martedì 11 marzo 2025

Architetto LUCIANO PIA, “25 Green”: una casa tra gli alberi

Architetto LUCIANO PIA
architettura organica e sostenibilità urbana

“25 Green”: una casa tra gli alberi











LUOGO: Italia, Torino, Via Chiabrera 25
TIPOLOGIA: nuovo edificio
FUNZIONE: unità residenziali
SUPERFICI: 7.500 mq
INIZIO PROGETTO: 2007
FINE CANTIERE: 2012
COMMITTENTE: Privato

“25 Green”: una casa tra gli alberi

Una nuova casa ha messo radici a Torino. La sua struttura è in acciaio e sembra una foresta dove gli alberi sono radicati in terrazze dalle forme irregolari, gli specchi d’acqua sono attraversati da basamenti e giardini rigogliosi ricoprono i tetti. L’edificio è stato pensato come una foresta viva, una casa sugli alberi come quelle che i bambini sognano e a volte costruiscono.

Il progetto nasce dall’esigenza di realizzare un edificio residenziale a completamento di un isolato caratterizzato da disomogeneità e prospettive eterogenee. L’obiettivo del progetto è sia la costruzione del perimetro dell’isolato con una facciata continua, sia la creazione di un filtro tra lo spazio abitativo interno e le strade. Il progetto vuole creare uno spazio di transizione fluido e fluido per addolcire il passaggio dall’interno all’esterno dove lo spazio è sempre godibile. Il passaggio fluido e mutevole è enfatizzato da un uso mirato del verde e dei materiali da costruzione in modo da creare una struttura compatta e distinta ma anche trasparente, mutevole e godibile.







È un edificio speciale perché è vivo: cresce, respira e si trasforma perché 150 alberi ad alto fusto ricoprono le sue terrazze. Insieme ai 50 alberi piantati nel giardino della corte producono ossigeno, assorbono anidride carbonica, abbattono l'inquinamento atmosferico, proteggono dal rumore, seguono il ciclo naturale delle stagioni, crescono giorno dopo giorno e creano un microclima perfetto all'interno dell'edificio, attenuando così gli sbalzi e gli sbalzi di temperatura in estate e in inverno.

Le strisce in legno massello che pavimentano le terrazze filtrano la luce del sole in estate, mentre in inverno lasciano entrare la luce in casa. Il rivestimento in scandole di larice è una sorta di superficie morbida e vibrante. Le strutture metalliche sembrano alberi e "crescono" dal piano terra al tetto mentre sorreggono il tavolato in legno delle terrazze: si intrecciano con la vegetazione a formare una facciata unica.

Uno degli obiettivi del progetto è l'aumento dell'efficienza energetica e per questo sono state adottate diverse soluzioni integrate: isolamento continuo, protezione solare, sistemi di riscaldamento e raffrescamento che sfruttano l'energia geotermica con pompe di calore e riciclo dell'acqua piovana per irrigare il verde.

L'edificio ospita 63 unità abitative, tutte diverse tra loro e dotate di ampie terrazze di forma irregolare che circondano gli alberi. L'ultimo piano è coperto da tetti verdi privati.

Il verde è diversificato: grandi vasi sulle terrazze, giardini di corte, pareti verdi e giardini pensili proprio di fronte ai loft.

Nei vasi sono presenti alberi o arbusti di diverse altezze da 2,5 m. a 8 m. Sono state piantate specie caducifoglie per avere l'irradiazione solare anche nel periodo invernale. La scelta delle specie, anche se diversificate in base alle diverse esigenze, è stata fatta per garantire una varietà di foglie, colori e fioriture.

Quando tutto il verde è in piena fioritura si ha la sensazione di vivere in una casa sull'albero. Si può sognare una casa o vivere in un sogno!








Architetto LUCIANO PIA - Note biografiche

Luciano Pia nasce il 2 ottobre 1960. Nel 1984 si laurea in Architettura presso il Politecnico di Torino con una tesi di studio sulla morfologia urbana e sulle relative proposte di intervento; nello stesso anno consegue l’abilitazione professionale.
L’inizio della carriera coincide con l’avvio del rapporto professionale con Andrea Bruno, col quale inizia a collaborare nei progetti di recupero d’importanti edifici monumentali. Il sodalizio con Bruno, in qualità di socio, continua per oltre quindici anni, con la realizzazione di numerosi progetti in Italia e all’estero. Questo periodo coincide per la formazione professionale di Luciano Pia con le fasi di massima attenzione alla sperimentazione nel recupero architettonico e di maturazione stilistica.
Nel 1987 si iscrive all’”Ordre des Architectes d’Ile de France” a Parigi dove svolge attività professionale dal 1990 al 2000.
Nel 2000, al ritorno in Italia, si apre una nuova fase professionale e creativa con all’avvio della collaborazione professionale con DE-GA S.p.a. – una delle più importanti imprese di costruzioni di Torino – che gli permette di acquisire una importante notorietà internazionale: la “Scuola Universitaria Interfacoltà di Biotecnologie” di Torino (2004-2006) – uno dei progetti più rappresentativi della poetica architettonica di Pia – è divenuta in breve tempo una delle architetture italiane più documentate sulle riviste specialistiche. Successivamente, ha progettato nuovi insediamenti residenziali di qualità come la casa di “via Calandra 17” (primo esempio di casa in classe energetica A nel centro storico di Torino), “25 verde” la casa tra gli alberi in via Chiabrera 25 e “Casa Hollywood” (trasformazione di un ex teatro ottocentesco in residenze ad alta efficienza) che rappresentano gli interventi recenti più conosciuti, divenuti riferimenti e modelli di sviluppo conosciuti in tutto il mondo attraverso pubblicazioni, filmati, articoli, conferenze e visite guidate.


La formulazione della poetica 

In Luciano Pia, la poetica e l’impegno civile come progettista sono riassumibili in 10 punti caratteristici, che qualificano teoreticamente l’intero corpus delle sue opere.
Così Luciano Pia descrive la sua attività:

1. L’attenzione nei confronti del Contesto
2. Prima le funzioni, poi il progetto
3. Valorizzazione del rapporto tra interno ed esterno
4. Il progetto del ” verde ”
5. La sostenibilità del progetto come valore primario
6. Costruire nel costruito
7. Comprendere e “ abitare ” i materiali
8. I dettagli non sono un dettaglio ma il progetto stesso
9. Riduzione della distanza tra il progetto iniziale e la realizzazione ultimata
10. Uomo, natura, biodiversità costruito e territorio

1. L’attenzione nei confronti del Contesto
Il contesto deve generare la forma dell’architettura; si tratta di valorizzare il genius loci, ovvero riconoscere che ogni luogo è peculiarissimo e in quanto tale va conservato e comunicato nelle sue caratteristiche formali più qualificate e storicamente dense.

2. Prima le funzioni, poi il progetto
Il piano delle funzioni deve essere alla base della articolazione degli spazi: l’organizzazione delle attività rappresenta lo schema primario su cui iniziare a modellare l’architettura e non viceversa. L’architettura deve essere al servizio di ciò che avviene al suo interno, ottimizzandone e valorizzandone la fruizione.

3. Valorizzazione del rapporto tra interno ed esterno
La dinamica tra il “dentro” e il “fuori” di una architettura deve diventare l’elemento dominante. Non si tratta soltanto di trovare le corrette corrispondenze tra pianta e facciata quanto piuttosto far sì che tale rapporto diventi fluido, poetico, ricco di suggestioni e di possibilità espressive e percepito come tale da chi lo abita.

4. Il progetto del ” verde ”
La vegetazione all’interno di un edificio non deve essere considerata un mero elemento accessorio o ornamentale, ma va pensata in rapporto organico con l’utilizzo dell’edificio e organizzata in funzione della sua stagionalità e della sua naturalità: quindi meno “verde costruito” e più “verde spontaneo”, occasionale, libero di esprimersi senza costrizioni formali.

5. La sostenibilità del progetto come valore primario
La sostenibilità – ovvero il miglior risultato ottenibile con il minimo impatto – deve essere intesa dal punto di vista energetico, ambientale, economico e di usabilità da parte degli abitanti.

6. Costruire nel costruito
Va perseguita la logica del “retrofit” ovvero dell’intervenire in spazi edificati utilizzandone al meglio le strutture portanti, i solai e le coperture per ottimizzare i costi di costruzione e diminuire la pressione sui terreni liberi.

7. Comprendere e “ abitare ” i materiali
Il cemento, il legno, l’acciaio, il vetro (i quattro elementi primari nella poetica di Luciano Pia) devono essere utilizzati e interpretati per quello che sono, senza mascheramenti o dissimulazioni, accentandone anche il deperimento nel tempo.

8. I dettagli non sono un dettaglio ma il progetto stesso
L’attenzione puntuale rivolta alla singola parte permette l’esattezza di un progetto e la precisione del progetto non è un dettaglio.

9. Riduzione della distanza tra il progetto iniziale e la realizzazione ultimata
Oggi sono disponibili formidabili mezzi di comunicazione del progetto; tuttavia, proprio per questo, si deve tendere ad eliminare la distanza che troppo spesso (proprio grazie alla potenza di elaborazione digitale) si istituisce tra rappresentazione e realtà costruita.

10. Uomo, natura, biodiversità, costruito e territorio
L’uomo è parte della natura e deve vivere in simbiosi con esso. Il nostro ambiente costruito dovrebbe riflettere questa simbiosi e reintrodurre la biodiversità. Il costruito è parte del territorio e con la costruzione lo disegniamo. Non dovremmo pensare che l’ambiente costruito sia qualcosa di diverso dal territorio. La nostra architettura e il nostro paesaggio sono in continua evoluzione e agiremo di conseguenza.

+1. Mah! attenzione, se il risultato è aberrante, cancella i tuoi pensieri e ricomincia.
Siate pronti a cambiare opinione, se capite che la vostra non è più corretta.
Luciano Pia



---------------

giovedì 27 febbraio 2025

Un viaggio globale attraverso il design, di Javier Barba Torra


Un viaggio globale attraverso il design

di Javier Barba Torra
Fondatore e CEO di BC Estudio Group




Grecia, Polonia e Cina sono solo tre dei tanti paesi in cui ho viaggiato per svolgere il mio lavoro. Mettere in pratica conoscenze, idee e valori ambientali, sociali e culturali attraverso l'architettura, il paesaggio e l'interior design è stata senza dubbio una delle più grandi gratificazioni della mia carriera.

Ho avuto la fortuna di lavorare in diversi angoli del mondo, il che mi ha consentito di entrare in contatto profondo con culture, tradizioni e ambienti diversi. Ogni progetto ha rappresentato una porta aperta verso nuove esperienze che hanno arricchito non solo il mio lavoro professionale, ma anche la mia visione di come l'architettura possa trasformare spazi e comunità.


La mia carriera è stata definita da un approccio internazionale, che mi ha portato a sviluppare progetti in più di 15 paesi. Questo viaggio è stato incredibilmente vario, spaziando da residenze private e complessi turistici a giardini e progetti di paesaggistica, abbracciando destinazioni diverse come Grecia, Polonia, Australia, Andorra, Indonesia, Marocco e molte altre.



Uno dei momenti più memorabili della mia carriera è stato in Grecia, dove ho avuto il privilegio di progettare una residenza sull'isola di Corfù per Lord Jacob Rothschild. Questo progetto è stato speciale non solo per l'importanza del cliente, ma anche per l'opportunità di lavorare in un ambiente ricco di storia e bellezza naturale. L'isola, con il suo mix di influenze greche e veneziane, è diventata la tela perfetta per sviluppare un progetto che non solo onorava, ma anche valorizzava la narrazione del luogo.

In questo progetto, l'integrazione dell'architettura nell'ambiente circostante è sempre stata la nostra priorità. Corfù, rinomata per il suo paesaggio naturale e la sua ricca storia, ha fornito l'ambiente perfetto per applicare una filosofia di design che ha onorato il suo contesto. La scoperta di una cava di marmo nascosta durante la costruzione è stato un momento cruciale che ha collegato organicamente il passato al presente, diventando un elemento chiave del design. (Articolo completo sul progetto di Corfù qui ).


Il mio periodo in Polonia mi ha permesso di lavorare a progetti volti a rivitalizzare sia gli spazi urbani che quelli storici, rispettando la ricca tradizione architettonica del paese e incorporando anche elementi contemporanei. Il progetto del Wejchert Golf Club è stato realizzato attraverso la fusione di stili classici e moderni, creando spazi che onoravano la storia senza compromettere la funzionalità o la capacità di innovare.

In Cina, l'esperienza è stata ugualmente arricchente. Il profondo legame tra architettura e natura nella cultura cinese mi ha permesso di sperimentare in modo unico la creazione di spazi che integrano armoniosamente gli elementi naturali. Progetti come hotel e complessi di glamping hanno fornito l'opportunità perfetta per esplorare nuovi modi di fondere l'architettura con il paesaggio, un approccio che rimane centrale nel mio lavoro.



Il Messico è stato un altro posto in cui ho avuto il privilegio di lavorare. Qui, il rapporto tra il paesaggio e la storia è evidente in ogni angolo. Con il San Basilio Resort , ho imparato che il design deve andare oltre la funzionalità; deve connettersi profondamente con la cultura locale, rispettare i materiali nativi e creare un'armonia unica tra l'ambiente costruito e la natura.

 

Nel corso degli anni, ho lavorato a un'ampia varietà di progetti, da residenze private a centri visitatori, per non parlare di importanti progetti paesaggistici che si fondono armoniosamente con l'ambiente circostante. Ciò che ho sempre imparato è che ogni luogo ha la sua storia e un'essenza naturale unica. Il mio ruolo di architetto è catturare quell'essenza, creare spazi che non siano solo funzionali, ma che rispettino e arricchiscano anche il contesto culturale e storico di ogni luogo.

Presso BC Estudio Group , abbiamo avuto il privilegio di intraprendere progetti in più di 15 paesi in oltre 50 anni di esperienza internazionale. In tutto questo tempo, siamo rimasti impegnati in una progettazione responsabile e sostenibile, comprendendo che ogni progetto è un'opportunità per contribuire al miglioramento sociale e ambientale delle comunità in cui lavoriamo.


Ogni progetto, ogni nuova destinazione, è stata un'opportunità per continuare a evolvermi, sia come professionista che come essere umano. Ho imparato che l'architettura non è solo una disciplina tecnica; è un modo per collegare il passato con il futuro, per creare un ponte tra la cultura locale e le tendenze globali e, cosa più importante, per avvicinare le persone all'ambiente naturale che le circonda.



-------------


BARBA CORSINI estudio group : www.bcestudiogroup.com

sabato 15 febbraio 2025

Nuova Architettura Ucraina: connubio di identità e innovazione, di Carlo Sarno

 

NUOVA ARCHITETTURA UCRAINA
Connubio di identità e innovazione

di Carlo Sarno


   

 Casa del vasaio, architetto Andrew Holub



Edificio Pisanka, progetto studio Archimatika


Introduzione

Dopo secoli e secoli di influssi e propaganda di popoli dominatori, dopo l’ultimo periodo sovietico di sottomissione e totalitarismo, a partire dall’Indipendenza dell’Ucraina del 1991 ancora si stenta a voler definire e praticare una nuova architettura ucraina che sappia interpretare i valori socio-culturali, storici e personali di una Ucraina libera e indipendente.
Esempio valido per tutti di cosa è successo è la città di Kyiv, che da città conosciuta come la terza Gerusalemme dalle mille cupole d’oro, è stata trasformata nell’attuale città moderna russificata da una pianificazione autoritaria e da una edificazione di aspetto totalitario che ancora prevale sugli sforzi di un rinnovamento urbano e morfologico. Particolarmente significativo è che non ci si accorge ancora oggi che edifici istituzionali, di rappresentanza, ecc. ospitano in spazi e forme sovietiche la nuova vita della indipendente Ucraina, influenzandola dannosamente. Si sono abbattute le statue di Stalin, Lenin, come simboli di un passato nefasto, eppure gli edifici edificati dai sovietici continuano a permanere come simboli e spazi di un potere che sembra non cedere allo scorrere del tempo.
L’attuale conflitto bellico con la Moscovia che vorrebbe cancellare l’esistenza del popolo ucraino richiede con urgenza un momento di discernimento: occorre inquadrare storicamente la vera e buona radice del popolo ucraino; raccogliere spunti significativi che provengono dalla identità della civiltà socio-culturale ucraina; ritrovare principi ed esempi di un’autentica architettura ucraina del passato e di oggi; dare nuove indicazioni per un buon sviluppo della nuova architettura ucraina.


La radice dell’architettura ucraina: la antichissima civiltà ucraina Trypillia-Scita.

 

Pochi popoli possono vantare un passato millenario come il popolo ucraino. Le antichissime origini di questo popolo risalgono infatti alla Civiltà Trypillia-Cucuteni di oltre 7000 anni fa. Questa civiltà presenta insediamenti abitativi in cui la struttura urbana di tipo circolare non esprime una società organizzata rigidamente e prettamente militare, con fortificazioni e sistema di difesa, ma evidenzia un modo di vivere democratico e agricolo, aperto agli scambi commerciali e alla condivisione.
In seguito, circa quattromila anni fa e per oltre due millenni abbiamo la fusione dell’antico popolo Trypillia con gli Sciti, dapprima nomadi poi stabilizzatosi nelle terre fertili dell’Ucraina (Sciti Reali) che apportarono novità tecnologiche e una mentalità intraprendente e creativa, oltre ad avere una capacità militare ed una cavalleria notevole.
Mentre l’impero romano inizia a espandersi per tutto il mediterraneo insieme alla cultura greca, il popolo originario ucraino Trypillia-Scita si scinde in vari sottogruppi, assimila altri popoli come i Greci, i Sarmati, i Roxolani, i Goti, ecc., accoglie la Parola di Dio rivelata da Gesù Cristo e annunciata al popolo ucraino dall’Apostolo Andrea, che pose una croce sulla montagna dove poi sorgerà la città di Kyiv.
Alcuni secoli dopo, a partire dal V secolo d. C. abbiamo popoli che a causa del cambiamento climatico scendono dal Nord, prima gli Slavi dall’area baltica, poi i Variaghi dalla Scandinavia e si fondono con il popolo antico ucraino Trypillia-Scita dando origine intorno al mille d. C. ad un nuovo regno cristiano: la Rus’ di Kyiv.
Questo regno durerà circa un paio di secoli, poi si frantumerà sotto le ingerenze dei popoli limitrofi che cercheranno di appropriarsi di questo territorio ricco e fertile,
Lo spirito di identità ucraino di origine Trypillia-Scita rinasce e si rinnova nell’epoca cosacca XVI-XVIII sec. e nel XIX secolo raggiunge piena maturazione con l’opera di Taras Schevchenko, Ivan Franko, ecc. e gli studi storici, etno-culturali e antropologici ucraini.
Proclamata la Repubblica Ucraina nel 1918, che riuniva i territori orientali e occidentali in una unica nazione, fu dopo un anno soffocata dai sovietici.
Rinasce finalmente nel 1991, sotto la spinta di Chornovil e altri dissidenti, lo stato ucraino indipendente, erede dell’antico popolo Trypillia-Scita, che ancora purtroppo deve lottare per la sua esistenza e affermazione.


Identità della civiltà socio-culturale ucraina.


Chiesa di Santa Sofia, Kyiv. 

I numerosi studi etnologici e antropologici nel territorio dell’Ucraina hanno dimostrato che in questo luogo, intorno al grande e navigabile fiume Dnipro, ha origine una delle più antiche civiltà dell’umanità, Trypillia, che ha prodotto nuove tecnologie, migliorato i metodi di agricoltura, inventato linguaggio e scrittura, sviluppato cultura materiale e spirituale, organizzato vita sociale e commerciale.
Fin da allora questa civiltà si caratterizzava per una sensibilità all’arte decorativa, alla tessitura, allo scambio commerciale, alla edificazione funzionale alla vita degli abitanti, al rispetto dell’ambiente naturale e della fertile terra che consente una agricoltura varia e fruttuosa. Una particolare attenzione i Trypilliani rivolgono al contesto naturale, alla ricerca di un rapporto armonico con la natura sullo sfondo di un panteismo naturalistico che attraverso riti e miti cerca di inquadrare le incontrollabili forze della natura e il succedersi delle stagioni. La ricchezza di questo territorio dona benessere alla popolazione, sicurezza, capacità di accogliere e rispettare l’altro, di dialogare anche con lo straniero, crea momenti di socialità che rinforzano i legami umani e affettivi.
Tutte queste caratteristiche costituiscono la struttura originaria della identità ucraina. Nel tempo questa struttura originaria si arricchisce di nuovi contributi.
Dagli Sciti acquisisce la capacità tecnica e metallurgica, la precisione, la innovazione scientifica e creativa, l’audacia e valore militare, la sinergia con il cavallo e quindi con la natura.
Dal Cristianesimo viene plasmato il “cuore” degli ucraini, a partire dalla prima evangelizzazione di Sant’Andrea e san Clemente I nel primo secolo d.C., e da allora sempre più questo popolo ha incarnato i principi del Vangelo. Con San Vladimir intorno all’anno 1000 d.C. il cristianesimo diviene religione ufficiale in Ucraina, poi vivrà i contrasti scaturiti dalla scissione tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa, ma sempre il popolo ucraino dimostrerà nei secoli una grande fede e devozione a Cristo.
Nell’epoca Cosacca (XVI-XVIII sec.) il popolo ucraino matura il desiderio indomabile di libertà personale e indipendenza politica, la ricerca di una autonomia linguistica e socio-culturale, che pur se sottoposta a restrizione è sempre pronta a riemergere con fierezza e determinazione.
Nel XIX-XX sec. abbiamo le persecuzioni, sofferenze, tentativi di genocidio socio-culturale, ma si ergono a contrastare ciò personalità ucraine eccezionali che non solo impediscono il triste epilogo (Schevchenko, Franko, Hrusevsky, Lesia Ukrainka, Semenko, Kostenko, Stus, Chornovil, ecc.), ma costruiscono in maniera indistruttibile l’identità della nuova Ucraina che si proclamerà indipendente nel 1991.


Principi di un’autentica architettura ucraina.

Quartiere Comfort Town a Kyiv, studio Archimatika.

A partire dal periodo Trypillia-Scita già troviamo nell’abitare di questo popolo una attenzione per un equilibrato rapporto con l’ambiente naturale, un rispetto e valorizzazione della natura e della sua bellezza. La fertilità del territorio ucraino con una varietà di ecosistemi, dal tipo fluviale a quello costiero sul mar Nero, dalla steppa a quello montuoso dei Carpazi, comportava una necessità per le abitazioni di adeguarsi ai vari contesti ambientali e alla diversa reperibilità dei materiali per la costruzione.
Nell’antica epoca prevalevano le foreste e quindi il legno era un materiale disponibile e facile da utilizzare, al massimo si costruiva un basamento in pietra e su questo sorgeva poi la casa in legno. Dove poi mancava anche la foresta si edificava con fango e paglia, o con murature a sacco oppure a elementi modulari tipo mattone.
I luoghi degli insediamenti abitativi venivano scelti in base alla loro salubrità, al tipo di microclima favorevole alla vita e all’agricoltura.
In sostanza, il primo principio originario dell’architettura ucraina è la ricerca di un rapporto armonico tra l’uomo e la natura, tra insediamento urbano, abitazione e ambiente naturale, coincide con l’architettura organica.
Il popolo ucraino nel suo rapporto con la natura però non si ferma all’aspetto funzionale ma contempla e gode della bellezza della natura e della sua varietà: dal panorama infinito al piccolo fiore miracolosamente sbocciato nella roccia di una montagna, dallo scorrere sinuoso del fiume alla varietà dei pesci, dalla coloratissima farfalla alla cicogna che fissa il suo grande nido sugli alberi più alti, dalle foglie giallo-rosse autunnali ai prati primaverili con una miriade di fiori spontanei, dalle distese di grano agli indorati campi di girasoli, ecc.
Questa contemplazione della bellezza e varietà della natura sviluppa nel popolo ucraino una sensibilità per l’ornamento e la decorazione, che è facile riscontrare già all’origine del popolo Trypillia-Scita ed è visibile nei reperti archeologici, ma ancora oggi sussiste in maniera anche popolare e diffusa dall’artigianato tradizionale alle abitazioni, maggiormente dove la globalizzazione non ha cancellato lo spirito decorativo originario.
L’esigenza di decorazione sulla abitazione si manifesta in vario modo: con superfici colorate, con veri e propri disegni e affreschi (motivi floreali, geometrici, ecc), con elementi scultorei o morfologici, con volumetrie complesse, con pluralità di materiali di finitura e quanto altro è possibile con la fantasia e creatività.
Quindi, il secondo principio originario dell’architettura ucraina è la necessità di decorazione e ornamento della propria abitazione e di ogni edificio rappresentativo.
Il popolo ucraino nel corso dei secoli, applicando questi due principi ha sviluppato un proprio modo di rapportarsi con la vita, l’arte, l’architettura creando motivi stilistici che vengono applicati a tutta la complessità del vivere: dai vestiti ai tessuti, dagli oggetti ceramici a quelli in legno, dalla lavorazione del ferro all’oreficeria, dall’arredamento interno alla decorazione esterna, ecc. L’identità ucraina è profondamente legata a questi motivi stilistici, cromatici e compositivi, che pur rinnovandosi nel tempo conservano sempre la loro matrice simbolica e formale.
Pertanto un terzo principio originario dell’architettura ucraina è l’utilizzo di motivi ornamentali e compositivi ispirati dalla antica matrice simbolica e formale ucraina.


Indicazioni per un buon sviluppo della nuova architettura ucraina.

Design bionico e futuristico

Per chiarezza riepiloghiamo i tre principi di un’autentica architettura ucraina:
1) Armonia tra architettura e ambiente, tra uomo e natura, architettura organica.
2) Decorazione e ornamento come riflesso della bellezza della natura;
3) Identità ucraina dei motivi ornamentali, cromatici e compositivi.
Questi tre principi costituiscono il fondamento per una architettura ucraina autonoma e indipendente.
Nel passato riscontriamo in ucraina l’arrivo di vari stili e architetti provenienti dall’estero, ma sempre si è ricercato una inflessione stilistica particolare che fosse capace di caratterizzare una architettura autoctona ucraina. Così è stato per esempio nell’epoca barocca e così anche oggi l’architettura contemporanea ucraina guarda a ciò che si costruisce nel mondo, però gli architetti più sensibili progettano con elementi compositivi propri alla identità ucraina.
I problemi per un buon sviluppo della nuova architettura ucraina, in questo periodo particolare in cui si dovrà affrontare la ricostruzione post-bellica, sorgono sia quando ci si affida a professionisti ucraini che non avvertono la necessità di produrre una urbanistica e architettura autoctona, sia quando ci si rivolge a professionisti stranieri che pur avendo notevoli competenze in ambito eco-tecnologico non conoscono l’identità ucraina né comprendono il linguaggio compositivo autoctono.
Il rischio che si corre in questa ricostruzione dell’Ucraina è di edificare una nuova Ucraina estranea a se stessa, in cui il popolo non si identifica, in cui modelli provenienti da altre nazioni cancellano i riferimenti culturali esistenti. Inoltre, occorre considerare che ancora non si parla di rigenerare urbanisticamente e architettonicamente i luoghi pianificati ed edificati dal totalitarismo sovietico, ed in cui si continua a vivere o ad amministrare il bene pubblico in spazi frutto di una mentalità repressiva e coercitiva che sicuramente non corrisponde all’identità ucraina.


Quartiere residenziale a Kyiv, progetto studio Archimatika.


Un primo rimedio a tutto questo, e già fortunatamente se ne parla, e l’utilizzo di una procedura progettuale partecipata, in cui anche i futuri abitanti contribuiscono con loro proposte all’attuazione di un progetto più realistico, integrato e funzionale.
Un secondo rimedio importante può essere per gli “attori” della ricostruzione, dagli amministratori ai tecnici, di svolgere un percorso di apprendimento etno-culturale e antropologico per acquisire maggiore consapevolezza sulla identità originaria ucraina, e quindi appassionarsi alla realizzazione di una nuova urbanistica e architettura ucraina in sintonia con le sue origini.
Un terzo rimedio è la costituzione di gruppi di pianificazione e progettazione misti, in cui professionisti competenti dall’estero si uniscono con professionisti ucraini sensibili alla identità ucraina, e quindi lavorando insieme possono produrre soluzioni significative ed efficaci.
Bisogna considerare anche che la ricostruzione post-bellica ha tempi differenziati, pur essendoci necessità urgenti non si deve rinunciare ad una visione più ampia e a lunga scadenza che nel tempo può dare migliori risultati per il futuro e l’identità dell’Ucraina.
In tal senso per avere nel tempo una continuità e coerenza progettuale è prioritario inserire i giovani nei gruppi di lavoro della ricostruzione, a tutti i livelli, dalla cantieristica alla assistenza tecnica, alla progettazione, alla pianificazione e anche nella amministrazione e gestione dei finanziamenti.
Infine, occorre coordinare a livello politico tutte le forze per la realizzazione di una nuova architettura ucraina che sappia interpretare i valori socio-culturali, storici e personali di una Ucraina libera e indipendente, connubio di identità e innovazione.



Un esempio valido di Nuova Architettura Ucraina come armonia di identità e innovazione è il progetto dell'architetto Andrew Holub di una moderna Casa del Vasaio per il villaggio ucraino di Opishnya presentato con il seguente articolo sul sito RUKOTVORY : https://rukotvory.com.ua/en/info/andriy-holub-has-designed-a-modern-potters-house-for-opishnya/ (Il progetto è stato visualizzato da Olexandr Vovk).




Andrew Holub, un architetto, ha presentato  il progetto di una casa di un vasaio che si intende costruire nel villaggio di Opishnya nella regione di Poltava. Secondo l'autore, il suo progetto ha accumulato le caratteristiche dell'architettura popolare, dell'architettura Trypillya, del neomodernismo e dell'architettura organica.





"L'idea principale dell'edificio è quella di utilizzare materiali naturali ecologicamente compatibili in una nuova forma moderna in modo che rispecchino la globalizzazione del processo architettonico mondiale moderno, inserendosi allo stesso tempo in modo armonioso nell'ambiente. Ecco perché il tetto dell'oggetto è fatto di paglia, che è il materiale di copertura più ecologicamente compatibile e che non richiede attività aggiuntive (su isolamento idraulico o a vapore). Anche il cob e il pise sono ampiamente utilizzati per la realizzazione di pareti e, naturalmente, sono anche materiali ecologicamente sicuri e convenienti" — sottolinea l'autore.




Il progetto prevede un'abitazione per la famiglia del vasaio e i suoi apprendisti; un'area laboratorio per la creazione della ceramica insieme a un magazzino; una biblioteca, un piccolo negozio, una sala espositiva e uno spazio dietro l'ingresso principale per allestire esposizioni durante le stagioni calde.







------------- 

Note biografiche autore articolo arch. Carlo Sarno sul sito: https://carlosarno.blogspot.com


sabato 25 gennaio 2025

Architettura Organica in America Centrale e Messico



Architettura Organica in America Centrale e Messico






INTRODUZIONE

L'architettura organica in Messico e in America Centrale è un movimento che fonde la modernità con le radici ancestrali e le forme naturali del territorio. Sebbene il termine sia stato coniato dallo statunitense Frank Lloyd Wright, in questa regione ha assunto una connotazione unica, diventando una "Bio-architettura" che richiama spesso il simbolismo preispanico e l'integrazione totale con il paesaggio tropicale o desertico.

I Pilastri dell'Architettura Organica Messicana
Il Messico è il fulcro di questa corrente nell'area, con architetti che hanno cercato di creare un'armonia tra uomo, natura e identità culturale.
Javier Senosiain (Il Maestro della Bio-architettura): È la figura più emblematica. Le sue opere si allontanano dalle linee rette per abbracciare curve ispirate al grembo materno e al corpo umano.
Casa Orgánica (Naucalpan, 1984): Una casa ipogea (sotto terra) che sembra una grotta moderna, progettata per minimizzare l'impatto ambientale e regolare naturalmente la temperatura.
Nido de Quetzalcóatl (Stato del Messico): Un complesso residenziale che segue la forma di un serpente piumato azteco, snodandosi su un terreno scosceso senza abbattere alberi.
Juan O'Gorman: Sebbene noto per il funzionalismo, nella sua fase matura si è dedicato all'architettura organica, cercando un'integrazione vernacolare e l'uso di mosaici e materiali locali che "emergono" dal suolo.
Carlos Lazo e Mathias Goeritz: Esploratori del concetto di "architettura emozionale" e delle strutture naturali adattate al vivere moderno, spesso utilizzando spazi sotterranei per riconnettersi con l'essenza della terra.

Caratteristiche Distintive nel Contesto Latinoamericano
Simbiosi con il Clima: A differenza dell'organico nordamericano, qui l'architettura sfrutta la ventilazione naturale e la protezione termica della terra (architettura ipogea) per gestire il calore tropicale.
Materiali e Colori: Si utilizzano pietre vulcaniche, ceramiche dipinte a mano e colori vivaci che richiamano l'arte popolare messicana e le tradizioni indigene, come quelle degli Huichol.
Fluidità Spaziale: Gli spazi sono collegati da tunnel e rampe curve, eliminando la separazione rigida tra interno ed esterno.

Architettura Organica e Sostenibilità in America Centrale
In America Centrale, l'architettura organica si manifesta oggi attraverso il Regionalismo Critico, dove la natura non è solo estetica ma funzionale.
L'uso di materiali come bambù, legno e terra cruda è comune in progetti contemporanei in Costa Rica e Guatemala, dove la priorità è preservare la biodiversità della foresta pluviale.
Architetti come Luis Barragán, pur essendo minimalista, ha influenzato profondamente l'approccio organico locale integrando acqua, giardini e luce come elementi strutturali vivi.



ARCHITETTURA ORGANICA E TRADIZIONE AUTOCTONA E ANTROPOLOGICA

L’architettura organica in Messico e in America Centrale non è solo una scelta estetica legata alla natura (come nel modello di Frank Lloyd Wright), ma è un atto di resistenza culturale. Si fonde con la tradizione autoctona per recuperare l'identità precolombiana, contrapponendosi ai modelli squadrati e "freddi" del modernismo europeo.
Ecco i punti chiave di questa profonda relazione antropologica:

1. Il Ritorno alla "Madre Terra" (Ipogeismo)
Mentre l'architettura occidentale costruisce sopra il suolo, l'architettura organica messicana (specialmente con Javier Senosiain) cerca spesso di tornare dentro la terra.
Concetto Antropologico: Richiama il simbolismo della grotta, che nelle culture mesoamericane (Olmechi, Maya, Aztechi) era il luogo della nascita e il punto di contatto con l'inframondo (Xibalbá).
Tradizione Autoctona: L'uso di strutture ipogee (sotto terra) simula il grembo materno, un concetto centrale nella cosmogonia indigena che vede la terra come un essere vivo e protettivo.

2. Il Simbolismo Zoomorfo e Mitologico
L'integrazione con la natura non riguarda solo gli alberi, ma la fauna sacra delle civiltà antiche.
Il Serpente Piumato: Nel progetto Nido de Quetzalcóatl, l'architettura non è un edificio statico, ma un organismo che "striscia" seguendo l'orografia del terreno. Questo omaggio a Quetzalcóatl trasforma l'abitazione in un tempio abitabile, dove la forma della casa è dettata dal mito.
L'Essere Umano come Parte del Paesaggio: Le forme curve eliminano gli angoli retti, che sono estranei alla natura e alle antiche tecniche di costruzione manuale in fango e pietra.

3. Materiali Vernacolari e Continuità Artigianale
L'architettura organica in questa regione rifiuta i materiali industriali standardizzati a favore di quelli legati al territorio:
Pietra Vulcanica e Tezontle: Architetti come Juan O'Gorman hanno utilizzato il rivestimento in pietra non solo per decorare, ma per far sì che l'edificio sembrasse un'estensione delle rocce circostanti (come nella sua celebre casa-grotta a San Jerónimo).
Mosaici Narrativi: L'integrazione di murales in pietra e mosaici (tipica del muralismo messicano) trasforma le pareti organiche in libri di storia che raccontano le origini del popolo, legando la struttura fisica alla memoria collettiva.

4. L'Architettura Emozionale e il Regionalismo
In America Centrale e Messico, l'aspetto "organico" è anche emozionale.
Luis Barragán (pur con linee più pulite) ha introdotto l'uso del colore vibrante e dell'acqua, elementi che derivano direttamente dai mercati indigeni e dalle piazze dei villaggi preispanici.
Adattamento Climatico: In Guatemala o Costa Rica, l'architettura organica contemporanea recupera l'uso del bambù e della paglia (tipici delle capanne autoctone), vedendoli non come materiali "poveri", ma come tecnologie avanzate di bio-climatizzazione naturale.

In sintesi
Per l'America Centrale, l'architettura organica è una decolonizzazione dello spazio: l'edificio non deve dominare il paesaggio, ma abitarlo con la stessa naturalezza con cui gli antichi popoli Maya o Aztechi integravano i loro centri cerimoniali con la giungla o le montagne.



ARCHITETTURA ORGANICA E TRADIZIONE ISPANICA

L'incontro tra l'architettura organica e la tradizione ispanica in Messico e America Centrale rappresenta una delle sintesi più affascinanti del meticciato culturale. Sebbene l'architettura organica cerchi di rompere con il "cubo" coloniale, essa ne rielabora profondamente gli elementi materici, in particolare l'uso della ceramica e del cotto, per umanizzare le forme curve.
Ecco come la tradizione ispanica si è intrecciata con il linguaggio organico:

1. La Ceramica come "Pelle" Organica (Trencadís e Mosaico)
Mentre l'architettura ispanica tradizionale usava l'azulejo per decorare cortili e pareti piane, gli architetti organici (come Javier Senosiain) hanno adottato la tecnica del trencadís (mosaico di frammenti ceramici), resa celebre dallo spagnolo Antoni Gaudí.
Adattamento: La ceramica spezzata è l'unico materiale rigido capace di rivestire perfettamente superfici a doppia curvatura (cupole, tunnel, pareti ondulate).
Esempio: Nel Nido de Quetzalcóatl, migliaia di piccoli pezzi di ceramica colorata creano la "pelle" cangiante del serpente, fondendo la sapienza artigianale ispanica con la forma mitologica preispanica.

2. Il Mattone e la Volta Catalana
Una delle eredità ispaniche più forti nell'architettura organica caraibica (specialmente a Cuba) è la volta catalana.
La Tecnica: Introdotta dai colonizzatori e perfezionata da architetti come Ricardo Porro, permette di creare soffitti curvi e ampi senza supporti pesanti, usando solo mattoni piatti e malta a presa rapida.
Relazione: Questo materiale ispanico "povero" è diventato lo strumento perfetto per generare forme organiche e sensuali che ricordano la topografia dell'isola, eliminando la necessità di cemento o acciaio importato.

3. La Terracotta e il Cotto (Barro)
L'uso della terra cotta è il punto di contatto tra la tradizione dei popoli autoctoni e quella dei colonizzatori spagnoli.
Integrazione: In molti progetti organici in Costa Rica e Guatemala, i pavimenti e i dettagli sono realizzati in barro (argilla cotta). Questo materiale mantiene la porosità necessaria per la termoregolazione naturale e offre una continuità visiva tra l'interno della casa e la terra circostante.
Artigianato: L'architettura organica recupera le botteghe ceramiche locali per creare pezzi su misura che seguano le linee curve degli edifici, trasformando ogni casa in un pezzo unico di artigianato su larga scala.

4. Il Cortile (Patio) e l'Acqua
Sebbene il patio sia un elemento tipico della casa ispanica-andalusa, l'architettura organica lo trasforma da spazio geometrico a nucleo biotico.
Luis Barragán, pur essendo un modernista, influenzò l'organico integrando l'uso ispanico dell'acqua (fontane e canali) e dei colori vivaci. Nell'architettura organica, il patio perde le mura rigide e diventa un'apertura fluida dove la vegetazione e l'acqua "invadono" la struttura, proprio come nei giardini dell'Alhambra ma con linee libere.

Sintesi della Relazione

Elemento IspanicoTrasformazione OrganicaFunzione Moderna
Azulejo (Piastrella)Trencadís (Mosaico frantumato)Rivestire superfici curve e riflettere la luce.
Volta CatalanaCupole biomorficheCreare spazi fluidi con materiali locali ed economici.
Barro (Cotto)Pavimenti e pareti termicheRegolare l'umidità e connettere l'opera alla terra.
PatioGiardino interno apertoVentilazione naturale e bio-filia.

In breve, la tradizione ispanica ha fornito la "cassetta degli attrezzi" materica (ceramica, mattone, acqua) che ha permesso all'architettura organica di materializzare le sue visioni curve e di radicarsi nella storia del territorio.



ESEMPIO: LA CASA-CUEVA DI JUAN O'GORMAN

La Casa-Cueva di Juan O'Gorman (costruita tra il 1956 e il 1958 a San Jerónimo, Città del Messico) è considerata il manifesto dell'architettura organica messicana, poiché segna il definitivo rifiuto del funzionalismo "internazionale" a favore di una riconnessione viscerale con l'eredità di Teotihuacan e la cosmogonia mesoamericana.
Ecco come le rovine della "Città degli Dei" hanno influenzato direttamente questa struttura:

1. L'Integrazione con il Paesaggio Vulcanico
Proprio come le piramidi di Teotihuacan sembrano emergere naturalmente dal suolo e dialogare con le montagne circostanti (come il Cerro de la Estrella), la casa di O'Gorman fu costruita all'interno di una grotta lavica naturale.
Il Pedregal: La zona è caratterizzata da rocce formatesi dall'eruzione del vulcano Xitle. O'Gorman utilizzò la roccia vulcanica grezza per le pareti, imitando la matericità pesante e sacra delle strutture teotihuacane.

2. Simbolismo e Mosaici Narrativi
O'Gorman decorò l'esterno e l'interno della casa con complessi mosaici in pietre colorate, una tecnica che aveva perfezionato lavorando con Diego Rivera all'Anahuacalli (un edificio-museo ispirato ai templi precolombiani).
Iconografia Teotihuacana: La facciata presentava immagini di divinità come Tlaloc (dio della pioggia) e Quetzalcóatl (il serpente piumato), figure centrali nel pantheon di Teotihuacan.
Il Linguaggio dei Muri: Come i murales di Teotihuacan servivano a istruire e connettere il popolo al divino, i mosaici di O'Gorman volevano trasformare l'architettura in un "testo" che raccontasse l'identità messicana.

3. La Concezione dello Spazio "In-Between"
A Teotihuacan, lo spazio non è solo l'interno degli edifici, ma il percorso sacro lungo il Viale dei Morti. O'Gorman replicò questa sensazione:
Percorsi Fluidi: La casa eliminava la distinzione netta tra interno ed esterno. Si entrava in spazi che sembravano caverne per poi uscire su terrazze che si affacciavano sulla vegetazione selvaggia, mimando l'esperienza di camminare tra i volumi massicci e i cortili aperti delle antiche rovine.

4. Una Critica Antropologica al Modernismo
Per O'Gorman, Teotihuacan rappresentava una "verità" che il modernismo europeo (Le Corbusier) aveva dimenticato: l'architettura deve essere regionale e umana.
Egli definì la sua casa-grotta come un "esperimento di bellezza" in opposizione alle "macchine per abitare". Diego Rivera stesso la descrisse come "la prima casa veramente messicana", riconoscendovi la stessa dignità monumentale e spirituale delle piramidi del Sole e della Luna.

Purtroppo, questa opera straordinaria è andata in gran parte perduta: fu venduta e parzialmente demolita/trasformata nel 1969, un evento che O'Gorman considerò una tragedia personale e culturale.



ARCHITETTURA ORGANICA NELLE ISOLE DELL'AMERICA CENTRALE

L'architettura organica nelle isole dei Caraibi, con Cuba in testa, ha seguito un percorso affascinante e politicamente carico. Mentre in Messico il focus era il recupero del mito azteco, nelle Antille l'organico è diventato lo strumento per esprimere l'esuberanza della natura tropicale e l'identità post-coloniale, fondendo curve sensuali con materiali locali.

1. Cuba: Il Capolavoro delle Scuole Nazionali d'Arte
Dopo la Rivoluzione del 1959, Fidel Castro e Che Guevara commissionarono un progetto che divenne l'apice dell'architettura organica caraibica: le Escuelas Nacionales de Arte (ENA) a L'Avana.
Ricardo Porro, Vittorio Garatti e Roberto Gottardi: Questi architetti rifiutarono il "cubo" del modernismo sovietico e americano per creare strutture che sembrano organismi viventi.
La Scuola di Danza Moderna (Porro): Vista dall'alto, la pianta ricorda un'esplosione o un fiore. Le cupole in mattone a vista e le linee curve creano spazi che evocano il movimento del corpo umano e l'erotismo della cultura afro-cubana.
Tecnica Organica Autarchica: A causa dell'embargo, non c'era acciaio o cemento. Gli architetti usarono la volta catalana (mattoni in terracotta), una tecnica antica che permette di creare forme fluide e organiche usando materiali poveri e locali. Le strutture sembrano letteralmente "eruttare" dal terreno del vecchio campo da golf su cui sorgono.

2. L'Architettura Organica e il "Vernacolare Tropicale"
Nelle altre isole (come Porto Rico, Repubblica Dominicana e le Piccole Antille), l'architettura organica si è manifestata come adattamento estremo al clima:
Henry Klumb (Porto Rico): Allievo di Frank Lloyd Wright, portò l'architettura organica sull'isola adattandola ai tropici. Le sue case eliminano i muri esterni a favore di persiane in legno e giardini interni, permettendo alla vegetazione e al vento di attraversare l'edificio. La casa non è più un guscio chiuso, ma un polmone che respira con la giungla.
Integrazione Corallina: In molte isole, l'uso della pietra calcarea corallina e del legno di palma ha permesso di creare strutture che imitano le scogliere e le foreste costiere, minimizzando l'impatto visivo sul paesaggio marino.

3. Differenze con il Messico
Mentre l'architettura organica messicana è spesso "tellurica" (legata alla terra, alle grotte e al peso della pietra vulcanica), quella caraibica è "aerea" e "fluida":
Movimento: Cerca di imitare il ritmo del vento, delle onde e della danza.
Luce e Ombra: L'enfasi non è sulla protezione termica sotterranea, ma sulla creazione di filtri naturali per la luce solare accecante.

4. Progetti Contemporanei e Sostenibilità
Oggi, nelle isole, l'approccio organico sta vivendo una rinascita attraverso l'eco-turismo di lusso e l'architettura sociale:
Si utilizzano strutture in bambù curvato e tetti di paglia (palapas) che seguono le curve di livello delle colline vulcaniche (comune in isole come Dominica o Santa Lucia).
L'obiettivo è la resilienza: edifici con forme aerodinamiche organiche che resistono meglio ai venti degli uragani rispetto alle strutture rigide e squadrate.



ARCHITETTURA ORGANICA E RESILIENZA AGLI URAGANI

L'architettura organica nei Caraibi e in America Centrale non è solo una scelta estetica, ma una strategia di sopravvivenza. La natura, con la sua forza distruttiva (gli uragani), ha imposto agli architetti di abbandonare le forme rigide e squadrate del modernismo occidentale a favore di strutture che "assecondano" il vento anziché combatterlo.
Ecco come la forma organica garantisce la resilienza:

1. Aerodinamica e Forme Curve
Le case organiche spesso imitano la sezione di un'ala d'aereo o il guscio di una tartaruga.
Assenza di Angoli Retti: Gli angoli retti creano zone di alta pressione che "intrappolano" il vento, causando il distacco dei tetti. Le pareti curve e i tetti a cupola (come quelli delle Scuole d'Arte de L'Avana) permettono al vento di scivolare sopra e intorno alla struttura, riducendo drasticamente il carico aerodinamico.
Tetti a Basso Profilo: Molte strutture organiche sono semi-interrate o presentano tetti che seguono l'inclinazione naturale del terreno, offrendo meno superficie d'impatto alle raffiche.

2. Flessibilità dei Materiali Naturali
A differenza del cemento armato rigido, che può crepare sotto stress estremo, l'architettura organica caraibica utilizza materiali con un'alta "memoria elastica":
Bambù e Legno Tropicale: In Costa Rica e nelle Antille, il bambù è considerato l'"acciaio vegetale". Le sue fibre permettono alla struttura di oscillare leggermente durante un uragano senza collassare, dissipando l'energia cinetica del vento.
Giunti Organici: Invece di incastri rigidi, si utilizzano spesso legature o giunti flessibili che imitano le articolazioni umane, permettendo alla casa di "muoversi" con la tempesta.

3. Permeabilità e Controllo della Pressione
Uno dei motivi principali per cui le case esplodono durante un uragano è la differenza di pressione tra interno ed esterno.
Architettura "che Respira": Seguendo i principi di Henry Klumb a Porto Rico, molte case organiche non hanno vetrate fisse ma sistemi di persiane e aperture permanenti. Questo permette all'aria di fluire liberamente attraverso l'edificio, equilibrando istantaneamente le pressioni e salvando la struttura portante.

4. Integrazione Radicale (Bio-mimesi)
L'architettura organica contemporanea in zone come la Riviera Maya o le Isole Vergini studia come le piante locali sopravvivono ai cicloni:
Fondamenta "a Radice": Invece di una singola piastra di cemento, si progettano sistemi di palificazione ispirati alle mangrovie, che ancorano l'edificio al suolo in modo granulare, resistendo anche alle mareggiate e all'erosione costiera.

In sintesi: Mentre l'architettura tradizionale cerca di essere una "fortezza" (e spesso fallisce), quella organica si comporta come una palma: si flette, lascia passare il vento e rimane in piedi.



ESEMPI: RESORT ECO-ORGANICI IN MESSICO E COSTA RICA

L'architettura organica moderna in Messico e Costa Rica ha trasformato la sfida degli uragani in un'opportunità di design biomimetico. Questi progetti seguono la filosofia del "cedere per vincere": invece di opporre una resistenza rigida al vento, utilizzano strutture che lo filtrano o lo assecondano.

Esempi di Resort Organici e Resilienti

ResortLocalitàCaratteristiche OrganicheStrategia di Resilienza
AzulikTulum, MessicoStrutture a nido interamente in legno e liane (bejuco).La porosità delle pareti permette al vento di passare attraverso la struttura, evitando l'accumulo di pressione.
Kasiiya PapagayoPenisola di Papagayo, Costa RicaPiattaforme in legno e tende bioclimatiche che fluttuano sopra il suolo.Progettato per essere flessibile; le strutture leggere minimizzano l'impatto del suolo e sono meno soggette a crolli catastrofici.
Papaya Playa ProjectTulum, MessicoTetti in paglia (palapa) e pareti in Chukum (resina naturale Maya).I tetti in palapa sono aerodinamici; in caso di venti estremi, la paglia può essere sostituita facilmente, salvando la struttura portante.
Lapa Rios LodgePenisola di Osa, Costa RicaEnormi tetti a spiovente che imitano la chioma della foresta.L'uso di giunti flessibili in legno permette alla struttura di oscillare senza spezzarsi sotto la pressione dei venti tropicali.

Dettagli sulle Tecniche di Costruzione
Il Materiale Bejuco (Azulik, Messico): Questo resort, progettato da Roth Architecture, è celebre per le sue passerelle sopraelevate e le stanze che sembrano nidi. Utilizza rami intrecciati che creano una trama irregolare; questa trama agisce come un frangivento naturale, dissipando l'energia cinetica dei venti degli uragani.
Architettura "Sospesa" (Costa Rica): In Costa Rica, l'architettura organica di resort come Kasiiya Papagayo preferisce sollevare le strutture su palafitte. Questo non solo protegge la biodiversità del suolo, ma previene i danni causati dalle inondazioni improvvise e dalle mareggiate che accompagnano i cicloni.
La Resina di Chukum: Molti resort organici nello Yucatán utilizzano questa antica tecnica Maya per rivestire le pareti. È un materiale impermeabile e altamente flessibile che previene le crepe strutturali causate dai forti sbalzi di umidità e pressione durante le tempeste. Tra i pionieri di questo utilizzo troviamo il Papaya Playa Project.



LE TECNICHE DI COSTRUZIONE MAYA

L'integrazione di tecniche millenarie come il Chukum e la Palapa negli standard costruttivi moderni rappresenta un caso studio eccezionale di ingegneria inversa. Non si tratta più solo di tradizione, ma di soluzioni tecnologiche che rispondono a rigidi protocolli di sicurezza sismica e meteorologica.
Ecco come queste tecniche sono state "aggiornate" per l'architettura contemporanea:

1. Il Chukum: Dalla Resina all'Impermeabilizzazione High-Tech
Il Chukum è una resina estratta dalla corteccia di un albero endemico dello Yucatán. Anticamente usata per i bacini idrici Maya, oggi è regolamentata da standard industriali.
Flessibilità e Anti-fissurazione: A differenza del cemento lucido tradizionale, il Chukum ha una componente elastica naturale. Negli standard moderni, viene miscelato con additivi acrilici per creare superfici che resistono ai micro-movimenti del suolo senza creparsi, una caratteristica fondamentale in zone con terreni instabili o soggetti a vibrazioni.
Proprietà Termiche: È integrato nei calcoli di efficienza energetica degli edifici. La sua capacità di riflettere il calore e mantenere le pareti fresche riduce il carico termico, permettendo di rispettare le normative sul risparmio energetico senza ricorrere a isolanti sintetici.

2. La Palapa: Aerodinamica e "Fusibili" Architettonici
La Palapa (tetto in foglie di palma essiccate) è stata sottoposta a test in galleria del vento per capirne la resistenza agli uragani di categoria 5.
Il Concetto di "Tetto a Perdere": Negli standard di sicurezza moderni per i resort, la Palapa viene progettata come un "fusibile strutturale". In caso di vento estremo, la copertura in paglia è progettata per volare via senza opporre resistenza, lasciando intatta la struttura portante (solitamente in legno pesante o acciaio). Questo evita che l'intero edificio venga sollevato dalla pressione del vento.
Trattamenti Ignifughi: Poiché la paglia è altamente infiammabile, l'integrazione moderna prevede l'immersione delle foglie in sali ignifughi e l'installazione di sistemi sprinkler mimetizzati tra le travi di legno, portando una tecnica antica a superare i severi test antincendio internazionali (come le norme NFPA).

3. La Struttura Portante: Legno e Connettori in Acciaio
Mentre i Maya legavano i tronchi con liane, l'architettura organica moderna (come quella di Roth Architecture ad Azulik) nasconde la tecnologia.
Incastri a Scomparsa: Si utilizzano perni e connettori in acciaio inox nascosti all'interno dei tronchi di Zapote o Pucté. Questo permette di mantenere l'estetica organica e "grezza", garantendo però i calcoli di carico richiesti dagli ingegneri strutturisti.
Bio-mimesi Strutturale: I pilastri vengono spesso disposti in modo irregolare, imitando la densità di una foresta. Questo metodo, oggi supportato da software di analisi strutturale, distribuisce il carico in modo più uniforme in caso di terremoto rispetto a una griglia rigida.

4. Certificazioni e Sostenibilità
Queste tecniche sono diventate fondamentali per ottenere certificazioni internazionali come LEED (Leadership in Energy and Environmental Design).
LCA (Life Cycle Assessment): Il Chukum e la Palapa hanno un'impronta di carbonio vicina allo zero. L'uso di queste tecniche permette ai nuovi edifici in America Centrale di ottenere punteggi altissimi per l'uso di materiali regionali e la riduzione dell'energia incorporata.

In breve, la sicurezza moderna ha convalidato ciò che i Maya sapevano per esperienza: la rigidità è fragilità, la porosità e la flessibilità sono forza.



ARCHITETTI ORGANICI SIGNIFICATIVI

L'architettura organica in Messico e America Centrale è un mosaico di figure che spaziano dal misticismo delle grotte alla funzionalità tropicale. Ecco un elenco dei protagonisti più significativi, suddivisi per il loro approccio unico:

1. I Maestri del Messico (Il Cuore del Movimento)

Javier Senosiain: Il volto più noto a livello internazionale. Il suo lavoro, definito "Bio-architettura", rifiuta la linea retta a favore di forme concave che imitano la natura e il corpo umano.

Opere chiave: Casa Orgánica, Nido de Quetzalcóatl, El Tiburón.
Juan O'Gorman: Sebbene abbia iniziato come funzionalista, la sua maturità è stata dedicata alla fusione tra architettura e paesaggio vulcanico, integrando mosaici di pietre naturali che raccontano la storia messicana.
Opere chiave: Casa-Cueva (distrutta), Biblioteca Central de la UNAM.
Carlos Lazo: Pioniere dell'architettura ipogea. Progettò il programma "Cuevas Funcionales" (Grotte Funzionali) negli anni '50, cercando di risolvere il problema abitativo scavando nelle colline invece di costruirvi sopra.
Mathias Goeritz: Pur essendo un artista/scultore, ha influenzato l'architettura organica con il concetto di "Architettura Emozionale", dove lo spazio deve provocare un'elevazione spirituale attraverso forme plastiche e luce.

2. Gli Innovatori del "Tropicale" (Costa Rica e Guatemala)

Pietro Stagno e Luz Letelier (Luz de Piedra): Studio costaricano che pratica un'architettura organica moderna. Le loro strutture seguono le curve di livello del terreno e utilizzano materiali locali per "scomparire" nella foresta.

Opera chiave: Casa Atrevida (struttura in bambù).
Benjamin Garcia Saxe: Famoso per l'uso magistrale della luce e della ventilazione naturale. Le sue opere in Costa Rica elevano i materiali poveri a forme organiche eleganti e flessibili.
Opera chiave: A House for Good Sun.
Ronald Zürcher: Conosciuto per aver introdotto elementi organici e biomimetici nei grandi complessi turistici, ispirandosi a forme di vita marine e bozzoli di insetti.

3. I Maestri delle Isole (Cuba e Porto Rico)

Ricardo Porro (Cuba): La sua visione dell'architettura organica era carica di simbolismo antropologico, con cupole e archi che richiamavano seni, grembi e la sensualità della cultura afrocubana.

Opera chiave: Scuola di Danza Moderna (L'Avana).
Henry Klumb (Porto Rico): Allievo di Frank Lloyd Wright, ha adattato la filosofia organica del maestro al clima dei Caraibi, creando case che sono "giardini abitabili" senza pareti rigide.
Opera chiave: Casa Klumb.

Sintesi degli approcci

ArchitettoFocus PrincipaleMateriale Simbolo
SenosiainForme biomorfiche e ipogeeFerrocemento e Mosaico
O'GormanIdentità e PaesaggioPietra Vulcanica
PorroEmozione e AntropologiaMattone (Volta Catalana)
KlumbClima e VentilazioneLegno e Vetro



OPERE ORGANICHE SIGNIFICATIVE

Ecco un elenco delle opere più iconiche dell'architettura organica in Messico e America Centrale, selezionate per la loro capacità di fondere il linguaggio della natura con la cultura locale e la sicurezza strutturale.

1. Messico: Il Cuore del Movimento Biomorfico

Nido de Quetzalcóatl (Naucalpan, 1998) - Javier Senosiain

Descrizione: Un complesso residenziale che ha la forma di un gigantesco serpente piumato che entra ed esce dal terreno.
Perché è speciale: È costruito su un terreno scosceso e boscoso senza abbattere alberi, seguendo le grotte naturali.
Casa Orgánica (Naucalpan, 1984) - Javier Senosiain
Descrizione: Una casa ipogea (sotto terra) che imita un grembo materno o una duna.
Perché è speciale: Gli spazi interni sono privi di angoli retti, creando un microclima naturale perfetto che riduce il bisogno di aria condizionata.
Biblioteca Central UNAM (Città del Messico, 1956) - Juan O'Gorman
Descrizione: Un immenso volume rivestito da mosaici di pietre colorate provenienti da tutto il Messico.
Perché è speciale: Sebbene la forma sia un blocco, il rivestimento e il dialogo con la roccia vulcanica circostante la rendono un'opera di "organicità narrativa" senza precedenti.

2. Cuba: L'Organicità Politica e Sensuale

Escuela Nacional de Danza Moderna (L'Avana, 1961) - Ricardo Porro

Descrizione: Un complesso di aule con cupole in mattoni che sembrano seni o vulcani che emergono dal suolo.
Perché è speciale: Utilizza la "volta catalana" per creare curve estreme senza l'uso di acciaio, materiale allora scarso a Cuba.
Scuola di Arti Plastiche (L'Avana, 1961) - Ricardo Porro
Descrizione: Caratterizzata da patii curvi e corridoi labirintici che ricordano la struttura di una città medievale o un organismo cellulare.

3. Costa Rica: Bio-mimesi e Tropicalismo

Casa Atrevida (Penisola di Osa, 2011) - Luz de Piedra Arquitectos

Descrizione: Una residenza di lusso costruita interamente in bambù e legno certificato.
Perché è speciale: È progettata per resistere ai terremoti grazie alla flessibilità del bambù e per essere ventilata naturalmente dai venti della giungla.
A House for Good Sun (Guanacaste) - Benjamin Garcia Saxe
Descrizione: Una struttura che utilizza tetti a sbalzo e materiali leggeri per fluttuare sul paesaggio.
Perché è speciale: Rappresenta l'architettura organica moderna "aerea", focalizzata sul rapporto tra l'uomo e la luce solare filtrata.

4. Porto Rico: L'Eredità di Wright nei Tropici

Casa Klumb (San Juan, 1947) - Henry Klumb

Descrizione: Una casa-giardino senza pareti esterne fisse.
Perché è speciale: È l'esempio perfetto di come l'organico si adatti al clima: la casa non è un oggetto nel paesaggio, ma una serie di filtri che permettono alla giungla di entrarvi.

Sintesi 

OperaArchitettoCaratteristica Dominante
Nido de QuetzalcóatlJ. SenosiainSimbolismo mitologico
Casa OrgánicaJ. SenosiainArchitettura ipogea
Scuola di Danza (ENA)R. PorroEspressionismo in mattoni
Casa AtrevidaLuz de PiedraResilienza in bambù



TABELLA RIEPILOGATIVA

Ecco una tabella scansionabile che riassume i concetti chiave dell'architettura organica in Messico e America Centrale, mettendo in luce le diverse declinazioni e le relazioni con il contesto antropologico e naturale.

Riepilogo dell'Architettura Organica Mesoamericana

Concetto ChiaveDescrizione Antropologica / TecnicaEsempio / ArchitettoRelazione con il Territorio
IpogeismoRitorno alla "Madre Terra". La casa come grotta o grembo materno.Casa Orgánica (J. Senosiain)Protezione termica naturale e richiamo ai miti della nascita (Xibalbá).
BiomimetismoImitazione di forme animali o vegetali (serpenti, conchiglie, nidi).Nido de Quetzalcóatl (J. Senosiain)Rispetto totale della topografia; l'edificio "striscia" tra gli alberi senza abbatterli.
Regionalismo CriticoUso di materiali vernacolari (pietra vulcanica, Chukum, bambù).Biblioteca UNAM (J. O'Gorman)Continuità visiva con il paesaggio geologico e recupero dell'artigianato locale.
Architettura EmozionaleLo spazio deve elevare lo spirito attraverso luce e colore.Torres de Satélite (M. Goeritz / L. Barragán)Connessione psicologica tra l'abitante e l'ambiente circostante.
Resilienza AerodinamicaForme curve e porose per assecondare i venti estremi.Resort Azulik / Scuole d'Arte CubaSopravvivenza agli uragani: il vento scivola sulle curve invece di abbattere muri.
Permeabilità TropicaleEliminazione delle barriere interno/esterno (senza pareti fisse).Casa Klumb (H. Klumb)Ventilazione incrociata naturale e integrazione con la giungla caraibica.
Simbologia AncestraleIntegrazione di miti precolombiani nella struttura fisica.Escuelas de Arte (R. Porro)Decolonizzazione dello spazio; l'architettura parla la lingua delle radici afro-cubane o maya.

Relazioni tra gli Elementi
Uomo ↔ Terra: L'abitazione non è un oggetto appoggiato sul suolo, ma una sua estensione (es. l'uso della pietra vulcanica nel Pedregal).
Clima ↔ Forma: La curva non è solo estetica, ma funzionale alla termoregolazione (Messico) e alla difesa dai cicloni (Caraibi).
Passato ↔ Futuro: Le tecniche antiche (Chukum, volta catalana) vengono validate dai moderni standard di sicurezza e sostenibilità (LEED).



SINTESI CONCETTUALE

L'architettura organica in Messico e America Centrale può essere sintetizzata come un dialogo profondo tra l'eredità ancestrale e la biologia del paesaggio. Non è una semplice imitazione della natura, ma una filosofia costruttiva che cerca di "abitare il luogo" rispettandone l'anima mitologica e le leggi fisiche.
Ecco i quattro pilastri concettuali che definiscono questo movimento:

1. La Riconnessione con la "Madre Terra" (Tellurismo)
A differenza del modello europeo o statunitense, qui l'architettura è spesso ipogea o radicata.
Concetto: L'edificio non si appoggia sul terreno, ma ne emerge o vi si rifugia (come la Casa-Cueva di O'Gorman o la Casa Orgánica di Senosiain).
Significato: Richiama il simbolismo mesoamericano della grotta come luogo di origine e protezione spirituale.

2. La Biomorfosi Simbolica
La forma non segue solo la funzione, ma segue la vita e il mito.
Concetto: Le strutture imitano organismi viventi (serpenti, conchiglie, nidi, seni) per eliminare la rigidità dell'angolo retto, considerato estraneo alla natura.
Significato: Utilizzare la forma del serpente (Quetzalcóatl) o del grembo materno trasforma l'abitazione in un'esperienza antropologica e rituale.

3. Il Tropicalismo Resiliente
Nelle isole e sulle coste, l'organico diventa una strategia di sopravvivenza.
Concetto: L'uso di forme aerodinamiche e materiali flessibili (bambù, paglia, resine naturali come il Chukum) permette all'edificio di "flettersi" e "respirare" durante uragani e tempeste.
Significato: La bellezza della curva garantisce la sicurezza strutturale: il vento scivola, non abbatte.

4. La Decolonizzazione dello Spazio
L'architettura organica in questa regione è un atto di resistenza culturale.
Concetto: Rifiuto del "Box" di vetro e acciaio del modernismo internazionale a favore di materiali locali (pietra vulcanica, mattoni a vista, legno).
Significato: Recuperare le tecniche artigianali (come la volta catalana a Cuba) per creare un linguaggio architettonico che appartenga al popolo e al territorio, non a modelli importati.



CONCLUSIONE

L'architettura organica mesoamericana è "un organismo che respira, ricorda il passato e danza con il clima".
L'architettura organica con le sue forme fluide e i suoi significati profondi in Messico e America Centrale è una scelta estetica che trasforma la costruzione in uno strumento di resilienza climatica e identità culturale.













Post più popolari