Francis Kéré: architettura organica africana simbiotica con il clima e la comunità
di Carlo Sarno
INTRODUZIONE
L'architettura di Francis Kéré (1965), vincitore del Premio Pritzker 2022, è definita "organica" non solo per le forme, ma per il modo in cui nasce: si sviluppa dall'interno verso l'esterno, in simbiosi con il clima e la comunità.
Ecco i pilastri del suo approccio in Africa:
1. Materiali della Terra e Innovazione
Invece di importare materiali costosi, Kéré nobilita le risorse locali per renderle moderne e durevoli:
Argilla e Terra Cruda: Utilizzate sotto forma di mattoni compressi (spesso stabilizzati con il 10% di cemento) per garantire l'isolamento termico in climi dove le temperature superano i 45°C.
Eucalipto e Legname Locale: Impiegati per creare facciate secondarie e schermi ombreggianti, trasformando specie invasive in soluzioni architettoniche.
Oggetti di recupero: Nella Biblioteca di Gando, ha inserito vasi di argilla tagliati nel soffitto per creare lucernari naturali e favorire la ventilazione.
2. Design Bioclimatico (Il "Respiro" dell'Edificio)
I suoi edifici sono progettati per funzionare senza aria condizionata attraverso:
Tetti "Volanti": Grandi coperture in lamiera sollevate rispetto alla struttura principale. Questo distacco permette all'aria di circolare liberamente, portando via il calore prima che entri nelle aule.
Soffitti Perforati: I soffitti in mattoni forati permettono all'aria calda di salire e uscire, attirando aria fresca dalle finestre (effetto camino).
Torri di Raffreddamento: In progetti come lo Startup Lions Campus in Kenya, ha utilizzato alte torri ispirate ai termitai per favorire il ricircolo naturale dell'aria.
3. Coinvolgimento Sociale e Cantiere-Scuola
Per Kéré, l'architettura è organica perché coinvolge il "corpo" sociale:
Autocostruzione: I membri della comunità partecipano attivamente, imparando nuove tecniche costruttive che possono poi rivendere sul mercato.
Senso di Appartenenza: Costruendo fisicamente i propri edifici, le persone passano dallo scetticismo iniziale verso i materiali tradizionali (visti come poveri) a un profondo orgoglio per il risultato finale.
LA TEORIA ORGANICA DI FRANCIS KERE'
La teoria organica di Francis Kéré non si limita all'imitazione della natura, ma si fonda su quella che lui chiama "architettura umile" o "radicalmente semplice". Per Kéré, un edificio è un organismo vivente che deve "respirare" e crescere insieme alla comunità che lo abita.
I concetti chiave della sua filosofia sono:
Serpentine Pavilion, Londra (Regno Unito), 2017.
1. Il Respiro Naturale (Bioclimatismo)
Mentre l'architettura organica classica (come quella di Frank Lloyd Wright) cercava l'armonia estetica con il paesaggio, quella di Kéré cerca l'armonia funzionale con le leggi fisiche del luogo.
Case che respirano: Kéré progetta edifici che sfruttano la ventilazione naturale anziché la tecnologia meccanica. Il "tetto volante" è l'organo principale: una sovrastruttura che protegge i muri dalla pioggia e dal sole, creando un'intercapedine dove l'aria circola costantemente.
Pelle traspirante: L'uso di materiali porosi come l'argilla e il legno di eucalipto permette all'edificio di regolare l'umidità e la temperatura interna in modo autonomo, proprio come la pelle di un essere vivente.
2. L'Edificio come Processo Sociale
Per Kéré, l'architettura è organica perché è partecipativa.
Il cantiere come scuola: La costruzione non è affidata a ditte esterne, ma alla popolazione locale. Questo "corpo sociale" apprende tecniche che poi rimangono al villaggio, garantendo che l'edificio possa essere mantenuto e riparato nel tempo.
Identità e appartenenza: Un edificio è un successo solo se le persone si riconoscono in esso. Coinvolgere la comunità nella pressatura dei mattoni o nella levigatura dei pavimenti crea un legame viscerale tra l'individuo e la struttura.
3. Sostenibilità Pragmatica
Kéré rifiuta la sostenibilità come concetto astratto o di lusso.
Valorizzazione del "povero": La sua teoria trasforma materiali visti come "di scarto" o "arretrati" (terra, rami, pietre locali) in elementi d'avanguardia attraverso l'ingegneria moderna.
Localismo stratificato: Costruire organicamente significa attivare le risorse di un luogo a più livelli: materiali, economici e culturali.
In sintesi, la sua teoria sposta il focus dall'oggetto architettonico all'impatto umano, definendo un nuovo paradigma dove la bellezza nasce dalla risoluzione intelligente di problemi primari.
ARCHITETTURA UMILE
Il concetto di "Architettura Umile" (o Radical Simplicity) di Francis Kéré è una provocazione intellettuale e pratica che ribalta i canoni dell'architettura contemporanea. Non si tratta di povertà o mancanza di ambizione, ma di una scelta rigorosa e consapevole: fare di più con meno.
Ecco i punti cardine che definiscono questa filosofia:
1. La Nobilitazione del Fango (L'Umiltà del Materiale)
In molti paesi in via di sviluppo, il cemento e il vetro sono visti come simboli di progresso, mentre la terra cruda è associata alla povertà. Kéré sfida questo pregiudizio:
L'innovazione nel quotidiano: Prende la terra locale e, attraverso una corretta ingegneria (mattoni compressi e stabilizzati), dimostra che può superare il cemento in termini di prestazioni termiche e durabilità.
L'estetica della verità: L'architettura è umile perché non si nasconde dietro rivestimenti costosi. La struttura è il decoro: la trama dei mattoni e il ritmo dei pilastri in legno sono tutto ciò che serve.
2. Risolvere il Problema, Non Creare il Monumento
Per Kéré, l'architetto non deve essere un "artista solitario", ma un risolutore di problemi.
Focus sulla funzione primaria: Se una scuola non ha luce o fa troppo caldo per studiare, il design ha fallito. L'architettura umile mette al centro il comfort primario (luce, aria, ombra) prima della forma scultorea.
Radicalità: La "semplicità radicale" sta nel rifiutare soluzioni tecnologiche complesse (come l'aria condizionata) in favore di soluzioni passive (come l'orientamento dell'edificio e la ventilazione incrociata).
Collegio Schorge, Koudougou (Burkina Faso)
3. L'Economia dei Mezzi
L'umiltà si riflette nella gestione delle risorse, evitando sprechi logistici ed economici:
Filiera corta: Utilizzare ciò che si trova entro pochi chilometri dal cantiere riduce i costi di trasporto e sostiene l'economia locale.
Attrezzi semplici: Kéré progetta sistemi costruttivi che non richiedono macchinari pesanti o ultra-tecnologici, rendendo la costruzione accessibile a operai non specializzati.
4. Il "Lusso" dello Spazio e della Luce
Kéré ridefinisce il concetto di lusso:
"Il lusso non è il materiale costoso, ma la qualità dell'aria, la luce naturale e il senso di dignità che un edificio offre a chi lo usa."
In una scuola di Gando, il lusso è un'aula fresca dove i bambini possono concentrarsi nonostante il sole cocente all'esterno. Questa è la vera missione della sua architettura radicale.
Un esempio pratico: Il pavimento "fatto a mano"
In molti suoi progetti, i pavimenti sono realizzati in argilla battuta e levigata a mano con pietre rotonde, poi lucidati con olio vegetale.
Risultato: Una superficie che sembra marmo, ma è fatta di terra.
Il valore: È umile nell'origine, radicale nella tecnica, umano nel processo di realizzazione.
ESEMPIO: IL PARLAMENTO DI BURKINA FASO
Il progetto di Francis Kéré per l'Assemblea Nazionale del Burkina Faso a Ouagadougou rappresenta l'apice della sua filosofia di "semplicità radicale", trasformando un edificio istituzionale in un'infrastruttura sociale e pubblica.
Il progetto è nato in risposta alla rivolta popolare del 2014, durante la quale il precedente parlamento fu dato alle fiamme dai cittadini come atto di protesta contro un regime autoritario. Kéré ha risposto a questo trauma non con una fortezza, ma con un edificio che appartiene letteralmente al popolo.
La "Montagna" dei Cittadini
L'elemento distintivo è una struttura piramidale a gradoni alta sei piani che funge da monumento pubblico calpestabile:
Accessibilità Totale: I cittadini possono salire i gradoni della piramide a qualsiasi ora per godere di una vista panoramica sulla città di Ouagadougou, che ha un territorio molto piatto. Questo gesto architettonico simboleggia la trasparenza e l'uguaglianza: il popolo è fisicamente "sopra" i politici.
Agricoltura Urbana: Le terrazze della piramide ospitano orti e campi di mais, celebrando l'economia agricola del paese e offrendo un laboratorio pubblico per nuove tecniche di coltivazione.
Il Memoriale e il Clima
Il masterplan non cancella la distruzione del passato, ma la integra:
Il Vuoto della Memoria: Le rovine del vecchio parlamento vengono trasformate in una depressione nel terreno che funge da bacino di raccolta per l'acqua piovana e da spazio di riflessione all'ombra, onorando chi ha perso la vita nelle rivolte.
Raffrescamento Passivo: La grande facciata a reticolo della piramide funge da schermo solare naturale, permettendo all'aria di circolare liberamente all'interno per raffrescare gli spazi senza bisogno di aria condizionata.
Stato del Progetto nel 2026
Sebbene il progetto sia rimasto per anni allo stato di concetto a causa dell'instabilità politica del paese, nel 2026 rimane un riferimento mondiale per l'architettura civile democratica. Le recenti riforme di bilancio in Burkina Faso continuano a dare priorità a investimenti infrastrutturali che possano stimolare la crescita nazionale.
In sintesi, l'architettura umile di Kéré qui si evolve in un catalizzatore sociale: l'edificio non è più un guscio per la burocrazia, ma un organismo vivo che nutre, accoglie e protegge i propri cittadini.
ARCHITETTURA ORGANICA SOCIALE CHE CRESCE CON LA COMUNITA'
L'architettura di Kéré è "organica" perché il cantiere non è un luogo recintato per soli addetti ai lavori, ma un organismo sociale che cresce con la comunità. Per lui, il processo partecipato è lo strumento per trasformare l'architettura da oggetto estraneo a bene comune.
Ecco come si articola questo processo:
Kéré non si limita a consegnare un progetto; egli insegna a costruirlo.
Trasferimento di Know-how: Gli abitanti del villaggio imparano a produrre mattoni in terra compressa, a saldare strutture metalliche o a tagliare pietre locali.
Emancipazione Economica: Una volta terminato l'edificio, la comunità possiede competenze tecniche che può vendere altrove, trasformando il cantiere in un incubatore di micro-imprenditorialità locale.
2. La Cooperazione come Progettazione
Il design non è imposto dall'alto, ma nasce dal dialogo con i futuri utenti:
Ascolto delle Necessità: Nella Scuola Primaria di Gando, Kéré ha coinvolto l'intero villaggio per capire come gestire il calore estremo, portando gli anziani a riscoprire l'uso dell'argilla, che era stata abbandonata a favore del cemento "moderno" ma inefficiente.
Manodopera Collettiva: Gli uomini pressano i mattoni, le donne livellano i pavimenti e i bambini aiutano nel trasporto. Questo coinvolgimento fisico elimina il vandalismo: nessuno danneggerebbe qualcosa che ha costruito con le proprie mani.
3. La "Pressione Sociale" e la Fiducia
Kéré utilizza il processo partecipativo per superare lo scetticismo culturale:
Dimostrazione Pratica: Inizialmente, la comunità di Gando era scettica sull'uso della terra (vista come materiale per poveri). Kéré li ha coinvolti in test di resistenza, dimostrando che con la tecnica corretta la terra è più forte del cemento.
Sostenibilità Organica: Coinvolgendo la comunità, l'architetto assicura che l'edificio possa essere mantenuto. Se un muro si rompe, il villaggio sa come ripararlo senza dover chiamare esperti esterni o importare pezzi di ricambio.
4. Un Esempio: La Biblioteca di Gando
Nella costruzione della biblioteca, Kéré ha coinvolto la comunità in un esperimento radicale: ha chiesto alle persone di raccogliere i vasi di terracotta tradizionali del villaggio. Questi sono stati poi tagliati e inseriti nella gettata di cemento del soffitto dai residenti stessi, creando lucernari circolari. Il risultato è un'opera d'arte collettiva che funziona come un polmone di luce e aria.
FRANK LLOYD WRIGHT E KERE'
La relazione tra Frank Lloyd Wright e Francis Kéré non è di discepolanza diretta, ma di una profonda affinità elettiva basata sull'idea che l'architettura debba essere un'estensione del suolo e della vita umana.
Sebbene separati da un secolo e da contesti geografici opposti, i due architetti condividono tre pilastri fondamentali:
1. Il Radicamento al Sito (Site-Specificity)
Wright: Con la sua Organic Architecture, sosteneva che l'edificio dovesse apparire come se fosse "nato dal suolo" (come nella celebre Casa sulla Cascata).
Kéré: Applica lo stesso principio usando letteralmente la terra del luogo. Se Wright cercava l'armonia estetica con la natura, Kéré realizza un'armonia materica: i suoi edifici in mattoni di argilla hanno lo stesso colore e consistenza del paesaggio circostante, sparendo quasi nell'orizzonte africano.
2. L'Edificio come Organismo Vivente
Wright: Concepiva la casa come un corpo dotato di un sistema circolatorio (i percorsi) e un cuore (il focolare).
Kéré: Progetta edifici che "respirano" attraverso sistemi di ventilazione naturale. I suoi "tetti volanti" e le facciate traspiranti funzionano come una pelle termoregolatrice, rendendo l'edificio un organismo bioclimatico autosufficiente, privo di apparati meccanici estranei.
3. La Nobilitazione dei Materiali Locali
Wright: Esaltava la grana del legno, la rugosità della pietra e la matericità del mattoncino romano, rifiutando di nasconderli sotto intonaci o decorazioni superflue.
Kéré: Fa lo stesso con il fango, l'eucalipto e la pietra lateritica. Entrambi credono nell'onestà dei materiali: la bellezza non deriva dal costo del componente, ma dal modo in cui viene assemblato per servire la vita umana.
La Grande Differenza: L'Elemento Sociale
Mentre l'architettura organica di Wright era spesso destinata a un'élite e si concentrava sull'individuo nel paesaggio, quella di Kéré è collettiva. Per Kéré, l'organismo non è solo l'edificio, ma la comunità che lo costruisce.
Se per Wright l'architettura era "natura fatta forma", per Kéré è "umanità fatta spazio".
GREGORY BURGESS E KERE'
La relazione tra Gregory Burgess e Francis Kéré si fonda su una straordinaria convergenza filosofica e metodologica all'interno del paradigma dell'architettura organica e del design partecipativo, nonostante operino in contesti geografici e culturali molto distanti (Australia e Africa).
Entrambi interpretano l'architettura non come un oggetto estetico statico, ma come un processo sociale e spirituale che deve risuonare con le persone e il territorio.
Ecco i punti di contatto principali tra le loro visioni:
1. Il Design Partecipativo come Fondamento
Sia Burgess che Kéré rifiutano la figura dell'architetto come "autore isolato", preferendo il ruolo di facilitatore:
Gregory Burgess: È celebre per i suoi processi di consultazione profonda con le comunità aborigene australiane. Il suo approccio si basa sull'ascolto profondo e su un dialogo iterativo per tradurre le aspirazioni spirituali e culturali della comunità in forme architettoniche.
Francis Kéré: Analogamente, coinvolge la comunità africana nella costruzione fisica degli edifici (cantiere-scuola). Per entrambi, la partecipazione assicura che l'edificio sia "accettato" e diventi un organismo vivo capace di sostenere la salute sociale.
2. Architettura come "Corpo" e "Anima"
Entrambi vedono l'edificio come un'entità animata che dialoga con l'ambiente:
Connessione con il Paese: Burgess descrive l'architettura come una via per entrare in una "relazione profonda con il paese e lo scopo". Le sue opere, come l'Uluṟu-Kata Tjuṯa Cultural Centre, sono progettate per essere presenze reattive piuttosto che semplici oggetti.
Risonanza e Spirito: La sua teoria della "Seeking Resonance" (Ricerca della Risonanza) sostiene che l'edificio debba vibrare all'unisono con la psiche e l'anima della comunità, un concetto che si sposa con l'idea di Kéré di un'architettura che "respira" e dà dignità all'utente.
3. Materialità e Geometrie Complesse
Artigianalità: Entrambi prediligono un approccio "fatto a mano" ed sperimentale. Mentre Kéré si concentra sulla terra e l'innovazione tecnica dei materiali poveri, Burgess è noto per geometrie complesse e un uso magistrale del legno e della luce per creare spazi che riflettono intuizioni spirituali.
Sostenibilità Organica: Per entrambi, la sostenibilità non è solo ambientale ma intrinsecamente legata alla longevità culturale dell'opera (il concetto di Enduring Architecture).
In sintesi, Burgess e Kéré rappresentano due facce della stessa medaglia: un'architettura di resistenza che contrappone la sensibilità locale e l'ascolto umano alla standardizzazione globale.
KERE' E L'ARCHITETTURA TRADIZIONALE AFRICANA
L'architettura di Francis Kéré non è una copia dell'edilizia vernacolare, ma una sua evoluzione genetica. La relazione tra la tradizione africana e la sua "architettura organica" è un processo di filtrazione: Kéré isola i principi funzionali degli antenati e li potenzia con l'ingegneria moderna.
Ecco i punti di contatto e di rottura:
1. La Terra: Da Limite a Risorsa Hi-Tech
Nella tradizione dell'Africa sub-sahariana, la terra cruda è il materiale d'elezione, ma presenta problemi di erosione.
Tradizione: Case in argilla che richiedono continua manutenzione dopo le piogge.
Kéré: Utilizza i Mattoni di Terra Compressa (CEB), una tecnica che stabilizza l'argilla locale. L'edificio rimane "organico" nella materia (terra del luogo), ma diventa durevole e performante come il cemento, mantenendo l'inerzia termica che tiene freschi gli interni.
2. Il Concetto di "Ombra" e Ventilazione
In Africa, la vita sociale avviene all'ombra degli alberi (come l'albero della parola o palaver tree).
Tradizione: Tetti bassi e pesanti che accumulano calore.
Kéré: Trasforma l'ombra in un sistema architettonico. I suoi tetti a ombrello in lamiera, sollevati dalla struttura, imitano la chioma degli alberi. Questa è "architettura organica" funzionale: il tetto protegge il corpo dell'edificio (i muri in terra) dal sole e dalla pioggia, creando un microclima naturale attraverso l'effetto camino.
3. La Geometria e il Simbolismo Sociale
Le comunità africane tradizionali sono organizzate in modo frattale o circolare, riflettendo la struttura del clan.
Tradizione: Il villaggio come insieme di moduli circolari interconnessi.
Kéré: Riprende queste forme non per estetica, ma per funzione sociale. Nel progetto per il National Assembly of Benin, si ispira direttamente all'albero della parola: la sala del parlamento è alla base, mentre i rami superiori offrono spazi di incontro pubblico all'aperto, rendendo l'istituzione parte del "bosco" sociale del villaggio.
4. Il Cantiere come Rito Collettivo
Nelle società rurali africane, costruire una casa è un atto collettivo (spesso accompagnato da musica e canti).
Tradizione: La comunità si riunisce per intonacare o riparare i tetti di paglia.
Kéré: Formalizza questo rito nel suo processo partecipato. L'architettura è organica perché non separa il "progettista" dall' "esecutore". Il coinvolgimento della comunità di Gando nella levigatura dei pavimenti o nel taglio delle pietre è la versione moderna della solidarietà tribale.
In sintesi, Kéré libera l'architettura africana dal cliché del "pittoresco" o dell' "arretrato", dimostrando che i principi di sostenibilità e comunità insiti nella tradizione sono la risposta più avanzata alle sfide climatiche globali.
KERE' E LA LUCE NATURALE
Nella tradizione costruttiva dell'Africa occidentale, le aperture sono ridotte al minimo per proteggersi dal calore, rendendo gli interni spesso bui e poco ventilati. Kéré ribalta questo schema attraverso quella che potremmo definire una "luce filtrata e rinfrescante".
Ecco come trasforma la luce naturale in uno strumento architettonico organico:
1. I Lucernari "Vaso di Creta"
Nella Biblioteca di Gando, Kéré ha creato una soluzione geniale:
La Tecnica: Ha coinvolto gli artigiani locali per produrre i tradizionali vasi di argilla, che sono stati poi tagliati e inseriti nella gettata di cemento del soffitto.
Il Risultato: Una volta rimossi i coperchi, questi vasi diventano piccoli oculi che proiettano fasci di luce puntiformi all'interno. Questo crea un'illuminazione zenitale soffusa che permette di leggere senza l'abbagliamento del sole diretto e, contemporaneamente, lascia uscire l'aria calda verso l'alto.
2. Le "Facciate Filtro" in Eucalipto
Invece di pareti cieche, Kéré usa spesso schermi di rami di eucalipto (una specie invasiva recuperata):
L'Effetto: La luce non entra come un blocco solido, ma viene frammentata. Questo crea un gioco di luci e ombre (simile a quello che si sperimenta sotto la chioma di un albero) che muta durante il giorno.
Privacy e Clima: Questi filtri organici garantiscono la vista verso l'esterno e il passaggio dell'aria, proteggendo l'intimità degli spazi interni e abbattendo il calore radiante.
3. La Luce come Bussola Sociale
Nel progetto dello Startup Lions Campus in Kenya, la luce è guidata da alte torri di ventilazione:
Questi "camini solari" non servono solo a rinfrescare, ma catturano la luce dall'alto e la portano nei laboratori interrati.
La luce diventa un elemento dinamico che definisce il ritmo del lavoro, connettendo chi sta dentro l'edificio con il ciclo solare esterno.
4. Riflessione e Colore
Kéré utilizza le tonalità naturali dei materiali locali (la terra ocra, la pietra lateritica rossa) per riscaldare la luce:
A differenza del riverbero accecante delle pareti bianche in cemento, le superfici in terra cruda assorbono l'eccesso di luminosità, restituendo un'atmosfera calma e riposante, fondamentale per le scuole e gli spazi di studio.
In breve, Kéré non usa la finestra come "buco nel muro", ma trasforma l'intero involucro edilizio in un diaframma sensibile che seleziona la luce, scartando il calore e trattenendo solo la chiarezza necessaria.
SOSTENIBILITA' RADICALE E CITTA' EUROPEE
L'applicazione della semplicità radicale di Kéré nelle metropoli europee non significa costruire in terra cruda ovunque, ma adottare il suo metodo logico per risolvere le crisi gemelle delle città moderne: il surriscaldamento urbano (heat island effect) e l'alienazione sociale.
Ecco come i suoi principi africani possono essere tradotti nel contesto europeo:
1. La "Pelle Traspirante" contro il Condizionamento Meccanico
Nelle città europee, gli edifici in vetro e cemento diventano forni in estate.
Applicazione: Adottare il sistema di Kéré dei doppi involucri. Invece di facciate continue in vetro, si possono utilizzare schermi in legno recuperato, ceramica o materiali porosi distaccati dal corpo dell'edificio.
Obiettivo: Creare zone d'ombra ventilate naturalmente che riducano drasticamente il fabbisogno di aria condizionata, trasformando i palazzi in "organismi che respirano".
2. Urbanistica Partecipativa per il Recupero delle Periferie
Il problema delle città sovraffollate è spesso la perdita di identità dei quartieri dormitori.
Applicazione: Trasformare il restauro dei complessi popolari in un cantiere-scuola. Coinvolgere i residenti nella scelta dei materiali e nella piccola manutenzione degli spazi comuni (orti urbani, padiglioni di quartiere).
Obiettivo: Creare quello che Kéré chiama senso di appartenenza. Se i cittadini contribuiscono fisicamente alla cura del proprio spazio, si riducono il degrado e il vandalismo, proprio come accade a Gando.
3. Valorizzare i Materiali Locali "Invisibili"
Kéré usa la terra perché è lì; in Europa abbiamo abbondanza di scarti industriali e materiali da demolizione.
Applicazione: La "semplicità radicale" europea consiste nel riuso circolare. Utilizzare macerie frantumate per nuovi calcestruzzi o legno di recupero per strutture modulari, nobilitandoli attraverso il design d'autore.
Obiettivo: Ridurre l'impronta di carbonio legata al trasporto di materiali nuovi, seguendo la filosofia della "filiera corta".
4. Il "Lusso dell'Essenziale" negli Spazi Pubblici
In città sovraffollate, lo spazio pubblico è spesso sovraccarico di arredi costosi ma poco funzionali.
Applicazione: Creare spazi basati sul concetto di "Albero della Parola". Progettare piazze che siano prima di tutto oasi bioclimatiche: grandi tettoie fotovoltaiche che offrono ombra, raccolgono acqua piovana e creano luoghi di incontro gratuiti e dignitosi.
Obiettivo: Restituire dignità ai cittadini attraverso la qualità dell'aria e dello spazio sociale, indipendentemente dal reddito.
5. Architettura Modulare e Flessibile
Le città europee cambiano velocemente. Kéré progetta moduli che possono essere espansi.
Applicazione: Utilizzare sistemi costruttivi a secco che permettano agli edifici di evolversi nel tempo, aggiungendo o togliendo componenti senza demolire.
Conclusione: Applicare Kéré in Europa significa passare da un'architettura di "consumo" a un'architettura di "cura", dove la tecnologia non è un fine, ma uno strumento per riconnettere l'edificio al clima e l'uomo alla propria comunità.
OPERE PIU' SIGNIFICATIVE DI KERE'
Le opere di Francis Kéré rappresentano pietre miliari dell'architettura contemporanea perché dimostrano come la semplicità radicale possa generare bellezza e impatto sociale.
Ecco i suoi progetti più significativi:
1. Scuola Primaria di Gando (Burkina Faso, 2001)
GREGORY BURGESS E KERE'
La relazione tra Gregory Burgess e Francis Kéré si fonda su una straordinaria convergenza filosofica e metodologica all'interno del paradigma dell'architettura organica e del design partecipativo, nonostante operino in contesti geografici e culturali molto distanti (Australia e Africa).
Entrambi interpretano l'architettura non come un oggetto estetico statico, ma come un processo sociale e spirituale che deve risuonare con le persone e il territorio.
Ecco i punti di contatto principali tra le loro visioni:
1. Il Design Partecipativo come Fondamento
Sia Burgess che Kéré rifiutano la figura dell'architetto come "autore isolato", preferendo il ruolo di facilitatore:
Gregory Burgess: È celebre per i suoi processi di consultazione profonda con le comunità aborigene australiane. Il suo approccio si basa sull'ascolto profondo e su un dialogo iterativo per tradurre le aspirazioni spirituali e culturali della comunità in forme architettoniche.
Francis Kéré: Analogamente, coinvolge la comunità africana nella costruzione fisica degli edifici (cantiere-scuola). Per entrambi, la partecipazione assicura che l'edificio sia "accettato" e diventi un organismo vivo capace di sostenere la salute sociale.
2. Architettura come "Corpo" e "Anima"
Entrambi vedono l'edificio come un'entità animata che dialoga con l'ambiente:
Connessione con il Paese: Burgess descrive l'architettura come una via per entrare in una "relazione profonda con il paese e lo scopo". Le sue opere, come l'Uluṟu-Kata Tjuṯa Cultural Centre, sono progettate per essere presenze reattive piuttosto che semplici oggetti.
Risonanza e Spirito: La sua teoria della "Seeking Resonance" (Ricerca della Risonanza) sostiene che l'edificio debba vibrare all'unisono con la psiche e l'anima della comunità, un concetto che si sposa con l'idea di Kéré di un'architettura che "respira" e dà dignità all'utente.
3. Materialità e Geometrie Complesse
Artigianalità: Entrambi prediligono un approccio "fatto a mano" ed sperimentale. Mentre Kéré si concentra sulla terra e l'innovazione tecnica dei materiali poveri, Burgess è noto per geometrie complesse e un uso magistrale del legno e della luce per creare spazi che riflettono intuizioni spirituali.
Sostenibilità Organica: Per entrambi, la sostenibilità non è solo ambientale ma intrinsecamente legata alla longevità culturale dell'opera (il concetto di Enduring Architecture).
In sintesi, Burgess e Kéré rappresentano due facce della stessa medaglia: un'architettura di resistenza che contrappone la sensibilità locale e l'ascolto umano alla standardizzazione globale.
KERE' E L'ARCHITETTURA TRADIZIONALE AFRICANA
L'architettura di Francis Kéré non è una copia dell'edilizia vernacolare, ma una sua evoluzione genetica. La relazione tra la tradizione africana e la sua "architettura organica" è un processo di filtrazione: Kéré isola i principi funzionali degli antenati e li potenzia con l'ingegneria moderna.
Ecco i punti di contatto e di rottura:
1. La Terra: Da Limite a Risorsa Hi-Tech
Nella tradizione dell'Africa sub-sahariana, la terra cruda è il materiale d'elezione, ma presenta problemi di erosione.
Tradizione: Case in argilla che richiedono continua manutenzione dopo le piogge.
Kéré: Utilizza i Mattoni di Terra Compressa (CEB), una tecnica che stabilizza l'argilla locale. L'edificio rimane "organico" nella materia (terra del luogo), ma diventa durevole e performante come il cemento, mantenendo l'inerzia termica che tiene freschi gli interni.
2. Il Concetto di "Ombra" e Ventilazione
In Africa, la vita sociale avviene all'ombra degli alberi (come l'albero della parola o palaver tree).
Tradizione: Tetti bassi e pesanti che accumulano calore.
Kéré: Trasforma l'ombra in un sistema architettonico. I suoi tetti a ombrello in lamiera, sollevati dalla struttura, imitano la chioma degli alberi. Questa è "architettura organica" funzionale: il tetto protegge il corpo dell'edificio (i muri in terra) dal sole e dalla pioggia, creando un microclima naturale attraverso l'effetto camino.
3. La Geometria e il Simbolismo Sociale
Le comunità africane tradizionali sono organizzate in modo frattale o circolare, riflettendo la struttura del clan.
Tradizione: Il villaggio come insieme di moduli circolari interconnessi.
Kéré: Riprende queste forme non per estetica, ma per funzione sociale. Nel progetto per il National Assembly of Benin, si ispira direttamente all'albero della parola: la sala del parlamento è alla base, mentre i rami superiori offrono spazi di incontro pubblico all'aperto, rendendo l'istituzione parte del "bosco" sociale del villaggio.
4. Il Cantiere come Rito Collettivo
Nelle società rurali africane, costruire una casa è un atto collettivo (spesso accompagnato da musica e canti).
Tradizione: La comunità si riunisce per intonacare o riparare i tetti di paglia.
Kéré: Formalizza questo rito nel suo processo partecipato. L'architettura è organica perché non separa il "progettista" dall' "esecutore". Il coinvolgimento della comunità di Gando nella levigatura dei pavimenti o nel taglio delle pietre è la versione moderna della solidarietà tribale.
In sintesi, Kéré libera l'architettura africana dal cliché del "pittoresco" o dell' "arretrato", dimostrando che i principi di sostenibilità e comunità insiti nella tradizione sono la risposta più avanzata alle sfide climatiche globali.
KERE' E LA LUCE NATURALE
Nella tradizione costruttiva dell'Africa occidentale, le aperture sono ridotte al minimo per proteggersi dal calore, rendendo gli interni spesso bui e poco ventilati. Kéré ribalta questo schema attraverso quella che potremmo definire una "luce filtrata e rinfrescante".
Ecco come trasforma la luce naturale in uno strumento architettonico organico:
1. I Lucernari "Vaso di Creta"
Nella Biblioteca di Gando, Kéré ha creato una soluzione geniale:
La Tecnica: Ha coinvolto gli artigiani locali per produrre i tradizionali vasi di argilla, che sono stati poi tagliati e inseriti nella gettata di cemento del soffitto.
Il Risultato: Una volta rimossi i coperchi, questi vasi diventano piccoli oculi che proiettano fasci di luce puntiformi all'interno. Questo crea un'illuminazione zenitale soffusa che permette di leggere senza l'abbagliamento del sole diretto e, contemporaneamente, lascia uscire l'aria calda verso l'alto.
2. Le "Facciate Filtro" in Eucalipto
Invece di pareti cieche, Kéré usa spesso schermi di rami di eucalipto (una specie invasiva recuperata):
L'Effetto: La luce non entra come un blocco solido, ma viene frammentata. Questo crea un gioco di luci e ombre (simile a quello che si sperimenta sotto la chioma di un albero) che muta durante il giorno.
Privacy e Clima: Questi filtri organici garantiscono la vista verso l'esterno e il passaggio dell'aria, proteggendo l'intimità degli spazi interni e abbattendo il calore radiante.
3. La Luce come Bussola Sociale
Nel progetto dello Startup Lions Campus in Kenya, la luce è guidata da alte torri di ventilazione:
Questi "camini solari" non servono solo a rinfrescare, ma catturano la luce dall'alto e la portano nei laboratori interrati.
La luce diventa un elemento dinamico che definisce il ritmo del lavoro, connettendo chi sta dentro l'edificio con il ciclo solare esterno.
4. Riflessione e Colore
Kéré utilizza le tonalità naturali dei materiali locali (la terra ocra, la pietra lateritica rossa) per riscaldare la luce:
A differenza del riverbero accecante delle pareti bianche in cemento, le superfici in terra cruda assorbono l'eccesso di luminosità, restituendo un'atmosfera calma e riposante, fondamentale per le scuole e gli spazi di studio.
In breve, Kéré non usa la finestra come "buco nel muro", ma trasforma l'intero involucro edilizio in un diaframma sensibile che seleziona la luce, scartando il calore e trattenendo solo la chiarezza necessaria.
SOSTENIBILITA' RADICALE E CITTA' EUROPEE
L'applicazione della semplicità radicale di Kéré nelle metropoli europee non significa costruire in terra cruda ovunque, ma adottare il suo metodo logico per risolvere le crisi gemelle delle città moderne: il surriscaldamento urbano (heat island effect) e l'alienazione sociale.
Ecco come i suoi principi africani possono essere tradotti nel contesto europeo:
1. La "Pelle Traspirante" contro il Condizionamento Meccanico
Nelle città europee, gli edifici in vetro e cemento diventano forni in estate.
Applicazione: Adottare il sistema di Kéré dei doppi involucri. Invece di facciate continue in vetro, si possono utilizzare schermi in legno recuperato, ceramica o materiali porosi distaccati dal corpo dell'edificio.
Obiettivo: Creare zone d'ombra ventilate naturalmente che riducano drasticamente il fabbisogno di aria condizionata, trasformando i palazzi in "organismi che respirano".
2. Urbanistica Partecipativa per il Recupero delle Periferie
Il problema delle città sovraffollate è spesso la perdita di identità dei quartieri dormitori.
Applicazione: Trasformare il restauro dei complessi popolari in un cantiere-scuola. Coinvolgere i residenti nella scelta dei materiali e nella piccola manutenzione degli spazi comuni (orti urbani, padiglioni di quartiere).
Obiettivo: Creare quello che Kéré chiama senso di appartenenza. Se i cittadini contribuiscono fisicamente alla cura del proprio spazio, si riducono il degrado e il vandalismo, proprio come accade a Gando.
3. Valorizzare i Materiali Locali "Invisibili"
Kéré usa la terra perché è lì; in Europa abbiamo abbondanza di scarti industriali e materiali da demolizione.
Applicazione: La "semplicità radicale" europea consiste nel riuso circolare. Utilizzare macerie frantumate per nuovi calcestruzzi o legno di recupero per strutture modulari, nobilitandoli attraverso il design d'autore.
Obiettivo: Ridurre l'impronta di carbonio legata al trasporto di materiali nuovi, seguendo la filosofia della "filiera corta".
4. Il "Lusso dell'Essenziale" negli Spazi Pubblici
In città sovraffollate, lo spazio pubblico è spesso sovraccarico di arredi costosi ma poco funzionali.
Applicazione: Creare spazi basati sul concetto di "Albero della Parola". Progettare piazze che siano prima di tutto oasi bioclimatiche: grandi tettoie fotovoltaiche che offrono ombra, raccolgono acqua piovana e creano luoghi di incontro gratuiti e dignitosi.
Obiettivo: Restituire dignità ai cittadini attraverso la qualità dell'aria e dello spazio sociale, indipendentemente dal reddito.
5. Architettura Modulare e Flessibile
Le città europee cambiano velocemente. Kéré progetta moduli che possono essere espansi.
Applicazione: Utilizzare sistemi costruttivi a secco che permettano agli edifici di evolversi nel tempo, aggiungendo o togliendo componenti senza demolire.
Conclusione: Applicare Kéré in Europa significa passare da un'architettura di "consumo" a un'architettura di "cura", dove la tecnologia non è un fine, ma uno strumento per riconnettere l'edificio al clima e l'uomo alla propria comunità.
OPERE PIU' SIGNIFICATIVE DI KERE'
Le opere di Francis Kéré rappresentano pietre miliari dell'architettura contemporanea perché dimostrano come la semplicità radicale possa generare bellezza e impatto sociale.
Ecco i suoi progetti più significativi:
1. Scuola Primaria di Gando (Burkina Faso, 2001)
Il progetto: Costruita interamente dalla comunità locale utilizzando mattoni in terra compressa.
Innovazione: L'introduzione del celebre tetto "volante" in lamiera, sollevato dalla struttura per permettere il raffrescamento naturale, eliminando la necessità di aria condizionata.
2. Startup Lions Campus (Kenya, 2021)
Forma Organica: Si ispira ai giganteschi termitai della zona.
Funzione: Le alte torri di ventilazione sfruttano l'effetto camino per mantenere freschi i laboratori informatici, creando un contrasto poetico tra la terra antica e il futuro digitale.
3. Serpentine Pavilion (Londra, UK, 2017)
Il concetto: Kéré ha trasportato l'idea dell'albero della parola africano a Hyde Park.
Dettagli: Una struttura con tetto sospeso che raccoglie l'acqua piovana in una cascata centrale, con pareti in legno blu cobalto che filtrano la luce come rami intrecciati.
4. Parco Nazionale del Mali (Bamako, Mali, 2010)
Materiali: Ha utilizzato la pietra lateritica locale per rivestire gli edifici (ristorante, centro sportivo, ingressi), integrandoli perfettamente nel paesaggio roccioso.
Impatto: Ha creato un'oasi urbana dove l'architettura funge da cornice discreta per la vita pubblica.
5. Biblioteca scolastica di Gando (Burkina Faso, 2012)
Un esempio magistrale di riuso creativo.
La Luce: Come menzionato, ha inserito vasi di terracotta tagliati nel soffitto di cemento, trasformandoli in lucernari circolari.
Clima: La facciata è avvolta da un filtro di tronchi di eucalipto che crea una zona d'ombra protetta per gli studenti.
6. Assemblea Nazionale del Benin (Porto-Novo, in corso)
Simbolismo: L'edificio imita un grande albero sotto il quale i politici si riuniscono per decidere, con una grande piazza pubblica coperta alla base per favorire l'incontro tra cittadini e istituzioni.
I PRINCIPI DELL'ARCHITETTURA ORGANICA AFRICANA DI FRANCIS KERE'
L'architettura organica di Francis Kéré è un modello di resistenza culturale e pragmatismo climatico che fonde la saggezza ancestrale africana con l'ingegneria contemporanea.
Ecco un riassunto dei principi cardine e delle connessioni concettuali emerse:
1. I Principi della Teoria Organica di Kéré
Bioclimatismo Passivo (L'edificio che respira): L'organicità non è formale ma funzionale. Attraverso il tetto volante e le torri a camino (ispirate ai termitai), l'edificio termoregola se stesso senza tecnologia meccanica Kéré Architecture - Startup Lions.
Semplicità Radicale e Umiltà: Uso di materiali "poveri" (terra cruda, eucalipto, pietre locali) nobilitati dalla tecnica. L'architettura è umile perché mette il comfort umano (ombra, luce, aria) davanti al monumento.
Il Cantiere come Organismo Sociale: L'architettura è organica perché coinvolge il "corpo" della comunità. Il processo di autocostruzione trasforma il cantiere in una scuola, garantendo che l'opera appartenga a chi la vive.
2. Relazioni e Affinità Elettive
Con Frank Lloyd Wright: Condivide il principio che l'edificio debba essere "nato dal suolo" (site-specificity) e l'onestà dei materiali. Tuttavia, Kéré evolve il concetto di Wright dal piano individuale a quello collettivo.
Con Gregory Burgess: Si connette attraverso l'ascolto profondo delle comunità indigene e l'idea che lo spazio debba risuonare con lo spirito e la psiche del luogo, oltre la pura estetica.
Con la Tradizione Africana: Non è un ritorno al passato, ma una sintesi evolutiva. Kéré recupera il valore sociale dell'albero della parola e l'inerzia termica della terra, superandone i limiti strutturali (erosione, buio) grazie a innovazioni come i mattoni compressi (CEB) e i lucernari zenitali.
3. Concetti Chiave Trasversali
La Luce come Filtro: La luce non è mai brutale, ma filtrata da "pelli" organiche (eucalipto) o vasi di terracotta, creando atmosfere che favoriscono la concentrazione e la dignità.
L'Architettura Democratica: Opere come il Parlamento del Burkina Faso dimostrano che l'architettura umile può diventare un simbolo di potere condiviso, dove i cittadini stanno fisicamente sopra i governanti.
In definitiva, per Kéré l'architettura organica è un ciclo vitale in cui materiale locale, manodopera comunitaria e leggi della fisica cooperano per creare spazi di dignità.
RESISTENZA CULTURALE E SPAZI DI DIGNITA'
L'architettura di Francis Kéré realizza la resistenza culturale non attraverso la chiusura o la nostalgia, ma attraverso la riappropriazione della dignità. In un mondo globalizzato che spesso impone modelli costruttivi alieni (come il cemento e il vetro in climi tropicali), Kéré dimostra che l'identità africana non è un reperto da museo, ma una tecnologia d'avanguardia.
In sintesi, la sua resistenza si manifesta in tre direzioni finali:
1. Il Rifiuto del "Modello Coloniale"
Per decenni, il progresso in Africa è stato identificato con materiali d'importazione energeticamente inefficienti. Kéré resiste a questa narrazione dimostrando che la terra locale e la manualità comunitaria non sono segni di povertà, ma di intelligenza ecologica. La sua architettura dice: "Non abbiamo bisogno di aiuti esterni per costruire il nostro futuro; abbiamo già tutto ciò che serve sotto i nostri piedi".
2. La De-monumentalizzazione del Potere
Attraverso la "semplicità radicale", Kéré crea spazi dove il cittadino non si sente oppresso dall'edificio, ma accolto. Nei suoi progetti governativi o educativi, la dignità non deriva dalla grandezza dei pilastri, ma dalla qualità dell'ombra, dalla freschezza dell'aria e dalla bellezza della luce. È un'architettura che non vuole impressionare, ma servire, restituendo all'individuo il suo ruolo centrale nel tessuto sociale.
3. La Trasformazione del "Saper Fare" in Orgoglio
L'atto di costruire insieme è la forma più alta di resistenza. Quando un intero villaggio partecipa alla creazione di una scuola o di una biblioteca, l'edificio cessa di essere un "oggetto" e diventa una vittoria collettiva. Questo processo cura le ferite della marginalizzazione culturale, trasformando la percezione di sé: da beneficiari passivi di aiuti a creatori attivi di civiltà.
L'architettura organica di Kéré ci insegna che la vera bellezza nasce quando il rispetto per la terra si sposa con il rispetto per l'uomo.
ARCHITETTURA ETICA E RESPONSABILITA' SOCIALE
Il discorso di accettazione del Pritzker Prize 2022 di Francis Kéré ha segnato uno spartiacque, spostando l'asse dell'architettura d'élite verso un'etica della responsabilità sociale.
Ecco come le sue parole hanno trasformato la percezione internazionale:
1. Dallo "Spettacolo" alla "Sostanza"
Kéré ha sfidato il mondo accademico a smettere di celebrare l'architettura come scultura monumentale per iniziare a valutarla in base all'impatto umano.
Ha dichiarato: "Spero di cambiare il paradigma... spingere le persone a sognare e a rischiare".
Questo ha costretto le università occidentali a integrare nei programmi di studio il concetto di scarsità come risorsa, non più come limite.
2. La Validazione del Vernacolare
Il premio ha agito come un "sigillo di garanzia" globale sulla terra cruda. Prima di Kéré, l'uso dell'argilla era spesso relegato all'antropologia o all'architettura "di nicchia".
Il suo discorso ha elevato le tecniche tradizionali africane a soluzioni tecnologiche valide per la crisi climatica globale, rendendo il saper fare africano una lezione per il mondo intero.
3. L'Architetto come Facilitatore, non come Star
Kéré ha ridefinito il ruolo dell'architetto: non più un creatore solitario, ma un connettore.
Ha sottolineato che la sua vittoria non apparteneva a lui, ma a chiunque avesse pressato un mattone a Gando.
Questo ha ispirato una nuova generazione di professionisti a vedere il processo partecipativo come una componente estetica e tecnica fondamentale, e non come un intralcio burocratico.
4. Una Nuova Definizione di Lusso
Il momento più potente del suo discorso è stato quando ha ridefinito il lusso non come opulenza, ma come diritto universale:
"Tutti meritano la qualità, tutti meritano il lusso e tutti meritano il comfort".
Per Kéré, il lusso è un'aula scolastica fresca dove si può imparare con dignità. Questo concetto ha influenzato profondamente il dibattito sulla giustizia spaziale nelle aree urbane di tutto il mondo.
In sintesi, il riconoscimento di Kéré ha sancito che l'architettura africana non è più "emergente", ma emergente con soluzioni che l'Occidente, bloccato nel consumo di risorse, deve ora studiare e adottare.
La semplicità radicale e l'architettura organica di Francis Kéré ci ricordano che la dignità di uno spazio non dipende dal costo dei materiali, ma dalla capacità dell'architetto di ascoltare la terra e la comunità. Il suo messaggio è un invito universale a costruire con meno risorse e più umanità.
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