.
3. Enfasi sul Funzionalismo vs. Estetica Romantica
  • Häring: Il suo approccio è un funzionalismo radicale (la "massima appropriatezza" funzionale genera la bellezza). L'estetica è una conseguenza, non un punto di partenza.
  • Wright: Il suo approccio ha una forte componente romantica e filosofica. L'integrazione con la natura ha un valore simbolico ed estetico profondo, legato all'idea americana di democrazia e individuo.
Mentre Wright cercava l'armonia tra uomo, edificio e natura attraverso l'integrazione fisica nel paesaggio, Häring perseguiva l'armonia attraverso l'adattamento funzionale radicale alle esigenze umane e del programma. Entrambi organici, ma con priorità e risultati formali molto diversi.


L'apparente congruenza tra l'architettura organica europea (Häring, Aalto, Scharoun) e quella americana di Wright risiede nel comune rifiuto del formalismo e nella ricerca di un'architettura che risponda alla natura e all'uomo.
Tuttavia, le due teorie organiche sono differenti per ragioni ideologiche e metodologiche precise:
1. Radici Culturali e Filosofiche Diverse
  • Approccio Americano (Wright - Romanticismo): L'opera di Wright è profondamente radicata nel romanticismo americano, nell'individualismo trascendentalista (Emerson, Whitman) e nell'idea di democrazia. La sua architettura è un'espressione poetica, quasi mistica, dell'integrazione tra l'uomo e la natura selvaggia americana. La forma è guidata da un ordine naturale superiore e simbolico.
  • Approccio Europeo (Häring, Scharoun - Funzionalismo Etico): L'architettura organica europea nasce nel contesto del funzionalismo radicale tedesco (Die Neue Sachlichkeit) e dell'espressionismo. È meno romantica e più pragmatica, guidata da un'etica rigorosa dell'appropriatezza funzionale (Organwerk). La bellezza è una conseguenza dell'uso ottimale e razionale (anche se non geometrico) dello spazio e dei materiali.
2. Differente Concezione del "Funzionalismo"
  • Wright: La funzione è importante, ma è subordinata a un'idea estetica e spaziale dominante di continuità con il paesaggio: "forma e funzione sono uno" (Usonian housesFallingwater).
  • Häring: La funzione è il motore generativo esclusivo della forma: "funzione genera forma". Non c'è spazio per un'estetica predefinita; la forma emerge soltanto dalle esigenze interne del programma, come un organo biologico che adempie a uno scopo specifico. Questo porta a edifici come il Granaio di Gut Garkau, la cui forma asimmetrica e non convenzionale è dettata dall'efficienza agricola.
3. Il Ruolo della Geometria e del Paesaggio
  • Wright: Utilizza griglie geometriche (spesso radiali o modulari) come base ordinatrice per i suoi progetti, che si estendono orizzontalmente nel paesaggio, spesso dominandolo con un gesto architettonico forte.
  • Häring: Rifiuta la geometria astratta come "tirannia della forma". Le sue forme sono plastiche, curve e modellate per adattarsi alle esigenze interne dello spazio, piuttosto che per integrarsi visivamente nel paesaggio circostante.
In sintesi, la congruenza è solo parziale. L'architettura organica europea di Häring è un'architettura della "massima appropriatezza funzionale" (funzionalismo etico), mentre l'architettura organica americana di Wright è un'architettura dell'"integrazione funzionale e simbolica con la natura" (estetica romantica). Entrambe organiche, ma con intenti e risultati formali profondamente diversi.



ERICH MENDELSOHN E LA TEORIA ORGANICA DI HUGO HARING

Il rapporto tra l'architettura espressionista di Erich Mendelsohn (1887-1953) e la teoria dell'Organwerk di Hugo Häring è di contemporaneità storica, affinità nel rifiuto del classicismo, ma di divergenza fondamentale sull'origine della forma e sul ruolo della geometria. 


 
Entrambi furono figure chiave dell'avanguardia tedesca e membri del gruppo progressista "Der Ring", ma svilupparono approcci distinti al concetto di "organico" o "espressione". 
Punti di Contatto
  • Rifiuto del Classicismo e dell'Accademismo: Sia Mendelsohn che Häring si opposero ai canoni tradizionali e all'estetica del XIX secolo.
  • Apertura alla Modernità: Entrambi accolsero con entusiasmo le nuove possibilità offerte dai materiali moderni (cemento armato, vetro, acciaio) e dalla tecnologia.
  • Dinamismo e Flusso: Entrambi cercarono di infondere dinamismo e un senso di flusso nelle loro architetture, in contrasto con la staticità della tradizione.
  • Influenza Espressionista: Entrambi gli architetti hanno attraversato una fase espressionista, in cui l'emozione e l'esperienza interiore erano prioritarie. 
Punti di Divergenza Fondamentale
La differenza principale risiede nel modo in cui la forma viene generata:
1. L'Origine della Forma (Estetica vs. Funzionale)
  • Mendelsohn (Espressionismo/Dinamismo): L'architettura di Mendelsohn, come la celebre Torre Einstein a Potsdam (1924), è guidata da un intento primariamente plastico ed estetico. La forma scultorea, quasi modellata nella creta, mira a esprimere un'idea dinamica (come la teoria della relatività di Einstein) o un'emozione, subordinando talvolta la logica costruttiva a un effetto visivo e simbolico. La forma è l'espressione della visione soggettiva dell'artista.
  • Häring (Organwerk/Funzionalismo Etico): Per Häring, la forma non deve mai essere il risultato di un'espressione soggettiva o estetica arbitraria. La forma deve emergere oggettivamente dalla funzione intrinseca, dal programma e dalle leggi naturali dei materiali. L'edificio è un "organo" che serve uno scopo specifico, e la sua bellezza è una conseguenza della sua perfetta appropriatezza funzionale. 
2. Ruolo della Geometria
  • Mendelsohn: Pur usando forme curve e plastiche, Mendelsohn utilizzava comunque la geometria e la composizione per ottenere un effetto visivo e monumentale (come nei suoi grandi magazzini Schocken, che presentavano forti linee orizzontali e angoli curvi che definivano un'estetica potente).
  • Häring: Häring rifiutava l'uso della geometria come principio ordinatore imposto dall'esterno. Le sue forme organiche non erano solo curve, ma spesso asimmetriche e non standardizzate, dettate unicamente da necessità interne (come nel Granaio di Gut Garkau). 
Mentre Mendelsohn utilizzava l'espressionismo per creare un'architettura visivamente ed emotivamente dinamica e scultorea, Häring utilizzava i principi organici per sviluppare un funzionalismo radicale in cui l'etica della funzione superava l'estetica della forma. Häring criticava implicitamente l'approccio di Mendelsohn come ancora legato a un "formalismo espressionista" soggettivo.



HANS SCHAROUN E LA TEORIA ORGANICA DI HUGO HARING

Hugo Häring e Hans Scharoun (1893-1972) condivisero una profonda amicizia, una collaborazione intellettuale (entrambi furono membri fondatori del gruppo "Der Ring" e sostenitori dell'architettura organica) e una visione comune, ma Scharoun sviluppò la teoria dell'"Organwerk" in direzioni più complesse e poetiche, specialmente nella sua architettura del dopoguerra.

Filarmonica di Berlino, di Hans Scharoun
Scharoun non si limitò a copiare Häring, ma ne interpretò e sviluppò i principi in modi distinti:
1. Dalla Funzione Oggettiva all'Esperienza Spaziale (Spazio Empatico)
Il punto di partenza di Scharoun fu il funzionalismo radicale di Häring (la forma segue la funzione), ma lo ampliò per includere una dimensione più profonda dell'esperienza umana e psicologica.
  • Häring si concentrava sulla funzionalità quasi biologica, sull'efficienza dell'organo (es. il granaio).
  • Scharoun si concentrò sulla creazione di spazi che rispondessero all'emozione, al movimento e all'interazione sociale. I suoi edifici sono progettati per essere "vissuti" e percepiti in modo dinamico, con percorsi che si snodano e spazi che variano in altezza e luce, creando un'architettura empatica che avvolge l'utente.
2. Il Concetto di "Paesaggio Spaziale" (Raumlandschaft)
Scharoun interpretò l'Organwerk come la creazione di veri e propri "paesaggi spaziali" interni (Raumlandschaft).
  • Mentre Häring si concentrava sull'appropriatezza della singola funzione, Scharoun creava sequenze spaziali complesse, quasi come una topografia interna.
  • Questo concetto è evidente nella Filarmonica di Berlino (1963), dove la sala da concerto è concepita come un paesaggio in cui gli spettatori "scalano" le tribune a vigneto, circondando l'orchestra. La forma nasce dall'esigenza acustica e dall'esperienza collettiva della musica, non da una geometria preconcetta.
3. La Formazione della Forma (Gestaltung) come Processo Dinamico
Scharoun adottò il Gestaltungsprozess (processo di formazione della forma) di Häring, ma lo rese più dinamico e fluido.
  • Gli edifici di Scharoun sono spesso caratterizzati da un'estrema complessità planimetrica e da forme che sembrano in costante movimento. Le pareti si inclinano, i soffitti si abbassano o si alzano, le finestre sono posizionate in modo apparentemente non sistematico per catturare la luce o la vista in modi specifici.
4. Simbolismo e Contesto Urbano
A differenza di Häring, che era più concentrato sul singolo edificio rurale o residenziale, Scharoun applicò la teoria organica a grandi edifici pubblici e al contesto urbano.
  • Scharoun infuse un elemento di simbolismo nelle sue forme organiche. I suoi progetti urbani cercavano di creare comunità e interazioni sociali attraverso la forma.

In sintesi, Scharoun non si limitò all'etica funzionalista di Häring, ma la utilizzò come trampolino di lancio per un'architettura che fosse anche poetica, spazialmente ricca, emotivamente risonante e socialmente impegnata, sviluppando l'Organwerk da un principio pragmatico a un linguaggio architettonico maturo e complesso.



ALVAR AALTO E LA TEORIA ORGANICA DI HUGO HARING

L'architettura organica di Alvar Aalto (1898-1976) è influenzata dalla teoria dell'Organwerk di Hugo Häring nel senso che entrambi gli architetti perseguivano un funzionalismo umano e contestuale, opponendosi al formalismo rigido del Movimento Moderno. Aalto era a conoscenza del lavoro e delle teorie di Häring, le cui opere furono recensite nella rivista architettonica finlandese Arkkitehti. 


Villa Mairea, di Alvar Aalto
Tuttavia, Aalto non ha semplicemente applicato la teoria di Häring; l'ha integrata e sviluppata attraverso il filtro della sua sensibilità nordica. 
Punti di Contatto e Influenza
  • Forma dalla Funzione e dall'Uso Umano: Aalto condivideva l'etica di base di Häring: la forma deve scaturire dalla funzione e, soprattutto, dall'esperienza umana. Entrambi credevano che l'architettura dovesse essere "a misura d'uomo" (human-centered).
  • Rifiuto della Geometria Astratta: Entrambi si opposero al dogma della geometria pura e della standardizzazione industriale, preferendo forme asimmetriche, fluide e modellate che rispondessero meglio alla vita reale e alle emozioni umane.
  • Importanza del Contesto e dei Materiali: Come Häring, Aalto enfatizzava l'uso di materiali naturali, come il legno e il mattone, che si integrassero armoniosamente con l'ambiente circostante e che offrissero calore e qualità tattili, a differenza del cemento e dell'acciaio spersonalizzanti preferiti da altri modernisti. 
Sviluppi e Differenze nell'Approccio di Aalto
Aalto ha sviluppato i principi di Häring in modi distintivi:
  • Integrazione Paesaggistica (Geologica): Mentre Häring si concentrava principalmente sull'adattamento funzionale interno (Organwerk), Aalto ha portato l'integrazione con la natura a un livello più profondo, spesso utilizzando metafore geologiche e forme sinuose che rispecchiavano direttamente il paesaggio finlandese, le colline e i laghi (come nelle linee del suo famoso Vaso Savoy). I suoi edifici sembrano spesso "crescere" dal sito.
  • Poetica e Simbolismo: Aalto ha combinato il funzionalismo con una forte poetica e un simbolismo che andavano oltre la pura appropriatezza funzionale di Häring. C'è un elemento di romanticismo nel suo lavoro che è meno presente nel rigore etico di Häring.
  • Sintesi tra Razionalismo e Romanticismo: Aalto riuscì a fondere l'efficienza razionale (tipica del funzionalismo) con il romanticismo e le forme naturali in una sintesi unica, spesso definita "Modernismo Organico". 
In sintesi, Aalto ha assorbito la lezione etica e funzionale dell'Organwerk di Häring ma l'ha tradotta in un linguaggio formale più ricco, poetico e profondamente radicato nel contesto naturale e culturale nordico.



MARIO GALVAGNI E LA TEORIA ORGANICA DI HUGO HARING

Il rapporto tra la teoria organica di Hugo Häring e l'"Ecologia della Forma" di Mario Galvagni (1928-2020) è molto stretto: Galvagni si considera un continuatore e uno sviluppatore delle idee di Häring.


Casa Terenzio Belloli, di Mario Galvagni
Häring come Precursore di Galvagni
Mario Galvagni (1924-2020) ha esplicitamente riconosciuto Hugo Häring (insieme a Bruno Zevi, che ha promosso l'architettura organica in Italia) come una figura fondamentale per lo sviluppo del suo pensiero. La teoria di Häring dell'"Organwerk" — l'idea che la forma debba scaturire dalla funzione e dal contesto specifico, rifiutando la geometria astratta — è la base da cui parte Galvagni.
Sviluppo di Galvagni: l'"Ecologia della Forma" (GestaltEcologia)
Galvagni ha portato avanti e sistematizzato le intuizioni di Häring, coniando il termine "Ecologia della Forma" (o GestaltEcologia) per descrivere la sua metodologia. I punti chiave del suo sviluppo includono:
  • Approccio Interattivo e Comportamentale: Galvagni concepisce l'architettura come un'esperienza interattiva. L'ecologia della forma non è solo un adattamento passivo all'ambiente fisico, ma una "libera invenzione comportamentale del pensiero dell'uomo" che risponde a necessità quotidiane e a "matrici razionali".
  • La Poetica della Complessità: Galvagni ha sviluppato una "Poetica della Complessità" in architettura, che tiene conto di una vasta gamma di fattori dinamici e mutevoli (fisici, emotivi, sociali), non solo della funzione pura.
  • Critica alla Serialità: In un episodio emblematico, Galvagni criticò un bando per un resort vacanze che chiedeva un modello di casa seriale, proponendo invece l'applicazione dell'Ecologia della Forma, che per sua natura genera soluzioni uniche e non replicabili industrialmente su vasta scala.
In Sintesi
Il rapporto è di maestro e allievo ideale:
  • Häring ha fornito il principio etico del rifiuto della forma imposta a favore della forma generata dalla funzione interna (Organwerk).
  • Galvagni ha sistematizzato questo principio in una metodologia (GestaltEcologia) che abbraccia la complessità delle interazioni umane e ambientali, rendendo l'approccio organico ancora più articolato e moderno, anticipando sensibilità ecologiche contemporanee. 
Galvagni ha quindi ampliato il concetto di Häring, passando da una visione principalmente funzionalista a una visione pienamente "ecologica" e "interattiva" della forma architettonica.



ALDO LORIS ROSSI E LA TEORIA ORGANICA DI HUGO HARING

Il rapporto tra la teoria dell'Organwerk di Hugo Häring e l'architettura organica come "protesi della natura" di Aldo Loris Rossi (1933-2018) è di continuità ideale, ma con una significativa evoluzione concettuale legata al mutato contesto storico e tecnologico. Galvagni e Rossi sono stati i principali esponenti dell'Associazione per l'Architettura Organica in Italia, riprendendo la lezione dei maestri europei del primo Novecento. 
Stazione Moregine, Line Circumvesuviana, di Aldo Loris Rossi
Continuità Ideale: L'Antiformalismo
Sia Häring che Rossi sono uniti dal rifiuto del formalismo e dell'imposizione di forme astratte:
  • Häring rifiutava la geometria come "camicia di forza" e cercava la forma "giusta" che emergesse dalla funzione interna (Organwerk).
  • Rossi ha continuato questa battaglia contro l'architettura razionalista e seriale, promuovendo un'architettura libera e creativa che fosse in simbiosi con l'ambiente. 
Evoluzione Concettuale: Da "Organo" a "Protesi"
Il punto di divergenza risiede nella metafora centrale e nel modo in cui l'edificio si relaziona con l'ambiente:
Häring: L'Edificio come "Organo" (Organwerk)
Per Häring, l'edificio è un organo biologico che adempie in modo ottimale a una funzione specifica. L'analogia è con il corpo umano o animale: ogni parte ha una forma precisa perché svolge una mansione vitale. L'architettura è un organismo spaziale coeso e funzionale, dove la forma è una conseguenza etica della funzione. 
Rossi: L'Architettura come "Protesi della Natura"
Aldo Loris Rossi ha sviluppato il concetto di architettura come "protesi della natura". Questa metafora implica un'idea più complessa e attiva del ruolo dell'architettura: 
  • Integrazione Attiva: L'architettura non si limita a integrarsi passivamente nel paesaggio (come in Wright) o a rispecchiare solo la funzione interna (come in Häring), ma diventa un'estensione, una "protesi" che potenzia e amplifica le qualità e i cicli della biosfera circostante.
  • Eco-Fluxus Architecture: Rossi parla di morfologie generate dai flussi (pedonali, veicolari, energetici) configurandosi come "eco-fluxus architecture". L'edificio è parte di un sistema ecologico più ampio e dinamico.
  • Visione Ecopolitana: La sua teoria è legata a una visione della "città prossima ventura" post-industriale, dove c'è una convergenza tra economia ed ecologia, e l'architettura ha un ruolo attivo nel ristabilire l'equilibrio tra esosfera e società. 
Häring ha fornito a Rossi le basi per un'architettura che nasce dalle leggi interne e dalla funzione. Aldo Loris Rossi ha preso queste basi e le ha proiettate in una dimensione più ecologica e sistemica, vedendo l'architettura non solo come un organismo autonomo (Organwerk), ma come un elemento attivo e simbiotico che si innesta e collabora con i processi naturali, agendo come una "protesi" che migliora e amplifica l'ambiente circostante.



VINCENT CALLEBAUT E LA TEORIA ORGANICA DI HUGO HARING

Il rapporto tra l'Archibiotica di Vincent Callebaut (1977) e la teoria Organwerk di Hugo Häring è di evoluzione concettuale e di aspirazione condivisa verso un'architettura che imita la natura, pur operando in contesti storici e con strumenti tecnologici radicalmente diversi. Non ci sono prove che Callebaut si rifaccia direttamente a Häring, ma la sua filosofia ne rappresenta uno sviluppo contemporaneo e futuristico.

 
Continuità Concettuale
Entrambi gli approcci condividono l'idea centrale di un'architettura che superi il formalismo astratto per abbracciare principi biologici e funzionali:
  • L'Imitazione dei Sistemi Naturali: Sia Häring che Callebaut guardano alla natura non come fonte di decorazione, ma come modello strutturale e funzionale.
    • Häring vedeva l'edificio come un "organo" biologico efficiente.
    • Callebaut vede l'edificio come un ecosistema autosufficiente che integra fotosintesi, gestione dell'acqua e biodiversità.
  • Funzionalismo Radicale: Entrambi sostengono che la forma debba scaturire dalle esigenze (funzionali ed ecologiche) del progetto. Il "funzionalismo umano" di Häring trova eco nel "funzionalismo ambientale" di Callebaut.
  • Rifiuto della Standardizzazione Rigida: Entrambi promuovono forme fluide, curve e complesse che si adattano al contesto e alle prestazioni ambientali, in netto contrasto con l'architettura scatolare e standardizzata del Movimento Moderno o dell'edilizia speculativa contemporanea.
Evoluzione e Differenze: Da Organwerk a Archibiotica
La differenza sostanziale risiede nella portata e nella tecnologia:
Häring: Funzione Etica e Pragmatica (Primo '900)
La teoria di Häring era pionieristica e radicata nei limiti tecnologici del primo Novecento. L'Organwerk era un'etica progettuale che si manifestava in edifici relativamente semplici, come fienili o case, dove l'organico significava primariamente appropriatezza funzionale e uso onesto dei materiali locali.
Callebaut: Funzione Ecologica e Tecnologica (XXI Secolo)
L'Archibiotica di Callebaut è una visione futuristica e altamente tecnologica. Si definisce come la simbiosi tra biotecnologie e architettura, con l'obiettivo di creare edifici a energia positiva, capaci di purificare l'aria e produrre cibo. In questo approccio: 
  • La Funzione si Amplia: La funzione non è solo abitare o lavorare, ma anche produrre energia, gestire i rifiuti e sostenere la biodiversità.
  • La Scala è Urbana: I progetti di Callebaut sono spesso grattacieli, città galleggianti o infrastrutture complesse che richiedono un'ingegneria sofisticata.
  • Tecnologia Integrata: L'organico di Callebaut è abilitato da tecnologie avanzate (pannelli solari, bioconversione, agricoltura verticale), che non esistevano all'epoca di Häring.
In sintesi, Callebaut porta alle estreme conseguenze l'aspirazione di Häring a un'architettura che imita i processi vitali, trasformando l'intuizione etica dell'Organwerk in un manifesto ecologico e fantascientifico per l'era della crisi climatica.









Post più popolari