sabato 20 luglio 2019

PER UN'ARCHITETTURA PIU' UMANA, di Alvar Aalto



Alvar Aalto


PER UN'ARCHITETTURA PIU' UMANA

 

Articolo pubblicato in inglese col titolo The Humanizing of Architecture in "The Technological Review" nel novembre del 1940.


In contrapposizione alla metodologia che ha come fine la ricerca della pura forma di un edificio esiste un'architettura nota col nome di "funzionalismo".
Lo sviluppo dell'idea funzionale e la sua espressione strutturale costituiscono forse l'elemento più ricco di significati per l'architettura del nostro tempo.  Tuttavia, il concetto di funzione in architettura e quindi anche il funzionalismo, non sono definibili con precisione.  "Funzione" è l'uso specifico, il lavoro o l'azione di una determinata cosa.  D'altra parte "funzione" è un'idea o un concetto dipendente da più fattori e di conseguenza mutante.  Il "funzionalismo" - il dizionario lo definisce tout court come adattamento logico della forma all'uso - è allo stesso tempo qualcosa di meno e qualcosa di più di tutto questo, dato che deve comprendere e considerare il significato stesso di "funzione".
L'architettura è un fenomeno sintetico che abbraccia tutti i campi dell'attività umana.  Un oggetto, nel contesto architettonico, può essere funzionale da un punto di vista e non-funzionale da un altro.  Nell'ultimo decennio, l'architettura è stata funzionale sul piano tecnico ma soprattutto per quanto riguarda il lato economico della costruzione.  Tale particolare è certamente importante poiché la costruzione di una casa per l'uomo è un'operazione costosa se paragonata alla soddisfazione di altri bisogni.  Se compito dell'architettura è valorizzare le qualità umane, il primo passo da compiere è di bene organizzare l'aspetto economico della questione.  Ma dato che l'architettura coinvolge tutti gli aspetti della vita umana, un'architettura veramente funzionale deve essere funzionale dal punto di vista umano. 
Se osserviamo con più attenzione il processo della vita, ci accorgiamo che la tecnica è solo un elemento ausiliario, non un fenomeno definito e indipendente.  Un funzionalismo solo tecnico non può creare un'architettura passo per passo, cominciando dall'aspetto economico e tecnico, coinvolgendo gradualmente, in un secondo tempo, le funzioni più complesse, potremmo anche accettare un funzionalismo puramente tecnico.  Ma tale possibilità non esiste.  Non solo l'architettura abbraccia tutti i campi dell'attività umana, ma si deve sviluppare sincronicamente in tutti i suoi vari settori.  Altrimenti si ottengono solo risultati parziali e superficiali.
Il concetto di "razionalismo" affiora, nel contesto dell'architettura moderna, con la stessa frequenza del termine "funzionalismo".  L'architettura moderna è stata razionalizzata dal punto di vista tecnico, col crescere dell'importanza delle funzioni tecniche.  Ora anche se il primo periodo razionale dell'architettura ha dato vita a costruzioni in cui la tecnica razionalizzata è stata assai enfatizzata a scapito dell'aspetto umano, delle soluzioni, non è una ragione per opporsi alla razionalizzazione architettonica.
Nella fase eroica dell'architettura moderna il razionalismo in quanto tale non era sbagliato. Si tratta di un periodo ormai trascorso.  L'errore consiste, a mio giudizio, nel fatto che il razionalismo non è andato sufficientemente in profondità.  Anziché opporsi all'atteggiamento razionalista, la corrente più recente dell'architettura moderna si sforza di elaborare soluzioni razionali, che partono dalla tecnica, certamente, ma che considerano contemporaneamente le componenti umane e psicologiche.
Facciamo un esempio: uno degli aspetti tipici dell'architettura moderna è stata l'attenzione posta alla fabbricazione in serie partendo da nuovi materiali e da nuovi procedimenti costruttivi.  La sedia in tubolare d'acciaio è senza dubbio razionale sotto il duplice aspetto della tecnica e della costruzione: essa è leggera e si presta bene alla produzione in grande serie.  Ma dal punto di vista umano le superfici di acciaio cromato non sono soddisfacenti.  L'acciaio è un forte conduttore di calore.  Le superfici cromate hanno riflessi abbaglianti e, dal punto di vista acustico, male si prestano a una sala.  Le motivazioni razionali che hanno dato luogo a questo stile di mobile erano ben poste, ma il risultato conclusivo sarà accettato soltanto se, nel quadro di un processo di razionalizzazione, si potrà ricorrere a materiali che tengono conto delle esigenze dell'utenza.
Senza dubbio l'architettura moderna è ora in una nuova fase, nella quale si tenta di considerare e dare soluzione anche ai problemi umani e psicologici.  Ciò non significa che questo periodo sia in contraddizione con quello precedente.  Al contrario, lo si deve considerare un allargamento dei metodi razionali per inglobare i settori contigui della conoscenza.
Negli ultimi decenni l'architettura è stata spesso paragonata alla scienza e ci si è impegnati a un lavoro più scientifico, tentando addirittura di farne una scienza vera e propria.  Ma l'architettura non è una scienza. 
L'architettura è, e resta, un meraviglioso processo di sintesi in cui sono coinvolte migliaia di componenti umane: essa rimane pur sempre "architettura".  La sua missione è ancora di armonizzare il mondo materiale con la vita.  Rendere l'architettura più umana significa fare architettura migliore, e significa allargare il concetto di funzionalismo oltre il limite della tecnica.  Questa meta può essere raggiunta solo con mezzi architettonici, creando e combinando le tecniche, così che si possa offrire all'uomo l'esistenza più armoniosa possibile.


       


FONTE : dal libro  Alvar Aalto , Idee di architettura , scritti scelti 1921-1968 , Zanichelli, Bologna, 1987.     


















IL SISTEMA DELL'ORNAMENTO ARCHITETTONICO SECONDO LA FILOSOFIA DEI POTERI UMANI, di Louis Henry Sullivan



Louis Henry Sullivan

 
IL SISTEMA DELL'ORNAMENTO ARCHITETTONICO
SECONDO LA FILOSOFIA DEI POTERI UMANI
(testo del 1924)  




Il germoglio: la sede del potere

Sopra è disegnato lo schema di un tipico seme con due cotiledoni. I cotiledoni sono foglie rudimentali specializzate contenenti una riserva di nutrimento sufficiente per la fase iniziale di sviluppo del germoglio.
Il germoglio è l’oggetto reale; la sede dell’identità. Nei suoi delicati meccanismi risiede la volontà di potere: la funzione che deve cercare ed eventualmente trovare la sua piena espressione nella forma.
La sede del potere e la volontà di vivere costituiscono la semplice idea operante sulla quale si fonda tutto ciò che segue - come lo sbocciare.



L’inorganico e l’organico

Con la parola inorganico si intende di solito ciò che è senza vita o che appare tale: come la pietra, i metalli, il legno stagionato, l’argilla o simili. Ma niente è realmente inorganico per la volontà creativa dell’uomo. Il suo potere spirituale domina l’inorganico e lo fa vivere in forme che la sua immaginazione produce da ciò che non ha vita, che è amorfo. Egli trasmuta così nell’immagine della sua passione ciò che di per se stesso non avrebbe tale potere. Così l’uomo nel suo potere fa nascere ciò che fino ad allora non esisteva.
Perché l’uomo è potere, e questo potere si genera in natura insieme al potere del germe del seme. Così egli domina a piacere il regno organico o vivente, e anche in questo crea a suo arbitrio; poiché il potere di volere è uno dei molti che egli ha. Da ciò deriva che, per il germoglio del tipico seme con i suoi insiti poteri, egli possa sostituire, nel pensiero, il suo proprio volere quale sede di un potere vitale in un simbolico o immaginario seme-germoglio che sarà la semplicissima energia-base di una teoria dell’infiorescenza che comporta di conseguenza una teoria del controllo plastico dell’inorganico. Questi due elementi della nostra premessa non devono essere considerati come due concezioni separate da armonizzare, ma come due fasi dell’impulso unico dell’immaginazione e della volontà creativa dell’uomo – la volontà di creare a somiglianza delle sue emozioni e del suo intelletto; la passione di creare ad immagine del suo stesso potere; l’impulso di creare una compagnia ai suoi più reconditi pensieri.



L’uomo identifica l’inorganico e l’organico con se stesso

Il potere dell’uomo di creare è intimamente basato sulla sua capacità di simpatizzare; poiché la simpatia è fra i poteri dell’uomo.
Nel discutere i poteri dell’uomo si postula adesso che essi sono congeniti: non sono “doni” ricevuti da una fonte esterna, ma sono, più semplicemente, e riflettendovi, più ovviamente, fasi o sottoattività di quell’integrale solitario ego, che, e da solo, è l’indice dell’identità razziale e individuale. Questo ego, precisamente, rappresenta per l’uomo, come essenza di principio, ciò che la sede del potere nel germoglio rappresenta per la futura forma della pianta; poiché esso è il potere della iniziativa. Tutti i poteri gli sono inerenti. Questi poteri congeniti dell’ego sono così numerosi, così multiformi, così vari, e le loro delicate azioni e interazioni così nascoste a un occhio distratto o prevenuto, che si ignora la loro integrità. Essi non suscitano alcun particolare commento; non ci sorprendono come sensazionale evidenza del potere dell’uomo come tale, poiché noi li consideriamo come virtù separatamente conferite, facoltà, talenti, doni, o cose di poca importanza, senza una più chiara idea rispetto ad una loro possibile irradiazione comune da un centro spirituale definito di Essere e di Potere.
Ora l’ego non è soltanto la sede della coscienza intellettuale, ma, e ciò è di ben maggiore importanza, è primariamente la sede dell’istinto: è l’istinto – l’intelletto non è che una delle sue facoltà.
Così, gradualmente, andiamo rivelando i poteri dell’uomo, e li andiamo chiarendo all’intelligenza; ma certamente uno dei maggiori è la simpatia. Essa implica una squisita visione; il potere di ricevere quanto di dare; un potere di entrare in comunione con le cose animate e quelle inanimate; di essere all’unisono coi poteri ed i processi della natura; di osservare – in una fusione di identità – la Vita operante ovunque -– incessante e silenziosa – insondabile nel suo significato, mistica nel suo impulso creativo nell’innumerevole pullulare di identità e delle forme esterne. La simpatia così intesa come un potere, è l’inizio della comprensione; poiché il sapere, da solo, non è comprensione.

Da questo deriva che non può esservi una genuina comprensione della natura di un’arte creativa di qualsiasi genere, o di una attività creativa di qualsiasi genere, senza una chiara visione degli innati poteri umani e della loro latente intensità evocata e incitata all’azione dal potere del suo desiderio – il quale è emozione e perciò istintivo.



Qualcosa di più sui poteri dell’uomo

Abbiamo parlato, in modo piuttosto rapido, dei poteri dell’uomo come originati ed insiti in lui; cioè non “donati” dall’esterno o dall’“alto” attraverso un processo di magica, benevola distribuzione o una speciale scelta selettiva. In altre parole, si desidera che sia compreso che tali poteri sono naturali. Anche se sopiti, soppressi o inarticolati, essi sono latenti. <Si insiste ora sul fatto che il genio è potenzialmente universale>.
Un serio, dispendioso, veramente reazionario, rovinoso e repressivo difetto nella educazione di noi tutti, salvo gli spiriti veramente liberi, è che la recente scoperta dell’uomo come potere normale e autoregolantesi, è stata considerata poco meno che una eresia; laddove, di fatto, la verità di tale affermazione potrebbe condurre realmente più che idealisticamente alla libertà, ed è il fattore principale nel programma: “Uomo, conosci te stesso”.
Ora, con la mente ragionevolmente libera dalle superstizioni correnti, dalla sopravvivenza di una tradizionale fede nelle multiformi formule magiche insieme all’omaggio pagato a fantasmi e miraggi, consideriamo semplicemente e senza formalità i poteri dell’uomo. Cerchiamo di vedere con chiarezza, in certa misura, l’uomo naturale <la sede del genio>.
Per comodità gli integrali poteri dell’uomo, intercambiabili tra loro, possono essere raggruppati separatamente ed isolati, come gruppo fisico, emotivo, intellettuale, morale e spirituale, come se tale fosse la realtà. Ma nel perseguire un tal metodo bisogna sempre imprimersi nella mente che si tratta di un potere vivo, non di una idealistica astrazione o di una cosa inesistente.
A questa parte del nostro discorso porremo la premessa che la parola negativo è priva di un valido significato naturale; che la parola positivo è un universale simbolo di potere che tutto permea.
Riguardo ai gruppi di poteri ai quali abbiamo alluso, essi possono essere delineati come segue:

Gruppo i
I poteri fisici sono ben noti. Essi sono principalmente, al nostro fine, la crescita e la conservazione del corpo, controllo
muscolare e motilità, il potere di operare, di effettuare cambiamenti,
di creare situazioni.

Gruppo ii
Il gruppo intellettuale comincia col potere della curiosità e termina con manipolazioni estremamente sofisticate. In questo gruppo si trovano i poteri dell’osservazione, della memoria, della riflessione e del ragionamento; e per ragionamento intendiamo la costruzione di un diagramma o di un modello che intenda mostrare come la curiosità lavora per soddisfare il suo desiderio di una forma ordinata.

Gruppo iii
Il gruppo emotivo abbraccia ogni impulso, ogni capacità di sentimento; un enorme complesso vulcanico, la base dell’azione, specialmente dell’azione spettacolare, privata o pubblica, segreta o scoperta. È l’istinto. È il grande potere che muove i popoli del mondo - anche se essi si affannano a negarlo - anche se esaltano l’Intelletto <al rango di feticcio>.

Gruppo iv
Il gruppo morale: il grande potere stabilizzante! Molto frainteso e poco usato dagli uomini – da loro ridotto a banalità; ignorando che il suo potere centrale della libera scelta è l’asse del vivere umano, quello che determina il suo carattere, e che, a seconda della saggezza della sua scelta individuale e collettiva, egli continuerà ad essere tirannizzato dal Fato oppure rivendicherà e renderà stabile la propria libertà, la propria integrità, e così creerà e controllerà il suo destino.
Affrontare questo compito è la principale grande avventura del nostro tempo e dei tempi a venire. È la speranza del mondo: l’appassionato desiderio che ora si agita nel cuore degli uomini. Oltre ad essere libero, lo spirito umano deve liberare ed organizzare i suoi poteri istintivi. Il suo intelletto li ha tenuti troppo a lungo in servitù. Egli deve riconoscere e utilizzare l’ovvia verità che il Fato è sempre stato lui stesso, che il destino ora è in lui. Da qui che sia la scelta la più possente delle sue facoltà morali. La più profonda verità morale è questa: il potere di scelta è presente in tutti gli uomini.

Gruppo v
Il gruppo spirituale adempie ad una funzione di super-qualità nella chiarezza della visione. Vede come in un sogno; sente come  nelle profondità dell’istinto. È un potere nascosto, calmo, che riposa nel deserto dello spirito, sereno nella sua vasta solitudine, vigile nelle sue penetranti intuizioni; totalmente conscio della vita, in contemplazione del mistero, aperto al potere della vita; pago e consenziente che la vita sia un sogno in un più grande sogno, e che l’uomo sia lui stesso un sognatore nel sogno della vita. Allora, come in un sogno, lo Spirito contempla lo Spirito, la Vita contempla la Vita, l’Uomo contempla l’Uomo.
Specialmente lo spirito contempla il suo stesso ampio potere, poiché esso è il vero ego.
Ugualmente esso concentra la sua visione sull’umanità, sull’uomo stesso – uomo fisico, intellettuale, emotivo, morale, spirituale; per ridestare l’uomo come col richiamo di uno straordinario gallo, nell’ora in cui spunta l’alba, alla coscienza di se stesso, ad una realizzazione della propria natura e dei propri poteri; per evocare la sua gentilezza, la sua fede ed il suo coraggio - per disperdere i suoi timori.

 

Il potere dell’uomo in azione

Lo scopo di questa esposizione per gruppi dei poteri dell’uomo è di mostrare il loro potere congiunto nelle questioni pratiche – il mutuo rafforzarsi di ogni potere con gli altri. Perciò:
l’uomo fisico può essere chiamato l’operaio, l’artefice;
l’uomo avido di sapere diviene lo scienziato;
l’uomo emotivo drammatizza le attività: egli colora la vita;
l’uomo contemplativo, speculativo diviene il filosofo;
il potere morale dell’uomo spinge verso la democrazia (il grande sogno).
Il sognatore diviene il veggente, il mistico, il poeta, il profeta, il pioniere, colui che afferma, l’orgoglioso avventuriero. Egli sogna il suo sogno ad occhi aperti, con una chiara visione della realtà, un profetico modo di vedere, una intensa e persistente concentrazione su un’idea, uno scopo. Il suo potere utilizza e maneggia tutti gli altri poteri concentrando i loro scopi in un programma di reale conseguimento.
E così l’uomo fisico, l’artefice, si fa più forte in virtù della ricerca-scienza; più forte ancora con l’aggiunta dell’emozione drammatizzazione; più forte ancora attraverso lo stimolo e il sostegno della filosofia; più forte ancora mediante il tonico dell’equilibrio morale come si trova espresso nell’impegno e la responsabilità umana; così egli raggiunge l’apice dei suoi poteri quando tutte queste facoltà incrementatrici sono avvolte nel suo sogno di potere creativo, ed egli assurge all’altezza di quell’artefice semplicissimo, quel super-manipolatore che materializza i suoi sogni nel mondo di ogni giorno - per il bene dell’umanità.
Perché i poteri dell’uomo non vanno considerati come astrazioni, come sostantivi separati o figure del discorso nei libri o nel parlare, ma come una irresistibile evidenza della vera natura dell’uomo. Poiché, in questa situazione intimamente drammatica, riflettendo, ci troviamo di fronte al fatto sbalorditivo che dal principio alla fine della storia l’uomo non è mai stato realmente cercato né veramente trovato.
Cercare e trovare l’uomo è la moderna avventura – una impresa del tutto accessibile se il metodo è semplice e lo spirito è libero.
La pista verso gli autentici poteri dell’uomo serpeggia con molte curve attraverso la giungla di complessità che chiamiamo civiltà. Si allarga e si spiana man mano che seguiamo la traccia di ciò che l’uomo ha lasciato dietro di sé in pensieri ed azioni, e noi improvvisamente intravediamo l’uomo di oggi e ciò che egli pensa e fa (l’uomo di oggi nell’uomo del passato – l’uomo del passato nell’uomo di oggi) e mentre ci spingiamo faticosamente in avanti attraverso il fantasmagorico oscurantismo dei nostri preconcetti, perché stimolati dall’impulso dei fatti scoperti (o forse avidamente – se con la mente sgombra e ostinata) e mentre ci abbandona un’illusione dopo l’altra, ed un velo dopo l’altro si alza dinanzi all’apparire dei nostri timori, l’uomo della realtà ci appare improvvisamente  a nostra totale costernazione o a nostra grandissima gioia, poiché l’uomo non è ciò che la nostra razza ha così a lungo creduto che fosse e ancora crede sia.
al midollo, è la quintessenza del potere, il sognatore di sogni, il creatore di realtà, il più grande degli artefici – il Maestro Artigiano.
Il sogno moderno (malgrado sia ancora oscuro, inarticolato) è quello di fondare, sulla realtà dell’uomo e dei suoi poteri, una civiltà che sia conveniente a lui ed ai suoi poteri.
Così la luce moderna sorge sull’arte del mondo. Essa rivela che tutti gli uomini nei loro innati poteri sono artigiani il cui destino è creare, coraggiosamente, saggiamente e degnamente, un luogo idoneo e stabile; un mondo sano e bello.
E così la natura dell’arte universale comincia ad emergere nello splendore della luce moderna.







       


FONTE :  www.unipa.it/~estetica/download/Sullivan.pdf   .       
Per la traduzione si è fatto riferimento al testo riportato nel facsimile pubblicato nel 1990 con introduzione di J. Zulowsky e S. Glover Godlewsky. Sono state anche confrontate le traduzioni in francese e tedesco, nonché la precedente traduzione in italiano pubblicata in appendice a . Autobiografia di un’idea e altri scritti, cit., pp. 387-97.  














INTRODUZIONE A FRANK LLOYD WRIGHT, di Giulio Carlo Argan



Giulio Carlo Argan


INTRODUZIONE A FRANK LLOYD WRIGHT  

 
Taliesin West , di Frank Lloyd Wright


Le due parole che più frequentemente ricorrono nelle teorie e nelle proposizioni degli artisti contemporanei sono: astratto per la pittura e la scultura, organico per l'architettura. quando di una forma si dice che è astratta si pone implicitamente il quesito: rispetto a che cosa? Evidentemente rispetto a tutto ciò che per noi è concreto, assodato, storico: alla nostra esperienza nel senso più largo. Quella forma non rappresenta perché la rappresentazione presuppone il dato dell'esperienza; quindi quella forma non ha un oggetto ma è un oggetto, dotato di un'esistenza non più simbolica ma reale.
Quell'oggetto si pone come pura realtà in quanto si eccettua dal mondo delle apparenze e le contesta, e si pone come assoluto presente in quanto si eccettua dall'esperienza o dalla natura, cioè dal passato. Perciò dopo aver detto che quella forma è astratta rispetto alla natura, si afferma che, al contrario, proprio la rappresentazione è un'astrazione e che soltanto la forma astratta o non rappresentativa o non figurativa merita di essere considerata per eccellenza concreta. Il primo Cubismo, il cosiddetto Cubismo scientifico, si propone di attingere a una realtà essenziale attraverso la scomposizione delle apparenze. Picasso, dice Breton, "trompe san cesser l'apparence avec la realité".
In questa posizione è evidentemente implicita una contestazione radicale di tutto ciò che è passato, storia o tradizione. E' implicita anche la contestazione del pensiero idealistico e classicistico dell'arte come conoscenza; infatti quel contatto con una realtà più profonda o essenziale non ammette un'oggettivazione, ma esige una partecipazione, quasi una confusione con le realtà. E' anche evidente che la realtà non può essere pensata come data o finita, ma come un continuo formarsi ed evolvere, un crescere su se stessa.
Organico è appunto il termine col quale si designa la legge vitale o di crescita della realtà. Uno scultore astrattista, Moore, ricorre infatti al termine "organico" per definire la ragione profonda delle sue forme; e lo contrappone a "costruttivo". Costruttiva è la forma proporzionale, composta, geometrica; organica la forma elementare. La forma costruttiva si esaurisce nell'assoluto dello spazio, cioè dell'idea; la forma organica si riduce all'assoluto della materia.
Nella terminologia critica dell'architettura moderna il termine organico ha ormai decisamente surrogato il termine razionale. Vale per questi due concetti l'antitesi indicata tra organico e costruttivo. Si è chiamata razionale l'architettura europea che ha fatto propria l'esperienza figurativa del Cubismo: per indicarne soltanto i vertici, l'architettura di Le Corbusier e di Gropius.  Indubbiamente anche il razionalismo architettonico ostenta un atteggiamento nettamente antitradizionalistico: nel senso che nella forma geometrica cerca un valore assoluto, al di sopra della storia. Ma per arrivare alla realtà essenziale bisogna passare attraverso la scomposizione del dato dell'esperienza, ridurre la natura dal coacervo confuso delle apparenze alle sue leggi proporzionali e matematiche. Dunque non si vuole eliminare il naturalistico delle apparenze, ma riformarlo secondo le regole fondamentali della ragione; non confutare una concezione del mondo, ma correggerne gli errori; non riproporre da capo il problema della coscienza e della vita ma rettificarne le storture. La stessa confutazione della storia è quanto mai discutibile, perché in ogni grande artista del passato si finisce prima o poi per scoprire un razionalista o un cubista.
E' chiaro infatti che una revisione o una rettifica dell'esperienza non può aver luogo se non sia data e accettata l'esperienza.  Tanto Le Corbusier che, e sia pure con maggiore tormento interiore, Gropius accettano, per esempio, il dato che la civiltà moderna sia una civiltà meccanica; e si limitano a vedere in essa la reazione all'intimismo romantico, al sensibilissimo impressionista.  Quando Le Corbusier pone la razionalità della sua forma nella perfetta aderenza a una necessità pratica non fa dell'empirismo perché questa praticità si sistematizza nella forma, ma ipostatizza il dato dell'esperienza, assume come base una condizione presente della società e l'ultimo orizzonte delle sue aspirazioni riformistiche è di trasformare quel transeunte momento della storia in un sistema di validità universale ed eterna.  Cercherà di eliminare sistematicamente tutte le interne contraddizioni di quello stato di fatto, senza chiedersi se esse non abbiano una profonda giustificazione, non esprimano un disagio, uno stato di insoddisfazione che si tradurrà necessariamente, perché la storia non è altro che questo divenire, in uno sforzo progressivo, di superamento.
Anche il pensiero urbanistico di Le Corbusier è chiuso in questo limite; non è il pensiero di una società che si sviluppa, ma di una società che si normalizza; non il pensiero di un'etica, ma di una igiene sociale.  Perciò Le Corbusier è l'esponente tipico di una borghesia che avverte il pericolo imminente e butta fuori bordo tutto il suo carico di privilegi pur di salvare, con se stessa, i "supremi valori" della civiltà; e piace immaginarlo, anche per il suo rigorismo normativo e per lo zelo e l'indiscutibile abilità tattica della sua polemica, l'Ignazio di Loyola della controriforma borghese europea.
Possiamo dunque considerare il cosiddetto "razionalismo" architettonico come una serrata analisi o critica della tradizione, diretta a rintracciarne i fondamenti più autentici e originali, a restaurarne i valori essenziali: perciò si riconduce, sia pure contro il classicismo accademico, a un classicismo ideale e contro un naturalismo consuetudinario al fondamento stesso dell'idea di natura.
Quando la cultura europea vuole oltrepassare il limite razionalistico del Cubismo scientifico e dell'architettura che gli è connessa non ha più che una strada: capovolgere il problema, opporre al valore della coscienza il valore dell'inconscio. E' la strada chiusa del Surrealismo.
Wright non conosce abbastanza la storia dell'arte per poter dare un preciso obiettivo storico alla sua irritata avversione per l'arte classica e in genere per la grande tradizione figurativa occidentale; ma è abbastanza acuto per individuare la causa dell'avversione nel principio d'autorità, sul quale quella tradizione si fonda.  Ma di fronte all'argomento-base della polemica antitradizionalistica europea rimane dubbioso: anche la civiltà meccanica ha i suoi miti e il suo principio d'autorità.  Del principio d'autorità della civiltà classica e cattolica Wright vede il simbolo nella Cupola di San Pietro; nel grattacielo vede il simbolo della civiltà meccanica.  Wright non condanna recisamente il carattere meccanico della civiltà moderna, ma vuole che sia la macchina a servire l'uomo nel suo lavoro e non l'inverso.  Alla base del pensiero di Wright è dunque il valore morale della personalità umana.
L'origine di questo pensiero si riporta alla polemica di Ruskin e di Morris.  Wright deve la sua formazione artistica, quasi in ugual misura, a Richardson e a Sullivan.  Richardson era un entusiasta delle idee di Ruskin e cercava di tradurre in atto il suo insegnamento in una architettura ingenuamente neo-romanica.  Ma questo suo romanticismo è un romanticismo a fondo perduto, sciolto dalla relazione polemica a un opposto classicismo.  Perciò la ripetizione di motivi decorativi medioevali quasi non arriva a turbare il gioco libero delle sue masse nella luce e la violenza coloristica delle superfici rustiche della sua architettura.
Sullivan è uno spirito assai più sottile: ha una esperienza più profonda delle cose europee, un intenso interesse per le scienze e l'ingegneria, una acuta sensibilità per i problemi sociali.  Anch'egli deduce da Ruskin e da Morris una concezione profondamente religiosa della vita, e proprio da quel suo naturalismo misticizzante Wright trae lo spunto  per la sua costruzione ideologica: il concetto di una "vita organica" che è della natura come dell'uomo, essere perfettamente dotato per ricevere e trasmettere gli impulsi vitali emanati dalla natura; di un Dio, o piuttosto di un Infinito Spirito Creativo riconoscibile e attivo in tutte le forme della realtà; di una creazione tutt'altro che conclusa nell'atto autoritario di un Dio personale, ma in continuo processo; di un'arte, come processo creativo suscitato dall'esperienza o come prolungamento nell'uomo di quell'azione creativa, e perciò opposta all'intellettualismo della composizione e della rappresentazione e pensata invece come crescita e organizzazione di forme vitali; di una umana spiritualità che si realizza appunto in quel porsi, con la pratica e dunque col lavoro, come prolungamento della creazione; di una società, infine, perfettamente (s'intenda: lincolianamente) democratica, intesa come fraternità e cooperazione di individui ugualmente investiti di un diritto naturale.
Ho detto che Sullivan aveva una larga esperienza dell'arte europea: il linearismo gotico è argomento di una acuta ricerca di linee-forza nel Rotschild Store, nel Ryerson Building e in genere nelle sue costruzioni tra il 1880 e l'84; poi, forse per il contatto con Richardson, si orienta verso lo studio di un'articolazione costruttiva di masse, con una momentanea attrazione verso i temi dell'architettura toscana del Quattrocento.  E' appunto partendo da queste premesse e da queste ricerche funzionali che Sullivan arriva a ideare (e Wright ne stende, nella sua acuta biografia, l'atto di nascita) il primo grattacielo, nel quale la dimensione non risulta dalla ripetizione all'infinito di proporzioni o di ordini, ma si pone come la condizione determinante di un nuovo valore formale.  E' possibile che l'avversione di wright per il grattacielo dipenda dall'averne inteso, almeno come fatto sociale, la remota, celata origine europea; la sua giustificazione, infine, in rapporto a quello spazio urbano e a quel modo di vita "meccanica" che egli considera al polo opposto della sua ruskiniana, whitmaniana natura.
Forse perciò, se la formazione ideologica di Wright muove da Sullivan, la sua formazione figurativa muove piuttosto da Richardson: e dal suo giuoco aperto di piante e superfici, che del resto aveva già i suoi precedenti nelle forme più modeste dell'architettura domestica americana, nelle case-fattorie, nella cosiddetta architettura della prateria.
infatti quando Wright, fin dalle sue prime opere, si propone di eliminare la funzione isolante dei muri e di tracciare planimetrie snodate ed aperte, ubbidisce piuttosto ad una esigenza liberamente pittorica che a quell'esigenza che, nell'architettura europea, si chiamerà funzionale.  Tant'è vero che le sue strutture sono già pensate come forma artistica, e non come un semplice scheletro o schema portante sul quale debba poi modellarsi e svilupparsi la forma.  Poiché non v'è spazio dato a priori, è chiaro che il valore di forza dei singoli elementi non potrà più dipendere dalla loro distribuzione razionale nello spazio, secondo intervalli proporzionali, ma soltanto dalla materia e dalla forma degli elementi.  Scrive Wright nella sua Autobiografia: "Cominciai a studiare la natura dei materiali imparando a vedere il mattone come mattone, il legno come legno, il cemento, il vetro, il metallo, ciascuno per se stesso e tutti come se stessi. Strano a dire, questo esigeva una grande concentrazione dell'immaginazione. Ciascun materiale richiedeva un trattamento diverso e aveva possibilità d'impiego particolari alla propria natura. Un disegno adatto per un materiale non lo era per un altro. Non infine secondo questo ideale di semplicità come plasticità organica".  Altrove, nella stessa Autobiografia, Wright dichiara che il disegno, e s'intende in senso lato come progetto, è l'astrazione di elementi naturali in termini puramente geometrici. Qui non si parla di natura come spazio ma di elementi di natura come materia; e la forma geometrica non è pensata come espressiva di spazio, ma come pura astrazione mentale; la designazione stessa della coscienza.  La forma geometrica dunque non sarà una rappresentazione della natura, e neppure il simbolo di quell'elemento isolato; ma sarà come uno stadio successivo e più alto, un ulteriore momento della sua vita, un trasporto ad un grado più alto di organicità, una fase, dunque, della creazione in atto.  Questo stadio o fase può essere raggiunto soltanto attraverso il lavoro costruttivo dell'uomo che, dicemmo, è per Wright l'essere più dotato per ricevere e trasmettere il messaggio della realtà: essendo implicito in questo ricevere e trasmettere un prolungamento della creazione, di cui l'uomo diventa perciò inevitabile agente.
Il superamento della razionalità o del costruttivismo non avviene, dunque, secondo le regole dell'automatismo surrealista, specie di suprema passività e ultimo grado di un'umana disperazione di conoscenza, ma attraverso una continua, inesausta attività costruttiva.  Questo è il primo contributo morale di Wright alla coscienza artistica contemporanea: quello che giustifica l'estensione del suo insegnamento oltre i limiti dell'architettura, come indicammo per Moore.
E' ancora in questo pensiero di una creatività umana ma non trascendente, non autoritaria, bensì tutta interna alla realtà di cui l'uomo stesso è una forma, che convergono e si compongono in unità due diverse posizioni di cultura. 
L'una è l'idea di Ruskin e Morris del lavoro umano come intima famigliarità o partecipazione con le cose create, l'idea dell'ars mechanica medioevale, dell'opera collettiva o corale delle comunità artigiane, espressione di un ethos religioso. 
L'altra è la teoria tedesca della Einfhulung , come rivelazione delle leggi eterne, strutturali della natura nelle forme dell'architettura.  A questa teoria è probabilmente da ricondursi la semplificazione della struttura architettonica e la sua riduzione a un sistema di coordinate: verticali e orizzontali, piani paralleli e piani ortogonali, ma sempre pensati come illimitatamente estesi, appunto perché aprioristicamente riferiti a tutto ciò che, nella realtà, si riduce alla terra e sorge dalla terra.
Evidentemente questa simbologia non ci interessa come tale; ma è tuttavia importante notare come lo spazio di Wright si riduca alle sue generatrici; e si ponga così, non in termini geometrici, ma in termini immediatamente plastici.  Pensata la forma come qualcosa che cresce e crescendo si costruisce, lo spazio è semplicemente la sua zona vitale, il suo costituirsi in una dimensione.  Di due piani che si secano e sfuggono all'infinito noi non conosciamo che la linea d'intersezione, la generatrice comune: dunque lo spazio non è più qualcosa che converge e termina in un punto d'orizzonte, ma qualcosa che da un punto o da una linea s'irradia all'infinito.
Non a caso Wright ricorre volentieri al paragone dell'albero: che spinge i suoi rami fuor del folto in cerca di sole e dirama le sue radici nella terra in cerca di alimento.
Già nelle prime opere questo tema spaziale si manifesta, e sia pure con la mediazione dei tipi architettonici giapponesi, nell'accentuazione e nell'iterazione dei tetti: il tetto, da orizzonte o termine di spazio che era, diventa un'attiva struttura spaziale.  Così l'edificio non è più una massa nello spazio ma una realizzazione plastica dello spazio: il punto di vista e l'orizzonte sono ormai indistinguibili.
Se l'edificio non è più un volume compatto e finito in uno spazio determinato, ma è nello stesso tempo principio e fine dello spazio, l'architettura non sarà più qualcosa che si guarda dal di fuori ma qualcosa che si vive dal di dentro.
Si dirà che, per scoprire che una casa è fatta per essere abitata piuttosto che per essere guardata dal di fuori, non era necessario aver del genio, ma soltanto un po' di buon senso; benché, in verità, un tal buon senso sia anche oggi estremamente impopolare in Europa.  Ma se pensiamo alla serie di case che Wright è venuto costruendo per sé a Taliesin, quasi per vivere dentro le sue strutture come un ragno nella sua tela o, forse, per quello stesso bisogno d'interiorità che spinge i pittori più meditativi - Rembrandt, per esempio, o Cézanne - a ripetere spesso il proprio ritratto dovremo convenire che quelle successive costruzioni hanno una giustificazione quasi autobiografica, o piuttosto sperimentale: un modo di porre la propria coscienza dentro una struttura, quasi per verificare se essa abbia effettivamente quella "funzionalità" che non è più la funzionalità astratta di una forma in rapporto a una necessità statica o pratica, ma è la funzionalità stessa della coscienza dentro la realtà.
Questo spiega perché Wright, che pure disprezza ogni monumentalità e ha preferito educarsi sulle modeste abitazioni americane (e forse c'entrava la propaganda ruskiniana del cottage), arrivi poi, quasi senza volerlo e come spinto dall'impulso istintivo del costruire, a espressioni di greve, composita, apparentemente barocca monumentalità: a quei colossali esempi del cattivo gusto, sul quale forse gli architetti europei dal gusto ineccepibile avrebbero fatto bene a meditare.  Nell'architettura domestica americana Wright cercava il documento di un'intima partecipazione, di una libera attività dell'uomo nella realtà; e la prima fase di un progredire dell'organicità naturale nell'organicità sociale; nella monumentalità cerca di sovrastare con la realtà della forma illusoria delle apparenze, di isolare l'architettura dalla natura o di escludere ogni aspetto di natura che non sia implicito e risolto nella forma architettonica.
Lo sforzo di Wright non è mai inteso ad armonizzare l'edificio con la natura, ma a risolvere tutta la natura nell'edificio, a trasformarla, a sublimarla, ad astrarla nell'edificio.  Le superfici fitte di ornamenti, spesso trite, talvolta perfino urtanti per un eccesso apparente di ricami e di ritagli, non hanno altro scopo che di riflettere, rifrangere, assorbire la luce, impegnarla in un disegno, legarla intimamente, quasi combinarla alla materia; e nello stesso tempo di sottrarre i piani a una loro normale situazione prospettica, di indicarne l'illimitata estensione.  Non si può separare questo apparente decorativismo dal geometrismo astratto che trova, nel 1914, il suo punto d'arrivo e il suo limite in Midway Garden: il tentativo dal quale muoverà, tuttavia, quel neo-plasticismo che attraverso Mondrian giungerà a suggerire all'olandese Oud una nuova idea distributiva dello spazio urbanistico.  E non si può separare da quel geometrismo astratto il tentativo di arrivare, nelle costruzione compiute in California, tra il 1916 e il 17, a una definizione costruttiva, organica della più immateriale e più liberamente cosmica delle materie, la luce.  E si ricordi anche, il progetto per la costruzione nel cuore del deserto dell'Arizona: un'aggregazione compatta di prismi incastrati l'uno nell'altro, emergenti soltanto con gli spigoli sfuggenti, come per attuare una continua rifrazione di raggi luminosi.  E si pensi infine alla famosa casa sulla cascata, con quella corsa di candidi volumi sfuggenti in direzione opposta alla cascata che sovrastano e con quella rude parete verticale, a coltello, che coordina i due ritmi opposti.
Allora s'intende come la morfologia dell'architettura di Wright non sia più di un'occasione, una contingenza d'attualità, alla continuità dello sforzo costruttivo: gli aspetti temporali dell'eterna organicità costruttiva.
Ponendo l'umanità come il momento creatore più attuale o il più alto agente dell'organicità del reale, Wright è necessariamente indotto a prescindere dal valore della storia.  Il suo stesso ideale democratico si trasporta nel mito, assume aspetti piuttosto religiosi che sociali o politici.  Il suo entusiasmo per l'arte orientale, se può avere avuto un pretesto nella rivalutazione dell'arte cinese e giapponese che era seguita alla polemica degli Impressionisti francesi, è soprattutto determinato dalla volontà di uscire dagli schemi consueti dello storicismo europeo.
Quando perciò generalizza la sua esperienza costruttiva in un programma urbanistico, il suo dato non è una situazione storica di fatto, ma una funzione fondamentale dell'uomo, la funzione, appunto, d'inserirsi nel processo organico o autocreativo della realtà, come agente di quell'autocreazione.  La cellula-base della concezione urbanistica di Wright è infatti la fattoria, che riunisce in una unica struttura articolata e funzionale tutti i suoi annessi, ed è come un'immensa macchina agricola ancorata in mezzo alla prateria, un centro di civiltà e di lavoro, di democrazia creativa, nel cuore stesso della sconfinata natura.
Così l'idea iniziale della costruzione come l'atto nel quale si prende coscienza della realtà e si inserisce la propria vita particolare nella vita universale si dilata in un concetto assai più vasto di civiltà, come somma di umano lavoro.  Al di fuori di questo contatto continuo e impegnato con la realtà, non può esservi civiltà: ecco perché Wright protesta contro quella che poi Munford chiamerà Megalopolis, cioè contro i grandi centri del capitalismo, dove lo sfruttamento del lavoro umano soffoca in un'attività febbrile e malata ogni fondamento etico dell'attività umana.  Una civiltà che si stacchi dalla matrice rigenerante della realtà, e che voglia creare nella città la condizione o l'ambiente di questa sua vita artificiosa, è destinata a morire con essa; forse, aggiunge Wright, a causa di essa.
Se l'interesse degli architetti europei, a cominciare da Gropius, per il maestro americano è sempre stato acuto, dopo la guerra si è sentito che l'architettura di Wright rispondeva a una nuova istanza interiore della coscienza europea.  Nell'astrattismo realistico di Wright si è avvertita una spinta ideologica, religiosa, la coscienza di un nuovo valore della realtà: quello appunto che mancava allo sforzo razionalistico europeo. 
Perciò l'opera dell'artista che ancora dieci anni fa si considerava un grande romantico, il sopravvissuto di una generazione generosa e inattuale, l'ultimo dei pionieri risulta oggi estremamente attuale : proprio perché oggi il problema non è più di rettificare una situazione di disordine o di rendere funzionale e dialettico il rapporto di forza tra le classi sociali, ma una totale revisione, una nuova definizione dei valori della realtà e della coscienza.



       


FONTE : dalla rivista Metron , N°18 , Ed. Sandron, Roma, 1947 .        


















Architettura Organica espressione dei bisogni, di James Walter Schildroth



James Walter Schildroth

Architettura Organica espressione dei bisogni
 



" L'Architettura Organica si sviluppa dall'interno all'esterno - in armonia con le condizioni del proprio essere - distinta da una architettura che è applicata dall'esterno ".   Frank Lloyd Wright, architetto organico

La parola ORGANICA denota nell'architettura non soltanto ciò che può essere appeso in una macelleria,che sta su due piedi o si coltiva in un campo. La parola organica si riferisce all'essenza integrale o intrinseca. Come originalmente usato nell'architettura, organico significa che la parte sta armonicamente al tutto come il tutto sta alla parte. Così l'essenza intesa come integrale deriva dal significato della parola organica. INTRINSECO. FLLW 




Commento di James Schildroth - architetto organico

L'Architettura Organica non è uno stile. Il disegno si sviluppa dai bisogni e dalle condizioni del cliente e del luogo. È basato sul capire i bisogni degli esseri umani che useranno l'architettura. Così è prima architettura per gli esseri umani. Il primo passo nel progetto organico è capire il cliente ed il luogo. Ciò presuppone che l'architetto abbia sviluppato una certa comprensione di che cosa significa umano. L'altro modo di progettare comincia con uno stile che forza i bisogni in esso in modo da guardare qualcosa che ad essi piace. O fare uno schizzo capriccioso e poi provare a forzare i bisogni in esso.
Il modo organico è di progettare dall'interno all'esterno, in armonia con le condizioni del proprio essere. Capire le condizioni e lasciare che questa conoscenza direzioni lo sviluppo del progetto.  Perché questo è così difficile per la maggior parte dei progettisti ? Perché i clienti non chiedono che il loro edificio sia progettato in questo modo organico e non come la copia di uno stile. La maggior parte degli architetti non sanno come progettare attraverso i bisogni della funzione e lasciare che la forma venga fuori come risultato .
La maggior parte della gente non sa come usare la parte creativa dei loro cervelli. Essi si appoggiano nel trovare le progettazioni già esistenti e le rimodellano per adattare i loro bisogni e le condizioni del sito.  Il costo di questi edifici è in realtà lo stesso di uno di Architettura Organica.  Ma raramente la copia si adatta ai bisogni e alle condizioni del sito.  Così essi si adattano ad un progetto che è applicato ai loro bisogni e condizioni.
In natura ogni forma e colore ha la sua funzione e il suo scopo. Essi sono basati sui bisogni delle cose naturali , del fiore e dell'animale. Il progetto di ognuno di loro si è sviluppato e si è evoluto nel tempo così che ogni parte di questa cosa naturale è là per uno scopo. Noi chiamiamo questo bellezza, perché non è così nello stesso processo dei lavori di architettura ?  La natura è un esempio visibile . Ciò che è accaduto in architettura è che noi non siamo organici ed il progetto che noi copiamo non si evolve in armonia con le condizioni del proprio essere.  Noi proviamo ad aggrapparci al passato e fare ciò è la morte. Se noi conosciamo qualcosa della vita ci rendiamo conto che dobbiamo cambiare ed evolverci con il cambiamento delle condizioni, oppure noi non avremo successo, la stessa cosa è con l'architettura.
Come un cliente chiede al proprio architetto che inizi con i propri bisogni e il sito voi avete trovato uno che vuole essere organico.  Come uno studente di architettura voi dovreste chiedere ai vostri insegnanti di mostrarvi come progettare in modo organico, in modo naturale, in modo umano, in  modo creativo.  Imparare ad usare entrambi le parti del vostro cervello.






"For Organic Architecture I mean an architecture that developments from within outward , in harmony with the conditions of its being, distinguished from an architecture that comes applied from the outside"    Frank Lloyd Wright , organic architect
The word ORGANIC denotes in architecture not merely what may hang in a butcher shop, get about on two feet or be cultivated in a field.  The word organic refers to entity, perhaps integral or intrinsic would therefore be a better word to use.   As originally used in architecture, organic means part-to-whole-as-whole-is-to-part.   So entity as integral is what is really meant by the word organic.   INTRINSIC.   FLLW


Comments by James Schildroth - organic architect

Organic Architecture is not a style.  The design develops from the needs and conditions of the client and the site.  It is based on understanding the needs of the human beings that will use the architecture.   So it is first architecture for humans.   So the first step in Organic design is to understand the client and the site.  This assumes the architect has developed some understanding of what it is to be human.  
The other way to design is to start with a style and force the needs into it so it has the look of something they like.  Or make some whimsical sketch and then try and force the needs into it.  
The organic way is to work from within outward - in harmony with the conditions of its being.     Understand the conditions and let this understanding direct the development of the design.  Why is this so hard for most designers?   Why don't clients demand that their building be designed in this organic way and not copies of a style.  They just don't know any better.  Most architects don't know how to design from the needs and the function out and let the form come as the result. 
Most people do not know how to use the creative side of their brains.   They rely on finding a ready made design and remodeling it to fit their needs and the conditions of the site.    The cost of these building is very much the same as Organic Architecture.  But the copy rarely fits the needs of the client and the conditions of the site.   So they settle for a design that is applied to their needs and conditions. 
In nature every form and color has a function and a purpose.  They are based on the needs of the natural thing, the flower or the animal.   The design of each has developed and evolved over time so that every part of the natural thing is there for a purpose.  We call this beauty, so why not the same process in the design of a work of architecture?   Nature is the example that is there for all to see.   What has happened in architecture is that we are not organic and the design we copy does not evolve in harmony with the conditions of its being.   We try and cling to the past and to do this is death.   If we know anything about life it is that we must change and evolve with changing conditions or we do not succeed, so it is with architecture.  
As a client demand that your architect start with your needs and the site you have selected or find one that will.  
As a student of architecture you should demand that your teachers show you how to design the Organic way, natures way, the human way, the creative way.   Learn to use both sides of the brain that you have.  


       


FONTE :  www.schildrotharchitect.com  

















UMANITA' , LUCE DEL MONDO, di Frank Lloyd Wright



Frank Lloyd Wright

UMANITA' , LUCE DEL MONDO

 

Costantemente ho fatto riferimento a un'architettura  più "umana"; tenterò dunque di esprimere che significhi per me , architetto, la parola "umano" . Come l'architettura organica , la qualità di umanità è interiore all'uomo. Il sistema solare si misura in anni-luce; e in consimili termini è misurabile quella luce che chiamiamo umanità . Questo elemento , l'Uomo come luce , è di là di ogni misura. Budda fu conosciuto come luce dell'Asia ; Gesù , come la luce del mondo . La luce solare è per la natura ciò che questa interiore luce è per lo spirito dell'uomo : luce Umana .
Essa è al di sopra dell'istinto . La fantasia dell'uomo , attraverso quest'interiore luce , nasce , concepisce e crea ; muore , ma per continuare la luce dell'esistenza , solo tanto , quanto essa visse nell'uomo . Lo spirito ne è illuminato , e nella misura in cui la sua propria luce è quella luce e procede da lui , in tanto essa , a sua volta , illumina la specie . Affermazioni di essa , nella vita e nel lavoro umano , sono per l'uomo la vera felicità . Nulla di più alto esiste nella coscienza umana dell'irradiare di questa luce interiore . La chiamiamo bellezza . La bellezza non è che il risplendere della luce dell'uomo : irradiazione dell'alto romanticismo della sua umanità , come , noi sappiamo , sono romantiche l'Architettura , le Arti , la Filosofia , la Religione . Venute tutte per nutrire e nutrirsi di questa luce inestinguibile nell'anima dell'uomo . Egli non può manifestarsi intellettualmente al di sopra e al di sotto di questa ispirazione . Dalla culla alla tomba la sua vera essenza esige questa realtà , per assicurare la continuazione della sua vita come Luce , dopo di lui . Come la luce solare cade sull'oggetto impotente , rivelandone forma ed aspetto , così una corrispondente luce , della quale il sole è come il simbolo , risplende dell'opera ispirata dell'umanità . Questa interna luce fa certi che l'Architettura , l'Arte e la Religione dell'uomo sono una cosa sola , sono i suoi simbolici emblemi . Potremo dunque chiamare appunto umanità la luce che non viene mai meno . Gli elementi fondamentali dell'uomo sono soggetti a questo miracolo della sua stessa luce . Alba e tramonto sono gli appropriati simboli del vivere dell'uomo sulla terra.
Non esiste più prezioso fattore di immortalità dell'umanità in tal senso umana . Il cielo può essere  simbolo di questa luce delle luci solo in quanto , come cielo , sia anche rifugio .
L'umanità ha diversi nomi per questa luce interiore , per esempio " anima " . Veracemente umana  dev'essere la divinità nell'unico senso concepibile. Non può esservi un'assoluta morte o un male radicale , poiché tutto nasce dalla luce in qualche forma . In ultimissima analisi non esiste il male perché l'ombra stessa appartiene alla luce. E perciò quando Gesù disse :" Il Regno di Dio è dentro di voi " , credo ne sia questo il significato . Ma i suoi discepoli ne tradirono il senso , quando rimossero il Padre , suprema luce , dal cuore umano trasferendolo in un proprio regno , perché era troppo arduo per gli esseri umani trovare la fede entro l'uomo . Perciò il Cristianesimo , deviato esso stesso , trasferì al di fuori la luce interiore , per organizzare l'adorazione della vita come luce esteriore . Ogni volta che questa interna luce dell'uomo è stata sepolta nel buio della discordia e dell'errore , egli ha inventato " Satana " per dar conto dell'ombra . Finché tanto inorganica sarà la luce , l'umanità non scoprirà mai l'unità degli esseri umani . Solo per luce interiore questo è possibile . La scienza sembra in procinto di attingere la scoperta fisica che la luce è l'essenza dell'esistere umano , per quanto almeno la vita in sé possa essere conosciuta .
La Genesi : " Sia la luce , e la luce fu " .
" Più luce " , disse Goethe morente , e , senza dubbio , la trovò . Pertanto fate che questa riscoperta e identificazione dell'architettura nell'uomo e dell'uomo nell'architettura illumini l'edificio in ogni suo tratto e splenda d'ora innanzi con il volto della verità . Nell'anima dell'uomo la libertà della sua arte troverà consacrazione .



       


FONTE : dal libro "Testamento" di Frank Lloyd Wright , Einaudi , Torino , 1963 .   

















ARCHITETTURA E DEMOCRAZIA ORGANICA, di Frank Lloyd Wright




Frank Lloyd Wright

ARCHITETTURA E DEMOCRAZIA ORGANICA

   
Al convegno del FORUM della NEW YORK HERALD TRIBUNE dedicato al tema della ricostruzione post-bellica, Frank Lloyd Wright, nella seconda sessione "Il diritto di essere se stessi", ha pronunciato davanti ad un foltissimo pubblico e attraverso la radio americana, il seguente discorso:


La democrazia e l'architettura, se sono organiche, non possono essere due cose separate. Né la democrazia, né l'architettura possono essere imposte, forzate in alcun modo. Ambedue vengono dal di dentro, spontaneamente.  In architettura, come in democrazia, questo processo organico costituisce un fatto nuovo solo perché la natura intima dell'uomo è ancora nuova all'umanità, e la democrazia è una ricerca di una forma organica.
La democrazia non è tanto una forma - anche se noi potessimo trovarla - o un metodo politico - anche se fossimo capaci di costruirlo - quanto una profonda fede nell'indistruttibile diritto dell'uomo ad essere se stesso. Questa fede è l'essenza naturale dell'umanità e costituisce perciò il solo fondamento si curo ad una costruzione creativa.  Per ciò che riguarda lo stato, è la stessa cosa.  Solo l'uomo che ha rispetto per se stesso sa rispettare gli altri, è capace di aver fede nell'umanità e perciò di costruire un governo.  In mancanza di queste sane fondamenta umane, nessun governo può elevarsi al di sopra della servilità e dell'odio segreto.  La sicurezza collettiva è un'illusione se non ha come premessa questo fondamento; l'internazionalismo, senza questa premessa, è solo coercizione.
I codici umani non servono altro che a ostacolare, espropriare e punire quando perdiamo di vista il modo di vivere naturalmente come costruiamo, e di costruire naturalmente come viviamo.
Sfortunatamente per noi e per la natura della democrazia di oggi, l'architettura ufficiale ed erudita è ora, data l'educazione accademica, del tutto inorganica. E' fatta secondo codici, e il nostro modo di vivere è perciò schiavo e senza principi. Come può la vita di un uomo seguire una linea se egli non la lascia sorgere e decorrere dall'interno?  Un codice democratico deve essere formulato in modo da completare, non da limitare l'uomo.
La massa di uomini cui apparteniamo si autodefinisce democrazia pur tradendo l'idea coraggiosa che la fonte animata di ogni vita ispirata scaturisce dall'individuo. L'altra massa degli uomini è ossessionata dall'idea codarda di ricoverarsi sotto uno stato supremo ove non esiste alcuna responsabilità individuale.
Per superare e vincere false idee, opere cattive e uomini violenti, la democrazia deve soltanto pensare a se stessa, ergersi sul suo terreno, costruire il suo corso, il corso naturale od organico.  Se noi fossimo veramente una democrazia, questa violenta divisione tra gli uomini sarebbe risolta, e non ci sarebbero più avversari.
La struttura che la democrazia deve apprendere è di essere vivente, un genere di struttura che nasca dalla vita nel suo aspetto migliore e sia per la vita migliore.  Il carattere organico è, di per se stesso, un sano fondamento sociale : una struttura integrale od organica che cresce dalla terra nella luce secondo il processo naturale della vita dell'uomo sulla terra, il metodo di costruire per mostrare l'uomo a se stesso come se stesso elevato.
La vera architettura della democrazia sarà l'esternamento di questa intima visione dell'uomo come Cristo lo vide, dall'interno - non un animale o un insetto, ma un'anima vivente. La vita umana non può crescere che sull'indipendenza dell'individuo come tale - l'indipendenza dell'individuo, la sua libertà di essere veritiero con se stesso! E poiché ciò non può essere imposto, non può essere nemmeno standardizzato.
La forza è futile. Non può organizzare nulla. Nemmeno la scienza ci può aiutare oggi. La scienza ha posto miracolosi strumenti nella nostra cassetta di arnesi, di mezzi, ma nessuna scienza ci potrà mai mostrare come usare questi strumenti per l'umanità.  E' soltanto l'architettura organica o naturale, la filosofia intima, e una religione vivente - non quelle istituzionali (sto parlando del cuore e degli istinti più originari dell'uomo) - soltanto queste tre cose,  l'architettura organica, una filosofia interna e una religione vivente possono rendere la vita di nuovo creativa, rendere gli uomini sicuri come debbono essere, e far sì che il governo sia anche tollerabile.  Queste tre cose abbisognano l'una dell'altra in questa ora cruciale come non mai nel passato.  Alla luce di queste tre ispirazioni organiche, rivissute e vive, potremmo costruire una democrazia organica.
Qui in America, se noi solo scoprissimo il modo di usare questa nostra vasta e buona terra, usarla per costruire con essa e su essa, una cultura nativa verrebbe a noi da questo amare la nostra terra e dal permettere ad essa di amarci.  Una grande integrità !  L'integrità di cui manchiamo.
Non abbiamo nessuna ragione qui in America di imitare una piccola nazione industriale confinata in una piccola isola come l'Inghilterra, la cui unica risorsa è la manifattura. La nostra intera nazione, da confine a confine, da costa a costa è un retroterra negletto di questa striscia costruita dall'est.  Un arco meraviglioso di espressione individuale ci aspetta se noi scopriamo la nostra terra. Perché le case sono tutte simili in tutta l'America? Perché pensiamo debbano essere così? Perché, come popolo, siamo stati inibiti così presto? Perché costruiamo secondo codici. Talora penso che siamo nati, che viviamo, che moriamo secondo i codici. Dateci libertà!
Lasciamo che l'ispirazione venga a noi in una via naturale. Perché piantare ancora gotico oxfordiano nelle distese dell'Oklahoma? Non imitiamo ancora. Se costruiamo nel deserto, lasciamo che la casa conosca il deserto, e che il deserto sia orgoglioso della sua casa, facendo sì che la casa sia un'estensione del deserto.  Così, quando sarete nella casa, il deserto vi apparirà come un'estensione della vostra casa.  lo stesso pensiero, lo stesso sentimento è valido per qualunque costruzione, dovunque la costruiamo.  Gli edifici organici appartengono sempre alla terra, e si ergono per la vita vissuta in essi. Essi non sono soltanto sul terreno, ma del terreno. Materiali nativi per una vita nativa, dove esistono, sono meglio di plastici che devono essere portati da lontano. Secondo le circostanze, ambedue possono essere ugualmente desiderabili.
E questa idea che sembra aver invaso il nostro paese secondo la quale l'architettura è una cosa, l'architettura del paesaggio un'altra, e l'architettura degli interni una terza, è assurda.  Nell'architettura organica tutte e tre sono una cosa.
Sia che la struttura sia la vita, o un edificio o uno stato, perché comprare ancora delle mostruosità?
Guardate Washington. C'è lì un solo edificio integralmente democratico, cioè organico, un edificio sinceramente devoto alla natura del suo scopo?  Burocrati sono lì a lavoro. Come possono lavorare in quei chilometri di cave di marmo erette per soddisfare una megalomania che è tanto insaziabile quanto insignificante?
Se non vi basta, rivolgetevi a Mosca. E' un caso simile. Una nuova civiltà, incapace di trovare un modo di costruire proprio, riproduce smodatamente gli edifici di un modo di vita che ha negato. Hanno distrutto i grandi alti soffitti, gli alti candelieri, le statue pornografiche disposte sulle grandi terrazze.  Solo che ora vogliono soffitti ancora più alti, cinque candelieri dove prima ce n'era uno solo, e voglion ciò dappertutto, anche nella metropolitana!
Se non vi piace Mosca, guardate Londra!  Affondata nelle sue tradizioni, dove è impossibile vedere la luce del giorno - parte del suo charme, naturalmente. se guardate altri edifici in altri paesi, troverete la stessa degradazione dovunque. Dal punto di vista della democrazia, li troverete appestati, ciascuno e tutti militaristici, le loro colonne allineate come soldati sull'attenti che minacciano lo spirito umano, gli opposti assi maggiori e minori dell'architettura classica - la vera crocifissione.
Un edificio democratico sta a riposo, è calmamente disteso. Un edificio democratico, ripeto, è per gli uomini, appartiene a loro. E' di scala umana, affinché gli uomini e le donne ci vivano e ci si sentano a casa loro.
Non c'è da meravigliarsi se noi siamo legati dalle cose come erano, e dobbiamo combattere per slegarci dalle cose come sono.
Se dobbiamo costruire un edificio per le Nazioni Unite, noi non potremo costruire per un'idea indefinita altro che qualcosa di indefinito. L'attuale tentativo delle nazioni di trovare un'intesa è un segno positivo. questo tentativo è buono; ma ho l'impressione che dovremo commettere degli errori, che non potremo giungere ad una soluzione ideale tutto d'un tratto.
Io so che quando la sede delle Nazioni Unite sarà costruita, dovrà essere un posto moderno, altamente spirituale, di grande riposo; un edificio senza pretese, che abbandoni ogni simbolismo, che abbia l'integrità del carattere organico in se stesso, un esempio di grande fede nell'umanità.  Fate che l'aula delle assemblee sia un posto di grande riposo, una costruzione senza pretese, libera da ogni viziato simbolismo, avente l'integrità del carattere organico, un esempio di grande fede nell'umanità.  Che l'aula delle Assemblee sia una stanza piena di luce ed aperta al cielo (avrà l'influenza di un buon auspicio). Che non nasconda ignobili timori, che non condivida le ipocrisie cresciute in altre parti da altre tradizioni. Come l'essere umano, sarà profetico: la sua base sulla terra, il suo destino nell'universale.
Se le Nazioni Unite avranno successo, ciò dipenderà da ciascuno di noi qui dove siamo, nelle cittadelle della democrazia, nelle nostre case. Noi amiamo chiamarle nostre; vogliamo vivere lì una vita di fraterno amore e di piena responsabilità individuale. Ma vogliamo vivere come individui potenti, che aspirano all'immortalità, che credono in se stessi e perciò negli altri, che lottano per le cose che sembrano migliori come mezzi di vita e come fini di vita.
Quando l'architettura organica potrà costruire per una vita democratica in modo organico o naturale, noi americani riacquisteremo nobiltà. La nostra sensibilità creativa imparerà da questa giusta architettura a vedere un uomo nobile come un uomo, un mattone che è un mattone, il legno bello come è il legno (non falsificato da qualche pittore demente).  Vogliamo che una copertura viva come una copertura, vogliamo usare l'acciaio come acciaio, e vogliamo che il vetro riveli la sua miracolosa vita.  Per mezzo dell'architettura, vedremo lo spazio interno vivere come la realtà di ogni edificio.  Impareremo che la più grande carenza della nostra civiltà è la bellezza dell'integrità organica e che questa bellezza è la più alta forma di moralità.  Quando la democrazia costruirà, costruirà secondo il metodo organico, e l'edificio di ogni uomo - come il governo da lui scelto - sarà benigno.
Se amiamo la democrazia, il modo di farla è di esserla. Io non vedo nessuna lotta per la libertà.  In una democrazia c'è solo libertà.


       


FONTE : dalla rivista Metron , N°13, Ed. Sandron, Roma, 1947 .        














Post più popolari