mercoledì 23 luglio 2025

Luigi Pellegrin: architettura organica spaziale e sperimentale, di Carlo Sarno


Luigi Pellegrin: architettura organica spaziale e sperimentale

di Carlo Sarno






INTRODUZIONE

L'architettura di Luigi Pellegrin (1925–2001) rappresenta una delle interpretazioni più radicali e visionarie dell'architettura organica in Italia. Influenzato profondamente da Frank Lloyd Wright, Pellegrin ha evoluto questo concetto verso una dimensione quasi fantascientifica, definita spesso come "prefigurazione" di nuovi habitat umani.

Ecco i pilastri fondamentali della sua visione:

Rapporto simbiotico con la Natura: Per Pellegrin, l'architettura non doveva solo integrarsi nel paesaggio, ma imitarne i principi biologici di crescita e adattamento. Egli sognava un habitat che lasciasse libero il suolo naturale per "costruire in alto", riducendo l'impatto distruttivo dell'urbanizzazione tradizionale.
La Scuola come Esperimento Sociale: Ha visto l'edilizia scolastica come un banco di prova per l'utopia. Ne è un esempio l'ITIS ad Ascoli Piceno, progettato per essere una "scuola aperta" e totalmente fruibile, dove lo spazio stesso funge da strumento educativo per le nuove generazioni.
Tecnologia e Forme Organiche: Pur utilizzando materiali moderni e tecnologie complesse, le sue forme richiamano strutture primordiali, animali o vegetali. Le sue opere sono caratterizzate da una forte dinamicità spaziale, rifiutando le "furbizie estetizzanti" a favore di una funzionalità profonda che risponde ai bisogni vitali dell'uomo.
Militanza Culturale: Membro attivo dell'APAO (Associazione per l'Architettura Organica) fondata da Bruno Zevi, Pellegrin ha dedicato la vita alla ricerca di un linguaggio che superasse il razionalismo rigido a favore di una libertà compositiva totale.

Tra le sue opere e progetti più significativi figurano il quartiere INA-Casa "Le Tofare" ad Ascoli Piceno, le numerose scuole e le sue visioni utopiche per Roma, esposte anche in mostre recenti al MAXXI.


Villa Bifamiliare, a Casal Palocco, Roma



LA TEORIA ORGANICA DI LUIGI PELLEGRIN

La filosofia di Luigi Pellegrin sposta l'architettura organica wrightiana verso una visione più radicale, definibile come una biologia delle strutture. Per Pellegrin, l'edificio non è un oggetto statico, ma un "organismo vivente" che deve evolversi per rispondere ai bisogni biologici e sociali dell'uomo.
Ecco i pilastri teorici del suo pensiero:

1. La liberazione del suolo naturale
Uno dei concetti più forti di Pellegrin è l'idea che l'uomo debba smettere di "spalmare" cemento sulla terra. La sua teoria proponeva di costruire in alto o in strutture sospese per lasciare il sottosuolo libero e restituirlo alla natura. Le sue visioni urbane prevedevano macro-strutture che sorvolano il paesaggio senza distruggerlo, trattando il terreno come un ecosistema intoccabile.

2. L'architettura come "scienza dell'habitat"
Pellegrin rifiutava l'estetica fine a se stessa (quella che chiamava sprezzantemente "furbizia estetizzante"). La sua ricerca mirava a creare un nuovo habitat umano basato su:
Strutture primordiali: Forme ispirate a scheletri, costole e sistemi nervosi, dove ogni elemento ha una funzione strutturale e vitale precisa.
Continuità spaziale: Lo spazio interno deve essere fluido e "totale", eliminando le barriere gerarchiche tra le funzioni (come si vede nelle sue "scuole aperte").

3. La Tecnologia al servizio dell'Utopia
A differenza di altri architetti organici più legati a materiali tradizionali, Pellegrin vedeva nella tecnologia avanzata lo strumento per imitare la perfezione della natura. Utilizzava prefabbricazione e strutture metalliche non per standardizzare, ma per ottenere la massima flessibilità e dinamismo, rendendo l'edificio un'estensione del corpo umano.

4. La missione educativa e sociale
Pellegrin credeva fermamente che lo spazio potesse educare. I suoi progetti per le scuole (come l'ITIS di Ascoli Piceno) non erano solo edifici, ma "testimonianze educative". L'architettura deve stimolare la partecipazione, la curiosità e la consapevolezza sociale delle nuove generazioni, preparandole a vivere in un mondo più integrato e meno frammentato.

Il suo lavoro è oggi oggetto di riscoperta, con mostre dedicate alle sue visioni di infinito presso istituzioni come il MAXXI.



LA CITTA'-STRUTTURA

Nei suoi disegni per le "città-struttura", Luigi Pellegrin traduce l'architettura organica in una pianificazione territoriale biocentrica, dove l'edificio non è più un'entità isolata ma una componente di un macro-organismo urbano.
Ecco come i suoi principi prendono forma in queste visioni:







1. La "Dorsale Sospesa" (Macrostruttura)
I disegni di Pellegrin mostrano spesso città organizzate lungo strutture dorsali lineari o elicoidali. Invece di espandersi in orizzontale occupando suolo, la città si sviluppa come un sistema nervoso o una spina dorsale tecnologica, sollevata da terra per mezzo di enormi setti portanti simili a "costole".
Obiettivo: Lasciare il suolo libero per la fotosintesi e i cicli naturali, invertendo il consumo di territorio.

2. Lo Spazio a "Tre Livelli"
In molte sue visioni urbane (come i progetti per Roma), Pellegrin applica una stratificazione rigorosa:
Livello zero: La terra, restituita alla natura e alla libera fruizione animale e vegetale.
Livello intermedio: Infrastrutture di trasporto rapido e servizi tecnici.
Livello superiore: L'habitat umano, le residenze e gli spazi sociali, immersi nella luce e sospesi sopra il paesaggio.

3. Morfologia Animale e Biomimetica
I disegni non usano la geometria euclidea (quadrati, cerchi perfetti), ma una geometria frattale o biologica. Le sue città-struttura ricordano scheletri di grandi cetacei o sistemi molecolari ingranditi. Questa non è una scelta decorativa, ma la convinzione che la forma organica sia la più efficiente per distribuire energia e flussi all'interno di un sistema complesso.

4. Il Disegno come Strumento di Lotta
Per Pellegrin, il disegno utopico non era un esercizio accademico ma una proposta politica. Rappresentare una Roma sollevata o una città-scuola fruibile al 100% serviva a dimostrare che un'alternativa all'urbanistica speculativa era tecnicamente possibile attraverso la "scienza dell'habitat".



L'ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE STATALE, AD ASCOLI PICENO

L'opera che incarna in modo più completo il passaggio dalla teoria alla pratica è l'ITIS (Istituto Tecnico Industriale Statale) "Enrico Fermi" ad Ascoli Piceno (progettato tra il 1961 e il 1968). In questo edificio, Pellegrin non si limita a costruire una scuola, ma realizza un frammento della sua "città-struttura".
Ecco come i suoi principi organici sono stati applicati concretamente:




L'edificio come organismo (Morfologia): La scuola non è un blocco compatto, ma si articola come un enorme sistema vivente. La struttura è dominata da una grande "spina dorsale" centrale da cui si diramano i laboratori e le aule, simili a organi connessi da un sistema circolatorio di percorsi vetrati.

La liberazione del suolo: Pellegrin solleva gran parte della struttura su pilotìs e setti portanti, creando ampi spazi coperti al piano terra. Questo permette al paesaggio circostante di "fluire" sotto l'edificio, evitando di creare una barriera fisica tra la scuola e il territorio.

Continuità Spaziale e Pedagogia: All'interno, Pellegrin elimina la separazione rigida tra i corridoi e le aule. Gli spazi sono fluidi e i dislivelli vengono gestiti con rampe dinamiche. L'idea era che lo studente, muovendosi in uno spazio complesso e non gerarchico, sviluppasse una mentalità più aperta e proattiva: l'architettura stessa diventa un testo didattico.

Espressionismo Tecnologico: L'uso del cemento armato a vista non è brutalista nel senso tradizionale, ma plastico. Le forme curve e le strutture aggettanti richiamano la tensione muscolare di un corpo. Ogni elemento tecnico (tubature, giunti, travi) è mostrato con orgoglio, seguendo la sua idea di tecnologia come biologia meccanica.



VILLA BIFAMILIARE A CASAL PALOCCO

Nella Villa Bifamiliare a Casal Palocco (Roma, 1964), Pellegrin trasferisce la scala monumentale delle sue "città-struttura" nella dimensione domestica, trasformando la casa in un meccanismo biologico sospeso.
Ecco come i suoi principi prendono vita in quest'opera:







Sospensione e Distacco dal Suolo: Coerentemente con la sua teoria, la villa non "poggia" semplicemente sul terreno, ma sembra galleggiarvi sopra. Grandi setti in cemento armato sollevano i volumi abitativi, riducendo l'impronta a terra e creando un piano pilotis che lascia circolare aria, luce e natura sotto l'abitazione.

L'Involucro come "Guscio" Organico: I volumi sono caratterizzati da una forte plasticità. Le pareti non sono semplici chiusure verticali, ma superfici curve e aggettanti che ricordano la sezione di un aereo o il guscio di un organismo marino. Questo crea un senso di protezione verso l'esterno e di estrema dinamicità spaziale.

La Spina Dorsale e la Circolazione: La pianta è organizzata attorno a un nucleo centrale di distribuzione (una "colonna vertebrale") da cui si articolano i vari ambienti. Questo permette una separazione organica tra le zone giorno e notte, mantenendo però una fluidità visiva totale: gli spazi interni "scivolano" l'uno nell'altro senza interruzioni rigide.

Aperture a "Nastro" e Tecnologia: Pellegrin utilizza ampie vetrate a nastro che tagliano i volumi cementizi, integrando l'ambiente interno con la chioma degli alberi circostanti. L'uso dei materiali (cemento a vista, metallo e vetro) non è freddo, ma serve a sottolineare la natura artificiale-organica della casa: una macchina per abitare che imita la perfezione funzionale di un essere vivente.

L'opera è considerata uno dei manifesti dell'architettura organica romana, come documentato nelle collezioni del MAXXI Architettura, dove il lavoro di Pellegrin è celebrato per la sua capacità di rompere gli schemi del cubismo edilizio.


Nella Villa a Casal Palocco, il rapporto tra interno ed esterno non è una semplice "vista sul giardino", ma una vera e propria fusione osmotica tra spazio costruito e ambiente naturale.
Pellegrin rompe la scatola muraria tradizionale applicando questi concetti:

Trasparenza Radiale: Le grandi vetrate non sono solo finestre, ma tagli longitudinali che eliminano gli angoli. Questo permette alla vista di spaziare a 360°, dando l'illusione che il soffitto sia un guscio sospeso sulla vegetazione. Archivio Luigi Pellegrin - MAXXI

Proiezioni Spaziali: I solai e i setti di cemento si protendono verso l'esterno con profondi sbalzi. Queste "ali" proiettano lo spazio interno verso il giardino, creando zone d'ombra che fungono da stanze all'aperto, rendendo ambiguo il confine dove finisce la casa e inizia il bosco.

La Natura "Sottostante": Sollevando la casa su pilotis, Pellegrin fa sì che il giardino non si fermi davanti alla facciata, ma prosegua fisicamente sotto l'edificio. L'abitante percepisce la terra come un elemento continuo che fluisce sotto i propri piedi, rafforzando l'idea di un habitat che non invade il suolo ma lo "sorvola".

Luce come Materiale Costruttivo: Le aperture sono studiate per catturare la luce zenitale e radente, che muta durante il giorno. Le ombre delle fronde degli alberi vengono proiettate sulle pareti curve interne, trasformando la natura circostante in una componente dinamica dell'arredamento.

L'obiettivo di Pellegrin era eliminare la sensazione di "chiuso", trasformando l'atto di abitare in un'esperienza di immersione totale nel cosmo, principio cardine dell'Associazione per l'Architettura Organica (APAO).



FRANK LLOYD WRIGHT E LUIGI PELLEGRIN

Il legame tra i due è quello di un'evoluzione radicale: se Wright ha inventato l'alfabeto dell'architettura organica, Pellegrin lo ha usato per scrivere un romanzo di fantascienza.
La loro relazione si articola su tre livelli:

L'eredità filosofica: Pellegrin considerava Wright il maestro assoluto per la capacità di distruggere la "scatola muraria". Da lui eredita il concetto di spazio fluido, l'uso della linea orizzontale e l'idea che l'edificio debba nascere dal terreno come un organismo. 

La "rottura" tecnologica: Mentre Wright restava legato a materiali naturali (pietra, legno, mattoni), Pellegrin sposta l'architettura organica verso il cemento armato e l'acciaio. Per Pellegrin, la tecnologia moderna era l'unico mezzo per realizzare le utopie che Wright aveva solo accennato (come nella città di Broadacre City).

Dalla prateria allo spazio: Wright cercava l'armonia con il paesaggio rurale americano; Pellegrin proiettava quella stessa armonia verso il futuro cosmico. Pellegrin trasformò le geometrie di Wright in strutture biomorfiche e "macchine celibi" che sembrano pronte a staccarsi dal suolo. Archivio Luigi Pellegrin - MAXXI

In sintesi, Pellegrin è stato il Wright dell'era spaziale, colui che ha preso l'etica del maestro e l'ha applicata alla sfida della sovrappopolazione e dell'industrializzazione.


  
BRUNO ZEVI E LUIGI PELLEGRIN

La relazione tra Bruno Zevi (1918–2000) e Luigi Pellegrin (1925–2001) è stata un sodalizio intellettuale e militante fondamentale per la diffusione dell'architettura organica in Italia.
Il loro rapporto può essere sintetizzato nei seguenti punti chiave:

Militanza nell'APAO: Pellegrin fu uno dei membri più attivi dell'Associazione per l'Architettura Organica (APAO), fondata da Zevi nel 1945 per promuovere un'architettura che ponesse al centro la libertà dell'individuo contro il classicismo monumentale.

Sostegno Critico e Divulgazione: Zevi è stato il principale sostenitore critico di Pellegrin, pubblicando e recensendo regolarmente le sue opere sulla prestigiosa rivista "L'architettura. Cronache e storia". Celebre è il numero 300 della rivista (1980), interamente dedicato allo "Speciale Luigi Pellegrin".

Pellegrin come "Architetto di Zevi": Zevi identificava in Pellegrin uno dei pochi progettisti capaci di tradurre i principi teorici dell'architettura organica (il linguaggio "anticlassico") in strutture concrete e visionarie. Pellegrin è stato recentemente incluso nella mostra del MAXXI dedicata ai 35 architetti che hanno accompagnato il percorso di Zevi in oltre 50 anni di attività.

L'Evoluzione del Linguaggio Wrightiano: Fu proprio Zevi, grande estimatore di Frank Lloyd Wright, a stimolare Pellegrin ad approfondire il linguaggio organico negli Stati Uniti negli anni '50. Pellegrin tornò poi in Italia trasformando quella lezione in una ricerca personale che Zevi definiva necessaria per "progettare la democrazia".

Oggi, l'eredità di questo legame è portata avanti dalla Fondazione Bruno Zevi, che collabora attivamente con istituzioni come il MAXXI per la valorizzazione dell'archivio di Pellegrin e delle sue visioni urbane.



GIOVANNI MICHELUCCI E LUIGI PELLEGRIN

La relazione tra Giovanni Michelucci (1891–1990) e Luigi Pellegrin (1925–2001) si sviluppa principalmente all'interno del dibattito italiano sull'architettura organica del dopoguerra, mediata dalla figura del critico Bruno Zevi.
Ecco i punti fondamentali che legano i due architetti:

L'egida di Bruno Zevi: Entrambi sono figure centrali nella "controstoria" dell'architettura italiana promossa da Zevi. Sono stati protagonisti di mostre collettive (come quella al MAXXI dedicata agli "architetti di Zevi") che celebravano il rifiuto dell'astrazione purista a favore di una ricerca legata alle esigenze vitali dell'uomo.

La "comunità" e lo spazio sociale: Michelucci e Pellegrin condividevano l'idea che l'architettura dovesse essere una "genuina espressione della vita degli uomini". Se Michelucci cercava questa dimensione nella creazione di "elementi di città" e spazi d'incontro (come la Chiesa dell'Autostrada), Pellegrin la declinava attraverso la sua "scienza dell'habitat" e le scuole aperte.

Superamento del Razionalismo: Entrambi hanno intrapreso percorsi di totale liberazione dal concetto accademico di composizione. Michelucci lo ha fatto attraverso un linguaggio plastico e corale che richiamava il borgo medievale, mentre Pellegrin ha spinto la stessa istanza verso il biomorfismo e la tecnologia visionaria.

Insegnamento e Sperimentazione: Entrambi vedevano nella scuola un luogo cruciale di critica e meditazione. Michelucci attribuiva alle accademie il fallimento sociale dell'edilizia moderna, una posizione che risuonava con la militanza di Pellegrin nell'utilizzare l'edilizia scolastica come strumento di emancipazione e "testimonianza educativa".

Sebbene appartenessero a generazioni diverse e utilizzassero linguaggi formali differenti, Michelucci e Pellegrin sono considerati compagni di strada nel tentativo di costruire un'architettura democratica, umana e organica in Italia.



JOHN LAUTNER E LUIGI PELLEGRIN 

La relazione tra John Lautner e Luigi Pellegrin non è di discepolato diretto, ma di profonda affinità elettiva. Entrambi sono considerati gli "eredi radicali" di Frank Lloyd Wright, capaci di spingere l'architettura organica verso confini futuristici e ingegneristici estremi.
Ecco i punti di contatto principali tra i due visionari:

L'evoluzione del linguaggio wrightiano: Entrambi partono da Wright per superarlo. Mentre il maestro cercava un'armonia pastorale, Lautner (in California) e Pellegrin (in Italia) hanno abbracciato la tecnologia audace e il cemento armato per creare forme che sembrano sfidare la gravità. Fondazione Bruno Zevi

Geometrie Cosmiche: Entrambi rifiutano l'angolo retto a favore di forme circolari, ellittiche e iperboliche. Se Lautner progettava case che sembrano dischi volanti atterrati sulle colline di Hollywood (come la Chemosphere), Pellegrin disegnava habitat sospesi che prefiguravano una vita fuori dal suolo naturale.

Il concetto di "Sbalzo" e Sospensione: Entrambi hanno utilizzato lo sbalzo strutturale non come vezzo estetico, ma come strumento per liberare la vista e integrare l'abitacolo nel vuoto. La Villa a Casal Palocco di Pellegrin condivide con le residenze di Lautner quella tensione muscolare del cemento che proietta l'uomo verso l'orizzonte.

Spazio "Totale": Sia Lautner che Pellegrin concepivano l'interno come un ambiente unico e fluido, dove l'arredamento è spesso integrato nella struttura stessa dell'edificio, rendendo la casa un macchinario per l'esperienza dei sensi. MAXXI - Archivio Pellegrin

In sintesi, Lautner e Pellegrin rappresentano le due facce (americana ed europea) di una stessa medaglia: l'architettura organica spaziale, che vede nella tecnologia lo strumento per riconnettere l'uomo alle leggi universali della natura.



OPERE SIGNIFICATIVE DI LUIGI PELLEGRIN

Le opere più significative di Luigi Pellegrin spaziano dall'edilizia scolastica a quella residenziale pubblica, caratterizzandosi per una ricerca radicale sulla prefabbricazione e sull'abitabilità organica.

Edilizia Scolastica
Il settore scolastico è stato per Pellegrin un "banco di prova per l'utopia", dove ha sperimentato la totale fruibilità dello spazio educativo.
ITIS "Enrico Fermi" (Ascoli Piceno): Progettato tra il 1979 e il 1985, rappresenta un salto di qualità nell'edilizia scolastica per l'uso innovativo di sistemi prefabbricati e la concezione di "scuola aperta".
Complesso scolastico Don Giussani (Ascoli Piceno): Situato nel quartiere Monticelli, è un'altra testimonianza della sua visione di habitat educativo integrato.
Scuole a Latina: Realizzate nell'ambito di progetti pilota per l'impiego di sistemi prefabbricati industrializzati negli anni Sessanta.

Edilizia Residenziale e Pubblica
Pellegrin ha lavorato estensivamente sulla riqualificazione urbana e sull'edilizia sociale, cercando di "costruire in alto" per liberare il suolo.
Quartiere INA-Casa "Le Tofare" (Ascoli Piceno): Realizzato tra il 1957 e il 1960, è un esempio cardine di edilizia residenziale pubblica organica.
Villa Bifamiliare a Casal Palocco (Roma): Celebre per il distacco dal suolo e le forme biomorfe che integrano interno ed esterno.
Palazzo di Giustizia (Vallo della Lucania e Mantova): Progetti esecutivi che declinano il suo linguaggio complesso in edifici istituzionali.

Villino in via G.F. Albani, 1956

Visioni Urbane e Progetti Sperimentali
Molti dei suoi contributi più influenti restano legati a visioni teoriche e concorsi internazionali.
Prefigurazioni per Roma: Studi e piani per un nuovo habitat urbano, conservati negli archivi del MAXXI.
Concorso per la nuova Biblioteca di Torino: Progetto che riflette la sua ricerca sulla molteplicità funzionale.
Proposte per città iper-urbane: Studi per insediamenti residenziali in Costa Rica e proposte per città da un milione di abitanti in Cina.

Per approfondire la sua metodologia costruttiva, è possibile consultare i documenti sull'industrializzazione edilizia presso l'Archivio Luigi Pellegrin del MAXXI.



IL PENSIERO DI LUIGI PELLEGRIN

Il pensiero di Luigi Pellegrin è una sintesi tra biologia, tecnologia e socialismo utopico. Ecco i 5 principi cardine:


Liberazione del Suolo: L'architettura deve smettere di consumare la terra. Pellegrin propone di costruire in alto o in sospensione per restituire il terreno alla natura e ai cicli biologici, trattando il suolo come un "parco continuo".

Morfologia Organico-Tecnologica: L'edificio è un organismo vivente. Le forme non sono decorative, ma ricalcano scheletri, sistemi nervosi o apparati circolatori, utilizzando materiali moderni (cemento, acciaio) per imitare la perfezione della natura.

Continuità e Fluidità Spaziale: Rifiuto della "scatola chiusa" e degli angoli retti. Lo spazio deve essere totale e interconnesso, eliminando le gerarchie tra le stanze per favorire il movimento e la libertà dell'uomo.

L'Habitat Educativo: L'architettura ha una missione sociale: deve educare chi la abita. Nelle sue scuole o case, la complessità dello spazio serve a stimolare la curiosità, la creatività e la consapevolezza politica dei cittadini.

Prefigurazione del Futuro: L'architetto non deve solo risolvere problemi attuali, ma "prefigurare" nuovi modelli di vita. Le sue opere sono spesso anticipazioni di habitat futuristici necessari per gestire la crescita demografica globale.

L'opera di Pellegrin è oggi conservata e studiata presso il MAXXI di Roma, che ne custodisce l'archivio dei disegni visionari.












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