mercoledì 16 luglio 2025

Alvar Aalto: architettura organica umanistica, di Carlo Sarno



Alvar Aalto: architettura organica umanistica

di Carlo Sarno





INTRODUZIONE

L'architettura organica di Alvar Aalto (1898-1976) rappresenta una risposta umanistica e calda al rigido razionalismo europeo. Invece di seguire schemi industriali standardizzati, Aalto pone l'individuo e le sue emozioni al centro del progetto, integrando l'edificio con l'ambiente circostante. 
Alvar Aalto è ritenuto il Maestro dell'Architettura Organica Europea.

I pilastri del suo stile includono:

Rapporto con la Natura: Gli edifici non sono imposti al paesaggio, ma ne diventano un'estensione. Un esempio celebre è la Villa Mairea, dove le colonne interne richiamano i tronchi della foresta circostante.
Materiali Vivi: Aalto privilegia materiali naturali e tattili come il legno, il mattone e la pietra. Considerava il legno un "materiale vivente" capace di connettersi biologicamente con l'uomo.
La Linea Curva: Spesso definita come la sua "poetica della linea", la curva aaltiana si ispira alle forme della natura (come le onde o i laghi finlandesi) per rompere la monotonia delle linee rette moderne.
Luce e Benessere: La luce naturale è usata come strumento terapeutico. Nel Sanatorio di Paimio, ogni dettaglio — dal colore delle pareti alla forma dei lavabi silenziosi — è studiato per il comfort del paziente.
Gesamtkunstwerk (Opera Totale): Aalto progettava ogni componente, dall'edificio ai mobili fino alle lampade e alle maniglie, spesso tramite la sua azienda Artek, garantendo una coerenza organica totale.


Villa Mairea, 1939



LA PSICO-FILOSOFIA DELL'ARCHITETTURA DI ALVAR AALTO

La filosofia di Alvar Aalto si distacca dal modernismo meccanico per abbracciare un "funzionalismo organico umanistico". Per Aalto, l'architettura non è una macchina per abitare, ma un organismo che deve rispondere ai bisogni psicologici e fisiologici dell'uomo.
I cardini della sua teoria organica includono:

1. L'Umanizzazione dell'Architettura
A differenza del funzionalismo puro (che ottimizzava lo spazio per l'efficienza), Aalto teorizzava che la funzione dovesse includere il benessere emotivo.
Esempio teorico: Nel Sanatorio di Paimio, la progettazione partì dal punto di vista del malato steso a letto: la luce non doveva abbagliare, i soffitti avevano colori rilassanti e il riscaldamento era orientato verso i piedi del paziente.

2. L'Analogia con la Biologia
Aalto vedeva l'architettura come un processo di crescita biologica piuttosto che una costruzione geometrica.
Flessibilità: Come una cellula si adatta all'ambiente, i suoi edifici sono asimmetrici e "aperti", capaci di espandersi o mutare nel tempo.
Standardizzazione elastica: Era contrario alla produzione in serie rigida; proponeva invece elementi standardizzati ma combinabili in modi infiniti, proprio come le cellule in natura.

3. Materialismo Tattile e Psicologico
Per Aalto, i materiali influenzano la psiche. Il legno è considerato un "materiale umano" per la sua caloria e capacità di invecchiare con grazia, contrapposto al freddo acciaio dei modernisti dell'epoca.
Nelle sue teorie, l'uso del legno curvo (come nella Gamba a L degli sgabelli Artek) non era solo estetica, ma una ricerca sulla resistenza naturale della fibra legnosa.

4. Il concetto di Gesamtkunstwerk (Opera Totale)
Un edificio organico non può dirsi completo se non c'è armonia tra esterno e interno. Aalto e sua moglie Aino progettarono ogni dettaglio — mobili, tessuti e lampade — per garantire che l'utente vivesse un'esperienza coerente e "naturale" in ogni angolo dello spazio.



FRANK LLOYD WRIGHT (1867-1959) E ALVAR AALTO (1898-1976)

La relazione tra Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto è quella tra due pionieri che, seppur partendo da contesti opposti, hanno condiviso la missione di umanizzare l'architettura moderna, opponendosi alla freddezza delle macchine industriali.

Le loro connessioni principali includono:

Stima reciproca e influenza: Sebbene si siano incontrati una sola volta a New York nel 1945, Wright (noto per il suo carattere difficile) definì il padiglione finlandese di Aalto alla Fiera Mondiale del 1939 come un "lavoro di genio". Aalto, dal canto suo, fu profondamente ispirato dalle immagini della Casa sulla Cascata pubblicate nel 1938, che influenzarono il design della sua Villa Mairea.

Architettura come organismo vivo: Entrambi rifiutavano la rigida geometria ad angolo retto del razionalismo europeo a favore di una progettazione articolata che cresce e si adatta al sito naturale. Mentre Wright cercava l'armonia con le vaste praterie americane, Aalto la cercava nel fitto delle foreste finlandesi.

Il concetto di Opera Totale: Entrambi credevano che l'architetto dovesse progettare ogni dettaglio, dai volumi esterni fino alle maniglie delle porte e all'arredamento interno, per creare un'esperienza immersiva e coerente.

Differenze metodologiche: Wright era più legato a un organicismo simbolico e formale, cercando di fondere l'edificio con il suolo attraverso linee orizzontali. Aalto proponeva un organicismo psicologico, focalizzato sulla risposta sensoriale dell'uomo ai materiali naturali e alla luce.






Il confronto tra la Casa sulla Cascata (1935) di Wright e Villa Mairea (1939) di Aalto è il dialogo definitivo tra le due anime dell'architettura organica: quella eroica e scultorea americana e quella intima e tattile finlandese.

1. Il Rapporto con il Sito
Fallingwater (Wright): La casa è una sfida alla forza di gravità. Si posiziona sopra la cascata, diventando parte del dramma geologico. Wright usa terrazze a sbalzo in cemento armato che mimano le stratificazioni rocciose del ruscello Bear Run.
Villa Mairea (Aalto): La casa è concepita come una "metafora della foresta". Si inserisce nel bosco con una pianta a L che crea un giardino protetto. Invece di dominare la natura, Aalto la invita all'interno attraverso l'uso di pali in legno che ricordano i tronchi dei pini circostanti Fondazione Alvar Aalto.

2. Materiali e Sensazioni
Wright: Predilige la pietra grezza estratta in loco e il cemento. L'atmosfera è solenne, monumentale, quasi ancestrale. La natura è celebrata come forza primordiale.
Aalto: Mescola legno, mattoni bianchi, ardesia e cuoio. La sua è un'architettura dei sensi: il corrimano in legno è caldo al tatto, i pilastri legati con rattan offrono una texture morbida. È un organicismo più domestico e "umano".

3. Lo Spazio Interno
Fallingwater: Lo spazio fluisce attorno al fulcro centrale del camino (scavato nella roccia viva). Le finestre a nastro eliminano gli angoli per fondere interno ed esterno in modo visivo.
Villa Mairea: Aalto usa lo spazio per creare ritmi psicologici. La scala interna è un capolavoro di design organico, con una foresta di sottili bastoni di legno che filtrano la luce, creando un effetto di "luce che penetra tra gli alberi".

4. Tecnologia vs Artigianato
Wright spinge al limite l'ingegneria del cemento armato (con non pochi problemi strutturali iniziali).
Aalto recupera la tradizione della carpenteria finlandese, elevando il lavoro artigianale a linguaggio moderno e sofisticato.



ANTONI GAUDI (1852-1916) E ALVAR AALTO

La relazione tra Antoni Gaudí e Alvar Aalto non è di discepolanza diretta, ma rappresenta un ponte ideale tra il Modernismo catalano e il Funzionalismo organico del Nord Europa. Sebbene appartengano a generazioni e contesti culturali differenti, sono uniti da una profonda ispirazione naturalistica.
Ecco i punti chiave del loro legame:

1. Il viaggio in Spagna del 1951
Un momento fondamentale è il viaggio che Aalto compì in Spagna nel 1951 per tenere delle conferenze a Madrid e Barcellona. In questa occasione, Aalto ebbe modo di studiare da vicino le opere di Gaudí. Ne rimase affascinato, riconoscendo nel maestro catalano un precursore della sua stessa lotta contro la monotonia delle linee rette industriali.

2. La Natura come "Grande Libro"
Entrambi rifiutavano l'imitazione superficiale della natura, cercando invece di comprenderne le leggi strutturali:
Gaudí: Vedeva la natura come una creazione divina, utilizzando forme geometriche complesse come parabole ed elicoidi per imitare la crescita di alberi e ossa.
Aalto: Interpretava la natura in chiave laica e psicologica. Per lui, la "standardizzazione" naturale (come quella delle cellule) era il modello per un'architettura organica flessibile e mai ripetitiva.

3. La Linea Curva e l'Antigeometria
Mentre il modernismo di Le Corbusier celebrava il "quadrato", Gaudí e Aalto sono i campioni della curva:
Per Gaudí, la linea retta era "dell'uomo", mentre quella curva era "di Dio".
Aalto introduceva curve sinuose e irregolari (come nel celebre Vaso Savoy) per ragioni acustiche, funzionali e per creare un senso di accoglienza organica che spezzasse la rigidità geometrica.

4. Uso dei Materiali e Artigianato
Entrambi attribuivano un valore quasi etico alla materia. Gaudí rivoluzionò l'uso della ceramica e del mattone attraverso tecniche come il trencadís, mentre Aalto elevò il legno curvato e il mattone rosso a simboli di un modernismo dal volto umano, lontano dall'acciaio e dal vetro dei grattacieli.

In sintesi, Gaudí rappresenta l'anima mistica e scultorea dell'organicismo, mentre Aalto ne rappresenta l'anima psico-funzionale e umanistica. Entrambi, però, hanno trasformato l'edificio in un organismo vivente che respira con l'ambiente circostante.



HUGO HARING (1888-1958) E ALVAR AALTO

La relazione tra Hugo Häring e Alvar Aalto è fondamentale: Häring è considerato il padre teorico dell'architettura organica tedesca - e Maestro dell'Architettura Organica Europea - che influenzò profondamente la transizione di Aalto dal funzionalismo rigido a una architettura organica più umana e fluida.
Ecco come si sono intrecciati i loro percorsi:

L'incontro ai CIAM: I due si conobbero durante i Congressi Internazionali di Architettura Moderna (CIAM). Mentre la maggioranza (guidata da Le Corbusier) spingeva per la standardizzazione, Häring sosteneva che ogni edificio dovesse trovare la propria forma organica in base alla funzione specifica e al luogo, un concetto che Aalto adottò come missione personale.

La "Forma Funzionale" vs "Forma Geometrica": Häring teorizzò che l'architetto non deve imporre una forma geometrica precostituita (come un cubo), ma deve "scoprire" la forma che l'edificio vuole assumere, quasi fosse un organismo che cresce. Aalto trasformò questo organicismo teorico in realtà pratica, creando spazi asimmetrici e "morbidi" che seguono i movimenti umani.

Opposizione al Razionalismo di facciata: Entrambi furono critici verso il modernismo che usava il vetro e l'acciaio solo per estetica. Häring influenzò Aalto nel considerare l'architettura come una "pelle" protettiva e funzionale piuttosto che come una scatola astratta.

Il legame con Scharoun: Häring fu il mentore di Hans Scharoun, un altro grande architetto organico. Aalto si sentiva molto più vicino a questo "circolo organico" tedesco (basato sulla ricerca dell'essenza delle cose) rispetto alla scuola svizzero-francese dei volumi puri.

In breve, se Häring ha fornito le basi filosofiche (l'edificio come organo di un corpo), Aalto è stato colui che ha saputo tradurre quelle idee in un linguaggio architettonico di successo mondiale, rendendole meno rigide e più poetiche.



HANS SCHAROUN (1893-1972) E ALVAR AALTO

La relazione tra Hans Scharoun e Alvar Aalto è una delle più strette e significative all'interno del movimento moderno: entrambi sono i massimi esponenti dell'organicismo europeo, una corrente che si opponeva alla "scatola rigida" di Le Corbusier per cercare una forma nata dalle esigenze dell'uomo.
Ecco i punti di contatto principali:

L'amicizia e la stima: I due architetti si conoscevano e si stimavano profondamente. Scharoun considerava Aalto un "compagno d'armi" nella lotta per un'architettura organica che non fosse solo estetica, ma un'estensione della vita stessa.

La concezione dello spazio interno: Entrambi rifiutavano la simmetria. Per Scharoun (come nella Philharmonie di Berlino) e per Aalto, lo spazio doveva essere generato dal "nucleo delle attività". Se una funzione richiedeva una forma irregolare, la pianta dell'edificio doveva assecondarla, non costringerla in un rettangolo.

La "Geometria della Luce": Entrambi usavano la luce come materiale da costruzione. Scharoun creava spazi complessi e multi-livello dove la luce pioveva dall'alto in modo teatrale; Aalto perfezionò i lucernari conici (come nella Biblioteca di Viipuri) per diffondere una luce morbida e senza ombre.

L'Umanesimo Democratico: Dopo la Seconda Guerra Mondiale, entrambi videro nell'architettura organica uno strumento per ricostruire la democrazia. I loro edifici non dovevano intimidire il cittadino con la loro grandezza, ma accoglierlo. Il quartiere Interbau 57 a Berlino ospita edifici di entrambi, dimostrando questa visione comune di edilizia sociale "umanizzata".

Mentre l'architettura organica di Scharoun è spesso più espressionista e dinamica nelle sue forme, l'architettura organica di Aalto rimane più legata a una sensualità materica e a una calma naturale.





Il confronto tra la Philharmonie di Berlino (1963) e la Finlandia Hall di Helsinki (1971) rivela due modi diversi di intendere lo spazio pubblico e la musica attraverso l'architettura organica.

1. La Concezione della Sala (L'Eredità di Häring)
Philharmonie (Scharoun): È una rivoluzione spaziale. Scharoun applica il concetto di "musica al centro", disponendo l'orchestra nel mezzo e il pubblico su terrazze asimmetriche che salgono come vigneti (schema vineyard). L'obiettivo è annullare la barriera tra esecutore e spettatore, creando un organismo unitario.
Finlandia Hall (Aalto): Aalto mantiene una pianta più tradizionale a ventaglio, ma la distorce organicamente. La sala è progettata per essere uno strumento acustico immenso: il soffitto inclinato e le pareti asimmetriche servono a gestire il suono, ma l'impostazione resta più gerarchica rispetto a quella di Scharoun.

2. Esterno e Rapporto con la Città
Scharoun: L'esterno è una conseguenza diretta dell'interno. La forma irregolare e le pareti dorate della Philharmonie sembrano quasi una "tenda" o una scultura espressionista che si staglia nel vuoto del Kulturforum. È un oggetto organico dinamico e di rottura.
Aalto: La Finlandia Hall è un volume monumentale rivestito di marmo bianco di Carrara. Aalto cerca un dialogo con il paesaggio lacustre della baia di Töölö. La torre principale della sala ha una forma a cuneo che serve per l'acustica interna, ma esternamente richiama la verticalità dei ghiacciai o delle formazioni naturali finlandesi.

3. Materiali e Simbolismo
Scharoun usa materiali industriali e moderni per creare un'esperienza quasi futuristica; il focus è sull'innovazione democratica dello spazio sociale.
Aalto sceglie il marmo per collegare la Finlandia alla tradizione classica del Mediterraneo, sebbene il clima finlandese abbia poi causato problemi di conservazione alle lastre. Il suo è un organicismo monumentale che vuole dare un'identità nobile alla giovane nazione finlandese.

In sintesi: Scharoun progetta un organismo sociale dinamico, Aalto progetta un monumento naturale e acustico.



GIOVANNI MICHELUCCI (1891-1991) E ALVAR AALTO

La relazione tra Giovanni Michelucci e Alvar Aalto è fondata su una profonda affinità elettiva: entrambi sono stati i "dissidenti" del Modernismo nei rispettivi paesi, promuovendo un'architettura che privilegiasse la dimensione umana, artigianale e organica rispetto alla freddezza delle macchine.
I punti di contatto più significativi sono:

L'Umanesimo Architettonico: Entrambi rifiutarono lo "stile internazionale" rigido. Michelucci cercava un'architettura che fosse una "città variabile" a misura d'uomo, proprio come Aalto progettava edifici che sembrassero organismi viventi capaci di accogliere la complessità della vita quotidiana.

La svolta organica del dopoguerra: Se Aalto influenzò il mondo con il suo uso del legno e delle linee sinuose negli anni '30, Michelucci approdò a un linguaggio simile negli anni '50. L'opera simbolo di questo legame è la Chiesa dell'Autostrada del Sole (1964), dove le forme asimmetriche e le coperture simili a tende ricordano la libertà formale e l'uso espressivo dei materiali tipici di Aalto.

La "Piazza" e l'Incontro: Per entrambi, l'edificio non è un oggetto isolato ma un luogo di aggregazione. Michelucci teorizzava lo spazio interno come una continuazione della strada e della piazza; un concetto molto simile alla Finlandia Hall o ai centri civici di Aalto, dove i percorsi interni invitano alla socialità naturale.

Materialità e Artigianato: Michelucci, come Aalto, dava un'importanza estrema al cantiere e al tocco dell'artigiano. Entrambi amavano il mattone, la pietra e il rame, materiali che invecchiano e raccontano la storia dell'edificio nel tempo.

In sintesi, Michelucci rappresenta la versione italiana dell'organicismo aaltiano: un'architettura che non segue regole fisse, ma che "accade" per rispondere ai bisogni psicologici e spirituali dell'individuo.




Il confronto tra la Chiesa dell'Autostrada (San Giovanni Battista, 1964) di Giovanni Michelucci e la Chiesa delle Tre Croci (Vuoksenniska, 1958) di Alvar Aalto mette in luce due diverse interpretazioni dell'organicismo sacro, accomunate dall'idea dell'edificio come "percorso" e "luogo d'incontro".
Sintesi del confronto:

Caratteristica Chiesa delle Tre Croci (Aalto) Chiesa dell'Autostrada (Michelucci)
Metafora di base L'edificio come organismo biologico e foresta astratta. L'edificio come tenda e rifugio per il nomade viaggiatore.
Materiali guida Pareti in mattoni bianchi, legno e cemento. Pietra grezza, cemento armato e tetto in rame.
Funzione spazio Tre sezioni separate da pareti mobili per usi sociali diversi. Spazio fluido con un atrio-piazza che accoglie il flusso dei pellegrini.
Simbolismo Le tre croci integrate nell'altare sono "segni" di luce. La forma irregolare del tetto evoca una duna o una tenda battuta dal vento.

Punti di contatto e affinità
Flessibilità dello spazio: Entrambi rifiutano la navata statica tradizionale. Aalto progetta tre stanze che possono unirsi o dividersi; Michelucci crea una pianta libera in cui i percorsi interni ed esterni si fondono, trasformando la chiesa in un prolungamento della strada.
Luce come materiale sacro: Aalto utilizza lucernari e finestre asimmetriche per creare una luce diffusa e mistica; Michelucci usa tagli netti e aperture irregolari nelle pareti di cemento e pietra per illuminare lo spazio interno in modo drammatico.
Umanesimo democratico: Entrambe le chiese sono state concepite per accogliere l'uomo moderno. Quella di Aalto serviva una comunità industriale, quella di Michelucci è un monumento ai caduti sul lavoro dell'autostrada e una "sosta spirituale" per chi è in transito.

Differenze di approccio
Mentre la chiesa di Aalto a Vuoksenniska appare come un volume compatto, scultoreo e dominato da un bianco purissimo che dialoga con la luce nordica, la chiesa di Michelucci è un'esplosione di energia materica, dove la pietra dura e il rame ossidato creano un contrasto cromatico forte, tipicamente mediterraneo e artigianale.



BRUNO ZEVI (1918-2000) E ALVAR AALTO

L'influenza di Alvar Aalto su Bruno Zevi e sulla nascita dell'Associazione per l'Architettura Organica (APAO) nel 1945 è stata determinante per definire una via italiana alla modernità, alternativa al monumentalismo del ventennio fascista e al rigore geometrico internazionale.
Zevi vedeva in Aalto l'equilibrio perfetto tra la libertà formale di Wright e la necessità sociale europea.

1. Aalto come "Antidoto" al Razionalismo
Per Zevi, l'architettura di Aalto era la prova che il Movimento Moderno non doveva per forza essere freddo, standardizzato o "scatolare".
La democrazia della forma: Zevi scriveva che l'organicismo di Aalto era intrinsecamente democratico perché non imponeva un ordine superiore, ma si adattava alle esigenze del singolo individuo.
L'umanizzazione: Nelle sue cronache e nei suoi libri (come Verso un'architettura organica), Zevi indicava il Sanatorio di Paimio come l'esempio massimo di come un edificio potesse curare l'uomo non solo fisicamente, ma anche psicologicamente.

2. Il legame con l'APAO (1945)
Quando Zevi fondò l'APAO a Roma, il riferimento ad Aalto fu costante. L'associazione si batteva per un'architettura che fosse:
Funzionale ma psicologica: Non solo tecnica, ma attenta ai sentimenti.
Legata al sito: Un concetto aaltiano che in Italia si tradusse nel recupero dei materiali locali (pietra, mattone) e nel dialogo con il paesaggio storico e naturale.

3. Influenza diretta sugli architetti italiani
Sotto la spinta critica di Zevi, molti architetti italiani iniziarono a guardare al "Maestro Organico del Nord" per superare l'impasse del dopoguerra:
Giancarlo De Carlo: Prese da Aalto l'attenzione per la partecipazione sociale e l'inserimento urbano organico (visibile nei suoi lavori a Urbino).
Mario Ridolfi: Sebbene più legato al neorealismo architettonico, condivideva con Aalto l'ossessione per il dettaglio costruttivo e l'uso "umano" del mattone.
Giovanni Michelucci: Come visto, trovò nell'organicismo aaltiano la legittimazione per le sue forme libere e fluide.

4. Il viaggio di Zevi in Finlandia
Zevi visitò Aalto e ne descrisse le opere con un entusiasmo quasi religioso. Per lo storico italiano, la capacità di Aalto di curvare il legno o di modellare la luce era la dimostrazione che l'architetto è un "creatore di vita" e non un semplice tecnico.

In sintesi, senza la mediazione critica di Bruno Zevi, l'architettura di Aalto sarebbe rimasta un fenomeno scandinavo isolato. Grazie a Zevi, è diventata invece il modello di riferimento per un'intera generazione di architetti italiani che cercavano una modernità dal volto umano.



OPERE SIGNIFICATIVE DI ALVAR AALTO

Le opere più significative di Alvar Aalto tracciano la sua evoluzione dal classicismo nordico a un organicismo maturo, dove luce, materiali e uomo si fondono.
Ecco i capolavori fondamentali:

1. Sanatorio di Paimio (1929-1933)
L'opera che lo ha reso celebre nel mondo. Concepito come uno "strumento medico", ogni dettaglio (dai colori delle pareti ai soffitti riscaldati) è studiato per il benessere psicofisico del paziente. Qui nasce anche la celebre Poltrona Paimio, progettata per facilitare la respirazione dei degenti.

2. Biblioteca di Viipuri (1927-1935)
Un manifesto di innovazione acustica e luminosa. È famosa per il suo soffitto ondulato in legno nella sala conferenze (per una propagazione perfetta del suono) e per i 57 lucernari conici che garantiscono una luce zenitale diffusa, ideale per la lettura senza ombre.

3. Villa Mairea (1937-1939)
Considerata una delle residenze più belle del XX secolo, è l'apice della sua filosofia organica. Aalto fonde l'estetica modernista con la tradizione rurale finlandese, usando pali di legno, pietra e una pianta a L che abbraccia la foresta Fondazione Alvar Aalto.

4. Padiglione Finlandese alla Fiera di New York (1939)
Un'installazione temporanea che lasciò a bocca aperta Frank Lloyd Wright. Una gigantesca parete ondulata in legno alta 16 metri che scendeva verso il visitatore, rappresentando simbolicamente l'Aurora Boreale e il paesaggio finlandese.

5. Chiesa di Vuoksenniska (Tre Croci, 1955-1958)
Situata a Imatra, è un capolavoro di scultura architettonica. La pianta è divisa in tre sezioni asimmetriche tramite pareti mobili, mentre le finestre e i volumi curvi creano un gioco di luci unico che definisce lo spazio sacro senza decorazioni ridondanti.

6. Municipio di Säynätsalo (1949-1952)
Un ritorno al mattone rosso e all'intimità. L'edificio si articola attorno a una corte interna rialzata, evocando l'idea di una piazza medievale ma tradotta in chiave moderna e democratica.

7. Finlandia Hall (1967-1971)
L'opera organico monumentale di Helsinki, rivestita in marmo bianco di Carrara. È il testamento di Aalto, un centro congressi e sala da concerto dove la complessità dei volumi esterni richiama la frammentazione dei ghiacci marini.



IL SANATORIO DI PAIMIO

Il Sanatorio di Paimio (1929-1933) è considerato il manifesto del "funzionalismo umanistico" di Alvar Aalto. Progettato per la cura della tubercolosi, l'edificio è stato concepito come uno "strumento medico" totale, dove ogni scelta architettonica serve a favorire la guarigione.




1. Organizzazione Spaziale e Funzionale
Il complesso è immerso in una foresta di pini per garantire aria pura e isolamento. La pianta è articolata in diverse ali separate per funzione, collegate da un nucleo centrale di circolazione:
Ala dei pazienti: Orientata a sud-est per massimizzare l'esposizione solare, con lunghe balconate ad ogni piano per la terapia del sole.
Ala dei servizi: Contiene uffici, sale da pranzo e aree comuni.
Terrazza panoramica: Un enorme solarium sul tetto dove i pazienti venivano portati a respirare l'aria del bosco.

2. Design per l'"Uomo Orizzontale"
Aalto ribaltò la prospettiva dell'architettura tradizionale progettando dal punto di vista del paziente costretto a letto:
Soffitti terapeutici: Nelle stanze, i soffitti erano dipinti in verde scuro riposante per evitare l'abbagliamento e lo stress visivo.
Riscaldamento: I pannelli radianti erano posti sul soffitto ma orientati verso i piedi del paziente, per non scaldare eccessivamente la testa.
Luce: Le lampade erano posizionate fuori dal campo visivo diretto del degente.

3. Dettagli Igienici e Sensoriali
Ogni elemento d'arredo fu studiato per eliminare polvere e rumore:
Lavabi "silenziosi": Realizzati con una curvatura specifica per far scorrere l'acqua senza schizzi o rumori molesti per il vicino.
Colori: Uso psicologico delle tinte: giallo brillante per i corridoi per evocare il sole, e azzurro o menta per le aree comuni per trasmettere calma.
Assenza di spigoli: Pareti e mobili avevano angoli arrotondati per facilitare la pulizia e prevenire traumi.

4. Icone del Design
Per questo progetto, Aalto fondò le basi di Artek, progettando la celebre Poltrona Paimio. La sua struttura in legno curvato non era solo estetica, ma studiata per favorire un'angolazione del busto che facilitasse la respirazione dei polmoni malati.



LA BIBLIOTECA DI VIIPURI

La Biblioteca di Viipuri (1927-1935) è l'opera che segna il passaggio definitivo di Aalto al modernismo organico. E' celebre per come risolve tecnicamente i bisogni umani attraverso soluzioni formali innovative.
Ecco gli elementi che la rendono un capolavoro:




1. Il Soffitto Ondulato e l'Acustica
L'elemento più iconico è il soffitto della sala conferenze, realizzato con listelli di legno di pino della Carelia.
Funzione: La forma sinusoidale (a onda) non è un vezzo estetico, ma serve a diffondere il suono in modo perfettamente uniforme in tutta la sala.
Risultato: Un oratore può parlare con un tono di voce naturale ed essere sentito chiaramente anche nell'ultima fila, senza bisogno di amplificazione elettrica.

2. I 57 Lucernari Conici
Nella sala di lettura, Aalto affronta il problema della luce solare che abbaglia o crea ombre fastidiose sulle pagine dei libri.
Soluzione: Progetta un tetto punteggiato da 57 fori circolari conici. La luce solare non entra mai direttamente, ma viene riflessa dalle pareti interne dei coni, trasformandosi in una luce zenitale diffusa e priva di ombre, perfetta per la lettura in qualsiasi ora del giorno Alvar Aalto Foundation.

3. La Scala e il Flusso Spaziale
L'interno è organizzato su diversi livelli collegati da scale aperte che creano un senso di continuità.
Aalto introduce il concetto di percorso fluido: il visitatore non attraversa stanze chiuse, ma si muove in un ambiente dove gli spazi per il deposito libri, la lettura e il controllo si fondono armoniosamente.



VILLA MAIREA

Villa Mairea (1937-1939), costruita a Noormarkku per i coniugi Gullichsen, è considerata il capolavoro della nuova architettura organica europea. Rappresenta il momento in cui Aalto fonde le lezioni del cubismo e del modernismo internazionale con l'anima della foresta finlandese.
Ecco i pilastri del progetto:




1. La Metafora della Foresta
L'edificio è concepito come un'estensione della pineta circostante. Aalto utilizza una serie di pali in legno (spesso raggruppati in modo irregolare) sia all'interno che sotto il portico per mimare i tronchi degli alberi. Il passaggio tra esterno e interno è reso fluido da ampie vetrate che "cancellano" il confine fisico.

2. Collage di Materiali
A differenza del "bianco totale" di Le Corbusier, Aalto usa un ricco collage materico:
Pietra grezza per il basamento.
Legno di teak, pino e cedro per i rivestimenti.
Mattoni bianchi e intonaco.
Cuoio e rattan per avvolgere i pilastri in acciaio (per renderli caldi al tatto).

3. La Pianta a "L" e lo Spazio Fluido
La villa ha una pianta a L che delimita un giardino privato, dove si trova una piscina dalla forma organica (simile a un lago finlandese). All'interno, il piano terra è un unico grande spazio fluido dove la zona pranzo, il soggiorno e lo studio sono separati solo da mobili, dislivelli o tende, creando una sensazione di libertà totale.

4. Il "Tocco Umano"
Ogni dettaglio è artigianale. La scala principale è un'opera d'arte: i gradini in legno sono sostenuti da una foresta di sottili pali verticali che filtrano la luce. Anche le maniglie e i corrimani sono modellati per adattarsi perfettamente alla mano umana, seguendo la filosofia del design antropomorfico di Aalto.

5. Il Giardino d'Inverno
Un elemento chiave è la connessione con la sauna (tradizione finlandese immancabile), collegata alla casa da un camminamento coperto da un tetto d'erba, che sottolinea il legame tra vita moderna e rituali antichi.



IL PADIGLIONE FINLANDESE

Il Padiglione Finlandese alla Fiera Mondiale di New York del 1939 è l'opera che ha consacrato Alvar Aalto come il più grande architetto vivente agli occhi di Frank Lloyd Wright. Fu un intervento temporaneo, ma di una potenza espressiva tale da cambiare la storia del design.
Ecco gli elementi chiave del progetto:



1. La Grande Onda Verticale
L'elemento sbalorditivo era una gigantesca parete ondulata in legno, alta circa 16 metri, che si inclinava in avanti verso il pubblico.
L'effetto: La parete era divisa in quattro fasce sovrapposte, ognuna sporgente rispetto a quella sottostante. Questo creava un senso di movimento e dinamismo, quasi come se la struttura stesse "scivolando" verso i visitatori.
Il simbolismo: Molti critici interpretarono questa forma come un richiamo all'Aurora Boreale o alla fluidità dei laghi finlandesi, ma serviva anche a scopi puramente espositivi, offrendo superfici inclinate per le fotografie dei prodotti nazionali.

2. Il Legno come Manifestazione Identitaria
In un'epoca di padiglioni in acciaio e gesso, Aalto usò esclusivamente il legno finlandese (pino, abete e betulla) per costruire l'intero interno.
Materiale parlante: Il legno non era solo un materiale da costruzione, ma il messaggio stesso: la Finlandia si presentava come una nazione moderna ma profondamente radicata nella sua risorsa naturale primaria.
Artigianato e tecnologia: La parete era composta da migliaia di listelli verticali che mostravano la maestria della carpenteria nordica applicata a forme moderne.

3. La "Standardizzazione Elastica"
Nonostante la forma organica e libera, il padiglione fu costruito utilizzando elementi prefabbricati. Aalto dimostrò che era possibile essere industriali senza essere noiosi: i componenti erano standard, ma il modo in cui venivano assemblati creava un'opera d'arte unica e irripetibile.

4. Lo Spazio Interno e il Flusso
Lo spazio non era diviso in stanze, ma era un continuum fluido. I visitatori seguivano un percorso guidato dalle curve della parete, scoprendo i prodotti agricoli alla base, l'industria al centro e la cultura/turismo nelle parti più alte. Era un esempio precoce di mostra immersiva.

5. Il Giudizio di Frank Lloyd Wright
Fu proprio visitando questo padiglione che Wright pronunciò la celebre frase: "Aalto è un genio". Vide in quell'opera la stessa libertà formale che lui cercava in America, ma interpretata con una sensibilità materica tipicamente europea e scandinava.



IL MUNICIPIO DI SAYNATSALO

Il Municipio di Säynätsalo (1949-1952) è considerato uno dei capolavori del XX secolo perché riesce a trasformare un edificio amministrativo in un centro civico monumentale ma intimo e organico, unendo il fascino dei borghi medievali italiani alla natura finlandese.
Ecco gli elementi che lo rendono unico:






1. La Corte Elevata (Piazza Democratica)
Aalto non ha progettato un semplice blocco di uffici, ma un complesso articolato attorno a una corte interna rialzata di un piano rispetto al terreno circostante.
L'idea: Per entrare nel municipio, il cittadino deve salire delle scale (una in pietra, l'altra "verde" con gradini d'erba).
Il significato: La corte protetta funge da piazza del mercato e luogo di incontro, evocando l'idea di una democrazia antica e proteggendo i cittadini dai freddi venti nordici.

2. Il Trionfo del Mattone Rosso
Dopo anni di sperimentalismo con il legno e il bianco, Aalto torna al mattone rosso.
Il mattone è posato con una leggera irregolarità per creare una superficie viva, capace di catturare la luce solare radente e creare texture profonde.
L'uso di un unico materiale per pareti, pavimenti e persino dettagli interni conferisce all'edificio una solidità quasi geologica, come se fosse emerso dal suolo.

3. La Sala Consiliare: Il "Ventaglio" di Legno
Il culmine dell'edificio è la sala del consiglio, il volume più alto che domina il complesso.
Le capriate: All'interno, il soffitto è sostenuto da spettacolari capriate in legno a forma di ventaglio (chiamate Farfalle).
Atmosfera: Lo spazio è scuro, solenne, illuminato solo da fenditure sapienti. Qui il potere politico viene esercitato in un ambiente che ricorda una sala comune medievale, ponendo l'accento sulla comunità piuttosto che sulla burocrazia.

4. Integrazione delle Funzioni
Il municipio non ospita solo uffici, ma anche la biblioteca comunale e, originariamente, alcuni appartamenti e negozi. Questo mix di funzioni assicura che l'edificio sia "vivo" durante tutto il giorno, rendendolo un vero organismo urbano in miniatura.

5. Il Rapporto con l'Italia
Aalto trasse ispirazione dai suoi viaggi in Italia, in particolare dai comuni toscani e umbri. Säynätsalo è, a tutti gli effetti, una reinterpretazione moderna del Palazzo Pubblico di Siena, dove il mattone e la piazza definiscono l'identità della comunità.



LA FINLANDIA HALL

La Finlandia Hall (1967-1971) a Helsinki è l'opera più imponente di Alvar Aalto, concepita come il cuore pulsante del nuovo centro culturale della capitale finlandese. Rappresenta l'apice del suo "organicismo monumentale".









1. La Metafora Geologica
L'edificio si staglia lungo la baia di Töölönlahti come una scultura monumentale.
Volumi frammentati: La struttura non è un blocco unico, ma un insieme di volumi che sembrano incastrarsi tra loro, ricordando i blocchi di ghiaccio o le formazioni rocciose del Nord.
La Torre a Cuneo: L'elemento più distintivo è l'enorme volume inclinato sopra la sala da concerto, progettato per migliorare l'acustica interna ma diventato un punto di riferimento visivo per l'intera città.

2. Il Marmo di Carrara e la Polemica
Aalto scelse il marmo bianco di Carrara per rivestire l'intero edificio, desiderando creare un contrasto luminoso con il granito scuro locale e richiamare la classicità mediterranea.
Il problema: Le lastre di marmo sottili non hanno resistito al rigido clima finlandese, incurvandosi nel tempo. Questo ha portato a lunghi e costosi restauri (recentemente ultimati sostituendo il marmo con materiali più resistenti ma esteticamente identici).

3. Lo Spazio Interno: Un'Esperienza Sensoriale
Entrando nella Finlandia Hall, si percepisce la massima espressione della Gesamtkunstwerk (Opera Totale):
Materiali caldi: In contrasto con il marmo esterno, l'interno è dominato dal legno, dal cuoio e dal ottone, creando un'atmosfera accogliente e lussuosa.
Asimmetria acustica: La sala da concerto principale evita la simmetria perfetta per evitare echi fastidiosi. Aalto ha inserito pannelli acustici in legno e marmo che fungono anche da decorazione astratta.
Illuminazione: Le lampade, progettate appositamente, diffondono una luce soffusa che enfatizza le texture dei materiali naturali.

4. Urbanistica Organica
L'edificio fa parte di un piano urbanistico mai completato del tutto, che prevedeva una serie di edifici culturali disposti come una "gradinata" affacciata sull'acqua. La Finlandia Hall funge da cerniera tra il centro cittadino e il parco naturale circostante.

5. Il Testamento Spirituale
Inaugurata pochi anni prima della sua morte, la Finlandia Hall è considerata il testamento di Aalto: un edificio che cerca di conciliare la monumentalità dello Stato con la libertà dell'individuo e della natura.



LA CHIESA DI VUOKSENNISKA

La Chiesa di Vuoksenniska (conosciuta anche come la Chiesa delle Tre Croci), completata nel 1958 a Imatra, è considerata l'opera sacra più rivoluzionaria di Alvar Aalto. Qui, l'architettura organica raggiunge una sintesi perfetta tra scultura, acustica e funzione sociale.
Ecco le caratteristiche principali che la rendono un capolavoro:










1. La Trinità Spaziale (Le Pareti Mobili)
La chiesa non è un unico vano statico, ma un organismo flessibile.
Tre volumi asimmetrici: La pianta è composta da tre spazi distinti che possono essere separati da enormi pareti mobili in cemento (spesse 40 cm).
Versatilità: Questa soluzione permetteva di usare solo una parte dell'edificio per attività parrocchiali quotidiane o per riunioni sociali, unendo l'intero spazio solo per le grandi funzioni religiose. È l'applicazione del concetto di "standardizzazione elastica" di Aalto.

2. L'Acustica come Forma
La forma plastica dell'edificio, con le sue pareti e il soffitto ondulati, non è puramente estetica.
Propagazione del suono: Ogni curva è stata studiata per riflettere il suono in modo ottimale.
Esterno vs Interno: Le pareti esterne sono diverse l'una dall'altra; questa asimmetria impedisce la formazione di echi e garantisce una qualità sonora perfetta, rendendo la chiesa un enorme strumento musicale.

3. La Simbologia della Luce
Aalto rifiuta le vetrate colorate tradizionali, preferendo un uso mistico della luce naturale.
Finestre asimmetriche: Ci sono ben 103 finestre, tutte diverse tra loro. La luce entra da angolazioni inaspettate, creando un gioco di ombre e chiaroscuri che cambia durante il giorno.
Le Tre Croci: Al posto di un grande crocifisso, dietro l'altare si trovano tre semplici croci di legno (che danno il nome alla chiesa), illuminate da una luce radente che cade dall'alto, simboleggiando la Trinità in modo astratto e moderno.

4. Materialismo e Verticalità
L'edificio è interamente bianco, costruito in mattoni e cemento.
Il Campanile: È una struttura in cemento armato slanciata e scultorea, che funge da segnale territoriale nel paesaggio industriale di Imatra.
Ingressi: Aalto ha progettato ben cinque ingressi diversi, per permettere flussi di persone indipendenti a seconda di come lo spazio interno viene diviso.

5. Un'opera d'arte totale (Gesamtkunstwerk)
Come sempre, Aalto ha progettato ogni dettaglio: dai banchi in legno alle maniglie delle porte, fino ai vasi per i fiori. Tutto concorre a creare un'atmosfera di pace e accoglienza antropomorfica.



IL FUNZIONALISMO ORGANICO UMANISTICO

La teoria di Alvar Aalto può essere riassunta come un "Funzionalismo Organico Umanistico": una fusione tra la logica moderna e la sensibilità biologica. Per Aalto, l'architettura non deve servire solo a ospitare funzioni, ma a sostenere la vita psichica e fisiologica dell'individuo in armonia con la natura.
Ecco i punti cardine della sua filosofia:

L’Uomo come Unità di Misura: A differenza dei modernisti razionalisti (che vedevano la casa come una "macchina per abitare"), Aalto progetta partendo dalle reazioni sensoriali e ambientali. Un esempio è il Sanatorio di Paimio, dove tutto è pensato per l'uomo in posizione orizzontale (luci che non abbagliano, colori riposanti, riscaldamento radiante sui piedi).

Standardizzazione Elastica: Aalto non rifiuta l'industria, ma la vuole "addomesticare". Sostiene che gli elementi architettonici debbano essere come le cellule della natura: simili ma capaci di combinarsi in forme sempre diverse e adattabili, evitando la monotonia della produzione in serie rigida.

Organicismo Materico: La scelta dei materiali è politica e psicologica. Il legno è considerato il materiale "vivente" per eccellenza perché caldo al tatto e capace di invecchiare; il mattone e la pietra servono a radicare l'edificio al suolo, creando una continuità tattile tra uomo e ambiente.

Psicologia della Luce e dell'Acustica: La luce non è solo illuminazione, è un materiale da costruzione. Nei suoi progetti, come la Biblioteca di Viipuri, la luce è diffusa zenitalmente per non stancare gli occhi, mentre le forme curve (come il soffitto ondulato) servono a rendere il suono "naturale" e avvolgente.

L'Opera Totale (Gesamtkunstwerk): Un edificio è un organismo sano solo se ogni sua parte — dalla struttura portante alla maniglia della porta — parla lo stesso linguaggio. Attraverso l'azienda Artek, Aalto ha esteso la sua teoria agli oggetti quotidiani, rendendo l'arte accessibile e funzionale.

In sintesi, per Aalto l'architettura organica è la pelle protettiva dell'essere umano: deve essere flessibile, calda e capace di respirare con il paesaggio.













venerdì 11 luglio 2025

LUIGI PICCINATO: Dal razionalismo all’organicismo, di Sandra Sangermano


Luigi Piccinato, 1899-1983. L’impegno civile tra teoria e prassi: architettura, città, territorio

di Sandra Sangermano

LUIGI PICCINATO: Dal razionalismo all’organicismo


L’avvento del secondo conflitto mondiale provoca un rallentamento forzato all’attività accademica e scientifica di Luigi Piccinato, ma durante questa pausa l’urbanista coglie l’occasione per mettere a sistema i suoi studi sulla città medievale e pubblica nel 1943 Urbanistica medievale46. 
L’interesse di Piccinato per la storia dell’urbanistica medievale affonda le radici nelle riflessioni in merito di Camillo Sitte e a partire dagli anni ’30 diventa una tematica su cui l’urbanista concentra le sue riflessioni e su cui pubblica diversi scritti: nel 1931 La città medioevale47, nel 1933 Medioevo48, nel 1937 Per una tipologia delle città medioevali italiane49, nel 1941 Origine dello schema urbano circolare nel Medioevo50 fino al libro del 1978 Urbanistica medievale che sintetizza tutte le sue riflessioni sul tema. 
Lo studio sistematico di Piccinato sull’urbanistica medievale rappresenta sicuramente il primo tentativo di codificazione delle forme e dei contenuti per quella particolare epoca storica e colma il vuoto presente in tutti i testi che affrontano la storia dell’urbanistica italiana. Come chiarisce l’urbanista nella prima pagina del testo del 1978, tutti gli storici hanno affrontato la trattazione storica dell’urbanistica partendo dal Rinascimento: 

“[…] comincia insomma proprio con l’epoca nella quale le città non si creavano quasi più, ma invece se ne inventavano piante fantastiche sulla carta e se ne costruivano teorie. [...]. Ma le città invece erano state già create: il primo e più faticoso cammino della creazione urbana era stato compiuto; e già aveva saldo corpo l’organismo della vita cittadina, già la struttura delle città possedeva una forma, già erano precisati schemi, esperienze, ordinamenti… Ed è il complesso corpo di queste istituzioni medioevali che, mancando di quella copiosissima messe di documentazione grafica che forma invece la ricchezza dell’urbanistica del Rinascimento, sfugge oggi grandemente all’indagine nostra”51. 

 Nel breve saggio Piccinato sembra sottolineare la sintesi e l’unità compositiva di tutte le componenti della città prodotta nell’epoca medievale. A Piccinato sembra necessario studiare l’architettura e l’urbanistica di quell’epoca considerata buia ma che a suo parere ha molto da insegnare; studiarla e analizzarla ci permetterebbe di rintracciare le radici dell’arte e dell’architettura italiana. La città medievale, nella visione dell’urbanista, diventa un’espressione unitaria della società, della politica, della forma urbana e dell’arte: 

“[…] componendo proprio quella armonia di valori pratici e estetici che noi chiamiamo oggi con la parola urbanistica”.52 

 Così Piccinato per andare a fondo e per cogliere tutti gli aspetti della composizione urbana medievale visita, cammina e legge la letteratura locale dei centri medievali che più gli sembrano esprimere l’armonia urbana del tempo53. Descrive i centri più noti e le forme urbane spontanee meno conosciute, ricostruisce la genesi della loro formazione al fine di stilare una classificazione dei tipi edilizi (ne definisce sette) per studiare la loro evoluzione. A tal punto potrebbe nascere spontanea la domanda: perché studiare l’urbanistica medievale in un particolare momento storico caratterizzato dalla distruzione delle città? Perché non elaborare nuovi modelli urbani per la ricostruzione? 
Ebbene per Piccinato è necessario conoscere le radici, la storia e le dinamiche economico-sociali che hanno contribuito alla determinazione delle forme urbane delle nostre città per poterne programmare lo sviluppo, e le città medievali offrono l’opportunità di indagare e comprendere la struttura base delle città contemporanee; quindi la conoscenza dell’arte della composizione urbana medievale come "conditio sine qua non" per pianificare, programmare e organizzare lo sviluppo sociale. 
Nel 1943 Piccinato pubblica Urbanistica. Compendio di tecnica urbanistica e di urbanistica generale, lezioni tenute alla Reale università di Napoli e nel 1947 Urbanistica; il primo è una dispensa universitaria che già ha la fisionomia di un prontuario, il secondo un vero e proprio manuale. È evidente la necessità dell’autore di riorganizzare le sue teorie e di fornire agli studiosi non un modello ma un approccio metodologico, esigenza che avverte proprio all’indomani del conflitto quando lo scenario in ambito accademico e politico è notevolmente mutato: Giovannoni è appena scomparso, la posizione egemonica di Calza Bini è in via di declino e la centralità di Piacentini lascia il posto ad una lenta epurazione. Piccinato, dunque, domina la scena. I primi anni del dopoguerra sono caratterizzati dall’esigenza di chi, come Piccinato, aveva svolto un ruolo importante negli anni del fascismo pur non condividendone il sentimento politico. Si profila all’orizzonte una radicale riorganizzazione del fronte dell’architettura moderna italiana, recuperando le principali personalità del filone dell’architettura razionale collegando quest’ultimo con le esperienze più innovative. 
In una situazione politica connotata da grandi mutamenti a  Piccinato si affianca Bruno Zevi - appena ritornato in Italia - ed insieme programmano la riorganizzazione del fronte dell’architettura moderna italiana. Le intenzioni dei due architetti confluiscono nella creazione dell’Associazione per l’Architettura Organica (APAO) - fondata con il sostegno di Mario Ridolfi, Pier Luigi Nervi e Aldo Della Rocca - le cui attività si focalizzano sul tentativo di creare un legame, spezzato a causa della dittatura, con le esperienze internazionali e democratiche. 

(ndr. dalla nota 55 - Nell'APAO tra i soci ritroviamo nomi prestigiosi: Franco Albini, Giovanni Astengo, Carlo Aymonino, Ludovico Barbiano di Belgiojoso, Melchiorre Bega, Leonardo Benevolo, Piero Bottoni, Roberto Calandra, Giuseppe Campos Venuti, Edoardo Caracciolo, Enrico Censon, Giancarlo De Carlo, Edoardo Detti, Luigi Figini, Ignazio Gardella, Gino Levi-Montalcino, Adalberto Libera, Vico Magistretti, Giovanni Michelucci, Giusta Nico Fasola, Giuseppe Perugini, Gino Pollini, Ludovico Quaroni, Nello Renacco, Leonardo Ricci, Ernesto Nathan Rogers, Giuseppe Samonà, Carlo Scarpa, Ettore Sottsass senior e junior e Marco Zanuso. Tra i membri onorari dell’associazione figurano Alvar Aalto e Frank Lloyd Wright.).

Alla base dell’ideologia dell’associazione vi è la definizione dell’architettura organica che acquisisce le posizioni di Alvar Aalto e di Frank Lloyd Wrigth partendo dal razionalismo di Gropius, di Le Corbusier e di Mies van der Rohe; l’aggettivo organico è nuovo ed utile al tempo stesso sia per cancellare le implicazioni fasciste sia per collegarsi alle esperienze che si stavano sperimentando negli Stati Uniti. 
Il legame viene così rintracciato da Zevi e da Piccinato nel funzionalismo come genesi dell’architettura organica54. Sebbene l’associazione conti circa 240 iscritti55 presto si preannunciano all’orizzonte grandi polemiche da molti, tra cui vecchi razionalisti, che ritennero forzato il tentativo di collegare le due tendenze, il razionalismo funzionale e l’organicismo56. 
Tra gli obiettivi principali dell’associazione vi è quello della formazione di una nuova classe di architetti, a cui si affiancano altre attività come l’aggiornamento del quadro legislativo in materia, la pubblicistica del movimento e l’organizzazione di convegni e di congressi. 
Per raggiungere tali scopi all’associazione si affianca la Scuola di architettura organica fondata ufficialmente il 18 marzo del 1946, anche se le attività didattiche sono già state attivate l’anno precedente, con sede a Palazzo del Drago; i corsi sono quattro: Urbanistica tenuto da Piccinato, Architettura tenuto da Ridolfi, Materie Professionali tenuto da Della Rocca e Costruzioni tenuto da Nervi. I corsi si svolgono nel pomeriggio e sono destinati agli studenti che, chiamati a prestare il servizio militare, avevano interrotto gli studi, al fine di formare una nuova categoria professionale preparata ad operare per la ricostruzione del Paese. L’indirizzo didattico propone un modello rivoluzionario in contrapposizione all’accademismo della Facoltà di architettura di Roma - nella quale continuavano ad insegnare gli allievi di Giovannoni e Piacentini – fondato sulla concezione di costruire una scuola professionale e non di arte nella quale appariva necessario associare alle materie tecniche e scientifiche gli studi di economia e di sociologia. 
Tutte le attività promosse dall’APAO si svolgono in un clima d’intensa operosità e impegno politico attraverso numerosi convegni svolti nel Circolo dell’Associazione a cui partecipano nomi noti: Giulio Carlo Argan, Enrico Tedeschi e Cesare Musatti57. Nel novembre del 1947 l’associazione partecipa anche alla competizione elettorale del Comune di Roma candidando Ridolfi, Zevi e Vallecchi nella lista “Blocco del popolo”. 
L’organo divulgativo ed amplificatore per eccellenza delle battaglie e dei dibattiti promossi dall’APAO è Metron; la rivista viene fondata nel 1945 per volontà dello stesso Zevi, nonché di Piccinato, Ridolfi e Nervi. La direzione è affidata inizialmente solo a Piccinato e a Ridolfi, con Margherita Roesler Franz alla segreteria di redazione; il consiglio direttivo è formato da Piero Bottoni, Cino Calcaprina, Luigi Figini, Eugenio Gentili, Enrico Peressutti, Silvio Radiconcini e Enrico Tedeschi, oltre ai due direttori. Per l’ingresso ufficiale di Zevi nella direzione si deve attendere la pubblicazione del numero 25 del 1948, numero che vede l’ingresso anche di Giovanni Astengo e una composizione nuova della redazione58. Sul numero 2 della rivista viene pubblicato il testo La costituzione dell’Associazione per l’Architettura Organica a Roma59 , una vera dichiarazione di intenti cui mira l’iniziativa; l’APAO è definita come: 

“[…] una libera associazione di lavoro e di studio […]. Roma ha finalmente un’associazione libera di architetti moderni che svolge quelle attività di studi, di aggiornamento, di specializzazione e quelle attività sindacali che sono necessarie alla ricostruzione”60. 

Nel testo è chiarita l’origine dell’architettura organica rintracciata nella corrente del funzionalismo ed è definito il campo nel quale essa opera - il campo sociale e spirituale - inoltre si delinea con decisione la separazione tra quest’architettura e quella monumentale e viene dichiarata la difesa di qualsiasi libertà espressiva architettonica. Il testo prosegue con l’elencazione di tre principi generali indispensabili per il verificarsi di una vera architettura organica e che marcano la netta distanza da qualsiasi spirito nazionalista: la libertà politica, la libertà di associazione e di stampa ed infine le libertà sociali. 
L’associazione riesce in breve tempo a costruire una rete nazionale con sedi distaccate a Venezia, Torino, Genova, Napoli e Palermo; in contemporanea su Metron sono pubblicati saggi che allargano il raggio d’azione della disciplina, interessandosi di economia urbanistica, di pianificazione nella disciplina giuridica, di riforma dell’insegnamento dell’architettura e della necessità di un ministero dell’urbanistica, o ancora del tema della ricostruzione in Italia e all’estero (in Francia e in Inghilterra); si toccano tematiche legate non solo alla pianificazione ma che indagano gli aspetti tecnologici, dimensionali, compositivi e costruttivi dell’architettura residenziale fino alle questioni del restauro dei monumenti. 
Dopo un anno di lavoro la redazione pubblica nel numero 13 il saggio La nostra cultura e Metron61, in cui viene fatto un bilancio del lavoro svolto all’indomani della liberazione in cui sembrava necessario la riorganizzazione del fronte della cultura architettonica e urbanistica in contrasto alla miseria morale del periodo; sono messi in luce gli obiettivi raggiunti ma anche quelli falliti: 

“non una parola nuova in tema di storia dell’architettura e di critica architettonica”62. 

Colmare questo vuoto diventa l’obiettivo principale del successivo percorso di Metron, espletato nella rivalutazione di alcune riflessioni appartenenti ai protagonisti del passato in un quadro aggiornato delle esperienze contemporanee. Riguardo alle polemiche sorte a seguito della dichiarazione delle radici dell’APAO nel funzionalismo, Zevi assume il ruolo di difensore e nel numero 35-36 del 1949 sottolinea come: 

“Alcuni amici, per fedeltà alla battaglia combattuta nel periodo precedente, ci rimproveravano di aver dato risonanza ad un nuovo nome, e temevano che si confondessero i propositi e si provocasse una scissione nel campo dell’architettura moderna. Ormai questi stessi amici si sono, se non convinti, placati: gli architetti organici hanno mostrato coi fatti la loro fedeltà alla tradizione razionalista. Altri amici ci rimproveravano di aggettivare l’architettura: ormai anch’essi si sono convinti che noi aggettiviamo una poetica, com’è conveniente, non l’arte. I più ci hanno domandato per anni, non senza qualche accenno ironico: dov’è questa architettura organica? Se volete, possiamo rispondere: i dormitori di Aalto, lo chalet di Sabaudia, l’ospedale del’I.N.A.I.L., la palazzina a via Monte Parioli, l’edificio di abitazione vicino Roma”63 . 

In effetti la compagine dell’APAO nel corso dei primi anni ha saputo aumentare il volume dei sostenitori con una serrata attività pubblicistica, e anche la sezione del MSA64 di Milano, pur mantenendo la propria autonomia, partecipa alla riorganizzazione della cultura moderna al fianco dell’APAO e utilizza la rivista come piattaforma di studio e di aggiornamento. 
In questa lotta organica per l’architettura moderna l’APAO pone al centro la pianificazione, in modo da favorire l’incontro di due filoni dell’ideologia organica: l’architettura di Bruno Zevi e l’urbanistica di Luigi Piccinato. 
Si è detto, in alcuni casi, che la concezione organica dell’urbanistica di Piccinato, intesa come sviluppo evolutivo dell’organismo-città guidato e programmato dal piano aperto, sia nata in seguito all’incontro con Bruno Zevi. Oggi, alla luce dello studio filologico degli scritti, dei pani urbanistici e dei progetti di architettura di Piccinato è possibile affermare che la fondazione dell’APAO ha costituito l’incontro e il riconoscimento di una comune concezione d’intendere il mestiere e i compiti dell’architetto. 
Questa dichiarazione trova una facile validazione nella lettura critica dei primi piani dell’urbanista e nelle pubblicazioni più importanti: da Padova a Napoli Piccinato applica la sua visione estesa della pianificazione, dal piano aperto che si pone come struttura flessibile per futuri scenari e ampliamenti della città al piano regionale pensato come indirizzo di sviluppo e anello di connessione economica, dal testo Urbanistica. Compendio di tecnica urbanistica e di urbanistica generale, fino agli scritti sull’urbanistica medievale, che rappresentano il “prologo al concetto di urbanistica organica”65. 
Con gli inizi degli anni ’50 si assiste ad un fervore economico che ha origine nel Piano Marshall; in Italia si vive il cosiddetto miracolo economico che muta gli scenari: la pianificazione non è più al centro delle politiche di sviluppo, e il settore su cui si investe è l’industria - soprattutto siderurgica - e l’edilizia conosce un boom senza precedenti. L’APAO incassa un insuccesso, la riforma dell’insegnamento non è stata presa in considerazione e questo influenza la programmazione delle future mosse dell’associazione, tanto che prima della fine degli anni ’60 la struttura si sgretola. 
Non vi è alcun dubbio sulla portata innovatrice delle attività promosse dall’APAO, che ha compattato la compagine dell’architettura moderna e ha aperto dibattiti che poi hanno influenzato l’architettura e l’urbanistica italiana degli anni ’60 - pensiamo ad esempio all’aspetto economico della pianificazione e ai piani regionali che vedono nell’associazione e in Piccinato dei grandi sostenitori - dichiarando “la fine del rettangolismo”66 e promuovendo “la centralità dell’uomo e le sue gioie in urbanistica”67 ed infine costruendo una “coscienza spaziale”68 in architettura. 
Dal 1955 in poi si apre, dunque, una nuova stagione culturale e si rinnovano i mezzi di discussione: nel 1948 Gio Ponti riporta in auge Domus, Zevi nel 1953 fonda L’architettura. Cronache e storia, Ernesto Nathan Rogers dirige Casabella-Continuità, nel 1956 viene fondato l’Istituto nazionale di architettura e tali riviste insieme all’Istituto nazionale di urbanistica svolgono un ruolo principale nel dibattito disciplinare. 
Per l’APAO e per Metron s’intravede il tramonto. La partecipazione attiva di Piccinato alle vicende dell’APAO rappresenta un punto fermo nel suo orientamento scientifico e non è corretto, o meglio non sarebbe corretto, parlare di svolta organica contrapposta alla posizione razionale assunta all’inizio dell’attività professionale; questo viene chiarito nel momento in cui Zevi e Piccinato rintracciano la genesi del movimento nel funzionalismo e nell’ideologia razionale internazionale. 
Se si vuole ravvisare il lascito più significativo di Piccinato all’urbanistica contemporanea si può sicuramente pensare all’approccio multidisciplinare dei suoi lavori e dei suoi scritti; nel mondo dell’accademia di oggi, in cui si va sempre più verso una specializzazione settoriale delle discipline, spesso causa di un sapere parziale, la rilettura dell’opera dell’urbanista veneto può contribuire ad un ripensamento in tal senso. La sua prassi, infatti, è connotata da una visione ampia in cui le questioni urbanistiche, i temi d’architettura e gli aspetti legislativi sono affrontati facendo interagire tutti gli aspetti - sociale, economico, paesaggistico, urbano, infrastrutturale e occupazionale - confrontando le soluzioni con l’eredità storica
Questa caratteristica di Piccinato è dovuta non solo ad una inclinazione personale, ma anche alla fortunata formazione e ad una serie d’importanti esperienze professionali, che più di altre, gli hanno permesso di sperimentare il suo metodo a più livelli: al fianco delle istituzioni, nell’insegnamento e nell’attività professionale. L’esperienza condotta in Argentina dal 1947 al 1952. Ha contribuito in maniera netta ad ampliare il campo di applicazione dell’urbanistica di Piccinato69. Nel 1947 Jorge Vivanco chiama Ernesto Rogers, Cino Calcaprina, Luigi Piccinato, Enrico Tedeschi e Guido Oberti per partecipare alla fondazione della nuova scuola di architettura di Tucuman, l’Instituto de Arquitectura y Urbanismo, in linea con la riorganizzazione complessiva degli studi avviata dal rettore dell’Università nazionale di Tucumàn, Horacio Descole. Quest’ultimo voleva arricchire la struttura dei docenti con numerose personalità straniere per assicurare al centro universitario un prestigioso livello di ricerca. Il motto del nuovo istituto diretto da Vivanco diventa “ricercare, progettare e costruire”70, con il quale si da inizio ad una delle esperienze didattiche più radicali dell’insegnamento dell’architettura e dell’urbanistica in America Latina e che si realizza con la costruzione della Città universitaria, a cui partecipano attivamente gli studenti. 
Piccinato si trova a svolgere il suo mestiere sia come professore presso gli istituti di Tucumàn e di Buenos Aires sia come progettista del piano regolatore generale di Buenos Aires e di Ezeiza; questo duplice ruolo non è nuovo all’urbanista, in effetti nel contesto italiano abbiamo visto che il suo nome dominava la scena, ma la novità che gli regala l’esperienza argentina risiede nella sostanziale differenza della composizione sociale, della struttura urbana e soprattutto nell’impostazione didattica dell’Instituto che pone al centro degli studi di architettura e di urbanistica la pedagogia. 
Questa esperienza fortifica la convinzione di Piccinato che alla base della pianificazione vi sia l’uomo, che il piano è un regalo per lo società e assicura un alto grado di libertà ed infine che i risultati dell’urbanistica si misurano con un solo metro: l’aderenza tra società e piano
Tornato in Italia, Piccinato è chiamato da Giuseppe Samonà ad insegnare allo IUAV: c’è qualche assonanza tra l’indirizzo dell’istituto di Vivanco e l’operazione condotto da Samonà a Venezia: Piccinato la fiuta e accetta la proposta. L’Argentina gli aveva regalato “un anno di libertà e di chiarezza”71 e da qui si apre una nuova fase di sintesi dell’attività dell’urbanista, nella quale le idee degli anni Trenta, ossia il piano aperto e l’organismo città vivono in una sintesi nuova dell’urbanistica, spaziando dalla storia urbana alla storia culturale della città. 
Dal 1950 in poi, anno in cui vince la cattedra di Urbanistica, il percorso di Piccinato si arricchisce di nuove esperienze e riconoscimenti sempre più prestigiosi: la vicepresidenza dell’Inu, il premio Olivetti per l’urbanistica, la medaglia d’oro al merito della cultura, il premio nazionale InARCH per la ricerca scientifica e tecnologica, la vicepresidenza della commissione sui centri storici urbani della FIHUAT, la nomina di professore di urbanistica presso la Facoltà di Roma, l’impegno in qualità di relatore a convegni internazionale – Zurigo, Lisbona, Istanbul, Rio de Janeiro, Berlino, Mendoza, Dublino, Barcellona, Belgrado, Liverpool, Edimburgo, Atene – il premio Feltrinelli. È invitato a partecipare a concorsi su invito – Berlino (1958) e Skopije (1965) – e con i suoi piani influenza l’urbanistica dei nuovi centri in Algeria e in Turchia. 
In Italia è sempre in prima linea per l’elaborazione di piani regolatori delle città e per la progettazione di nuovi quartieri, si concentra sulla pianificazione regionale e nell’impegno politico per una revisione della disciplina legislativa. Sicuramente la personalità di Luigi Piccinato sfugge a qualsiasi tentativo semplificato di determinismo storico; pur avendo partecipato agli eventi urbanistici promossi dal regime, l’urbanista ha mantenuto le sue convinzioni politiche, sapendo sfruttare tutte le occasioni, e ha radicato il suo metodo urbanistico nella conoscenza della storia attualizzando gli insegnamenti dei suoi maestri con le influenze moderne come quelle delle riviste Moderne Bauformern e Der Städtebau. 
 Difensore del primato dell’urbanistica, Piccinato non rinuncia mai alla definizione dello spazio architettonico, studia tutti i fenomeni della città e coglie i fattori emotivi e culturali. Attento al dettaglio, senza tralasciare la visione globale, disegna centinaia di piani in cui l’uomo rappresenta la struttura portante; intellettuale e pragmatico, ha insegnato urbanistica lavorando ai piani, per i quali si è battuto e scontrato con le amministrazioni. I suoi numerosi interventi e scritti testimoniano la grande capacità di comunicazione di Piccinato e ci lasciano un proficuo mezzo per riconsiderare la sua carriera e per attualizzare i suoi insegnamenti.




Note:
45 Sergio Stenti, Colloquio con Luigi Piccinato, in Aura, n. 1-2, 1983, pp. 81-89, qui p. 82. 
46 Luigi Piccinato, “Urbanistica medievale”, in AA.VV., L’urbanistica dall’antichità ad oggi, Sansoni, Firenze, 1943, pp. 61-89, ora Urbanistica medievale, Dedalo, Bari, 1978. 
47 Luigi Piccinato, La città medioevale, nella voce “Città”, in Enciclopedia Italiana, Roma, 1931, vol. X, pp. 486-489, ora in Luigi Piccinato, Scritti vari, cit., con il titolo “la città: Medioevo e Rinascimento, vol. II, pp. 439-466 
48 Luigi Piccinato, Medioevo, nella voce “Giardino”, in Enciclopedia Italiana, Roma, 1933, vol. XVII, pp. 69-72, ora in Luigi Piccinato, Scritti vari, cit., vol. II, pp. 553-564. 
49 Luigi Piccinato, Per una tipologia delle città medioevali italiane, in Atti del II Convegno nazionale di storia dell’architettura, Assisi, 1937, ora in Luigi Piccinato, Scritti vari, cit., vol. II, pp. 569-572 
50 Luigi Piccinato, Origine dello schema urbano circolare nel Medioevo, in Palladio, n.3, 1941, pp.120-125, ora in Luigi Piccinato, Scritti vari, cit., vol. II, pp. 709-716. 
51 Luigi Piccinato, Urbanistica medievale, op. cit., p. 5. 
52 Ivi, p. 6. 
53 Stefania Piccinato Puccini, figlia dell’urbanista, in un colloquio intrattenuto con chi scrive ha raccontato della passione con cui Piccinato ha studiato i centri medievali italiani. Durante i weekend, libero dagli impegni professionali, coglieva l’occasione per vistare le città con la sua famiglia; amava mangiare i prodotti tipici, leggeva i quotidiani locali, visitava i piccoli musei e s’intratteneva a lungo sul posto per riprodurre graficamente gli scorci urbani e le tipologie edilizie locali. 
54 Si veda Roberto Dulio, Introduzione a Bruno Zevi, Laterza, Roma-Bari, 2008. 
55A Roma gli iscritti sono circa 83 ma in tutta Italia il numero sale e tra i soci (ndr all'APAO) ritroviamo nomi prestigiosi: Franco Albini, Giovanni Astengo, Carlo Aymonino, Ludovico Barbiano di Belgiojoso, Melchiorre Bega, Leonardo Benevolo, Piero Bottoni, Roberto Calandra, Giuseppe Campos Venuti, Edoardo Caracciolo, Enrico Censon, Giancarlo De Carlo, Edoardo Detti, Luigi Figini, Ignazio Gardella, Gino Levi-Montalcino, Adalberto Libera, Vico Magistretti, Giovanni Michelucci, Giusta Nico Fasola, Giuseppe Perugini, Gino Pollini, Ludovico Quaroni, Nello Renacco, Leonardo Ricci, Ernesto Nathan Rogers, Giuseppe Samonà, Carlo Scarpa, Ettore Sottsass senior e junior e Marco Zanuso. . Tra i membri onorari dell’associazione figurano Alvar Aalto e Frank Lloyd Wright. 
56 Diversi sono i pareri contro il legame predicato dall’APAO, si ricorda il testo di Piero Bargellini nel 1946 Libello contro l’architettura organica, Vallecchi, Firenze; l’intervento di Carlo Cocchia che mette in discussione le tesi di Frank Lloyd Wright su «Il Mattino» di Napoli del 18 luglio del 1946; la critica di Marcello Gioviale sul libro di Bruno Zevi, Verso un’architettura organica, mettendo in discussione il legame tra il razionalismo e l’architettura organica nella lettera Scomposizione e reintegrazione, ovvero razionalismo e architettura organica, in «Metron», n. 47, 1952. Per uno sguardo sintetico ma chiaro dello scenario politico-culturale in cui si svolge l’azione dell’APAO si veda Alessandra Muntoni, “APAO”, in Marco Biraghi, Alberto Ferlenga, (a cura di), L’architettura del Novecento. Teorie, scuole, eventi, vol. I, Einaudi, Torino, 2012, pp. 31-37. 
57 Il movimento affonda le sue radici in uno spirito fortemente rivoluzionario non solo in campo architettonico ma anche in campo politico. Ricordiamo che Bruno Zevi aveva svolto un ruolo importante nella lotta antifascista come componente del movimento Giustizia e Libertà, riorganizzò il ramo del movimento a New York con la direzione di «Quaderni italiani» con a fianco Lionello Venturi, Veniero Spinelli, Franco Modigliani, Aldo Garosci e Gaetano Salvemini e in Inghilterra fondò la radio clandestina del movimento. Tornato in Italia, nel 1944, espleta la sua azione politica nel Partito d’Azione che determina l’inclinazione politica dell’APAO. A tal riguardo si veda Bruno Zevi, Zevi su Zevi: architettura come profezia, Marsilio, Venezia, 1993; Storia e controstoria dell’architettura in Italia, Newton Compton, Roma, 1997. 
58 Dal numero 26-26 il segretario di redazione è Ciprina Scelba, alla quale si affinca dal numero 28 Enrico Censon, dal numero 39 Elena Almagrà e dal numero 33-34 Biancamaria Braghiera. 
59 APAO, La costituzione dell’Associazione per l’Architettura Organica a Roma, in «Metron», n. 2, sett. 1945, pp. 75-76. 
60 Ivi, p. 75. 
61 Direzione, La nostra cultura e Metron, in «Metron», n. 13, pp. 7-11. 
62 Ivi, p. 10. 
63 Bruno Zevi, Realtà dell’architettura organica, in «Metron», n. 35-36, 1949, pp. 14-17, qui p. 15. 
64 Il Movimento degli Studi di architettura Milano, costituito nell’aprile del 1945, con Franco Albini presidente, si pone di affrontare il tema della ricostruzione in difesa dei principi del razionalismo, assumendo il ruolo di polo catalizzatore dell’ideologia razionalista. L’obiettivo principale del movimento riguarda la costruzione di un comune orientamento nel modo di intendere l’architettura e di far fronte alla difficile situazione economica e sociale del periodo. Si veda Matilde Baffa, Corinna Morandi, Sara Protasoni, Augusto Rossari, (a cura di), Movimento di studi per l’architettura 1945-1961, Laterza, Roma-Bari, 1995; Cettina Lenza, “Il nodo della tradizione”, in Anna Giannetti, Luca Molinari, (a cura di), Continuità e crisi. Ernesto Nathan Rogers e la cultura architettonica italiana del secondo dopoguerra, Alinea, Firenze, 2010, pp. 1-22. 
65 Guido Zucconi, Una figura di architetto-urbanista tra continuità e discontinuità, in Gemma Belli, Andrea Maglio, (a cura di), Luigi Piccinato (1899-1983). Architetto e urbanista, Aracne, Roma, in corso di stampa. 
66 Bruno Zevi, Realtà dell’architettura organica, op. cit. 
67 Ibidem. 
 68 Ibidem.
69 Per un’approfondita lettura dell’esperienza di Piccinato condotta in Argentina si consiglia il saggio di Sergio Zevi, in Gemma Belli, Andrea Maglio, (a cura di), op. cit.; Id., “Attualità del pensiero di Luigi Piccinato. Una riflessione sui materiali dell’Archivio Luigi Piccinato”, in Serena Baiani, Vincenzo Cristallo, Saverio Santangelo, (a cura di), Lectures 3. Design, pianificazione, tecnologia dell’architettura, Designpress, Roma, 2014 (in corso di stampa), pp. 132-209. Molte delle informazioni di seguito riportate sono state acquisite dai testi citati. 
70 Plan de estudios para la carrera di arquitectos en la Universidad Nacional de Tucuman, resolucion n. 31-130-947, 22 gennaio del 1947, Archivio generale dell’Università Nazionale di Tucuman; documento ripreso da Sergio Zevi, “Attualità del pensiero di Luigi Piccinato. Una riflessione sui materiali dell’Archivio Luigi Piccinato”, cit. 
71 Luigi Piccinato, Lettera a Giuseppe Samonà da Buenos Aires, datata 19 dicembre 1950, Archivio IUAV. 



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Fonte: UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II - DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA - DOTTORATO DI RICERCA IN STORIA DELL’ARCHITETTURA, DELLA CITTÀ E DEL PAESAGGIO, XXVII° ciclo, Coordinatore: Prof. Leonardo Di Mauro, Titolo della Tesi: Luigi Piccinato, 1899-1983. L’impegno civile tra teoria e prassi: architettura, città, territorio. Coordinatore: Prof. Leonardo Di Mauro . Tutor: Prof. Andrea Maglio, Dottoranda: SANDRA SANGERMANO, Napoli, 27 marzo 2015.

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