lunedì 5 gennaio 2026

Bruce Goff e l'architettura organica come "fioritura" nel continuo presente, di Carlo Sarno


Bruce Goff e l'architettura organica come "fioritura" nel continuo presente

di Carlo Sarno





INTRODUZIONE

L'architettura organica di Bruce Goff (1904-1982) rappresenta una delle evoluzioni più radicali e creative dei principi espressi da Frank Lloyd Wright. Per Goff, l'architettura non era uno stile prestabilito, ma un processo di crescita unico per ogni progetto.
Ecco i pilastri fondamentali della sua teoria:

1. Individualità Assoluta
Goff credeva che ogni edificio dovesse essere una risposta specifica alla personalità del cliente e alle caratteristiche del sito. Rifiutava la produzione di massa e lo "stile internazionale" in favore di un'architettura che definiva "continua", ovvero in costante mutamento e mai identica a se stessa.

2. Geometria Non Convenzionale
A differenza del razionalismo ortogonale, Goff utilizzava geometrie complesse basate su triangoli, esagoni, cerchi e spirali. Queste forme non erano decorative, ma servivano a organizzare lo spazio in modo fluido, eliminando la rigida distinzione tra pareti e soffitti.

3. L'Uso Creativo dei Materiali
Goff è celebre per l'uso di materiali non convenzionali e di recupero, scelti per le loro qualità tattili e visive:
Materiali industriali: scarti di vetro colorato, pezzi di carbone, piume, o addirittura parti di aerei.
Integrazione naturale: pietre grezze e vegetazione che entravano direttamente nel design degli interni.

4. Spazio e Sorpresa
La sua teoria prevedeva un'esperienza spaziale dinamica. Gli interni delle sue case (come la celebre Bavinger House) spesso non avevano stanze chiuse, ma "isole" sospese o zone funzionali collegate da rampe, creando un senso di libertà e scoperta continua.

5. L'Influenza della Musica
Goff era un profondo conoscitore di musica d'avanguardia (come quella di Claude Debussy). Applicava concetti musicali all'architettura, cercando di creare ritmi visivi e armonie spaziali che evocassero emozioni piuttosto che pura funzione utilitaristica.

In sintesi, per Bruce Goff l'architettura organica era una liberazione della forma, dove l'edificio diventa un organismo vivente che riflette la libertà creativa dell'individuo.



BRUCE GOFF

La teoria architettonica di Bruce Goff si spinge oltre il funzionalismo tradizionale per abbracciare una visione totale e multisensoriale dell'abitare.
Approfondendo i concetti chiave, la sua filosofia si articola in tre pilastri fondamentali:

1. Il "Presente Continuo" (Continuous Present)
Goff ha evoluto l'organicismo di Wright nel concetto di "presente continuo".
Assenza di gerarchia: Un edificio non deve avere un inizio o una fine definiti, né gerarchie spaziali convenzionali (come "ingresso", "corridoio", "stanza").
Percezione temporale: L'architettura deve essere compresa solo attraverso il movimento nel tempo, svelandosi gradualmente anziché essere colta con un unico sguardo.
Flessibilità: Il design deve adattarsi ai bisogni reali di chi lo abita, restando "vivo" e mai statico.

2. L'Architettura come Musica e Ritmo
Grande esperto di musica d'avanguardia (Debussy, Varèse), Goff trasferì i principi della composizione musicale nel disegno architettonico.
Ritmi irregolari: Criticava la regolarità monotona dei colonnati classici, preferendo esplorare ritmi asimmetrici e complessi, simili a quelli della musica moderna.
Variazione e Sviluppo: Insegnava che un'idea architettonica può "modulare" in un'altra, proprio come un tema musicale si trasforma durante un brano.
Geometrie Pure: Utilizzava forme come il cerchio, il triangolo o l'esagono (e la sequenza di Fibonacci) per generare schemi planimetrici che definissero assi verticali e volumi fluidi.

3. Materialismo Visionario e "Anti-Dogma"
Contrario al minimalismo dei suoi contemporanei, Goff credeva nella "materialità estrema".
Oggetti trovati e riciclati: Utilizzava materiali come carbone antracite, piume di tacchino, scarti di vetro (cullet), pezzi di aerei, corde e persino scatole di dolci per creare texture inedite.
Individualità del cliente: Per Goff, ogni progetto partiva da un "foglio bianco". Arrivava a chiedere ai clienti il loro colore preferito per integrarlo come elemento portante del design.
L'American School: Durante la sua direzione alla University of Oklahoma, fondò la cosiddetta "American School of Architecture", che non insegnava stili dogmatici ma incoraggiava gli studenti a trovare la propria voce creativa basandosi sul contesto e sulle risorse locali.

La sua teoria rifiutava l'idea che l'architettura dovesse essere una "macchina per abitare", vedendola invece come un organismo poetico e psicologico che deve stimolare i cinque sensi e riflettere lo spirito unico dell'individuo.



IL "PRESENTE CONTINUO" (Continuous Present)

Il concetto di "Presente Continuo" (Continuous Present) è il nucleo filosofico che distingue Bruce Goff dai suoi contemporanei e perfino dal suo mentore, Frank Lloyd Wright. Goff mutuò questo termine dalla scrittrice Gertrude Stein, applicandolo allo spazio fisico per descrivere un'architettura che non è mai finita, ma in costante divenire.
Ecco i dettagli fondamentali di questa teoria:

1. Esperienza Temporale dello Spazio
Per Goff, un edificio non deve essere compreso istantaneamente con un unico sguardo (come accade per una facciata classica), ma deve svelarsi solo attraverso il movimento.
Assenza di gerarchia: Non esiste un punto focale o una "stanza principale". Ogni parte della casa è progettata per essere vissuta come un flusso ininterrotto dove passato (ciò che hai appena visto) e presente (dove ti trovi) si fondono in un'unica esperienza sensoriale.
Atemporalità: Il design cerca di evitare le mode passeggere, puntando a una freschezza che Goff definiva "cominciare ogni volta da capo", come se ogni edificio fosse il primo e l'ultimo.

2. L'Edificio come Organismo Evolutivo
Il Presente Continuo implica che l'architettura debba crescere e cambiare insieme ai suoi abitanti.
Flessibilità radicale: Molte sue opere presentano spazi aperti o "isole" funzionali sospese, che permettono una riconfigurazione fluida delle attività quotidiane senza i limiti fisici delle pareti fisse.
Esempio della Bavinger House: In questa casa, le aree per dormire erano pedane appese a cavi d'acciaio che spiravano verso l'alto attorno a un asse centrale. Non c'erano piani distinti, ma una spirale continua che sfidava la percezione tradizionale di "sopra" e "sotto".

3. La "Geometria del Flusso"
Goff rifiutava l'angolo retto e la scatola architettonica perché li considerava simboli di uno spazio statico e "morto".
Forme dinamiche: Utilizzava la spirale logaritmica, il cerchio e il triangolo non come decorazioni, ma come motori di movimento che spingono l'occhio e il corpo a circolare costantemente nell'edificio.
Integrazione tra interno ed esterno: Attraverso l'uso di vetrate inclinate e materiali naturali (come pietre locali che "entrano" in casa), il confine tra l'ambiente costruito e la natura svanisce, mantenendo l'abitante in un contatto perenne con il mondo circostante.

4. Pragmatismo e Unicità
A differenza dello Stile Internazionale, che cercava soluzioni universali, il Presente Continuo di Goff era iper-specifico.
Ogni progetto era una risposta unica alle esigenze psicologiche del cliente e alle contingenze del sito in quel preciso momento storico.
L'uso di materiali di recupero (vetri di scarto, parti di aerei, piume) serviva a creare texture che stimolassero la memoria e il tatto, rendendo l'edificio un'esperienza "viva" e tattile, lontana dall'astrazione del modernismo classico.

In breve, il Continuous Present è il tentativo di Goff di creare un'architettura che non sia un monumento statico al passato, ma un processo vitale capace di rinnovarsi ad ogni passo di chi lo abita.



TEMPO E RITMO

Il concetto di temporalità ritmica in Bruce Goff trasla le sue profonde competenze di compositore di musica d'avanguardia nell'organizzazione dello spazio costruito.
Per Goff, l'architettura non è un oggetto statico, ma un'esperienza temporale definita dai seguenti principi:

1. Ritmi Irregolari vs. Monotonia
Goff criticava l'architettura classica e razionalista per l'uso di ritmi "monotoni" e "ipnotici", come la ripetizione regolare di colonne in un tempio greco.
Dinamismo musicale: Ispirandosi alla musica moderna (come quella di Claude Debussy o Edgard Varèse), Goff cercava ritmi asimmetrici e complessi.
Cadenza spaziale: Gli elementi architettonici (finestre, travi, materiali) non sono disposti per simmetria, ma per creare una "cadenza" che guida l'occhio e il movimento in modo sempre nuovo.

2. Variazione e Modulazione
Seguendo la struttura di una composizione musicale, Goff introduceva nelle sue opere i concetti di "variazione" e "sviluppo":
Variazioni ornamentali: Piccoli cambiamenti in un motivo ripetuto che mantengono viva l'attenzione.
Modulazione spaziale: Una transizione fluida dove un'idea geometrica si trasforma gradualmente in un'altra, cambiando la funzione o l'atmosfera dello spazio senza interruzioni nette.

3. La Quarta Dimensione (Il Tempo)
Goff considerava il tempo come la "quarta dimensione" essenziale del design.
Svelamento progressivo: Un edificio basato sulla temporalità ritmica non può essere compreso da un solo punto di vista; richiede che l'abitante lo attraversi per percepire la sequenza di volumi e aperture.
Presente Continuo: Questo ritmo serve a mantenere l'abitante nel "qui e ora", rendendo lo spazio un organismo vivo che reagisce al cambiamento della luce e del movimento umano.

4. Texture come Ritmo Visivo
L'uso di materiali insoliti (come piume, pezzi di vetro o carbone) non era solo estetico, ma serviva a creare ritmi tattili e visivi. La ripetizione di queste texture insolite creava una "vibrazione" superficiale che arricchiva la percezione temporale dell'opera.

Per Goff l'architettura è musica che si dispiega nello spazio attraverso il tempo: un susseguirsi di impulsi visivi e spaziali che trasformano l'abitare in un evento ritmico continuo.



ARCHITETTURA COME "FIORITURA"

Il concetto di Bruce Goff di un'architettura che "dal seme fiorisce" è una potente metafora che cattura l'essenza del suo organicismo radicale. Per lui, l'edificio non era un oggetto fabbricato, ma un organismo vivente che cresce e si sviluppa in armonia con il suo ambiente e i suoi abitanti.
Questo concetto si articola attraverso i seguenti principi:

1. Il Progetto come "Seme" Unico
All'inizio di ogni progetto, Goff non aveva uno stile predefinito da imporre. Piuttosto, il "seme" del progetto era l'insieme unico di:
La personalità del cliente: I desideri, i gusti, le passioni (e persino i colori preferiti) dell'individuo erano il DNA del design.
Il contesto del sito: La topografia, la vegetazione, i materiali locali disponibili (pietre, legno, ecc.) definivano il terreno fertile in cui il seme poteva attecchire.
L'uso dei materiali: Goff non vedeva i materiali come inerti, ma come elementi con un potenziale espressivo intrinseco che doveva essere "liberato".

2. Sviluppo Organico e Naturale
Proprio come una pianta cresce in base al sole e all'acqua, il design di Goff si sviluppava in modo organico.
Crescita dall'interno verso l'esterno: La forma esterna (l'estetica finale) non era predeterminata, ma era la conseguenza naturale dell'organizzazione interna dello spazio e della funzione.
Nessuna forma imposta: Goff evitava di imporre una forma preconfezionata, permettendo al design di "fiorire" in modo unico, rifiutando la standardizzazione industriale.

3. Fioritura e Maturazione
La fase finale, la "fioritura", rappresenta l'edificio completo che raggiunge la sua massima espressione.
Unicità irripetibile: Ogni "fiore" architettonico di Goff è diverso: la Bavinger House, con la sua spirale, è diversa dalla Ford House con i suoi archi di tubi d'organo. Ognuna è una specie unica.
Architettura come "organismo vivente": Una volta completato, l'edificio continua a vivere, invecchiare, e interagire con l'ambiente, proprio come un organismo naturale.

In sintesi, il "seme che fiorisce" è la metafora che descrive il rifiuto di Goff per l'architettura come prodotto industriale o come stile statico. Per lui, era un processo vitale e collaborativo che portava alla creazione di uno spazio unico, radicato nel luogo e nella psiche dell'individuo.



POETICA DI BRUCE GOFF

La poetica di Bruce Goff oggi è celebrata come una delle visioni più audaci e "anti-convenzionali" del XX secolo, definita da una sintesi estrema tra individualismo radicale, sperimentazione materiale e visione trasgressiva del modernismo.
I tratti distintivi della sua poetica includono:

1. Il "Foglietto Bianco" e l'Individualità
Per Goff, la poetica iniziava con il rifiuto di qualsiasi stile predefinito. Ogni progetto era un "foglio bianco" dove l'architettura doveva fiorire esclusivamente dalle necessità psichiche e dai desideri del cliente. Questo approccio rendeva ogni sua opera un pezzo unico e irripetibile, un ritratto spaziale dell'abitatore.

2. Estetica del "Material World"
Una caratteristica centrale è la celebrazione della materialità, spesso descritta come un viaggio nella fantasia materiale. Goff trasformava oggetti ordinari e di scarto in forme poetiche:
Materiali "trovati": Usava pezzi di carbone, piume d'oca, scarti di vetro colorato (cullet), posacenere di vetro economici e persino parti di aerei o trivelle petrolifere.
Nobilitazione del kitsch: È stato definito il "Michelangelo del kitsch" per la sua capacità di elevare prodotti di consumo quotidiano e materiali industriali a elementi di un'estetica fantastica e futurista.

3. Geometrie Fantastiche e Sinestesia
La poetica di Goff non si limitava alla costruzione, ma fluiva tra diverse arti (pittura, musica, design).
Geometrie audaci: Utilizzava spirali logaritmiche (come nella Bavinger House), tetraedri e cupole per rompere la "scatola" modernista e creare spazi che sfidano la percezione tradizionale di interno ed esterno.
Architettura Totale: Vedeva l'edificio come un'opera d'arte totale dove il colore, la texture e il ritmo spaziale agivano sui sensi come una composizione musicale.

4. Radicamento e Ribellione
Nonostante l'eclettismo, la sua poetica era profondamente legata al territorio (soprattutto le Grandi Pianure americane) e rispettosa del contesto regionale. La sua era una ribellione contro l'alienazione della produzione di massa, cercando di ridare un senso di umanità e meraviglia allo spazio abitativo.

Oggi, mostre retrospettive come quelle all'Art Institute of Chicago (attiva fino a marzo 2026) sottolineano come la sua poetica abbia saputo tessere fili tra passato e futuro, creando un'architettura che è, nelle parole di Vincent Scully, un "dialogo continuo" tra innovazione e tradizione.



ESEMPIO: BAVINGER HOUSE (1950)













 


La Bavinger House (1950), situata a Norman in Oklahoma, è considerata il capolavoro assoluto di Bruce Goff e la manifestazione fisica più completa della sua teoria architettonica. Pur essendo stata demolita nel 2016, rimane l'oggetto di studio principale per comprendere l'architettura organica radicale.
Ecco come la teoria di Goff si riflette in quest'opera:

1. Il "Presente Continuo" e la Spirale Logaritmica
La casa non è costruita su piani orizzontali sovrapposti, ma segue una spirale logaritmica che sale verso l'alto per tre piani attorno a un asse centrale (un albero d'acciaio riciclato da una trivella petrolifera).
Esperienza temporale: Non essendoci pareti divisorie o stanze chiuse, l'abitante vive in un flusso spaziale ininterrotto. Lo spazio non ha un "inizio" o una "fine" definiti, realizzando perfettamente il concetto di Presente Continuo ispirato a Gertrude Stein.
Percezione del tempo: Muoversi lungo la rampa a spirale significa scoprire l'ambiente gradualmente, rendendo l'architettura un evento che si dispiega nel tempo.

2. Architettura come Organismo (Il "Seme")
La casa sembra "fiorire" direttamente dal terreno dell'Oklahoma.
Radicamento: Le pareti esterne sono realizzate in pietra arenaria locale (ironstone) alternate a grandi blocchi di vetro colorato di scarto (cullet), che danno l'idea di una formazione geologica naturale piuttosto che di una costruzione umana.
Integrazione botanica: All'interno, il terreno naturale fungeva da pavimento per alcune aree, con piante tropicali che crescevano direttamente dentro l'abitazione, annullando il confine tra interno ed esterno.

3. Temporalità Ritmica e Materiali "Trovati"
Goff applica la sua sensibilità musicale (Debussy) attraverso il ritmo dei materiali e delle luci.
Isole sospese: Le zone per dormire e per il relax non erano stanze, ma piattaforme circolari sospese a cavi d'acciaio fissati all'albero centrale. Ogni piattaforma aveva la sua "cadenza" visiva e offriva una prospettiva diversa sul volume totale.
Texture: Il contrasto tra la ruvidità della pietra rossa, la trasparenza del vetro di scarto e la leggerezza dei cavi d'acciaio creava un ritmo tattile e visivo complesso, lontano dalla monotonia del modernismo ortogonale.

4. Individualismo Radicale
La casa fu progettata specificamente per gli artisti Eugene e Nancy Bavinger. Goff partì dalle loro esigenze creative:
Autocostruzione: Il progetto rifletteva la volontà dei proprietari di costruire la casa con le proprie mani (impiegarono 5 anni), utilizzando materiali economici e di recupero.
Libertà psicologica: L'assenza di angoli retti e la verticalità dinamica rispondevano al desiderio di una vita priva di restrizioni domestiche convenzionali, trasformando la casa in un manifesto della loro libertà individuale.

In sintesi, la Bavinger House non era una "macchina per abitare", ma un organismo poetico che utilizzava la geometria della spirale per sospendere gli abitanti in un tempo e in uno spazio infiniti.



BRUCE GOFF E FRANK LLOYD WRIGHT

Il rapporto tra Bruce Goff e Frank Lloyd Wright è uno dei sodalizi intellettuali più affascinanti dell'architettura del XX secolo, caratterizzato da una profonda stima reciproca, una fitta corrispondenza e, allo stesso tempo, da una necessaria distanza creativa.
Ecco i punti chiave del loro legame:

1. Mentore a distanza e ispirazione
Goff non fu mai un allievo formale di Wright e rifiutò di unirsi alla Taliesin Fellowship per preservare la propria indipendenza. Tuttavia, Wright fu il suo mentore spirituale fin dall'adolescenza:
Corrispondenza precoce: Goff iniziò a scrivere a Wright a 12 anni. Il maestro lo incoraggiò a continuare la pratica sul campo invece di frequentare università prestigiose come il MIT, temendo che l'istruzione formale potesse soffocare il suo talento innato.
Stima di Wright: Wright definì Goff come "uno dei pochi architetti americani veramente creativi", considerandolo un raro esempio di genio capace di interpretare l'architettura indigena americana.

2. Evoluzione dell'Architettura Organica
Sebbene entrambi aderissero all'architettura organica, le loro interpretazioni divergevano significativamente:
Dal maestro all'allievo: Goff prese alla lettera il principio di Wright secondo cui l'edificio deve nascere dal sito e dal cliente. Se per Wright l'organicismo era legato all'armonia con la natura e a un linguaggio formale coerente (come la Prairie School), per Goff divenne una licenza per l'individualismo assoluto.
Superamento della "Scatola": Mentre Wright ruppe la scatola architettonica aprendo gli angoli, Goff la disintegrò completamente, usando geometrie non ortogonali (spirali, triangoli) e materiali industriali o di recupero che Wright avrebbe considerato estranei al suo canone.

3. Collaborazione e Distanza
Il loro rapporto fu segnato da un mix di supporto e cautela:
La Price Tower: Fu Goff a suggerire all'industriale Harold C. Price di assumere Wright per costruire il suo quartier generale a Bartlesville, l'unico grattacielo mai realizzato da Wright. Paradossalmente, Goff visse e lavorò per un periodo proprio all'interno di quell'edificio.
Indipendenza stilistica: Intorno al 1940, Goff dichiarò di aver "assimilato l'influenza di Wright" per lasciar parlare la propria voce. Temeva che rimanere troppo vicino al maestro lo avrebbe ridotto a un semplice imitatore, mentre lui cercava una costante reinvenzione nel "Presente Continuo".

In sintesi, Wright fornì a Goff le basi filosofiche dell'architettura organica, ma Goff le trasformò in un'estetica radicale e visionaria, spingendo i confini del modernismo molto oltre quanto il suo mentore avesse mai immaginato.



BRUCE GOFF E GERTRUDE STEIN

La relazione tra Bruce Goff e Gertrude Stein è riconosciuta come uno dei legami interdisciplinari più profondi dell'architettura moderna, centrata sul concetto di "Presente Continuo" (Continuous Present). Goff non solo ammirava la scrittrice, ma adottò questo termine tecnico proprio dalla sua produzione letteraria per definire la sua intera filosofia progettuale.
Ecco come si articola questo rapporto teorico:

1. L'Origine: Dalla Scrittura allo Spazio
Gertrude Stein coniò il termine Continuous Present per descrivere una tecnica di scrittura che rifiutava la narrativa lineare (passato-presente-futuro) a favore di un flusso costante di eventi simultanei.
Per la Stein: Il presente si espande attraverso la ripetizione e l'insistenza, costringendo il lettore a vivere ogni momento come un "nuovo inizio".
Per Goff: L'architetto applicò questa idea allo spazio fisico. Un edificio non doveva essere un monumento statico al passato, ma un organismo in cui l'abitante vive il passato e il presente in un unico flusso continuo, senza essere confinato da pareti rigide.

2. Il "Cominciare sempre da capo"
Goff fu profondamente influenzato dall'idea della Stein di "cominciare ancora e ancora" (beginning again and again).
Questa filosofia si traduceva nel rifiuto di stili predefiniti: ogni nuovo progetto di Goff era un nuovo seme che fioriva in modo unico, trattando ogni commissione come se l'architettura venisse reinventata da zero.
Come la prosa della Stein rompeva le gerarchie grammaticali, l'architettura di Goff rompeva le gerarchie spaziali (eliminando distinzioni nette tra stanze o tra interno ed esterno).

3. La Bavinger House come Manifesto
La Bavinger House è considerata la traduzione architettonica più fedele del Presente Continuo.
La struttura a spirale logaritmica non ha piani distinti, ma pedane sospese che fluiscono l'una nell'altra, costringendo il corpo a un movimento rotatorio infinito.
Questa forma impedisce una percezione "finita" dello spazio, mantenendo l'abitante in una condizione di scoperta perenne, proprio come la tecnica di "insistenza" della Stein mantiene il lettore ancorato al momento presente.

4. Una Sensibilità trasgressiva e Anticonformista
Studi recenti evidenziano come Goff abbia attinto dalla Stein per costruire spazi che sfidano le norme sociali del tempo. Entrambi utilizzavano il Presente Continuo come strumento di "decentramento" per rifiutare l'ordine stabilito (sia esso letterario o architettonico) in favore di un'esistenza dinamica e non lineare.



BRUCE GOFF E CLAUDE DEBUSSY

La relazione tra Bruce Goff e la musica di Claude Debussy è uno dei pilastri della sua teoria architettonica. Per Goff, la musica di Debussy non era solo una fonte di ispirazione estetica, ma un modello strutturale per liberare l'architettura da formule rigide e obsolete.
Ecco gli aspetti principali di questo legame:

1. Libertà dalle Formule Tradizionali
Goff affermava che "Debussy ha dato alla musica la libertà dalle formule logore". Allo stesso modo, l'architetto cercò di liberare lo spazio dalle convenzioni storiche e dai dogmi accademici, adottando un approccio compositivo dove l'idea, e non la forma preconcetta, diventava il punto di partenza della struttura.

2. Ritmi Irregolari e Modulazione
Goff vedeva una stretta correlazione tra i principi musicali e quelli architettonici:
Ritmo asimmetrico: Ispirandosi alla fluidità di Debussy, Goff criticava la monotonia dei ritmi regolari (come i colonnati classici), preferendo esplorare ritmi irregolari che trovava più vicini alla sensibilità moderna.
Sviluppo e Modulazione: Insegnava ai suoi studenti come un'idea architettonica potesse "modulare" in un'altra, proprio come un tema musicale si trasforma gradualmente durante una composizione.

3. Organicismo e Continuità
Per Goff, l'organicismo era un concetto interdisciplinare che univa Frank Lloyd Wright e Debussy. Rifiutava l'idea di architettura come "musica congelata", considerandola invece una forza vitale ed esperienziale, legata al movimento fisico e visivo nello spazio, simile all'ascolto di un flusso sonoro continuo.

4. Trasposizione Visiva e Pittorica
Goff era anche un pittore e compositore. Tra i suoi lavori più celebri si ricorda un murales triptych ispirato a La Mer di Debussy, a testimonianza di come le suggestioni musicali del compositore francese venissero direttamente tradotte in forme e colori.

5. Pedagogia dell'Ascolto
Durante la sua direzione alla University of Oklahoma, Goff includeva testi su Debussy nelle letture obbligatorie (come Monsieur Croche, l'antidilettante). Insegnava che, proprio come Croche suggeriva di "ascoltare il vento", gli architetti dovevano trarre la propria disciplina dalla libertà creativa e dalla natura, piuttosto che dalle accademie.



ESEMPIO: FORD HOUSE (1947)








Un altro esempio magistrale per comprendere la teoria di Goff è la Ford House (1947) ad Aurora, Illinois. Se la Bavinger House rappresenta la "spirale", la Ford House è l'applicazione suprema del concetto di geometria sferica e di nobilitazione dei materiali industriali.
Ecco come i pilastri della teoria di Goff prendono forma in quest'opera:

1. La Geometria del "Cerchio Continuo"
La pianta della casa è composta da un grande cerchio centrale (il living) da cui si dipartono due ali circolari più piccole (le camere).
Assenza di angoli: In coerenza con il rifiuto della "scatola" modernista, Goff elimina l'angolo retto per favorire un movimento fluido. Lo spazio non è segmentato, ma scorre lungo le pareti curve, creando una sensazione di protezione simile a quella di un nido o di un organismo naturale.
Radicamento geometrico: La forma non è un capriccio estetico, ma serve a centralizzare la vita domestica attorno a un focolare sospeso, simbolo del cuore dell'organismo abitativo.

2. L'Uso Creativo dei Materiali (Il "Materialismo Visionario")
Per la Ford House, Goff utilizzò materiali che all'epoca erano considerati puramente utilitaristici o scarti di guerra, trasformandoli in elementi poetici:
Archi in acciaio: La struttura portante è formata da robusti archi in acciaio originariamente destinati alle capanne militari "Quonset hut". Goff li dispose a raggiera, trasformandoli in un ritmo visivo che ricorda le costole di un grande cetaceo o i tubi di un organo.
Vetro e Carbone: Utilizzò blocchi di carbone antracite per le pareti e inserti di vetro colorato che, filtrando la luce, creano un'atmosfera sacrale e dinamica, simile a una composizione musicale di Debussy tradotta in luce.

3. L'Architettura come "Seme" (L'Individualità del Cliente)
La casa fu progettata per Ruth e Sam Ford. Ruth era un'artista e desiderava uno spazio che fosse contemporaneamente una casa, una galleria e uno studio.
Flessibilità funzionale: Goff rispose a questa esigenza creando uno spazio aperto dove i confini tra le attività erano definiti solo dal cambio di materiali o di quota, permettendo alla casa di adattarsi ai diversi momenti della giornata (il Presente Continuo).
Costo contenuto e innovazione: Il ricorso a materiali industriali economici permise di realizzare una struttura d'avanguardia con un budget limitato, dimostrando che l'architettura organica non era un lusso per pochi, ma una possibilità per chiunque cercasse l'espressione di sé.

4. La Temporalità Ritmica
Dall'esterno, la casa appare come una cupola scura e misteriosa; all'interno, la struttura rivela un gioco di ombre e luci creato dalle travi d'acciaio a raggiera.
Il ritmo della luce: Man mano che il sole si muove, le ombre proiettate dagli archi cambiano la percezione dello spazio, rendendo l'edificio un'esperienza temporale dinamica: la casa "suona" una melodia visiva diversa in base all'ora del giorno.

La Ford House è l'esempio di come Goff potesse trasformare scarti industriali in un organismo poetico, applicando geometrie pure per creare un rifugio che è allo stesso tempo radicalmente moderno e profondamente ancestrale. 



BRUCE GOFF E FRIENDS OF KEBYAR (FoK)

La relazione tra Bruce Goff e l'associazione Friends of Kebyar (FoK) è di natura ereditaria e conservativa. L'organizzazione è stata fondata nel gennaio 1983, pochi mesi dopo la morte di Goff, con lo scopo primario di preservare e promuovere il suo lascito creativo.
Ecco i dettagli fondamentali di questo legame:

1. L'origine del nome "Kebyar"
Il termine "Kebyar" fu scelto dallo stesso Bruce Goff poco prima di morire per battezzare una scuola di arti creative e architettura che stava progettando.
Significato: È una parola balinese che indica "il processo di fioritura", un concetto centrale nella sua teoria dell'architettura organica.
Connessione musicale: Designa anche uno stile di musica e danza balinese caratterizzato da vigore ed energia, riflettendo la passione di Goff per le strutture ritmiche complesse.

2. Missione e attività dell'associazione
Preservazione: I Friends of Kebyar operano come una rete internazionale di architetti e appassionati dediti alla protezione delle opere di Goff, monitorando lo stato di conservazione dei suoi edifici (come nel caso della demolizione della Bavinger House nel 2016).
Divulgazione: L'associazione pubblica il Friends of Kebyar Journal, una rivista accademica che approfondisce i progetti di Goff e di altri architetti della "American School" che condividono i principi dell'organicismo.
Promozione dell'Architettura Organica: Oltre a Goff, l'ente sostiene la "architettura innovativa che sfida la tirannia degli stili", promuovendo lavori di artisti che rispettano l'ambiente naturale e l'integrità creativa.

3. Una rete di "discepoli"
L'associazione funge da punto di incontro per ex studenti della University of Oklahoma (dove Goff insegnò) e per architetti contemporanei influenzati dalla sua visione, mantenendo viva una pedagogia che rifiuta i dogmi a favore dell'individualità assoluta.

In sintesi, i Friends of Kebyar sono i custodi ufficiali della memoria di Bruce Goff, trasformando il suo sogno incompiuto di una scuola in un'istituzione attiva nella salvaguardia dell'architettura organica radicale.



BRUCE GOFF E UNIVERSITA' DELL'OKLAHOMA

La relazione tra Bruce Goff e l'Università dell'Oklahoma (OU) è stata fondamentale per la storia dell'architettura moderna, portando alla nascita della cosiddetta "American School". Oggi questa eredità è celebrata attraverso importanti iniziative accademiche e mostre retrospettive.
Ecco i punti chiave di questo legame storico e pedagogico:

1. La Nascita dell'American School
Goff arrivò all'OU nel 1947 e ne presiedette la Scuola di Architettura fino al 1955. Sotto la sua guida, l'università divenne l'unico centro educativo statunitense a distaccarsi radicalmente dai modelli dominanti dell'epoca:
Contro i Dogmi: Rifiutò sia il classicismo della Beaux-Arts che il funzionalismo rigido del Bauhaus (lo Stile Internazionale).
Il Metodo "Renegades": Gli studenti venivano chiamati "renegades" (rinnegati) perché incoraggiati a ignorare i canoni stabiliti per cercare ispirazione in oggetti quotidiani, nel paesaggio naturale e nelle culture non occidentali, come quella dei nativi americani.

2. Una Pedagogia dell'Individuo
Il motto di Goff all'OU era "Do Not Try to Remember" (non cercare di ricordare). Insegnava agli studenti a:
Fidarsi dell'istinto: Invece di copiare lo stile del maestro, ogni studente doveva sviluppare una propria "voce" creativa basata sul sito, sul clima e sulle esigenze del cliente.
Sperimentazione Materiale: I corsi spingevano all'uso di materiali "trovati" o insoliti (piume, vetro di scarto, tubi industriali), trattando l'architettura come una forma di arte totale e invenzione continua.

3. Fama e Declino
Durante il mandato di Goff, la scuola ottenne un prestigio internazionale senza precedenti, attirando studenti da tutto il mondo e ricevendo elogi da riviste come Life e Architectural Forum. Tuttavia, la sua carriera accademica si interruppe bruscamente nel 1955: a causa del clima di intolleranza dell'epoca, Goff (che era omosessuale) fu costretto a dimettersi in seguito a una campagna diffamatoria.

4. Eredità e Celebrazioni
Oggi l'Università dell'Oklahoma rivendica con orgoglio questo passato attraverso il Christopher C. Gibbs College of Architecture.
Mostre in corso: Nel periodo 2025-2026, l'opera di Goff è al centro di grandi esposizioni, tra cui "Bruce Goff: Creative Worlds" all'Art Institute of Chicago (aperta fino a marzo 2026) e installazioni alla Biennale di Architettura di Chicago, che documentano la produzione della "American School".
Archivio Storico: L'OU ospita l'American School Archive, una vasta collezione di disegni e documenti che testimoniano l'approccio "contestuale, ingegnoso e sperimentale" che ancora oggi ispira la didattica del dipartimento.



BRUCE GOFF E E. FAY JONES

Il rapporto tra Bruce Goff e E. Fay Jones (1921-2004) è una delle connessioni più significative all'interno della tradizione dell'architettura organica americana, definita da una profonda stima reciproca e dalla comune appartenenza alla "stirpe" dei discepoli di Frank Lloyd Wright.
Ecco i punti chiave della loro relazione:

1. Il Legame attraverso Frank Lloyd Wright
Entrambi videro in Wright il loro principale mentore, ma lo approcciarono in modi diversi che influenzarono il loro rapporto:
Fay Jones fu un apprendista formale presso la Taliesin Fellowship, diventando uno dei seguaci più fedeli e disciplinati del maestro.
Bruce Goff mantenne un'indipendenza radicale, evolvendo i principi di Wright verso forme molto più sperimentali e "selvagge".
Nonostante queste differenze, Jones ammirava profondamente Goff per la sua capacità di spingere l'organicismo oltre i limiti conosciuti, definendolo spesso un genio creativo puro.

2. L'Eredità dell'American School
Fay Jones è considerato, insieme a Goff, uno dei massimi esponenti della "American School" di architettura. Sebbene Jones operasse principalmente in Arkansas e Goff tra Oklahoma e Illinois, entrambi condividevano:
Il rispetto per il sito: La convinzione che l'edificio debba "emergere" dal terreno.
L'uso dei materiali naturali: Pietra, legno e vetro come elementi fondamentali della composizione.
La poesia dello spazio: Entrambi cercavano una qualità spirituale e ritmica nell'architettura, simile a una composizione musicale.

3. Differenze di Linguaggio: Rigore vs. Esuberanza
La loro relazione evidenzia due facce della stessa medaglia organica:
Fay Jones (Il Rigore): Le sue opere (come la celebre Thorncrown Chapel) sono caratterizzate da un ordine geometrico quasi gotico, una precisione strutturale estrema e un uso sublime della luce.
Bruce Goff (L'Esuberanza): Goff era più barocco e sperimentale, incline all'uso di materiali "trovati" e geometrie asimmetriche che sfidavano la logica strutturale convenzionale.

4. Riconoscimento Reciproco
Jones riconobbe pubblicamente il valore di Goff nel 1990, quando ricevette la medaglia d'oro AIA, citando Goff come una delle figure che avevano mantenuto viva l'integrità dell'architettura americana. Entrambi sono oggi celebrati dal Christopher C. Gibbs College of Architecture dell'Università dell'Oklahoma come i pilastri di una visione architettonica che mette l'individuo e la natura al centro del progetto.

La critica architettonica vede Goff e Jones come i due poli di un organicismo maturo: dove Goff rappresenta la libertà dell'immaginazione, Jones rappresenta la perfezione della realizzazione.



BRUCE GOFF E BART PRINCE

La relazione tra Bruce Goff e Bart Prince è quella tra mentore e allievo, un legame che ha assicurato la continuazione dell'architettura organica radicale nel Nuovo Messico. Prince è considerato il principale erede e discepolo di Goff.
Ecco i punti chiave della loro relazione:

1. Incontro e Mentoring
Scoperta del talento: Goff notò per la prima volta il lavoro di Prince quando tenne una conferenza all'Arizona State University, dove Prince era studente. Goff rimase impressionato dai disegni non convenzionali del giovane architetto e lo incoraggiò a sviluppare il proprio stile individuale, offrendo critiche e guida.
Collaborazione lavorativa: Dopo la laurea nel 1970, Prince iniziò a lavorare con Goff. Questa collaborazione durò fino alla morte di Goff nel 1982.

2. Eredità e Completamento di Progetti
Esecutore testamentario: Goff scelse Prince per completare il suo progetto finale e più significativo: il Padiglione per l'Arte Giapponese al Los Angeles County Museum of Art (LACMA). Prince completò il design e supervisionò la costruzione dopo la morte del mentore.
Clienti condivisi: Prince lavorò anche a commissioni importanti di Goff, come la casa di Joe Price. Successivamente, Bart Prince progettò una casa per lo stesso collezionista e sua moglie in California, consolidando ulteriormente l'eredità.

Casa-studio, Albuquerque, di Bart Prince

3. Continuità Filosofica e Stilistica
Individualismo radicale: Prince ha abbracciato la filosofia di Goff secondo cui ogni progetto deve essere un'espressione unica della personalità del cliente e del sito, rifiutando gli stili preconfezionati.
Sperimentazione materiale: Come Goff, Prince è noto per l'uso inventivo di materiali comuni o industriali per creare forme fantastiche e inaspettate. La sua stessa casa-studio ad Albuquerque, soprannominata dai locali "l'astronave", ne è un esempio lampante.
Ispirazioni condivise: Entrambi gli architetti consideravano Frank Lloyd Wright, Antoni Gaudí e la musica (in particolare Claude Debussy) tra le loro principali ispirazioni.

Bart Prince non è solo un seguace di Goff, ma è l'architetto che ha raccolto il testimone della sua visione, garantendo che l'architettura organica radicale continuasse a fiorire come una tradizione americana unica.



CONCLUSIONI

I continuatori della teoria di Bruce Goff non formano una "scuola" nel senso tradizionale (poiché Goff rifiutava l'imitazione), ma rappresentano una costellazione di architetti che portano avanti l'organicismo radicale, l'individualismo assoluto e la sperimentazione materiale.
Da citare Herb Greene: Studente di Goff all'Università dell'Oklahoma negli anni '50, Greene è celebre per la sua "Prairie Chicken House". Ha approfondito il lato psicologico e "collage" della teoria di Goff. La sua ricerca si concentra su come l'architettura possa evocare ricordi e sensazioni attraverso texture complesse e forme che sembrano creature viventi radicate nel paesaggio.
Gli architetti influenzati dalla teoria di Goff non copiano le sue forme, ma applicano il suo metodo di invenzione perenne, garantendo che l'architettura rimanga un processo vitale e non una ripetizione di stili passati.










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